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(Adnkronos) - A Solids Parma 2026 il tema del riciclo tessile entra nel cuore dell’industria di processo con la tavola rotonda “Il futuro del riciclo tessile: Re-Think Textile. Re-Cycle Textile. Re-Future”, in programma sul palco Search & Tech. Un confronto tecnico e strategico che riunisce imprese, ricerca e innovazione per affrontare le sfide della circolarità in un settore oggi sotto forte pressione normativa, ambientale e industriale. Tra i contributi centrali, quello del prof. Manuel Giuseppe Catalano (IIT), che porta il valore scientifico del progetto europeo FlexCycle, dedicato alla manipolazione robotica di materiali deformabili: “La manipolazione di materiali flessibili è una delle nuove frontiere per robotica e intelligenza artificiale. Con FlexCycle sviluppiamo sistemi intelligenti capaci di affiancare le persone nel disassemblaggio e nel recupero di componenti riutilizzabili, rendendo il riciclo più efficace e industrializzabile”. Il panel ha messo a fuoco anche la dimensione di sistema della filiera. Raffaele De Salvo, presidente Corertex, ha sottolineato il ruolo istituzionale del comparto: “Oggi non sono più rinviabili provvedimenti che garantiscano un futuro al settore del riuso e riciclo tessile. Servono strumenti strutturali e politiche capaci di generare domanda di materiali riusati, altrimenti l’economia circolare rischia di restare solo teoria”. Dal punto di vista ambientale e industriale, Marco Benedetti (Bionet) ha richiamato i numeri globali del tessile: “Il riciclo dei prodotti tessili è una necessità strategica: parliamo di una delle principali fonti di impatto ambientale mondiale. L’eco-design e la progettazione per il recupero delle fibre devono diventare la base della filiera”. Sul fronte tecnologico, Andrea Falchini (Next Technology Tecnotessile) evidenzia la trasformazione in atto: “L’EPR e la raccolta differenziata stanno accelerando l’industrializzazione del riciclo tessile. Serve però superare modelli artigianali e puntare su automazione e processi integrati per gestire volumi crescenti e materiali sempre più eterogenei”. Innovazione applicata arriva anche dal mondo startup. Beatrice Casati (Pulvera) ha presentato una tecnologia già industriale per il recupero delle fibre: “Per noi innovare significa anche reinventare tecnologie esistenti e renderle disponibili alla filiera. La micronizzazione meccanica permette di trasformare scarti tessili complessi in nuove materie prime in modo scalabile e sostenibile”. A contestualizzare il lavoro dei panel all’interno della manifestazione (tra cui anche uno dedicato al riciclo della plastica) è Filippo Cavaliere, direttore di rePlanet Magazine: “La forza di questi incontri a Solids è mettere attorno allo stesso tavolo aziende e tecnici per parlare di tecnologie che collegano direttamente movimentazione dei materiali e riciclo. Il tessile è un settore che sta fiorendo ora e attende regole chiare come l’Epr per crescere”. Il confronto conferma come il riciclo tessile rappresenti una nuova frontiera industriale dove tecnologia, normativa e progettazione convergono. A Solids Parma 2026 la filiera si misura con soluzioni concrete per trasformare gli scarti in risorsa, portando l’economia circolare dentro i processi produttivi.
