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(Adnkronos) - I dazi di Donald Trump colpiranno anche l'Italia, con le tariffe del 20% applicate all'Unione Europea, e costeranno ad ogni famiglia fino a 160 euro. Una stangata americana su cui accende i riflettori il centro studi di Unimpresa, che valuta l'impatto del provvedimento del presidente degli Stati Uniti: complessivamente, si tratta di un''operazione' che può pesare tra 2,5 e 4,2 miliardi di euro in un anno. Secondo l'associazione ci saranno degli ''effetti a catena sull'intera economia nazionale, andando oltre le imprese esportatrici e colpendo direttamente i bilanci delle famiglie italiane. La stretta imposta dall'amministrazione americana comporta, infatti, una serie di rincari che potrebbero tradursi in un aumento dell'inflazione tra lo 0,3% e lo 0,5% su base annua''. L'impatto dei dazi sulle imprese italiane ''si preannuncia pesante: secondo le prime stime, le esportazioni verso il mercato statunitense (il terzo per volumi, con 68 miliardi di euro nel 2024) potrebbero ridursi tra 5,6 e 8 miliardi di euro nel 2025, pari a un calo dell'8-12%, con una contrazione del Pil stimata tra lo 0,28% e lo 0,4%''. A soffrire maggiormente saranno le piccole e medie imprese, che rappresentano il 60% delle 23mila aziende italiane esportatrici verso gli Usa. Le Pmi rischiano di subire fino al 70% delle perdite totali, per un ammontare compreso tra 3,9 e 5,6 miliardi di euro, a causa della limitata capacità di assorbire i maggiori costi o spostare la produzione. In Italia ci sono circa 25,8 milioni di famiglie residenti, l'impatto medio su ciascun nucleo può variare tra i 97 e i 163 euro annui. I settori maggiormente coinvolti sono quelli già in parte colpiti dall'inflazione nei mesi scorsi: in particolare l'agroalimentare, che subirà una crescita dei prezzi al dettaglio stimata fino all'1%. Il solo comparto alimentare, sommando l'effetto diretto sui beni importati dagli Stati Uniti e quello indiretto dei dazi sull'export italiano, può comportare un aggravio di spesa per le famiglie di circa 1,6 miliardi di euro, pari a circa 62 euro annui a famiglia. Gli effetti, ovviamente, rischiano di essere sensibili sui vari settori dell'export. Agroalimentare: nel 2024 ha esportato verso gli Stati Uniti per 7 miliardi di euro. Con i dazi, nel 2025 si prevede una perdita di circa 742 milioni di euro (-10,6%). A lungo termine, il calo potrebbe arrivare a 2,3 miliardi (-33%). I settori più colpiti sono il vino (rischio di perdita di 660 milioni e 900 cantine a rischio) e i formaggi (danno stimato in 380 milioni). Meccanica e macchinari: l'export nel 2024 è stato di 12,5 miliardi di euro. Le tariffe potrebbero ridurre le vendite del 15,8% già nel 2025, pari a 2 miliardi in meno. Entro il 2028, la perdita potenziale potrebbe salire fino a 5,8 miliardi. Le circa 4.500 aziende del settore, che impiegano 180mila persone, vedranno anche un aumento dei costi per l'importazione di componenti dagli Usa. Moda e abbigliamento: si tratta di un comparto da 3 miliardi di euro nel 2024. L'impatto stimato per il 2025 è una riduzione dell'export dell'11,9%, pari a 357 milioni. Entro il 2027, le perdite potrebbero toccare quota 1,2 miliardi. Saranno colpiti in particolare i distretti calzaturieri marchigiani e la pelletteria toscana. Automotive: le esportazioni di auto e componenti nel 2024 sono state pari a 6,1 miliardi di euro. I nuovi dazi del 25% potrebbero provocare un crollo delle vendite verso gli Usa del 19,8% nel 2025 (1,2 miliardi di euro), con un impatto che, entro il 2030, potrebbe arrivare a 3,6 miliardi. Chimica e farmaceutica: nel 2024 ha esportato per 5,2 miliardi. Le perdite previste per il 2025 sono di circa 411 milioni di euro, che potrebbero salire a 1,2 miliardi entro il 2027. Le 900 aziende del settore dovranno affrontare anche un aumento dei costi delle materie prime importate dagli Usa. Metallurgia e prodotti in metallo: con 4,8 miliardi di euro esportati nel 2024, il settore potrebbe perdere il 13,2% nel 2025, pari a 634 milioni di euro. La zona più colpita sarà quella dell'acciaio bresciano, che da sola rischia perdite per 444 milioni e vede a rischio 120 aziende.
