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(Adnkronos) - In occasione dell’apertura delle Olimpiadi invernali 2026, Papa Leone XIV ha scritto la Lettera 'La Vita in Abbondanza' sul valore dello sport e sul suo fondamentale ruolo nell’aiutare la costruzione della pace."In un mondo assetato di pace, abbiamo bisogno di strumenti che pongano ‘fine alla prevaricazione, all’esibizione della forza e all’indifferenza per il diritto. Incoraggio vivamente tutte le Nazioni, in occasione dei Giochi Olimpici e Paralimpici invernali, a riscoprire e a rispettare questo strumento di speranza che è la Tregua olimpica, simbolo e profezia di un mondo riconciliato”, si legge. Il Papa ricorda gli appelli dei pontefici nella storia facendoli propri: “In occasione di passati Giochi Olimpici, hanno sottolineato come lo sport possa svolgere un ruolo importante per il bene dell’umanità, in particolare per la promozione della pace. Nel 1984, ad esempio, San Giovanni Paolo II, rivolgendosi ai giovani atleti provenienti da tutto il mondo, citò la Carta olimpica, che considera lo sport come fattore di ‘una migliore comprensione reciproca e di amicizia, al fine di costruire un mondo migliore e più pacifico’. Egli incoraggiò i partecipanti con queste parole: 'Fate sì che i vostri incontri siano un segno emblematico per tutta la società e un preludio a quella nuova era, in cui i popoli 'non leveranno più la spada l’un contro l'altro'". "In questa linea - sottolinea il Papa - si colloca la Tregua olimpica, che nell’antica Grecia era un accordo volto a sospendere le ostilità prima, durante e dopo i Giochi Olimpici, affinché atleti e spettatori potessero viaggiare liberamente e le competizioni svolgersi senza interruzioni. L’istituzione della Tregua scaturisce dalla convinzione che la partecipazione a competizioni regolamentate costituisce un cammino individuale e collettivo verso la virtù e l’eccellenza. Quando lo sport è praticato in questo spirito e con queste condizioni, esso promuove la maturazione della coesione comunitaria e del bene comune. La guerra, al contrario, nasce da una radicalizzazione del disaccordo e dal rifiuto di cooperare gli uni con gli altri. L’avversario è allora considerato un nemico mortale, da isolare e possibilmente da eliminare". "Le tragiche evidenze di questa cultura di morte sono sotto i nostri occhi – vite spezzate, sogni infranti, traumi dei sopravvissuti, città distrutte – come se la convivenza umana fosse superficialmente ridotta allo scenario di un videogioco. Ma questo - scrive Leone nella Lettera - non deve mai far dimenticare che l’aggressività, la violenza e la guerra sono «sempre una sconfitta per l’umanità». Opportunamente, la Tregua olimpica è stata riproposta in tempi recenti dal Comitato Olimpico Internazionale e dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite". Nella Lettera, il Papa parla anche del tifo quando da espressione di sostegno e partecipazione "si trasforma in fanatismo; lo stadio diventa luogo di scontro anziché di incontro". “Qui - avverte Prevost - lo sport non unisce ma estremizza, non educa ma diseduca, perché riduce l’identità personale a un’appartenenza cieca e oppositiva. Ciò è particolarmente preoccupante quando il tifo è legato ad altre forme di discriminazione politica, sociale e religiosa e viene utilizzato indirettamente per esprimere forme più profonde di risentimento e odio”. “Le competizioni internazionali, in particolare, offrono un’occasione privilegiata per sperimentare la nostra comune umanità nella ricchezza delle sue diversità. Infatti, vi è qualcosa di profondamente toccante nelle cerimonie di apertura e di chiusura dei Giochi Olimpici, quando vediamo gli atleti sfilare con le bandiere nazionali e gli abiti caratteristici dei loro Paesi. Esperienze come queste - scrive Leone - possono ispirarci e ricordarci che siamo chiamati a formare un’unica famiglia umana. I valori promossi dallo sport – quali la lealtà, la condivisione, l’accoglienza, il dialogo e la fiducia negli altri – sono comuni ad ogni persona, indipendentemente dalla provenienza etnica, dalla cultura e dal credo religioso” No allo sport piegato a “logiche di potere” o alle strumentalizzazioni politiche. Lo ammonisce il Papa nella Lettera dedicata allo sport. “Un’ulteriore distorsione si manifesta nella strumentalizzazione politica delle competizioni sportive internazionali. Quando lo sport viene piegato a logiche di potere, di propaganda