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(Adnkronos) - L'aumento dei dazi Usa annunciati da Donald Trump nei confronti dei Paesi che inviano soldati in Groenlandia è "un errore", una "decisione che non condivido". Giorgia Meloni, presidente del Consiglio, nel corso di un punto stampa a Seul, ultima tappa della sua missione in Oriente, risponde così alle domande sul provvedimento varato dal presidente degli Stati Uniti. La Casa Bianca ha annunciato dazi del 10%, a partire dal primo febbraio, nei confronti dei paesi che hanno inviato soldati in Groenlandia. Le tariffe saliranno al 25% a giugno e verranno ritirate solo quando gli Usa perfezioneranno l'acquisto - eventuale - dell'isola. Oggi "ho sentito il presidente Trump e il segretario della Nato Rutte", ha sottolineato la presidente del Consiglio. E "nel corso della giornata sentirò anche i leader europei" per parlare della questione. "Ho convocato una riunione, credo che in questa fase sia molto importante parlarsi e che sia molto importante evitare un’escalation, perché si può lavorare insieme per raggiungere un obiettivo che è utile e necessario per tutti", ha aggiunto la presidente del Consiglio. "A partire dal 1° febbraio 2026, a Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi e Finlandia verrà applicata una tariffa del 10% su tutte le merci spedite negli Stati Uniti d'America. Il 1° giugno 2026, la tariffa aumenterà al 25%", ha annunciato Trump aggiungendo che i dazi spariranno solo quando sarà raggiunto "un accordo per l'acquisto completo e totale della Groenlandia". La previsione di un aumento dei dazi nei confronti di quelle nazioni che hanno scelto di contribuire alla sicurezza della Groenlandia, secondo me, è un errore e ovviamente non la condivido. Condivido invece l’attenzione che la presidenza americana attribuisce alla Groenlandia e in generale all’Artico, che è una zona strategica nella quale va evitata un’eccessiva ingerenza di attori che possono essere ostili", ha sottolineato Meloni aggiungendo: "Continuo a insistere sul ruolo della Nato: è la Nato il luogo nel quale noi dobbiamo cercare di organizzare insieme strumenti di deterrenza verso ingerenze che possono essere ostili in un territorio che è chiaramente strategico. Credo che il fatto che la Nato abbia cominciato a lavorare su questo sia una buona iniziativa e, a maggior ragione per questo, poiché la Nato ha cominciato a fare questo lavoro, credo che sia un errore oggi imporre nuove sanzioni". Nel colloquio con Donald Trump "mi pare che fosse interessato ad ascoltare, ma mi pare che dal punto di vista americano non fosse chiaro il messaggio che era arrivato da questa parte dell’Atlantico. Insomma, mi pare che il rischio sia quello che le iniziative di alcuni Paesi europei fossero lette in chiave anti-americana, mentre invece non era questa l’intenzione che si aveva. Chiaramente gli attori che preoccupano sono per tutti altri, però questo messaggio mi è sembrato che non fosse affatto chiaro", ha detto ancora Meloni. "Non penso che il tema oggi sia creare un’escalation. Credo piuttosto che si debba provare a dialogare. Se la mia interpretazione è corretta - cioè che dal lato americano c’è una preoccupazione per un’ingerenza eccessiva in una zona strategica e dal lato europeo c’è la volontà di aiutare ad affrontare un problema che è anche nostro - la strada giusta non è discutere tra di noi, ma lavorare insieme per rispondere a una preoccupazione che ci coinvolge tutti", ha osservato. Dialogare con gli Usa, ma “a testa alta”. Questa la ‘ricetta’ indicata dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani, per disinnescare i nuovi dazi minacciati da Trump. “La forza del dialogo è la cosa più importante. Io credo che parlare, parlare, parlare sia lo strumento migliore per risolvere ogni questione, anche quelle di tipo doganale”, ha affermato Tajani in un punto stampa a Misurata, in Libia, dicendosi “d'accordo col presidente del Consiglio quando dice che alcune scelte di Paesi europei non fossero in funzione anti statunitense”. “Tutto si risolve con il dialogo. Io credo di poter essere ancora una volta ottimista perché parlando, confrontandosi si possono ottenere risultati migliori”, ha proseguito il titolare della Farnesina, evidenziando che “il problema non è il rapporto Europa-Stati Uniti, ma tra Occidente e altre potenze mondiali, soprattutto le grandi autocrazie”.
