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(Adnkronos) - Neve sulle Alpi a favore di Olimpiadi, emergenza piogge al Sud. Italia divisa ancora in due dal meteo, con il Centro e il Settentrione ancora nel mirino del maltempo che ormai da giorni sta colpendo le regioni. E perché arrivi la svolta positiva sarà necessario attendere ancora, almeno fino a metà mese. Sono queste le previsioni meteo degli esperti per la giornata di oggi, venerdì 6 febbraio, e per i giorni a venire. Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, rassicura tutti per l'evento clou olimpico: la perturbazione che ha raggiunto il Nord nelle ultime ore si allontanerà velocemente verso est. A Milano, dopo le ultime piogge della mattinata, il cielo tenderà ad aprirsi, garantendo una cerimonia d'apertura a San Siro (ore 20:00) prevalentemente asciutta e con temperature non troppo rigide, attorno ai 5-6°C. Le notizie sono ancora migliori per le sedi montane: la "benedizione bianca" è arrivata puntuale. Le nevicate delle ultime 24-48 ore hanno depositato un manto fresco e molto abbondante su Cortina e su tutto l'arco alpino, creando lo scenario perfetto per le gare. Tuttavia, il quadro nazionale resta critico altrove. Mentre il Nord e le Olimpiadi godono di questa tregua, il Centro-Sud rimane ostaggio del "maltempo ad oltranza": il flusso atlantico continua a inviare perturbazioni cariche di pioggia su terreni ormai saturi. Soprattutto tra Campania, Calabria e Basilicata è allerta per rischio idrogeologico: altri fenomeni insisteranno per tutto il weekend, con accumuli che localmente potranno superare i 100 mm in 48 ore. Il fine settimana vedrà quindi un'Italia a due velocità: un Nord più soleggiato e "olimpico", e un Sud ancora sotto l'ombrello. Per ritrovare una fase più stabile, accompagnata da alta pressione, dovremo attendere almeno metà mese e non ovunque; la prossima settimana vedrà una nuova perturbazione, anche intensa, nella giornata di lunedì, altri due fronti atlantici tra mercoledì e giovedì e nel weekend: ma attenzione, dopo un periodo atlantico con masse d’aria umida in arrivo dalla Spagna e dalla Francia, per San Valentino non si esclude una “svolta clamorosa”. Dal 14 febbraio in poi, aria artica continentale, in rapida discesa dalla Russia e dalla Finlandia, raggiungerà la Baviera e il Tirolo: nei giorni seguenti non si esclude l’attraversamento delle Alpi con neve in Pianura Padana e freddo al Nord. Sarebbe un drastico cambiamento di scenario da “cuori forti”, d’altronde è previsto dalla Festa degli Innamorati in poi. Venerdì 6. Al Nord: ultime piogge al mattino ad est, migliora presto al Nordovest, anche a Milano. Al Centro: maltempo al mattino, specie su Lazio e Sardegna. Al Sud: piogge e rovesci forti specie su Campania e Calabria. Sabato 7. Al Nord: molte nubi, piogge deboli sul Triveneto. Al Centro: peggiora dalla Sardegna verso il resto delle regioni. Al Sud: peggiora sul basso Tirreno e in Puglia. Domenica 8. Al Nord: poco sole, peggiora su Piemonte e Liguria. Al Centro: ancora piogge dalla Sardegna verso il resto delle regioni nel pomeriggio. Al Sud: asciutto, peggiorerà in nottata sul basso Tirreno. Tendenza: prossima settimana ancora con tante piogge.
(Adnkronos) - Da qui sono passati Audrey Hapburn e Ava Gardner, Joan Collins e Liz Taylor. Erano gli anni '60, a Roma, e a frequentare questo ritrovo della Dolce vita, a due passi da Via Veneto, erano anche le stelle di Hollywood, oltre alle dive nostrane come Sophia Loren e Claudia Cardinale. E' in quel periodo che affonda la sua storia la mitica Taverna Flavia, ristorante simbolo della mondanità romana fondato da Mimmo Cavicchia, al numero 11 di via Flavia, nel prestigioso quartiere Ludovisi. Una trattoria autentica che, grazie alla sua semplicità ma anche al suo carisma, attirava i personaggi del mondo dello spettacolo diventando un luogo iconico, insomma 'the place to be' per lo star system di quegli anni gloriosi per la Capitale. E che oggi torna a nuova vita grazie all'iniziativa dell'imprenditore romano Luca Di Clemente, che l'ha ripresa in mano affidandosi alla cucina dello chef Andrea Lattanzi. La Taverna Flavia riapre dopo essere rimasta chiusa per otto anni, seguiti a una parentesi gestionale da parte degli eredi di Cavicchia, dopo la sua scomparsa nel 2016. Forte