Galep prima di Tex. Le origini sarde del west italiano
Tex Willer, il ranger "creato" nel 1948 da Aurelio Galleppini (in arte Galep) e sceneggiato da Gian Luigi Bonelli, eroe popolare trasversale a tutte le generazioni, è il fumetto italiano più conosciuto e tradotto all'estero. Questo lo sanno, credo, tutti.
Quello che pochi sanno, invece, è che per ambientare le sue storie Galleppini aveva preso a modello la sua terra, la Sardegna.
Non l'Arizona quindi, ma le rocce del Sulcis e dell'Ogliastra fanno da sfondo alle imprese di Tex e del fido Kit Carson. Più tardi Galleppini si ispirò anche alle Dolomiti e, soprattutto, al gruppo del Sella, dal quale rimase subito affascinato.
Ma facciamo un passo indietro. Galleppini, nato nel 1917 a Casal di Pari vicino Grosseto, da genitori sardi, si trasferì a otto anni in Sardegna con la famiglia. Vi rimase praticamente fino al 1948 quando accettò di illustrare per la casa editrice Bonelli due fumetti: "Occhio Cupo" e "Tex". Il primo, su cui Bonelli puntava di più, non ebbe quella fortuna che toccò, inaspettatamente, a Tex. Con il passare del tempo il successo fu tale da far praticamente identificare Galep con Tex, e non solo per i tratti del proprio volto, che pure ha utilizzato per il suo eroe, ma per l'enorme popolarità del suo personaggio.
E non è un caso se molti "spaghetti western" siano stati poi girati in Sardegna.
L'enorme successo di Galleppinipornmobile.online fumettista, unito ad alcuni suoi incomprensibili pudori, hanno impedito per troppi anni di far conoscere la sua intensa opera artistica prima di Tex. Basti dire ad esempio che solo nel 1984 (40 anni dopo!), Galleppini ha accettato di "firmare" e quindi rendere pubblici i suoi dipinti nella Cappella dell'Istituto S. Vincenzo a Cagliari. Oltre ai due affreschi ai lati dell'altare che raffigurano episodi della vita religiosa dell'ordine, è interessante notare in uno dei 14 quadri della Via Crucis, l'impressionante somiglianza di S. Vincenzo De Paoli con Kit Carson; non solo per i tratti del viso ma anche per l'inconfondibile barbetta bianca. Peccato che senza un adeguato restauro questi affreschi siano destinati a perdersi!
Credo dunque che sarebbe del tutto meritorio e apprezzabile se il comune di Cagliari organizzasse una mostra per (ri)scoprire l'"altro" Galep, quello che con il pennello e i colori aveva dato precocemente prova della sua maturità artistica.
Un primo contributo alla riscoperta lo voglio dare io stesso segnalando questo inedito pastello del 1945, donato allora da Galleppini a mio padre, che raffigura la Torre dell'Elefante di Cagliari. Galep aveva 27 anni e Tex non era ancora nato (vedi qui).









Sono particolarmente d'accordo con quanto scrive in questo pezzo su Galep. Caso vuole che la nostra Associazione (ANAFI, che sta per Associazione Nazionale Amici del Fumetto e dell'Illustrazione) abbia pubblicato nel 2001, assieme allo Scarabeo di Torino, un volume intitolato proprio "Galep, prima di Tex". Se mi dice dove lo posso indirizzare, glielo mando volentieri. Saluti.
Paolo Gallinari - Presidente ANAFI
Cordiali saluti. Mattia Camellini