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La Comunicazione è uomo o donna?

15 Gen 2010

Può sembrare una domanda da "sesso degli angeli", ma dal momento che una delle pubblicazioni più diffuse del settore si intitola "Uomini Comunicazione", la curiosità è legittima.
Se andate a scorrere i 14.218 nomi presenti nella guida 2009 scoprirete che le donne sono circa il 40%. E dato che la guida contiene anche molte cariche come presidenti, a.d. e direttori generali (che al 96% sono uomini), se ne deduce che le "Donne Comunicazione" costituiscono in realtà più del 50% dei nominativi presenti!


D'altra parte questo dato è assolutamente in linea con il trend delle immatricolazioni alla facoltà di Scienze della Comunicazione. In Italia, negli ultimi 6 anni, le donne iscritte a Scienze della Comunicazione sono passate dal 57% al 61% rispetto al totale degli iscritti (dati del Ministero dell'Università e della Ricerca).
Consideratoindian young sexy xxx quindi che in futuro la Comunicazione sarà ancora più "Donna" di quanto non lo sia già ora, non sarà il caso di cominciare ad aggiornare anche il titolo della pubblicazione?

Per motivi analoghi un'altra testata da aggiornare è su Rai3. Si chiama "Uomini e Profeti". E' una rubrica radiofonica che si occupa da anni di argomenti religiosi e spirituali, curata tra l'altro da una bravissima conduttrice. Contrariamente al titolo però i protagonisti delle puntate non sono solo uomini. Si parla spesso e volentieri anche di grandi donne, mistiche o filosofe, come ad esempio Simon Veil, Hannah Arendt, Etty Hillesum e così via, ma anche, andando più indietro nel tempo, di Maria di Nazareth, Maria Maddalena, Ipazia, ecc. Nonostante l'approccio per molti versi originale e anticonformista della trasmissione (e considerando che la conduttrice è una donna!) mi sorprende molto la scelta di un titolo in fondo così "maschilista" che fa il paio con quello precedente.

Il terzo ed ultimo esempio proviene da Radio24 del Gruppo Sole 24Ore, un'altra prestigiosa testata radiofonica questa volta non pubblica ma della Confindustria. Dove però la sostanza non cambia.
Dopo un'intensa settimana di lavoro e di rubriche economico-finanziarie, nel fine settimana l'ascoltatore di Radio24 giustamente vuole rilassarsi e ascoltare programmi più leggeri. Ecco dunque un bella rubrica dal titolo gratificante ed evocativo per la radio del week-end: "Il Riposo del Guerriero". Peccato però che ancora una volta, e almeno nel titolo, non si tenga conto delle tante "Amazzoni" che pure hanno lavorato sodo durante la settimana al pari dei loro compagni-guerrieri. A cominciare ad esempio dalla stessa Emma Marcegaglia, che della Confindustria ne è perfino la presidente, o di Federica Guidi che sempre in Confindustria, è presidente dei Giovani Imprenditori. E' una svista o forse è l'ammissione, senza finta retorica, che tanto si sa a chi toccherà nel weekend preparare il pranzo allo stanco guerriero e magari lavare anche i piatti?


Commenti (2)
Giada Noè Non trovo strano che quasi ogni termine che definisce una professione sia declinato al maschile. In italiano il "neutro" non esiste, così molti termini sono declinati al maschile per semplicità (pur essendo implicito che il termine è utilizzato in modo neutro).

"Umanità Comunicazione" mi sembrerebbe un po' ridicolo, mentre "Uomini e Donne Comunicazione" sarebbe ugualmente discriminante per uno dei due sessi (chi compare per primo nel titolo?).

Da donna non mi pongo proprio il problema.
18 gen 2010 alle 13:51
Mattia Carmellini E’ vero che salvo rare eccezioni (“la pastora” ad esempio, cfr. D’Annunzio), molti mestieri hanno solo il maschile per tradizione storica. Credo però che in presenza di nuove realtà e nuove sensibilità, dove possibile, ci si debba sforzare di valorizzare e comunicare il cambiamento. Come? Con la fantasia, evitando di utilizzare per entrambi i sessi termini dall’indubbio significato di genere. Nessuna donna in un ristorante o in un Autogrill si sognerebbe di aprire una porta dove c’è scritto “Uomini”, pur essendo ormai un termine neutro.
18 gen 2010 alle 17:56
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