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Giornalisti, Comunicatori Pubblici e Legge 150

15 Gen 2010

Gli amici e colleghi giornalisti non me ne vorranno se questa volta mi occupo delle loro vicende, ma la comune condivisione del valore positivo della legge 150 mette ciascuno di noi nella condizione di poter fare un pezzo di strada insieme.
Dunque perché non approfittarne?
L'occasione mi è data dall'annuncio di un convegno “La solitudine degli uffici stampa” promosso dall' Ordine dei Giornalisti e dalla FNSI che si svolgerà a Roma il 29 gennaio e al quale i comunicatori pubblici augurano un grande successo e si augurano produca un rinnovato impegno comune per dare un senso a questi dieci anni di una legge mai veramente attuata.

Una legge che non ha garantito molti vantaggi ma, senza dubbio, ha prodotto non pochi danni fra coloro che hanno scelto di difenderne apertamente la sua applicazione anziché abbandonarsi al rivendicazionismo corporativo.
Per restare all'ambito giornalistico, chi si ricorda dei colleghi dell'ufficio stampa del Comune di Palermo tutti licenziati nell'agosto del 2009 o dell'ufficio stampa del Comune di Bondeno sciolto con una decisione del Consiglio comunale e di quello del Comune di Bologna chiuso per 5 anni o, infine, che dire del Comune di Napoli che cerca un direttore della web tv iscritto da almeno 20 anni all' Ordine dei giornalisti?
Qualcuno pensa che le cose andrebbero certamente meglio se si ponesse fine alla ricerca permanente su cosa sia meglio e si cercasse di concertare azioni comuni per abbattere il muro di gomma che nella pubblica amministrazione circonda l'informazione e la comunicazione.
Altri affermano che il decennale dibattito su questa legge non rappresenti più, e da tempo, un contributo accademico ma una sorta di suicidio professionale che lascia tutti, giornalisti e comunicatori, appesi al filo di un imbarazzante decisionismo.
I comunicatori indian young sexy xxxpubblici, da parte loro, ritengono premessa necessaria riportare le riforme degli anni Novanta al centro dei processi di cambiamento del sistema pubblico. Perché se è vero che non esiste comunicazione senza innovazione è altrettanto vero che l'innovazione disgiunta da una informazione puntuale e da una comunicazione coinvolgente, lascia ogni cosa nell'ambiguo territorio della modernizzazione fine a sé stessa.
Anche per questo ci aspettiamo un convegno capace di fare un passo avanti rispetto alla cultura dominante del fatto compiuto. Capace di dare respiro e forza ad una azione che conduca a conclusioni favorevoli per i tanti operatori, per i cittadini e per le nostre stesse amministrazioni.
Decisiva a questo proposito sarà l'unità con i giornalisti. Un'unità che rappresenta un valore che non abbiamo mai sottovalutato ed anzi, abbiamo sempre cercato di difendere e far crescere.
Noi non crediamo che certe prese di posizione aiutino il movimento degli innovatori nella pubblica amministrazione né che si possa ancora proseguire in un confronto ormai insopportabile tra chi vuole una nuova legge, chi non ne vuole nessuna e chi cerca di salire su tutti gli autobus pensando che prima o poi da qualche parte si arriverà.
Noi riproponiamo la realizzazione di una grande, libera comunità professionale dove ciascuno sia libero di alzare le proprie insegne non contro altri ma per vincere battaglie comuni.
Altrimenti diventerà inevitabile rassegnarci a quel meccanismo dominante che vede le persone trasformate in numeri, i numeri in percentuali, le percentuali in clave da usare nello scontro politico.
Qualcuno potrà dire che tutto questo è la logica conseguenza di un Paese perennemente immerso nelle campagne elettorali. Costoro però dovrebbero anche dirci quanto tempo rimane, nella clessidra della professione, ai giornalisti e ai comunicatori pubblici.


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