(Adnkronos) - Esperti delle scuole, dell'accademia, dell'associazionismo e della legislazione - di fronte a un pubblico interessato composto da più di 200 docenti e dirigenti - si sono confrontati oggi nella sala Aldo Moro del ministero dell'Istruzione e del Merito per fare il punto sulla riforma che ha fatto dell'Italia il primo Paese al mondo in tema di diritto allo studio degli alunni con disabilità, al cospetto del sottosegretario di stato Paola Frassinetti che ha una espressa delega sul tema. Nel corso del convegno 'Educare all’inclusione, 50° anniversario del documento Falcucci', organizzato da Eurosofia, è stato ricordato come l'abolizione delle classi differenziate, attuata nel 1977 con la Legge 104 del 1992, abbia rappresentato il pilastro su cui si è confrontato il Parlamento italiano fino al decreto delegato della legge 107 del 2015 per cercare di realizzare una scuola inclusiva, a partire dalla figura centrale del docente specializzato in attività di sostegno. Di recente, un nuovo impulso alla riflessione, dopo anche le diverse pronunce della magistratura nazionale, è giunto a seguito del reclamo collettivo accolto dal Comitato europeo dei diritti sociali e presentato da Anief nel 2021. Marcello Pacifico, nelle vesti di presidente dell'Accademia del Cesi, ha ricordato come “dopo i recenti interventi che stanno specializzando più di 60 mila docenti, per lo più precari o già specializzati all'estero, a fronte di una popolazione studentesca con disabilità certificata che è cresciuta negli ultimi anni fino ad arrivare alla quota di oltre 350 mila unità su 7 milioni di studenti, esista oggi il bisogno estremo di intervenire sulla trasformazione dei troppi posti in deroga assegnati per più anni alle scuole in organico di diritto”. La continuità didattica che vede ogni alunno al centro del processo di costruzione del curricolo da parte di tutto il Consiglio di classe, dopo il provvedimento tampone di conferma di quasi 50 mila docenti supplenti da parte delle famiglie, necessita dunque di un deciso intervento dello Stato per la assegnazione ai ruoli di molti dei 120 mila posti nell'ultimo anno affidati in supplenza. Parimenti, bisogna investire sulla formazione continua senza avere pregiudizi sull'uso delle nuove tecnologie, in ultimo l’intelligenza artificiale. Al convegno odierno hanno partecipato, oltre al sottosegretario Paola Frassinetti, il rettore Pier Paolo Limone dall'Università telematica Pegaso, il professore Michele Todino dell'Università degli Studi di Salerno, i professori Evelina Chiocca e Ernesto Ciracì, l'avvocato Miceli Walter e Eurosofia che con Cristina Ferrara hanno contribuito al successo dell'evento.
(Adnkronos) - Nel 2025 i disastri naturali hanno causato perdite significative in tutto il mondo: complessivamente, i danni ammontano a circa 224 miliardi di dollari americani, di cui circa 108 miliardi sono stati coperti dagli assicuratori. E' quanto rivela il report di Munich Re, stando al quale il 2025 si aggiunge così alla lista, sempre più lunga, degli anni in cui le perdite assicurate hanno superato la soglia dei 100 miliardi di dollari, nonostante le perdite siano state inferiori rispetto all'anno precedente. Nel 2024, le perdite complessive al netto dell'inflazione ammontavano a 368 miliardi di dollari, di cui 147 miliardi erano stati assicurati. Le catastrofi meteorologiche hanno rappresentato il 92% di tutte le perdite del 2025 e il 97% delle perdite assicurate. Circa 17.200 persone hanno perso la vita in disastri naturali in tutto il mondo, un numero significativamente superiore a quello dell'anno precedente (circa 11.000), ma inferiore alla media decennale di 17.800 e alla media trentennale di 41.900. Stando all'analisi, nel 2025, il quadro generale è allarmante per quanto riguarda le inondazioni, le violente tempeste convettive e gli incendi boschivi. Un impatto crescente a lungo termine è attribuito a tali pericoli non di picco, che hanno portato a perdite totali pari a 166 miliardi di dollari lo scorso anno, di cui circa 98 miliardi erano assicurati. La distruzione causata da questi pericoli è stata superiore alle medie corrette per l'inflazione degli ultimi 10 e 30 anni (perdite complessive: 136 miliardi di dollari/90 miliardi di dollari; perdite assicurate: 60 miliardi di dollari/33 miliardi di dollari). "Alla luce di queste perdite estreme, è chiaro che nel 2025 il mondo è stato risparmiato da perdite potenzialmente molto più gravi solo per puro caso. Ciò vale in particolare per il fatto che nessun uragano ha colpito il territorio continentale degli Stati Uniti, sebbene vi si siano verificate forti tempeste", sottolinea lo studio. Gli incendi boschivi che hanno colpito l'area di Los Angeles nel mese di gennaio hanno costituito di gran lunga il disastro naturale più costoso dell'anno. Una combinazione pericolosa di siccità e forti venti invernali ha creato le condizioni ideali per lo sviluppo degli incendi. Le perdite complessive sono state pari a circa 53 miliardi di dollari, comprese le perdite assicurate per circa 40 miliardi di dollari. Si tratta del disastro causato da incendi boschivi più costoso mai registrato. Il secondo disastro naturale più costoso dell'anno in termini di perdite complessive è stato il forte terremoto di magnitudo 7,7 in Myanmar. In termini di danni assicurati, i violenti temporali che hanno colpito per diversi giorni gli Stati centrali e meridionali degli Stati Uniti nel mese di marzo hanno causato il secondo disastro naturale più costoso del 2025. Il 2025 per l'Europa ha visto perdite dovute a catastrofi naturali pari a circa 11 miliardi di dollari americani, di cui circa la metà era assicurata (media decennale: 35 miliardi di dollari/12 miliardi di dollari). Per Tobias Grimm, capo climatologo di Munich Re, "il riscaldamento globale aumenta la probabilità di catastrofi meteorologiche estreme. Dato che il 2025 è stato un altro anno molto caldo, gli ultimi 12 anni sono stati i più caldi mai registrati. I segnali di allarme persistono. Infatti, nelle circostanze attuali, il cambiamento climatico può peggiorare ulteriormente”. “L’anno è iniziato in modo difficile, con perdite molto elevate causate dagli incendi boschivi a Los Angeles. Solo per pura fortuna gli Stati Uniti sono stati risparmiati dagli uragani nel 2025. Tuttavia, il Paese è ancora al primo posto nelle statistiche sui sinistri, a causa della tendenza crescente a danni molto ingenti causati da pericoli non di picco. Dobbiamo essere realistici: adattarsi a questi rischi è essenziale. In linea con la nostra nuova strategia pluriennale Ambition 2030, Munich Re è pronta a mettere in campo la propria competenza e solidità finanziaria per assumersi ancora più rischi legati alle catastrofi naturali e rafforzare la rete di sicurezza assicurativa per l'economia globale", afferma Thomas Blunck, Member of the Board of Management.