o di supremazia nazionale, è tradita la sua vocazione universale”, osserva Prevost. “Le grandi manifestazioni sportive - scrive il Papa - dovrebbero essere luoghi di incontro e di ammirazione reciproca, non palcoscenici per l’affermazione di interessi politici o ideologici. Le sfide contemporanee si intensificano ulteriormente con l’impatto del transumanesimo e dell’intelligenza artificiale sul mondo dello sport. Le tecnologie applicate alla prestazione rischiano di introdurre una separazione artificiale tra corpo e mente, trasformando l’atleta in un prodotto ottimizzato, controllato, potenziato oltre i limiti naturali”. “Quando la tecnica non è più al servizio della persona ma pretende di ridefinirla, lo sport - avverte - smarrisce la sua dimensione umana e simbolica, diventando un laboratorio di sperimentazione disincarnata. In contrasto con queste derive, lo sport conserva una straordinaria capacità inclusiva. Praticato in modo giusto, esso apre spazi di partecipazione per persone di ogni età, condizione sociale e abilità, diventando strumento di integrazione e di dignità. In questa prospettiva si colloca l’esperienza di Athletica Vaticana. Creata nel 2018 come squadra ufficiale della Santa Sede e sotto la guida del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, essa testimonia come lo sport possa essere vissuto anche come servizio ecclesiale, soprattutto verso i più poveri e i più fragili. Qui lo sport non è spettacolo, ma prossimità; non è selezione, ma accompagnamento; non è competizione esasperata, ma cammino condiviso”. Nella Lettera il Papa mette anche in guardia anche sui rischi che mettono in pericolo i valori sportivi: in particolare, il business “ esclusivo” e gli imperativi di mercato. Leone denuncia anche come “la dittatura della performance può indurre all’uso di sostanze dopanti e ad altre forme di frode, e può portare i giocatori di sport di squadra a concentrarsi sul proprio benessere economico piuttosto che sulla lealtà verso la propria disciplina”. “Dopo aver considerato come lo sport contribuisca allo sviluppo delle persone e favorire il bene comune, dobbiamo ora rilevare le dinamiche che possono compromettere tali risultati. Ciò avviene soprattutto per una forma di “corruzione” che è sotto gli occhi di tutti. In molte società, - osserva Leone - lo sport è strettamente connesso a economia e finanza. È evidente che il denaro è necessario per sostenere le attività sportive promosse dalle istituzioni pubbliche, da altri organismi civici e dalle istituzioni educative, così come quelle private di livello agonistico e professionale. I problemi sorgono quando il business diventa la motivazione primaria o esclusiva. Allora le scelte non muovono più dalla dignità delle persone, né da ciò che favorisce il bene dell’atleta, il suo sviluppo integrale e quello della comunità”. “Quando si mira a massimizzare il profitto,- avverte Prevost - si sopravvaluta ciò che può essere misurato o quantificato, a scapito di dimensioni umane di importanza incalcolabile: “Conta solo ciò che può essere contato”. Questa mentalità invade lo sport quando l’attenzione si concentra ossessivamente sui risultati raggiunti e sulle somme di denaro che si possono ricavare dalla vittoria. In molti casi, persino a livello dilettantistico, gli imperativi e i valori di mercato sono arrivati a oscurare altri valori umani dello sport, che meritano invece di essere custoditi”. Anche “gli atleti di alto livello e professionisti, quando l’interesse economico diventa l’obiettivo primario o esclusivo, rischiano di concentrarsi su sé stessi e sulla prestazione, indebolendo la dimensione comunitaria del gioco e tradendo la sua valenza sociale e civile. Lo sport, invece, - osserva il Pontefice - è una pratica che possiede valori condivisi da tutti coloro che vi partecipano e in grado di umanizzare la convivenza, anche in situazioni difficili. Un’attenzione sproporzionata al denaro, al contrario, riporta l’attenzione in modo esplicito e riduttivo su sé stessi. Anche in questo caso, vale il detto di Gesù: ‘Nessuno può servire due padroni’”. Papa Prevost sottolinea poi che un “rischio particolare emerge quando i vantaggi finanziari derivanti dal successo nello sport sono considerati più importanti del valore intrinseco della partecipazione: la dittatura della performance può indurre all’uso di sostanze dopanti e ad altre forme di frode, e può portare i giocatori di sport di squadra a