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(Adnkronos) - Il Bologna ha conosciuto la propria avversaria ai playoff di Europa League nel sorteggio di oggi, venerdì 30 gennaio. I rossoblù affronteranno i norvegesi del Brann Bergen nello spareggio per gli ottavi. Il sorteggio di Nyon ha definito anche gli eventuali accoppiamenti per gli ottavi di finale, con la Roma spettatrice interessata visto che agli ottavi potrebbe esserci un derby italiano. Ecco tutti gli accoppiamenti degli spareggi (andata il 19 febbraio, ritorno il 26 febbraio): Brann - Bologna Paok Salonicco - Celta Vigo Lille - Stella Rossa Panathinaikos - Viktoria Plzen Fenerbahce - Nottingham Forest Ludogorets - Ferencvaros Celtic - Stoccarda Dinamo Zagabria - Genk Se dovesse superare il Brann, agli ottavi il Bologna sfiderebbe Roma o Friburgo.
(Adnkronos) - Un comparto che non conosce crisi nonostante la flessione dei consumi di massa: la carne bovina in Italia oggi fa segnare un mercato complessivo stimato in 12,8 miliardi di euro alla produzione. A trainare la crescita è il segmento 'Premium', dove razze selezionate e frollature estreme hanno trasformato la carne in un bene di lusso capace di sfiorare i 180 euro al chilo. Un trend, quello del 'dry aging' prolungato, che ha ricevuto anche il via libera dell’Efsa: secondo l'Autorità europea, il consumo di carne frollata oltre i 45 giorni è sicuro quanto quello della carne fresca, purché avvenga in condizioni di ventilazione e umidità millimetriche. Tuttavia, proprio mentre le steakhouse di Milano e della Toscana rincorrono frollature record che superano i 120 giorni, un''operazione verità", come la definiscono gli ideatori, scuote il settore. Nicola Ornelli, esperto e titolare della steakhouse d'avanguardia 'Ornelli Black Angus' a Roma, ha deciso di "sottoporre il dogma del tempo infinito a un processo senza appello. Attraverso un doppio 'blind test' - una sfida al buio che ha messo a confronto prima i palati tecnici e poi quelli dei consumatori - il castello di carte del dry aging infinito è crollato. I risultati sono stati un'esecuzione: bendati di fronte al piatto, nessuno ha scelto l'estremismo temporale. Ornelli ha così messo a nudo la grande bugia del settore: quella frollatura 'eroica' spesso non è indice di superiorità, ma una strategia di marketing che maschera la perdita di identità della carne". L'operazione verità è partita da una suggestione di Gianfranco Lo Cascio, il professionista che ha fatto del dato scientifico la sua crociata contro i miti della cucina. "Lo stimiamo perché ha sempre scardinato principi ritenuti intoccabili, come le cotture frettolose, dimostrando che la carne va trattata con una sensibilità diversa", spiega Ornelli. "L’ultima sua sfida riguardava proprio il dry aging: Lo Cascio sostiene che i processi enzimatici abbiano un limite biologico. Oltre quello, la carne non migliora, ma si trasforma in qualcos’altro", sottolinea Ornelli. Per verificare questa tesi, Ornelli non si è accontentato di un’opinione ma ha trasformato in un 'laboratorio' la sua steakhouse romana 'Ornelli Black Angus'. Il primo round ha coinvolto l’élite del settore: insieme a Ornelli e Lo Cascio, si sono seduti al tavolo Stefano Di Donna (Passatempo BBQ) e Michele Ruschioni (Braciami Ancora). Davanti a loro, tre T-bone identiche con 30, 60 e 90 giorni di frollatura. Il risultato dei tecnici è stato unanime: la bistecca 'matura' a 90 giorni ha perso il confronto con quella di 60, quest'ultima definita perfetta per equilibrio e umidità. Nel secondo test Ornelli ha sottoposto 120 bistecche al palato di 40 appassionati, chiamati a un compito chirurgico: valutare l'esperienza sensoriale attraverso una griglia di sette criteri tecnici. È qui, tra analisi dell'aroma e misurazione della persistenza, che "la frollatura estrema è stata smascherata. I dati emersi dalle schede di valutazione, infatti, sono impietosi verso il tempo record: la bistecca a 60 giorni ha trionfato con 500 punti, mentre quella a 90 giorni è scivolata all'ultimo posto con soli 413,5 punti, risultando la meno tenera e la meno succulenta del lotto". "I risultati parlano chiaro e confermano quanto Gianfranco Lo Cascio professava sui social", sottolinea Ornelli. "La frollatura non è un processo che impreziosisce la carne all'infinito. Esiste un picco oltre il quale inizia una parabola discendente. Passato quel limite, la carne continua a mutare solo per disidratazione: perde profumo, consistenza e quell'umidità interna che la rende una bistecca. In pratica, si avvicina a un salume". E secondo Michele Ruschioni, fondatore di 'Braciamiancora', network che si occupa di raccontare e comunicare il mondo della carne "L'argomento è complesso e molto articolato. Proprio per questo "Braciamiancora' è