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(Adnkronos) - La Russia cambia tattica nella guerra contro l'Ucraina e avanza ma non sfonda. Nel 2025 appena concluso, le forze di Mosca hanno conquistato 4.831 km quadrati, riprendendosi 473 km quadrati che i soldati ucraini aveva occupato nell'oblast russo di Kursk. L'esercito invasore si è impossessato negli ultimi 12 mesi dello 0,8% del territorio ucraino, con progressi rispetto all'anno precedente secondo i dati resi noti dall'Institute for the study of war (Isw), think tank americano che monitora il conflitto quotidianamente. Lo spostamento della linea del fronte, in generale, raramente assume carattere rilevante: si combatte per avanzare pochi metri nel Donetsk, tra insediamenti ridotti a macerie. E quando Mosca pianta una bandiera in un villaggio, il controllo si rivela solo parziale e temporaneo. In uno scenario complesso e variegato, l'accelerazione è testimoniata dai numeri, se si considera che nel 2024 la Russia aveva occupato 3.604 km quadrati. I passi avanti sono stati pagati a carissimo prezzo: l'esercito di Vladimir Putin, in base a cifre fornite dallo stato maggiore ucraino, lo scorso anno ha perso 416.570 uomini, con 78 vittime per km quadrato ottenuto. L'avanzata, evidenziano i dati, non è stata regolare né fluida. Novembre è stato il mese più favorevole agli occupanti, che hanno guadagnato 20,99 km quadrati al giorno. A dicembre, però, la fiammata si è parzialmente esaurita: si scende a 15 km quadrati al giorno. L'accelerazione, per quanto a strappi, è associata ad una nuova strategia adottata su larga scala dai reparti russi. Gli obiettivi principali di Mosca sono il Donetsk, per arrivare a controllare tutto il Donbass, e la regione di Zaporizhzhia. Non è un caso, quindi, che l'Ucraina sia riuscita a riconquistare territorio negli oblast di Kharkiv e Dnipropetrovsk. In generale, l'Isw evidenzia un ricorso sempre più ampio della Russia ai droni di ultima generazione in grado di volare per 50-60 km, aggirare le difese elettroniche ucraine e parallelamente di ostacolare le comunicazioni tra le unità di Kiev. I progressi russi, secondo l'Isw, sono stati favoriti a tratti anche dalle condizioni meteo: il maltempo invernale ha condizionato l'operatività dei droni ucraini. Le forze russe hanno sfruttato pioggia, nebbia e neve che ostacolano le operazioni di ricognizione e attacco. Il supporto tecnico garantito alle truppe di Mosca è stato determinante per il successo di missioni compiute da gruppi ridotti di soldati, entrati in azione sistematicamente nelle aree di Pokrovsk, Oleksandrivka e Hulyaipole - nel Donetsk - nell'autunno dello scorso anno. Sono state accantonate, su ampi tratti del fronte, gli assalti 'vecchio stile' con ondate di soldati spediti contro le postazioni nemiche. La tattica del tritacarne è stata messa da parte, ma la svolta non ha ridotto in maniera significativa le perdite, che sono rimaste ingenti, soprattutto in rapporto al territorio conquistato: non è chiaro se la Russia sarà in grado di sostenere questo ritmo di operazioni, a questo prezzo, nel medio-lungo termine.
(Adnkronos) - Renzo Iorio è il nuovo presidente di Federterme Confindustria, l’associazione che dal 1919 rappresenta il sistema termale italiano. Subentra a Massimo Caputi alla guida di un settore strategico non solo in ambito sanitario, ma anche per lo sviluppo turistico, territoriale, occupazionale e della salute termale del Paese. Nel suo primo intervento, Iorio ha ribadito il ruolo chiave delle terme come motore di benessere, coesione sociale e sviluppo locale: "Federterme Confindustria è un punto di riferimento imprescindibile per le politiche attive del settore termale. Le terme costituiscono un presidio economico e sociale insostituibile per le aree interne, generando occupazione qualificata, attrattività territoriale e servizi essenziali per le comunità locali. Sotto la mia presidenza, intensificheremo la difesa delle terme dotate di autentica acqua termale, tutelando il loro valore terapeutico esclusivo, e daremo impulso a un ambizioso programma di ricerca scientifica, con studi clinici avanzati, trials randomizzati e collaborazioni con università e istituzioni sanitarie, per validare le proprietà terapeutiche delle acque, innovare le applicazioni cliniche e posizionare il termalismo all’avanguardia della medicina evidence-based, integrandolo con turismo e benessere sostenibile". Renzo Iorio è Consigliere di amministrazione con delega alle relazioni istituzionali e associative di Terme di Sirmione Spa dal 2017, nonché Adjunct Faculty Member presso la Luiss Business School. La sua carriera vanta expertise in consulenza aziendale, finanza d’impresa, M&A e gestione di partecipazioni in Italia e all’estero. Ha guidato per oltre vent’anni l’espansione della multinazionale Accor in Italia e Sud Europa, ricoprendo incarichi dirigenziali in Ferrovie dello Stato e Anas Spa. Sul piano politico e istituzionale, è vicepresidente vicario di Federturismo Confindustria, dopo aver presieduto Aica Confindustria, Federturismo e il Gruppo Tecnico Cultura & Sviluppo; è inoltre membro del Consiglio Direttivo dell’Unione Industriali di Napoli. Il Cavaliere del Lavoro Giacomo Gnutti, presidente e amministratore delegato di Terme di Sirmione Spa, ha commentato: “Formulo i migliori auguri di buon lavoro all’amico Renzo Iorio, che da anni condivide con noi le strategie aziendali. Sono certo che la sua profonda competenza del settore turistico e la sua esperienza del contesto Confindustriale e associativo, ricoprendo anche posizioni apicali, consentiranno a Federterme una nuova affermazione del termalismo italiano, patrimonio economico, sanitario e turistico, secondo in Europa dopo la Germania e quinto nel mercato mondiale”.