(Adnkronos) - "Nel 2025 registriamo una crescita di volumi del 9% e transazioni a +7,7%: un risultato sostenuto dall’ingresso di nuovi clienti (+27%) e da un tasso di fidelizzazione del 98%, che conferma la solidità del nostro modello e il valore riconosciuto dal mercato. Il nostro portafoglio clienti è sempre più diversificato, le aziende continuano a viaggiare, ma con un controllo più stringente della spesa. Utilities, trasporti e logistica e pubblica amministrazione guidano il mix, a dimostrazione della nostra capacità di gestire esigenze settoriali complesse e fortemente regolamentate. Guardando al 2026, la priorità è l’espansione internazionale, siamo l’unica travel management company italiana con un progetto così ampio". Così, con Adnkronos/Labitalia, Giorgio Garcea, Chief commercial and operations officer di Cisalpina Tours International (Cti), sull'andamento dell'azienda in un mercato, quello del business travel, che come emerso dall'Osservatorio business travel 2026 (mercato Italia), attraversa una fase di rallentamento in Italia nel 2025, a causa di dazi, tensioni geopolitiche, differenziazione di strategie aziendali e politiche commerciali protezionistiche da parte dei governi. Fenomeni che hanno spinto le aziende a privilegiare trasferte locali o in Paesi con minori criticità. In questo contesto, secondo gli analisti emerge un picco di viaggi verso gli Stati Uniti nel primo semestre 2025, probabilmente legato alla chiusura di contratti prima dell’introduzione di nuove tariffe doganali. Ma le strategie di Cisalpina per il futuro sono chiare: "affiancheremo lo sviluppo di servizi premium e vip concierge, visto che la domanda evolve verso soluzioni sempre più tailor made: trasferte mirate per top management e funzioni tecniche e una maggiore razionalizzazione degli spostamenti del middle management". In un mercato complesso, Cti registra quindi risultati in controtendenza. Dal travel value (volume d’affari lordo) di 300 milioni di euro del 2015, la società ha raggiunto 640 milioni nel 2025 e opera già in 9 Paesi. La composizione delle aziende clienti evidenzia una maggiore attenzione alla spesa pur mantenendo frequenza di trasferte: al vertice utilities (29%), trasporti e logistica (25%), servizi (16%), a conferma della capacità di Cti di gestire esigenze verticali e complesse. Secondo Garcea "le aziende oggi viaggiano in maniera più consapevole: i top manager e i responsabili tecnici si spostano con maggiore frequenza, ma il middle management pianifica le trasferte con attenzione, ottimizzando i costi". Altro tema in evidenza, l’Osservatorio evidenzia criticità sul Duty of Care, con il 45% delle aziende che ne ha conoscenza parziale o nulla e solo il 45% delle aziende consapevoli che dispone di una travel policy conforme agli obblighi di legge. Garcea sottolinea: "Proteggere i dipendenti in viaggio non è solo un dovere morale o legale, ma un investimento nella continuità operativa e nella reputazione aziendale. Il nostro approccio proattivo intende preparare le imprese al rischio, offrendo soluzioni orientate alla mitigazione, andando oltre la gestione dell’emergenza. Dal periodo post-Covid, le trasferte verso destinazioni con fattori di rischio sono aumentate del 36%: consapevolezza e prevenzione diventano prioritarie per tutti", conclude.
(Adnkronos) - "Estrarre l’ultima goccia di olio dalle emulsioni oleose è la nostra missione quotidiana. La Bottari si occupa prevalentemente dalla nascita della raccolta e trasporto e lo smaltimento degli oli usati.” Così Davide Bottari, amministratore delegato di Bottari S.r.l, ha descritto a Roma l’attività della sua azienda, intervenendo alla presentazione della terza edizione del progetto di Legambiente “L’Italia in cantiere. Un Clean Industrial Deal Made in Italy”. L’incontro ha messo in luce le best practice italiane nella transizione ecologica e il ruolo delle imprese nazionali nell’implementazione di un’industria più sostenibile, innovativa e competitiva. “Ogni anno l’azienda raccoglie circa 60.000 tonnellate di emulsioni oleose, miscugli complessi di acqua e olio a bassa concentrazione, dai quali riesce a estrarre circa 7.000 tonnellate di olio, destinato alla rigenerazione industriale. Questo processo consente di evitare lo smaltimento per termodistruzione o altre soluzioni ad alto impatto ambientale.” “Il nostro contributo al Clean Industrial Deal Made in Italy non è solo tecnologico, ma anche culturale”, spiega Bottari. “Partecipiamo ai cantieri della transizione ecologica perché rappresentiamo un esempio concreto di come l’industria possa operare in maniera sostenibile, senza compromettere la competitività. Tutto il nostro processo è rigorosamente Made in Italy, dal macchinario alle procedure operative. L’azienda fa parte del Gruppo Italium, interamente italiano, che coordina diverse attività di raccolta e rigenerazione di materiali industriali complessi.”