del successo di altre due attività in zona Porta Pia-Castro Pretorio, Luca Di Clemente ha l'ambizione di riportare ora il locale ai fasti del periodo d'oro, reinterpretato in chiave contemporanea. "Credo che riaprire oggi la Taverna Flavia - afferma Di Clemente ad Adnkronos/Labitalia - significhi assumersi una responsabilità precisa nei confronti della sua storia, che poi vuol dire raccoglierne l’eredità di fascino e magia che ne ha fatto la fama per decenni, per riportarla nel presente con rispetto e devozione. L’allure della Dolce Vita, che da sempre si lega a questo locale e ai suoi ambienti, per noi oggi è infatti qualcosa non di nostalgico ma d’ispirazionale. La magia e il fascino di un tempo che si attualizzano diventano linguaggio storicizzato, da narrare all’ospite di oggi e, perché no, anche a quello di domani". Taverna Flavia vuol dire, infatti, per tutti storia mondana della Capitale. Il locale di Mimmo Cavicchia era luogo di ritrovo per le stelle del mondo dello spettacolo. E, come in ogni locale di un tempo frequentato da personaggi famosi che si rispetti, anche nella Taverna Flavia le pareti erano veri e proprio wall of fame con fotografie incorniciate scattate con Mimmo e i suoi noti ospiti o con stampe autografate e appese in bella mostra, alcune con dediche anche molto personali, a ribadire il rapporto speciale che ognuno aveva con il padrone di casa Cavicchia. A Liz Taylor era dedicata una sala intera del locale, per una devozione che Mimmo riservava alla diva che più di tutte aveva rapito il suo cuore. Personaggi del cinema più vicini ai nostri tempi che hanno frequentato la Taverna Flavia sono, poi, attori come Hugh Grant, Andy Garcia, Sharon Stone, Al Pacino, Sylvester Stallone, ma anche registi del calibro di Alfred Hitchcock, Pedro Almodovar e Quentin Tarantino. Tanti anche i nomi dal mondo della musica, immortali, del calibro di Frank Sinatra, Liza Minelli e Maria Callas. Dopo i lavori di ristrutturazione e l’organizzazione di una brigata giovane, con uno chef brillante alla guida della cucina, nella persona di Andrea Lattanzi, le porte della Taverna Flavia si sono finalmente riaperte a ottobre. Per il nuovo arredo si è optato per uno stile minimal e sobrio pur mantenendo la memoria dello spirito di un tempo, per esempio nelle immagini delle icone che lo hanno visitato sparse nelle sale del locale. “L’obiettivo - spiega Luca Di Clemente - era di rendere esteticamente più internazionale un ambiente che parla la lingua della romanità e della tradizione soprattutto nel piatto. Non volevo che si entrasse più nella taverna tipica all’italiana, se non per le arcate di mattoni al vivo che dividono le sale, ma in un luogo dallo stile contemporaneo, con i velluti rosa e grigi delle sedie, la carta da parati e i mobili di legno”. Roma resta la vera protagonista culinaria di questa nuova fase della Taverna Flavia, una città che ha cresciuto e nutrito, da un lato, imprenditorialmente Luca e, dell’altro, gastronomicamente Andrea. Ed è in cucina, però, che si assiste alla vera rivoluzione che fa del gusto e dei sapori di una volta una questione di identità e di rassicurante memoria, senza regole prestabilite ma tutte da reinventare. La mano dello chef Andrea Lattanzi, contattato da Luca già per una precedente esperienza di consulenza per uno dei suoi locali, porta in tavola quella sintesi di passato e presente, di storia e di visione, qualcosa che in cucina vuol dire spesso grandi piatti della tradizione, resi nuovi da licenze inedite e tecniche moderne che ne alleggeriscono l’esecuzione mantenendone intatto tutto il gusto. Riscoprire e innovare sono i pilastri di questa cucina moderna che guarda alla tradizione e che parte dalla tradizione senza rigidità. "La cucina che proponiamo al Taverna Flavia anche è riconoscibile e in un certo senso si può definire tradizionale. Anche in questo caso l’operazione è stata poi quella di attualizzare e modernizzare questo bagaglio di sapori e ricette per portarle nel presente guardando al futuro, trasformando piatti che sono icone della nostra cucina italiana e romana", sottolinea Di Clemente. La cucina dello chef Andrea Lattanzi si definisce tradizionale ma è ricca di sorprese, ha cioè un approccio moderno e contemporaneo a tutto quel bagaglio di conoscenze e ricette che nella cucina