stata l'unica realtà editoriale che ha pubblicato in Italia un manuale tecnico sulla frollatura. Sono 170 pagine nel quale noi affrontiamo l'argomento sotto tanti punti di vista. Detto questo l'equazione più lunga la frollatura più la carne diventa migliore, non è vera. Meglio può essere vera come può essere esattamente l'opposto. Dipende da molti fattori. Dipende dal tipo di carne che si frolla, dipende da che pezzo di carne frolli, dalla razza dell'animale. Ci sono tutta una serie di varianti", spiega ad Adnkronos/Labitalia. "Se mi chiedi: la carne che frolla più a lungo è più buona, io ti dico dipende. Se mi chiedi la frollatura migliora la carne, io ti dico dipende. E La frollatura la rende più tenera? Dico di sì, ma fino a un certo numero di giorni. Tante ricerche dimostrano che dai 60 ai 90 giorni si ottiene l'optimum per quanto riguarda la tenerezza della carne. Se mi chiedi, migliora il gusto, dipende. Migliora la texture, dipende. Perché le variabili sono tante", sottolinea. E sul boom dei prezzi per una bella bistecca frollata? "Se parliamo di prezzi che aumentano dico che sono, per la maggior parte dei casi, giustificati. Giustificati perché se io frollo un lombo che pesa all'incirca 100 kg, al termine del processo di frullatura, questo lombo può arrivare a pesare verosimilmente 80 kg. Quindi chi ha comprato a monte un lombo di 100 kg, dopo sei mesi, tre mesi, quattro mesi, se lo ritrova con una riduzione di peso. È assolutamente fisiologico, perché l'acqua se ne va e evidentemente il peso si riduce", sottolinea. Senza dimenticare che "queste carni vengono frollate in celle speciali. La cella consuma corrente. E poi c'è tutto il know-how dell'operatore, e quando è bravo, lui investe tutta la sua sapienza e la sua conoscenza, per fare avere un'esperienza gastronomicamente più appagante", sottolinea Ruschioni spiegando che "dal punto di vista concettuale, è lo stesso approccio che hai con il parmigiano reggiano quando matura per 40 mesi, con l'aceto balsamico che ha 24 anni. Il tempo ha un costo", conclude.
(Adnkronos) - “I sistemi di trattamento dell'acqua possono risolvere tutti i problemi legati all'eventuale inquinamento. I sistemi di trattamento al punto d'uso, cioè quelli installati al rubinetto, vengono utilizzati principalmente per migliorare le caratteristiche organolettiche dell'acqua. Tuttavia, grazie all'adozione di particolari elementi filtranti, come i carboni attivi, membrane o microfiltri, possono anche rimuovere eventuali sostanze indesiderabili. L'importante, in questi casi, è la manutenzione periodica che deve essere effettuata e affidarsi per l'acquisto e la manutenzione ad aziende qualificate e a personale adeguatamente formato”. Sono le parole di Giorgio Temporelli, esperto in normativa e tecnologie per il trattamento delle acque, al talk organizzato oggi a Milano da Culligan, ‘L’acqua del futuro è smart’. “Va sfatato il mito che l'acqua calcarea, cioè l'acqua dura, faccia venire i calcoli renali, che è il pensiero più diffuso. I calcoli renali sono formati essenzialmente da ossalato di calcio, che è prodotto dal metabolismo della persona, piuttosto che ingerito attraverso cibi e vegetali, mentre il calcare presente nell'acqua è carbonato di calcio e non c'entra nulla. Calcio e magnesio fanno bene alla salute umana - spiega l’esperto Temporelli - Diverso è , invece, l’impatto del calcare sulla tecnologia. Sappiamo, infatti, che gli impianti soffrono per la presenza di calcare. Questa problematica l può essere ridotta con l’adozione di opportune tecnologie, come gli addolcitori”. “I Pfas sono considerati inquinanti eterni e da almeno dieci anni se ne parla in modo approfondito. Sono sostanze molto pericolose poiché estremamente persistenti nell'ambiente, grazie alla loro composizione, il legame fluoro-carbonio, che le rende praticamente indistruttibili. Essi permangono nell'ambiente e sono presenti ovunque, anche nelle fonti di alimentazione come cibi e acqua - illustra - Un dato che desta particolare preoccupazione. La nuova normativa li attenziona infatti con tre parametri. I Pfas si possono rimuovere efficientemente - e questo è stato visto dai gestori di acquedotto - con i carboni attivi o, per quelli con la catena ultra corta, con tecnologie più spinte, come l'osmosi inversa”. “Similmente ai Pfas, anche le microplastiche sono considerate inquinanti eterni e si accumulano nell'ambiente - sottolinea Temporelli - La loro presenza nell'acqua è accertata e ci sono molti studi che attestano che l'ingestione di microparticelle di plastica si aggira nell'ordine delle decine di migliaia all'anno. Per rimuoverle dall’acqua servono sistemi di microfiltrazione o ultrafiltrazione, dato che si tratta di particelle solide con dimensioni micrometriche”, conclude.