(Adnkronos) - Predict Spa, pmi innovativa attiva nel settore dell’healthcare, è alla ricerca di diversi profili tecnici e manageriali per l’ampliamento della propria squadra. L’azienda, con sede a Bari, è attiva nell’ambito specificatamente nella diagnostica in vivo, mediante la distribuzione di apparecchiature ecografiche e radiologiche, lo sviluppo di tecnologie innovative nel settore della breath analysis e del digital healthcare e ricerca figure come web developer, agenti di commercio, sales application specialist per l’ambito ecografico e del digital healthcare, impiegati contabili. Tra i requisiti richiesti buone capacità comunicative e orientamento al cliente, con capacità di lavorare in autonomia. Predict ha aperto inoltre le candidature per la figura di director della strategic business unit digital healthcare. La risorsa è laureata in ingegneria, economia o discipline affini, con almeno cinque anni di esperienza in ruoli commerciali e di responsabilità nella gestione di un p&l nel settore med-tech/healthcare. Guiderà la crescita della strategic business unit, definendo e implementando le strategie di sviluppo commerciali e di prodotto e gestendo un team dedicato. Nell’ambito delle iniziative di welfare e formazione, l’azienda sta avviando un percorso di mentorship che vuole accompagnare le persone nello sviluppo del giusto mindset e nell’acquisizione dei processi necessari per trasformare le idee in prodotti e servizi capaci di generare valore per l’azienda. Il percorso è sviluppato insieme alla Scuola di Palo Alto, oggi la principale Business school italiana non accademica, riconosciuta da anni per qualità della docenza e vicinanza al mondo dell’impresa
(Adnkronos) - Il Gruppo Davines, azienda attiva nel settore della cosmetica professionale, B Corp dal 2016, rinnova il suo impegno per incentivare le pratiche agroecologiche e lancia, in collaborazione con la Fondazione per lo sviluppo sostenibile, la seconda edizione del 'The Good Farmer Award'. L’iniziativa è la prima in Italia che premia gli agricoltori che abbiano avviato progetti ispirati ai principi fondamentali dell’agricoltura biologica rigenerativa e dell’agroecologia. Anche quest’anno il Premio è dedicato ai giovani agricoltori under 35 che potranno candidare il proprio progetto dal 3 aprile al 16 giugno 2025 sul sito https://davinesgroup.com/il-nostro-impatto/percorsi/the-good-farmer-award. L’obiettivo è di contribuire alla diffusione di una nuova cultura di produzione agricola, che sostenga la transizione ecologica delle filiere agroalimentari. La Giuria del Premio selezionerà i due progetti più innovativi e avanzati e i due vincitori riceveranno dal Gruppo Davines 10.000 euro ciascuno per l’acquisto del materiale e per interventi finalizzati a migliorare e sviluppare le pratiche agroecologiche già avviate. La cerimonia di premiazione si terrà tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre 2025 al Davines Group Village di Parma. Requisiti necessari per accedere al bando sono l’avere una certificazione biologica in corso di validità e applicare i principi dell’agricoltura biologica rigenerativa e dell’agroecologia. In particolare i giovani agricoltori coinvolti e le loro aziende agricole dovranno dimostrare di utilizzare almeno tre tra le strategie e le pratiche di agricoltura biologica rigenerativa e agroecologia identificate dal bando, tra cui la rotazione colturale, il minimo disturbo del suolo, l’utilizzo di fertilizzanti organici, la coltivazione di alberi associata a campi seminativi o a pascoli, l’uso di colture di copertura come le leguminose e la pacciamatura del terreno (ossia la copertura del terreno con materiale organico come paglia o foglie). Per la sua seconda edizione il Premio si arricchisce con un’importante novità: potranno candidare i loro progetti anche le aziende agricole-zootecniche attente al benessere animale, che utilizzano sistemi di allevamento estensivi e che adottano pratiche zootecniche rivolte al miglioramento degli agroecosistemi, attraverso per esempio l’utilizzo del letame per la concimazione e il riciclo di nutrienti vegetali come mangime. La scelta di coinvolgere anche le aziende agricole-zootecniche è coerente con le finalità del Premio, rivolto a supportare e incentivare la creazione di sistemi agricoli sinergici, che imitano i processi naturali e traggono vantaggio dalle interazioni benefiche che si verificano naturalmente in campo. La Giuria del Premio La Commissione che valuterà e selezionerà i progetti è composta da otto membri, fra professori universitari ed esperti in temi di agricoltura, agroecologia e sostenibilità, integrata quest’anno con due esperti di zootecnia. Quest’anno il premio 'The Good Farmer Award' ha anche un’edizione americana: la filiale del Gruppo Davines in Nord America, insieme al Rodale Institute, ha da poco chiuso le candidature per gli agricoltori e gli allevatori che abbiano avviato un'attività negli Stati Uniti da meno di dieci anni e che utilizzano pratiche di agricoltura biologica rigenerativa. Il 22 aprile 2025, in occasione della Giornata Mondiale della Terra, verrà nominato il vincitore del 'The Good Farmer Award' US che riceverà un premio di 10.000 dollari da Davines Nord America da investire in attrezzature o iniziative che migliorino le pratiche agro-ecologiche della sua impresa agricola. Il farmer premiato avrà anche la possibilità di visitare l'European Regenerative Organic Center (Eroc) che il Gruppo Davines ha realizzato a Parma insieme al Rodale Institute. Il secondo e terzo classificato dell’edizione americana del Premio vinceranno un corso di formazione del Rodale Institute Education Resources sulle migliori pratiche di agricoltura biologica rigenerativa.