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(Adnkronos) - Bad Bunny infiamma il Super Bowl, celebra il Sud America e fa infuriare Donald Trump. Reduce dalle tre vittorie ai Grammy domenica scorsa, tra cui quello per Best Album, la superstar portoricana del reggaeton e del Latin trap ha portato sul palco del Levi’s Stadium di Santa Clara, California, una performance ricca di ritmo, cultura e messaggi di unità, che ha fatto ballare tutto lo stadio californiano. In total white, ha inaugurato la sua esibizione con 'Tití Me Preguntó', attraversando scenografie che evocavano la vita portoricana: contadini con i tradizionali cappelli pava, giocatori di domino e pugili. Successivamente, ha eseguito 'Voy a Llevarte Pa PR'. Il culmine della performance si è raggiunto su un palco secondario, denominato 'La Casita', dove ha interpretato 'Safaera', per poi passare a 'Gasolina' di Daddy Yankee e altri suoi successi, tra cui 'EoO'. Accanto a lui nomi come Lady Gaga, Ricky Martin e Cardi B, mentre lo show ha celebrato le radici latinoamericane e un messaggio chiaro di inclusività: bandiere di paesi di tutto il continente, saluti multilingue e sullo schermo dello stadio la frase: "L'unica cosa più potente dell'odio è l'amore", a chiudere la performance con la title track del suo album vincitore di Grammy, "Debí Tirar Más Fotos". A poche ore dalla conclusione dello spettacolo, Donald Trump ha attaccato l'esibizione sui social. In un post infuocato su Truth Social, ha definito l’Halftime Show di Bad Bunny “assolutamente terribile”, “uno dei peggiori di sempre” e “una slap in the face (uno schiaffo in faccia) alla grandezza dell’America”, criticando il fatto che buona parte della performance fosse in spagnolo e non comprensibile agli spettatori statunitensi. Nella sua polemica, Trump ha addirittura affermato che la coreografia e le scelte artistiche fossero “disgustose per i bambini” e ha usato l’occasione per attaccare la NFL e la stampa mainstream, accusata di celebrare uno spettacolo che, secondo lui, " un insulto alla grandezza americana e non rispetta gli standard americani di successo, creatività o eccellenza”.
(Adnkronos) - Un confronto a tutto campo su Ia, didattica e futuro. Mercoledì 4 febbraio, a partire dalle 9.30, la sede principale dell’Università eCampus, a Novedrate (Como), ospiterà 'eCampus, didattica aumentata e Ia: il ruolo delle università nelle politiche di innovazione', una giornata di lavoro dedicata alle intelligenze artificiali, al plurale, per approfondire il ruolo delle università nelle politiche di innovazione: la formazione di nuove competenze, la trasformazione delle professioni, la cybersecurity e i nuovi linguaggi. Un dibattito aperto in cui l’ateneo metterà a disposizione della collettività i risultati della ricerca e della terza missione nei suoi vent’anni di esperienza. L’università non può limitarsi a 'comprare' l’intelligenza dall’esterno, ma deve concorrere a formarla, personalizzarla e addestrarla, trasmettendo agli studenti competenze critiche, etiche e tecnologiche. Una posizione che dialoga idealmente con il dibattito aperto a Stanford all’indomani della diffusione dei sistemi generativi e che eCampus sviluppa oggi in una prospettiva autonoma, fondata su un approccio artigiano al sapere, capace di rendere i singoli profili professionali protagonisti consapevoli dei processi di innovazione. Il programma della giornata seguirà un percorso coerente con questa impostazione. Al mattino il confronto si concentrerà sul rapporto tra innovazione e formazione dei professionisti del futuro e sulle professioni in trasformazione. Il Piano strategico di Ateneo costituirà il filo conduttore delle diverse sessioni, emergendo nei temi della didattica, delle competenze, dell’impatto sociale e delle politiche di innovazione. Nel pomeriggio l’attenzione si sposterà sul rapporto tra tecnologia e salute, sui temi dell’accessibilità e dell’inclusione e, infine, sul ruolo della ricerca e dei dottorandi nei processi di innovazione, prima della chiusura affidata a un momento informale di networking. A dare voce al dibattito sarà un parterre ampio e multidisciplinare, grazie ai contributi di Amarildo Arzuffi di Fondimpresa, Antonella Guidazzoli di Cineca, Pier Guido Lezzi di MaticMind Milano, del giornalista Carlo Massarini, del saggista Michele Mezza e dell’atleta olimpico Matteo Melluzzo. Per l’Università eCampus interverranno Marco Arnesano, Luisella Bocchio Chiavetto, Riccardo Botteri, Placido Bramanti, Manuela Cantoia, Elisabetta Cattoni, Luca Cioccolanti, Gloria Cosoli, Venusia Covelli, Leonardo Fiorentini, Oleksandr Kuznetsov, Enrico Landoni, Lorenza Lei, Giovanni Liberati Buccianti, Alfonso Lovito, Barbara Marchetti, Marco Margarita, Elisa Pedroli, Francesco Pigozzo, Cristian Randieri, Paolo Raviolo, Marco Rondonotti, Maria Lucrezia Sanfilippo, Enzo Siviero, Manuela Vagnini e Fabrizio Vecchio. L’evento, aperto a tutti, aiuterà a comprendere come la didattica aumentata e le intelligenze artificiali stiano ridisegnando il ruolo dell’università nelle politiche di innovazione.
(Adnkronos) - "Estrarre l’ultima goccia di olio dalle emulsioni oleose è la nostra missione quotidiana. La Bottari si occupa prevalentemente dalla nascita della raccolta e trasporto e lo smaltimento degli oli usati.” Così Davide Bottari, amministratore delegato di Bottari S.r.l, ha descritto a Roma l’attività della sua azienda, intervenendo alla presentazione della terza edizione del progetto di Legambiente “L’Italia in cantiere. Un Clean Industrial Deal Made in Italy”. L’incontro ha messo in luce le best practice italiane nella transizione ecologica e il ruolo delle imprese nazionali nell’implementazione di un’industria più sostenibile, innovativa e competitiva. “Ogni anno l’azienda raccoglie circa 60.000 tonnellate di emulsioni oleose, miscugli complessi di acqua e olio a bassa concentrazione, dai quali riesce a estrarre circa 7.000 tonnellate di olio, destinato alla rigenerazione industriale. Questo processo consente di evitare lo smaltimento per termodistruzione o altre soluzioni ad alto impatto ambientale.” “Il nostro contributo al Clean Industrial Deal Made in Italy non è solo tecnologico, ma anche culturale”, spiega Bottari. “Partecipiamo ai cantieri della transizione ecologica perché rappresentiamo un esempio concreto di come l’industria possa operare in maniera sostenibile, senza compromettere la competitività. Tutto il nostro processo è rigorosamente Made in Italy, dal macchinario alle procedure operative. L’azienda fa parte del Gruppo Italium, interamente italiano, che coordina diverse attività di raccolta e rigenerazione di materiali industriali complessi.”