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(Adnkronos) - Bad Bunny infiamma il Super Bowl, celebra il Sud America e fa infuriare Donald Trump. Reduce dalle tre vittorie ai Grammy domenica scorsa, tra cui quello per Best Album, la superstar portoricana del reggaeton e del Latin trap ha portato sul palco del Levi’s Stadium di Santa Clara, California, una performance ricca di ritmo, cultura e messaggi di unità, che ha fatto ballare tutto lo stadio californiano. In total white, ha inaugurato la sua esibizione con 'Tití Me Preguntó', attraversando scenografie che evocavano la vita portoricana: contadini con i tradizionali cappelli pava, giocatori di domino e pugili. Successivamente, ha eseguito 'Voy a Llevarte Pa PR'. Il culmine della performance si è raggiunto su un palco secondario, denominato 'La Casita', dove ha interpretato 'Safaera', per poi passare a 'Gasolina' di Daddy Yankee e altri suoi successi, tra cui 'EoO'. Accanto a lui nomi come Lady Gaga, Ricky Martin e Cardi B, mentre lo show ha celebrato le radici latinoamericane e un messaggio chiaro di inclusività: bandiere di paesi di tutto il continente, saluti multilingue e sullo schermo dello stadio la frase: "L'unica cosa più potente dell'odio è l'amore", a chiudere la performance con la title track del suo album vincitore di Grammy, "Debí Tirar Más Fotos". A poche ore dalla conclusione dello spettacolo, Donald Trump ha attaccato l'esibizione sui social. In un post infuocato su Truth Social, ha definito l’Halftime Show di Bad Bunny “assolutamente terribile”, “uno dei peggiori di sempre” e “una slap in the face (uno schiaffo in faccia) alla grandezza dell’America”, criticando il fatto che buona parte della performance fosse in spagnolo e non comprensibile agli spettatori statunitensi. Nella sua polemica, Trump ha addirittura affermato che la coreografia e le scelte artistiche fossero “disgustose per i bambini” e ha usato l’occasione per attaccare la NFL e la stampa mainstream, accusata di celebrare uno spettacolo che, secondo lui, " un insulto alla grandezza americana e non rispetta gli standard americani di successo, creatività o eccellenza”.
(Adnkronos) - "Nel 2025 registriamo una crescita di volumi del 9% e transazioni a +7,7%: un risultato sostenuto dall’ingresso di nuovi clienti (+27%) e da un tasso di fidelizzazione del 98%, che conferma la solidità del nostro modello e il valore riconosciuto dal mercato. Il nostro portafoglio clienti è sempre più diversificato, le aziende continuano a viaggiare, ma con un controllo più stringente della spesa. Utilities, trasporti e logistica e pubblica amministrazione guidano il mix, a dimostrazione della nostra capacità di gestire esigenze settoriali complesse e fortemente regolamentate. Guardando al 2026, la priorità è l’espansione internazionale, siamo l’unica travel management company italiana con un progetto così ampio". Così, con Adnkronos/Labitalia, Giorgio Garcea, Chief commercial and operations officer di Cisalpina Tours International (Cti), sull'andamento dell'azienda in un mercato, quello del business travel, che come emerso dall'Osservatorio business travel 2026 (mercato Italia), attraversa una fase di rallentamento in Italia nel 2025, a causa di dazi, tensioni geopolitiche, differenziazione di strategie aziendali e politiche commerciali protezionistiche da parte dei governi. Fenomeni che hanno spinto le aziende a privilegiare trasferte locali o in Paesi con minori criticità. In questo contesto, secondo gli analisti emerge un picco di viaggi verso gli Stati Uniti nel primo semestre 2025, probabilmente legato alla chiusura di contratti prima dell’introduzione di nuove tariffe doganali. Ma le strategie di Cisalpina per il futuro sono chiare: "affiancheremo lo sviluppo di servizi premium e vip concierge, visto che la domanda evolve verso soluzioni sempre più tailor made: trasferte mirate per top management e funzioni tecniche e una maggiore razionalizzazione degli spostamenti del middle management". In un mercato complesso, Cti registra quindi risultati in controtendenza. Dal travel value (volume d’affari lordo) di 300 milioni di euro del 2015, la società ha raggiunto 640 milioni nel 2025 e opera già in 9 Paesi. La composizione delle aziende clienti evidenzia una maggiore attenzione alla spesa pur mantenendo frequenza di trasferte: al vertice utilities (29%), trasporti e logistica (25%), servizi (16%), a conferma della capacità di Cti di gestire esigenze verticali e complesse. Secondo Garcea "le aziende oggi viaggiano in maniera più consapevole: i top manager e i responsabili tecnici si spostano con maggiore frequenza, ma il middle management pianifica le trasferte con attenzione, ottimizzando i costi". Altro tema in evidenza, l’Osservatorio evidenzia criticità sul Duty of Care, con il 45% delle aziende che ne ha conoscenza parziale o nulla e solo il 45% delle aziende consapevoli che dispone di una travel policy conforme agli obblighi di legge. Garcea sottolinea: "Proteggere i dipendenti in viaggio non è solo un dovere morale o legale, ma un investimento nella continuità operativa e nella reputazione aziendale. Il nostro approccio proattivo intende preparare le imprese al rischio, offrendo soluzioni orientate alla mitigazione, andando oltre la gestione dell’emergenza. Dal periodo post-Covid, le trasferte verso destinazioni con fattori di rischio sono aumentate del 36%: consapevolezza e prevenzione diventano prioritarie per tutti", conclude.
(Adnkronos) - "Il Consorzio è un'eccellenza di economia circolare, raccoglie la totalità dell'olio minerale usato italiano e lo rigenera al 98%". Così Riccardo Piunti, presidente del Conou – Consorzio nazionale degli oli minerali usati – ha spiegato a Roma la forza e la peculiarità del Consorzio, intervenendo al Terzo Forum nazionale 'L’Italia in cantiere. Un Clean Industrial Deal Made in Italy', promosso da Legambiente. L’evento ha riunito istituzioni, aziende e stakeholder della green economy per discutere le strategie di rilancio industriale e sostenibile del Paese. “Le medie di altri paesi avanzati sono circa la metà di questo risultato. Si tratta di un modello che combina efficienza tecnologica e cooperazione spontanea delle imprese italiane da oltre 40 anni – spiega Piunti –. L’olio usato viene consegnato al raccoglitore, che lo porta agli impianti di rigenerazione, e il sistema funziona in maniera automatica, lineare e controllata”. Secondo il presidente del Conou, la chiave del successo risiede nella struttura consortile: “Noi non siamo direttamente parte in causa, ma facciamo da arbitri e controllori del sistema. Forniamo linee guida e indicazioni, ma il processo funziona autonomamente. Questo è ciò che distingue la nostra eccellenza nel mondo, l’industrializzazione sostenibile basata su cooperazione e rigore tecnico”.