concentrarsi sul proprio benessere economico piuttosto che sulla lealtà verso la propria disciplina. Quando gli incentivi finanziari diventano l’unico criterio, può accadere che individui e squadre pieghino i propri risultati alla corruzione e all’invadenza dell’industria del gioco d’azzardo. Queste diverse forme di frode non solo corrompono le attività sportive in sé, ma servono anche a disilludere il grande pubblico e a minare il contributo positivo dello sport alla società in generale”. Il Papa nella Lettera dedicata allo sport invita ad interrogarsi anche “sulla crescente assimilazione dello sport alla logica dei videogame”. “La gamification estrema della pratica sportiva, la riduzione dell’esperienza a punteggi, livelli e performance replicabili, - dice - rischia di disancorare lo sport dal corpo reale e dalla relazione concreta. Il gioco, che è sempre rischio, imprevisto e presenza, viene sostituito da una simulazione che promette controllo totale e gratificazione immediata. Recuperare il valore autentico dello sport significa allora restituirgli la sua dimensione incarnata, educativa e relazionale, affinché rimanga una scuola di umanità e non un semplice dispositivo di consumo”. “Quando lo sport pretende di sostituirsi alla religione, perde il suo carattere di gioco e di servizio alla vita, diventando assoluto, totalizzante, incapace di relativizzare sé stesso”, è il monito del Papa nella Lettera. “In questo contesto - analizza il Pontefice -si inserisce anche il pericolo del narcisismo, che attraversa oggi l’intera cultura sportiva. L’atleta può rimanere fissato allo specchio del proprio corpo performante, del proprio successo misurato in visibilità e consenso. Il culto dell’immagine e della prestazione, amplificato dai media e dalle piattaforme digitali, rischia di frammentare la persona, separando il corpo dalla mente e dallo spirito. È urgente riaffermare una cura integrale della persona umana, nella quale il benessere fisico non sia disgiunto dall’equilibrio interiore, dalla responsabilità etica e dall’apertura agli altri. Occorre riscoprire le figure che hanno unito passione sportiva, sensibilità sociale e santità”. Tra “i tanti esempi che potrei fare, - dice - voglio ricordare San Pier Giorgio Frassati (1901- 1925), giovane torinese che univa perfettamente fede, preghiera, impegno sociale e sport. Pier Giorgio era appassionato di alpinismo e organizzava spesso escursioni con i suoi amici. Andare in montagna, immergersi in quegli scenari maestosi gli faceva contemplare la grandezza del Creatore”.
(Adnkronos) - Roma torna al centro del panorama internazionale del luxury travel con la seconda edizione di 'Rise - Rome Insights Style Experience', in programma dal 12 al 14 febbraio. L’evento è stato presentato oggi a Palazzo Ripetta alla presenza di Alessandro Onorato, assessore ai Grandi Eventi, Sport e Turismo di Roma Capitale, e dei principali player e stakeholder del sistema turistico della città. Rise è un evento della Fondazione per l’Attrazione Roma & Partners, organizzato da Convention Bureau Roma e Lazio e promosso dall’assessorato ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale, con l’obiettivo di rafforzare il posizionamento di Roma come destinazione di riferimento nel luxury travel internazionale. In questa prospettiva, il progetto nasce per intercettare una domanda internazionale sempre più evoluta, attenta alla qualità dell’offerta e al valore identitario delle destinazioni. "Rise è stata una scommessa vinta, con numeri impressionanti fin dall'edizione zero dell'anno scorso. Con noi, per la prima volta, il tessuto imprenditoriale della città ha capito che, facendo sistema e investendo sulla città i benefici sono di tutti. Per troppi anni a Roma il turismo è stato gestito in modo casuale. Noi invece abbiamo adottato un approccio scientifico con una costante attività di comunicazione e marketing. Organizzare Rise rientra in questa strategia, per rafforzare il posizionamento di Roma come meta per il turismo di lusso. Non è un caso che veniamo da un triennio da record. Nel 2025 con 52,9 milioni di presenze abbiamo battuto il record storico del 2024, l'occupazione cresce del 5,5% all'anno da un triennio, gli investimenti in città sono tantissimi con 27 alberghi 5 stelle e 79 4 stelle aperti dal 2021 e l'indotto economico del turismo, stimato dal Sole 24 ore nel 2024, è pari a 13,3 miliardi di euro", ha dichiarato l’assessore Alessandro