Alt, farsi riconoscere!
La polizia italiana usa un logo che oggi, molto probabilmente, risulta incomprensibile ad almeno 12 milioni di persone.
Mi riferisco ai giovani nati a partire dagli anni '80, quando il telefono a ghiera ha cominciato a cedere il posto a quello a tastiera. E poi al telefono cellulare, che è di gran lunga quello che più utilizziamo.
La polizia, si vede anche dalle numerose fiction televisive, sta facendo molto per comunicare efficienza e vicinanza ai cittadini. Per un servizio che vuole stare al passo con i tempi, forse è giunto il momento di dare una rinfrescata alla sua immagine grafica.
L'insegna di un Commissariato, infatti, non è certo paragonabile a quella di un barbiere dove lì, sì, il "cilindro" rosso e blu può restare per altri 100 anni a ricordo dell'"antica" pratica dei salassi.
Il "marchio" del "113" ha più di 40 anni ormai. La scelta di un oggetto tecnologico come il telefono, lo costringe inevitabilmente a fare i conti con la sua obsolescenza. E questa finisce prima o poi per ricadere sull'immagine di efficienza e adeguatezza che si vuole trasmettere. Per chi non ha vissuto prima degli anni '70, all'epoca dei telefoni a ghiera, quel cerchio con i buchi oggi forse fa più pensare al tamburo di un revolver, con pornmobile.onlinetanto di grilletto, che a un telefono. Non credo però che la Polizia, pur girando sempre con una pistola ai fianchi, voglia essere associata all'arma che indossa (che poi non è nemmeno un revolver).
E che dire inoltre del letterig che accompagna le varie scritte? Dalla parola "Polizia" scritta sulla fiancata delle volanti a quella scritta sulla targa degli uffici. Con quella geometrica alternanza di colori e grafici, sembra più un quiz che una scritta per farsi riconoscere.

I Carabinieri, che hanno attivato il "112" nel 1981, hanno risolto il problema più semplicemente, facendo attraversare il numero del "pronto intervento" da un guizzante lampo rosso. Per questo, forse, possono continuare a tenersi anche il pennacchio.