provengono dal passato, che sono cioè tradizione. Nel suo menu i piatti sono tutti ispirati alla memoria dei sapori di casa, quelli legati alla cucina della mamma, elaborando un percorso concreto e coerente A portare qualcosa in più in questo caso sono la tecnica francese, appresa nelle esperienze d’Oltralpe, e il burro, anche questo riportato dalle cucine francesi gentilmente dosato in piatti e fondi. Per il menu di lancio Andrea ha pensato di interpretare il principio della tradizione romana, italiana e casalinga attraverso delle divertenti novità, approcciando in modo contemporaneo le ricette del passato, come avviene per esempio per la Salvia fritta, antipasto tipico e semplice che però qui viene arricchito con un ripieno (inserito tra due foglie di salvia) di gorgonzola con al di sopra un piccolo chutney di uva e anice che dà freschezza e acidità. O anche come la 'Pizza e mortazza' che Andrea propone in crocchetta con ripieno di mortadella e panatura di pizza bianca, parmigiano e un pezzetto di cipolla rossa caramellata sopra. O ancora nell’Ovetto in 'purgatorio', un piatto che raramente si trova nel menu di un ristorante e che però è parte del patrimonio gastronomico di tutti. Il piatto è composto, diversamente dalla ricetta tradizionale, con uovo strapazzato cotto al pomodoro con pecorino e mentuccia accompagnato da pane al cioccolato: “Ho pensato di proporre il pane al cioccolato perché come da tradizione anche nel sugo di coda alla vaccinara si mette un pezzetto di cioccolato - commenta Andrea - e mi piace l’idea di fare anche questa citazione a un altro classico della cucina romana ma anche di abbinare pomodoro e cioccolato”. Tra gli altri piatti dimenticati, legati alla cucina verace, di casa, c’è sicuramente lo Spaghettone al padellino, una rivisitazione della frittata di pasta classica qui declinata alla Norcina. “La frittata di pasta era un piatto che a mia mamma non veniva mai bene e mi sono detto perché non riportala sulla tavola un pochino più golosa”, ricorda. La pasta viene cotta il giorno prima, come vuole la tradizione e viene risottata in un brodo di carne. Si termina con un passaggio in uovo e sopra viene disposto il condimento alla Norcina con funghi, salsiccia e un po’ di panna; punta di acidità immancabile anche in questo piatto sono i funghi in carpione che aiutano a sgrassare il morso. Un primo che invece prende dal passato ma anche dal trend internazionale che lo sta interessando ultimamente, soprattutto a livello social, è la pastina al formaggino che nella Taverna Flavia ha la sua interpretazione come Risone al 'formaggino mio', fatta con estrazione di bufala, burro e parmigiano con sorpresa wow al ragù di cortile. Anche i primi della tradizione romana hanno ovviamente un loro posto nel menu, come per esempio l’Amatriciana, che Andrea fa preparando la salsa amatriciana, con ben quattro ore di cottura sul fuoco, come memoria vuole. Tra i secondi c’è invece 'Il nostro galletto', ossia un galletto al mattone solo apparentemente tradizionale perché viene cotto prima sottovuoto a 56° e poi portato in padella e nappato in stile francese, con burro e poi laccato con jus de volaille e finto miele di pere, una preparazione simile al miele ma con pere, glucosio, alloro, salvia, bacche di ginepro, chiodi di garofano e tanto rosmarino. Il piatto viene poi servito con una salsa fatta con il fondo di pollo, l’aceto balsamico e il vino rosso e una patata croccante, a parte, intera. Un secondo vegetariano da provare è l’'Involtino del contadino', un involtino di verza con ripieno di patate al burro nocciola e erbe cipollina, accompagnato da salsa parmigiano e vaniglia e poi da mirtilli fermentati. Lato dolci una carta con quattro proposte che nobilitano i classici della pasticceria italiana: Torta di mele con accompagnamento di zabaione, Zuppa inglese, Marisù, ossia maritozzo fatto in casa con inserto al caffè, crema al mascarpone e cacao e Panna cotta alla lavanda con caramello di susine e origano. “Ci tenevo - continua Andrea Lattanzi - a proporre una panna cotta perché è il dolce che da piccolo prendevo sempre. Ovviamente, volevo fare qualcosa di diverso da quello che viene sempre proposto quando si ordina una panna cotta, un dolce che rischia facilmente di essere semplice al limite del banale ma che a me piaceva tanto”. Roma è anche nel nome di Taverna Flavia, Flavia infatti viene dal latino flavius o 'biondo', 'dorato' ma legato anche alla casa dei Flavi. Così, anche le scelte della carta dei vini seguono questo indirizzo: tante etichette del Lazio e tante referenze che fanno riscoprire i tesori enologici della regione.