Onorato. In un contesto cittadino in forte accelerazione sul fronte dell’offerta di lusso, con investimenti internazionali nel segmento luxury e ultra-luxury per oltre un miliardo di euro e l’ingresso di grandi gruppi alberghieri globali, Rise integra il lavoro di istituzioni e imprese, visione strategica ed esecutiva, offrendo uno spazio strutturato di networking esperienziale per favorire relazioni commerciali, partnership strategiche e condivisione di best practice. Rise è la piattaforma B2B internazionale che mette in relazione operatori qualificati, giornalisti e content creator con le eccellenze di Roma e del Lazio. L’evento combina momenti distintivi - Ice Breaker Registration (Hotel de La Ville, a Rocco Forte Hotel), Grand Opening Reception (Sala della Protomoteca in Campidoglio e Terrazza Caffarelli), Insight Meetings (The St. Regis Rome e Rome Cavalieri Waldorf Astoria), Style Experiences e l’evento serale conclusivo, Italian Passion - The Closing Night (L’Opificio Italiacamp) - con nuove prospettive che ampliano e diversificano l’esperienza della destinazione, restituendo una lettura autentica e contemporanea di Roma e del Lazio. I post tour su località alle porte di Roma, tra cui Bracciano e Cerveteri, oltre a Firenze, Napoli e il territorio irpino, estendono il racconto dell’Italia come sistema di destinazioni d’eccellenza, connesse e complementari, capaci di dialogare con i mercati chiave attraverso un linguaggio distintivo e contemporaneo. Dopo una prima edizione di successo nel 2025, che ha visto la partecipazione di circa 60 top buyer, decine di giornalisti e content creator provenienti da tutto il mondo, nonché oltre 50 operatori e stakeholder della destinazione in qualità di exhibitor, partner e sponsor, Rise 2026 amplia la propria dimensione internazionale: l’Europa conferma il ruolo di mercato principale, il Nord America mantiene una posizione centrale, mentre Middle East, Latam e Far East rafforzano la propria presenza, in linea con le attuali dinamiche globali. Questa distribuzione conferma RISE come piattaforma capace di intercettare mercati ad alto potenziale e di interpretare con precisione l’evoluzione del turismo di lusso. A supporto della seconda edizione di Rise, Enit e Zètema partecipano in qualità di Partner Istituzionali, Trenitalia in qualità di Official Green Carrier, UniCredit in qualità di Main Sponsor, Aeroporti di Roma e Ita Airways in qualità di Supporting Partner, e Aim GroupInternational come Destination Partner. "Come Dmo di Roma Capitale, abbiamo la responsabilità di trasformare l’attrattività della città in valore per il territorio. La prima edizione di Rise ha confermato che la sinergia pubblico-privato è la strada giusta da percorrere insieme: non solo un evento, ma uno strumento di racconto, di business e di posizionamento internazionale. Con la seconda edizione, siamo pronti a dare il via a un appuntamento ancora più ambizioso, che porterà Roma al centro dell’attenzione globale. Ringrazio l’assessore Alessandro Onorato per la visione che ha reso possibile questo progetto e il presidente Onorio Rebecchini per l’impegno, che con il Convention Bureau Roma e Lazio, ha tradotto la strategia in un modello operativo efficace", ha commentato Gianluca Lo Presti, direttore generale della Fondazione per l’Attrazione Roma & Partners. "La forza di Rise è la sua coralità. La prima edizione ha mostrato quanto la fiducia e l’impegno degli operatori possano intrecciarsi con promozione, relazioni e autentiche esperienze di destinazione. Con la seconda edizione, proseguiamo questo percorso con la stessa cura, arricchito da nuove idee e concept innovativi, andando oltre il format del workshop B2B tradizionale per affermarsi come un ecosistema dinamico capace di generare relazioni, opportunità concrete e valore per il territorio. Desidero ringraziare l’assessore Alessandro Onorato per il sostegno e l’impegno nella valorizzazione della destinazione e il direttore Gianluca Lo Presti per il contributo strategico alla crescita di Rise", ha dichiarato Onorio Rebecchini, presidente del Convention Bureau Roma e Lazio. Rise 2026 segna un nuovo capitolo per Roma, rilanciando l’ambizione della città di consolidarsi come capitale mondiale del turismo di lusso: una città capace di rinnovarsi senza sosta, dove l’heritage millenario incontra la contemporaneità e si traduce in esperienze di alto profilo.