(Adnkronos) - Sentimenti di ansia, sfiducia e rabbia nei confronti del futuro. Così l’emergenza climatica impatta sulla salute mentale e sul benessere psicologico, in particolare dei giovani italiani. È quanto emerge dall'indagine sull’ecoansia, condotta su un ampio campione di giovani italiani tra i 18 e i 35 anni, realizzata dall’Istituto Europeo di Psicotraumatologia e Stress Management (Iep) per conto di Greenpeace Italia e ReCommon, con la collaborazione di Unione degli universitari (Udu) e Rete degli studenti (RdS), e pubblicata sul Journal of Health and Environmental Research. I dati sono stati raccolti tra giugno e novembre 2024 con un questionario diffuso dalle associazioni studentesche in scuole e università italiane e online, compilato da 3.607 persone. Dalle risposte emerge che il 41% dei giovani intervistati associa il tema del cambiamento climatico a sentimenti di ansia per il futuro, il 19% a una sensazione di rabbia e frustrazione, il 16% ad impotenza e rassegnazione. Solo l’1% ha risposto affermando di sentirsi responsabile o di avere dei doveri nei confronti del Pianeta. Infine, per il 44% l’ansia generata dal cambiamento climatico ha un effetto negativo sul benessere psicologico nella vita di tutti i giorni. "Il cambiamento climatico non è solo un problema ambientale ma è diventato a tutti gli effetti una crisi emotiva e valoriale che interessa profondamente i giovani italiani, incidendo sul modo in cui immaginano il futuro, sulle decisioni quotidiane e persino sulle relazioni sociali - spiega Rita Erica Fioravanzo, presidente dello Iep - Per tutelare i giovani, dobbiamo riconoscere la gravità del loro disagio e affrontarlo insieme alle cause strutturali del cambiamento climatico". L'analisi evidenzia forti collegamenti tra l’ecoansia e un maggiore disagio psicologico generale, evidente non solo tra i giovani che sono stati colpiti direttamente da eventi climatici estremi, come alluvioni e ondate di calore, ma anche tra coloro che possiedono semplicemente una consapevolezza della minaccia climatica. Particolarmente colpiti risultano i giovani che vivono al Sud e nelle Isole, i quali presentano in media sia più preoccupazione per gli effetti della crisi climatica, sia in alcuni casi sintomi psicologici più intensi, come ad esempio insoddisfazione, ruminazione e ansia. Dall’analisi emerge che l'impatto del cambiamento climatico sul disagio psicologico è prevalentemente indiretto ed è mediato da tre fattori psicologici: l'ecoansia, il pessimismo nei confronti del futuro e, soprattutto, la mancanza di scopo nella vita. L’analisi delle risposte conferma la presenza diffusa di forte sfiducia, rabbia e frustrazione, sentimenti che sembrano prevalere nettamente sulla percezione della propria capacità individuale di poter contrastare le conseguenze dei cambiamenti climatici. "L’emergenza climatica incide drasticamente sulla nostra vita, con impatti ambientali già molto visibili. Questa indagine mostra che è anche una questione di salute mentale, che non possiamo continuare a ignorare - dichiara Simona Abbate della campagna Clima di Greenpeace Italia - Chiediamo al governo di riaccendere la speranza nel futuro agendo contro le cause della crisi climatica e facendo pagare ai suoi principali responsabili, le aziende del gas e del petrolio, i danni che stanno causando con le loro emissioni, oltre a garantire un supporto concreto alla salute delle persone, inclusa quella mentale, minacciata dagli effetti diretti e indiretti dei cambiamenti climatici".