(Adnkronos) - Meno plastica, più buone pratiche e attenzione all’ambiente per ridurre ulteriormente l’inquinamento da plastica, stimolare la partecipazione, la raccolta differenziata e il riciclo, intensificando le attività di educazione e sensibilizzazione sui comportamenti virtuosi. Ruota intorno a questi cardini l’accordo siglato tra Università Campus Bio-Medico di Roma (Ucbm) e Plastic Free Onlus, uno dei maggiori soggetti del volontariato nazionale e internazionale attivo nella lotta all’inquinamento da plastica. Alla firma hanno partecipato l’ad e dg di Ucbm Andrea Rossi e Margherita Maiani, segretaria generale di Plastic Free Onlus, e il referente regionale Plastic Free Onlus del Lazio, Lorenzo Paris. Grazie a questo accordo, coordinato dal direttore Operations Antonio Bottini, Ucbm entra nella 'Rete delle Università per l'Ambiente Plastic Free', network nazionale dedicato allo scambio di buone pratiche per la riduzione dell'uso della plastica, promuoverà nuove iniziative e potrà aderire a quelle promosse da Plastic Free Onlus accrescendo così in tutta la comunità universitaria la consapevolezza su questi temi. La collaborazione tra l’Università Campus Bio-Medico di Roma e Plastic Free Onlus si inserisce in un percorso avviato da diversi anni dall’Ateneo sul fronte della sostenibilità ambientale. In questo contesto, Ucbm ha istituito il Dipartimento di Scienze e Bio-Tecnologie, valorizzando linee di ricerca collegate alle grandi sfide globali delineate dagli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sdgs) delle Nazioni Unite. A conferma di questo impegno, nell’ambito della campagna 'That’s Life', l’Università ha donato a tutti gli studenti borracce riutilizzabili, promuovendo uno stile di vita attento alla sostenibilità ambientale a partire dalle piccole scelte quotidiane. Parallelamente, sono stati installati all’interno dell’Ateneo distributori di acqua microfiltrata, con l’obiettivo di ridurre l’utilizzo della plastica monouso. Più di recente Ucbm ha adottato al suo interno il Sistema di Gestione Ambientale con Certificazione ISO 14001 ed è inoltre membro della 'Rete delle Università per lo Sviluppo Sostenibile”' (Rus), promossa dalla Crui. "Grazie a questo accordo con Plastic Free Onlus avviamo un’azione concreta per ridurre l’uso della plastica monouso nei nostri spazi - ha sottolineato l’ad e dg di Ucbm Andrea Rossi - Il nostro campus vive a contatto con un’area naturale protetta come la Riserva di Decima Malafede, qui la sostenibilità non è un tema astratto, è responsabilità quotidiana. Coerentemente con l’approccio One Health, vogliamo tradurre il legame tra ambiente e salute in scelte reali, capaci di incidere sul modo in cui viviamo l’Università ogni giorno. Questo percorso ha anche un valore educativo, perché il cambiamento passa da comportamenti semplici, ripetuti e condivisi. È un impegno che chiediamo a tutta la comunità accademica, con un obiettivo chiaro: ridurre l’impatto e aumentare la consapevolezza". “Con l’ingresso dell’Università Campus Bio-Medico di Roma nella nostra Rete delle Università per l’Ambiente - ha ricordato Margherita Maiani, segretario generale di Plastic Free Onlus - si consolida un’alleanza preziosa tra impegno ambientale e formazione scientifica centrata sulla persona. L’inquinamento da plastica non è più solo un’emergenza ecologica: è una minaccia concreta per la salute pubblica, che richiede competenze trasversali, ricerca rigorosa e una visione integrata dell’essere umano e dell’ambiente che lo circonda. Le micro e nanoplastiche sono ormai state rinvenute nei polmoni, nel sangue, nella placenta e in altri tessuti del corpo umano, con possibili effetti sul sistema endocrino, sul neurosviluppo e sul metabolismo. Per questo è così importante poter contare su un Ateneo come il Campus Bio-Medico, che unisce scienza, cura e responsabilità sociale: insieme possiamo costruire un cambiamento culturale profondo, che metta al centro la salute delle persone e del pianeta”.