ENTRA NEL NETWORK |
ENTRA NEL NETWORK |
(Adnkronos) - Sergio Perez punge la Red Bull. Il pilota messicano, fermo dopo i quattro anni trascorsi con la scuderia austriaca, in cui ha contribuito alla conquista di due titoli Costruttori, è tornato a parlare del suo addio e delle difficoltà di affiancare Max Verstappen: "Non mi aspettavo che accadesse. In Qatar tutto è diventato più chiaro, abbiamo iniziato a discutere e a trattare la mia uscita dal team. È successo tutto molto rapidamente". Horner, proprio per sostituire Perez, a inizio anno aveva scelto Liam Lawson, salvo poi sostiuirlo con Yuki Tsunoda dopo soltanto due gare: "Penso di non aver potuto dimostrare appieno cosa posso fare come pilota, soprattutto lo scorso anno. Ora però, improvvisamente, la gente capisce le difficoltà che si provano guidando quella macchina. Anche prima del mio arrivo in Red Bull, piloti come Alex Albon e Pierre Gasly avevano faticato. Su Tsunoda, posso dire che ha talento ed è veloce", ha spiegato ai canali ufficiali della Formula 1. Perez al momento è fermo ai box, ma alla finestra in attesa di un nuovo progetto che possa offrirgli un sedile in Formula 1: "Voglio un progetto che sia capace di motivarmi e che possa apprezzare e valorizzare la mia esperienza. Alcuni team mi hanno già contattato, ma mi sono dato sei mesi per valutare la mossa migliore per il mio futuro".
(Adnkronos) - “il progetto Campus Mind ha visto l’avvio del cantiere a metà 2024, stiamo procedendo rapidamente con la realizzazione delle fondazioni e delle strutture. La previsione di completamento rimane estate 2027. Sarà un campus articolato su 5 edifici e dedicato alla didattica e alla ricerca in ambito scientifico. Vedrà il trasferimento delle facoltà scientifiche dell’Università degli Studi di Milano nell’arco dell’anno accademico 2027/2028”. Così Francesco Mandruzzato, amministratore delegato di Academo e commercial director development & infrastucture di Lendlease, in occasione dell’incontro “Campus Mind: il primo passo per gli studenti”, promosso da Lendlease, Università degli Studi di Milano e Ream Sgr in occasione della posa della prima pietra del primo studentato a Mind. È stata l’occasione per offrire un aggiornamento sui lavori di realizzazione del Campus delle facoltà scientifiche de La Statale e sullo sviluppo dell’area Est del grande distretto. “Arriveranno 23 mila persone tra studenti, ricercatori, professori e personale amministrativo – conclude Mandruzzato – Troveranno qui in Mind delle strutture di altissimo livello che consentiranno di sviluppare ulteriormente la loro attività per essere più competitivi e più attrattivi”.
(Adnkronos) - Due terzi dei principali fiumi italiani è attualmente a rischio erosione con arretramenti della costa che arrivano fino a 10 metri all’anno. Il quadro emerge da uno studio pubblicato sulla rivista 'Estuarine, Coastal and Shelf Science' e condotto da Monica Bini e Marco Luppichini del dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa. La ricerca ha analizzato i cambiamenti delle coste sabbiose italiane negli ultimi 40 anni, dal 1984 al 2024, con particolare attenzione ai delta fluviali. Utilizzando un software che analizza immagini satellitari, Bini e Luppicchini hanno ricostruito l’evoluzione della costa italiana. Il risultato è che il 66% dei 40 principali fiumi italiani è soggetto all’erosione costiera, percentuale che sale 100% se si escludono le aree protette da difese artificiali. “Il cambiamento climatico sta avendo un impatto significativo sull'evoluzione delle coste italiane - spiega Marco Luppichini - in particolare incidono la diminuzione delle precipitazioni e l’aumento degli eventi meteorologici estremi che alterano il ciclo idrologico e la capacità dei corsi d’acqua di trasportare sedimenti fino alla costa. A questo si aggiungono l’innalzamento del livello del mare, che contribuisce alla scomparsa di tratti di litorale, e l’incremento della temperatura delle acque superficiali del Mediterraneo che intensifica tempeste e mareggiate, accelerando il processo erosivo e riducendo la resilienza delle spiagge”. Secondo lo studio, le aree più a rischio erosione sono il delta del Po, il Serchio, l’Arno, e l’Ombrone in Toscana e il delta del Sinni in Basilicata, tutte zone caratterizzate da un forte arretramento della linea di costa e da una significativa perdita di sedimenti dovuta a fattori climatici e antropici. Il delta del Po è una delle zone più vulnerabili a causa dell'innalzamento del livello del mare e della riduzione del trasporto sedimentario. Nonostante alcune aree mostrino avanzamenti della costa, molte parti registrano un progressivo arretramento, in particolare nei settori meno protetti da opere artificiali. In Toscana le foci dell’Arno e del Serchio sono soggette ad un arretramento costante di 2-3 metri all’anno mentre il delta dell’Ombrone registra una delle situazioni più critiche, con tassi di erosione fino a 5-6 metri all’anno. La ridotta disponibilità di sedimenti, dovuta a modifiche antropiche lungo il corso del fiume, e l'aumento delle mareggiate rende infatti questa zona particolarmente fragile, mettendo a rischio gli ecosistemi del Parco della Maremma e le attività economiche legate al turismo e all’agricoltura. Il delta del Sinni, in Basilicata, rappresenta infine uno dei casi più estremi, con un’erosione che supera i 10 metri all'anno, una delle più alte in Italia. “E’ chiara l’urgenza di adottare strategie sostenibili per gestire le coste, mitigare gli effetti dell’erosione e proteggere le aree più fragili - conclude Luppichini - grazie al nostro studio abbiamo realizzato un database omogeneo per l’intero territorio nazionale così da aiutare una possibile pianificazione degli interventi a difesa delle zone più a rischio, come i delta fluviali, veri e propri 'hotspot' della crisi climatica in corso”.