(Adnkronos) - Gli italiani stanno migliorando sul fronte dello spreco alimentare (-10,3% rispetto ad un anno fa), arrivando a 554 grammi di cibo gettato a testa ogni settimana, ‘solo’ 79,14 grammi al giorno. Ma la somma delle perdite e degli sprechi alimentari vale oltre 13 miliardi e mezzo (dati elaborati dall’Università di Bologna - Distal / Waste Watcher sulle fonti di riferimento), 7 miliardi e 363 milioni solo nelle case degli italiani. Sono i dati contenuti nel 'Caso Italia 2026', il nuovo Rapporto dell’Osservatorio Waste Watcher International diffuso in vista della 13esima Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, 5 febbraio 2026, indetta dalla campagna pubblica di sensibilizzazione Spreco Zero. Waste Watcher ha monitorato il comportamento degli italiani nel mese di gennaio 2026, attraverso l’indagine condotta con metodo Cawi, promossa da Spreco Zero con l’Università di Bologna - Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroalimentari e Last Minute Market su monitoraggio Ipsos - Doxa (campione di 2000 casi rappresentativi della popolazione generale). Più nel dettaglio, stando al report, l’Italia, in linea con la rilevazione dello scorso settembre relativa all’estate 2025, segna un miglioramento deciso rispetto ai dati di un anno fa: sprechiamo infatti 554 grammi di cibo pro capite ogni settimana, ovvero 63,9 grammi in meno rispetto al dato del febbraio 2025 (617,9 g). La performance più brillante è firmata dai Boomers che fissano lo spreco settimanale pro capite medio a 352 grammi, superando, in anticipo di quattro anni, l’esame dell’Agenda 2030, quando a tutti gli italiani sarà chiesto di gettare mediamente non più di 369,7 grammi a testa ogni settimana per centrare l’obiettivo 12.3 sullo spreco alimentare. Più indietro restano le famiglie della Generazione Z, posizionate a quota 799 grammi di spreco settimanale medio pro capite, le famiglie Millennials, con 750 grammi settimanali pro capite, e quelle della Generazione X, con 478 grammi settimanali pro capite. Emerge in chiave quasi plebiscitaria la cura per la preparazione dei pasti, un tratto distintivo mediterraneo e italiano: una abitudine di vita cui si dedica ogni giorno l’88% degli italiani. Solo il 4% degli italiani dichiara di non cucinare perché non ama farlo. E per la prima volta risulta praticamente unanime la consapevolezza intorno al tema 'spreco': il 94% degli italiani certifica la sua attenzione alla questione e, di questa moltitudine di cittadini, il 63% getta qualcosa meno di 1 volta a settimana, solo il 14% spreca quasi quotidianamente. Già da questi dati si delinea un divario generazionale piuttosto marcato: il 29% della Generazione Z spreca almeno una volta a settimana, contro appena il 6% dei Boomers. Spiega il direttore scientifico dell’Osservatorio Waste Watcher International Andrea Segrè, fondatore della Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare: "I dati del Rapporto Waste Watcher 2026 ci dicono con chiarezza che la sfida dello spreco alimentare non si vince contrapponendo le generazioni, ma mettendole in relazione. I Boomers oggi sono la locomotiva della prevenzione: hanno interiorizzato nel tempo competenze di cura, di gestione del cibo e di riuso che li portano già vicino agli obiettivi dell’Agenda Onu 2030. La Generazione Z, invece, è più fragile sul piano organizzativo ma possiede un capitale decisivo: la padronanza degli strumenti digitali e la disponibilità al cambiamento. È qui che nasce l’intelligenza intergenerazionale: quando l’esperienza incontra la tecnologia, quando il sapere pratico dei più anziani viene tradotto in nuovi linguaggi dai più giovani. Solo favorendo questo scambio - nelle famiglie, nelle scuole, nelle comunità e anche nei luoghi del cibo fuori casa - possiamo davvero dimezzare lo spreco alimentare entro i prossimi quattro anni, come chiede la Campagna Spreco Zero. Lo spreco non è solo una questione di consapevolezza, ma di competenze condivise: e il futuro passa dalla capacità di farle circolare tra le generazioni". Tornando ai dati, si spreca meno al Nord (516 grammi settimanali, -7%), di più al Sud (591,2 grammi settimanali, +7%) e poco di più al Centro (570,8 grammi settimanali, +3%); più virtuose le famiglie con figli (-10%) e i Comuni fino a 30mila abitanti (-8%). In cima ai cibi più sprecati svettano la frutta fresca (22,2 g a settimana), la verdura fresca (20,6 g) e il pane fresco (19,6 g), seguono l’insalata (18,8 g) e cipolle/aglio/tuberi (17,2 g).