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(Adnkronos) - A 70 anni è morto Gianfranco Caliendo, frontman, voce solista, chitarrista, autore e anima creativa de Il Giardino dei Semplici, uno dei gruppi simbolo della musica leggera italiana della cosidetta generazione Beat. Sui social un messaggio carico di emozione del figlio Tiziano: "Ciao, papà. Ti aspetta il concerto più bello. Sarà meraviglioso. Sarà perfetto. Il palco è tuo. E ci sarà un pubblico infinito ad applaudirti. Tu, per me, rivivrai ogni volta che ascolteremo la tua voce e la tua musica. Ti voglio bene, Capellone". Caliendo è morto a Napoli all’età di 70 anni e i funerali si terranno oggi, 1 aprile, alle ore 17:00, nella chiesa di Sant'Antonio di Fuorigrotta. Con 14 album, oltre 2.000 concerti e 4 milioni di copie vendute, Il Giardino dei Semplici ha mescolato la melodia italiana con molteplici influenze musicali e accompagnato generazioni di ascoltatori e di fan con successi come 'M’innamorai', 'Tu, ca nun chiagne', 'Vai', 'Miele', 'Concerto in La Minore', 'Silvie', '...E amiamoci'. Il gruppo musicale Il Giardino dei Semplici fu fondata nel 1974 a Napoli da Caliendo insieme al batterista Gianni Averardi, a cui poi si unirono Andrea Arcella e Luciano Liguori. Il progetto prese forma grazie anche al sostegno dei produttori Giancarlo Bigazzi e Totò Savio, che portarono il gruppo al debutto discografico con 'M’innamorai' nel 1975. Il brano segnò l’immediata affermazione della band, consolidata nello stesso anno dal successo di 'Tu, ca nun chiagne', che raggiunse il disco d’oro. Da quel momento per il Giardino dei Semplici , specialisti negli impasti vocali e nelle sonorità mediterranee, si aprì un lungo periodo di successi e grandi soddisfazioni. Protagonista del periodo d’oro del gruppo, a cavallo tra la fine degli anni Settanta e i primi Ottanta, Caliendo guidò la formazione anche attraverso momenti difficili, come il grave incidente stradale del 1977 poco prima della partecipazione al Festival di Sanremo con 'Miele'. Nonostante l’infortunio, la band salì comunque sul palco del teatro Ariston, confermandosi tra le realtà più amate dal pubblico. Autore prolifico, Caliendo fu determinante nell’evoluzione stilistica del gruppo, dalla stagione pop di successo fino alle sperimentazioni legate al cosiddetto Neapolitan Power, mantenendo sempre una forte impronta melodica e romantica. Negli anni Ottanta e Novanta continuò a firmare gran parte dei brani del repertorio, contribuendo alla longevità artistica della band. Nel 2012 lasciò il Giardino dei Semplici dopo quasi quarant’anni di attività per intraprendere una carriera solista, durante la quale continuò a reinterpretare i successi storici e a pubblicare nuovi lavori. Tra questi anche l’autobiografia 'Memorie di un capellone. Luci ed ombre di un successo anni '70'(Iacobelli editore, 2021), in cui ripercorre la sua lunga esperienza musicale. Nato a Firenze nel 1956, era nipote del musicista napoletano Eduardo Caliendo, con il quale intraprese gli studi nel capoluogo campano. Gianfranco Caliendo era un giovanissimo 'capellone' quando nel 1969 con un gruppo di amici del quartiere, a metà tra il Vomero e Arenella, dette forma al suo primo gruppo musicale, Gli Stars 69. Negli anni successivi il 'complesso' cambiò denominazione in I Diapason e iniziarono ad esibirsi ogni sabato al circolo del Banco di Napoli e al Cantaestate, un festival itinerante nei posti più belli della Campania. Nel 1973 creò ancora un nuovo gruppo, i Gung, che divennero il complesso ufficiale del Queen Elizabeth, all’epoca la discoteca più grande di Napoli. Fino all’incontro decisivo del 1974 con Gianni Averardi, che lo coinvose nel progetto che caratterizzerà tutta la sua carriera artistica: Il Giardino dei Semplici. In seguito ha composto e prodotto per altri musicisti, fondato uno studio di registrazione, un’etichetta discografica e una scuola di musica: l’Accademia Caliendo, dove insegnava canto moderno.(di Paolo Martini)
(Adnkronos) - Guidata dalla visione creativa del celebre designer statunitense David Carson, The Macallan veste di nuovo alcuni tra i suoi storici whisky, e lo fa attraverso simboli che raccontano i primi due secoli di una distilleria mitica, che ora si proietta con forza verso il futuro. Il restyling grafico riguarda le 'Timeless vollections', e cioè le serie Double Cask e Sherry Oak, e incarna la capacità e la dedizione di The Macallan nella creazione di Single Malt Scotch Whisky ineguagliabili. Questi nuovi abiti esprimono una visione lungimirante che celebra la maestria e la creatività della distilleria, frutto di una consolidata esperienza. Pur presentando un’identità visiva rinnovata, i whisky restano invece fedeli all’inconfondibile gusto che ha reso The Macallan celebre: armoniosi, decisi e raffinati. E il claim della campagna di lancio ben riassume questa impostazione: 'You know me so well'. David Carson, che è considerato il padre della 'grunge typography' e che ha già collaborato a più riprese con il brand, ha tratto ispirazione dai pilastri produttivi di Macallan, integrandoli nelle etichette e dando così vita alla nuova e suggestiva visione delle Timeless Collections. Secondo il celebre artista “come nel whisky, anche nel design tutto sta nell’equilibrio. E con The Macallan ho voluto creare un’identità visiva che onorasse la sua prestigiosa storia, ma che al contempo ne riflettesse lo spirito pionieristico. Ogni dettaglio, dall’etichetta alla forma della bottiglia, è un tributo alla maestria che contraddistingue ogni sorso”. E così l’iconico tetto erboso e ondulato della distilleria ha ispirato la silhouette sinuosa della nuova bottiglia e del nuovo logo, creando un legame diretto tra il packaging e la Macallan Estate. Altro elemento fondamentale è l’etichetta triangolare posizionata appena sotto il collo della bottiglia a evocare il 'Triangolo dello Sherry' in Andalusia, regione celebre per la produzione del famoso vino fortificato e patria delle eccezionali botti stagionate che conferiscono colore e sapore naturale ai whisky. A proposito di colore, il rosso è il colore dominante, un richiamo alla pigmentazione naturale che i whisky sviluppano durante l’invecchiamento, ma anche un tratto costante nella storia secolare della distilleria. Il colore della scritta The Macallan è stato sviluppato assieme al Pantone Colour Institute e registrato come 'The Macallan red'. A fare da contrasto il colore bianco, elegante citazione dell’Albariza, il tipico suolo calcareo dominante nell’area di Jerez, dove crescono le uve che diventeranno vino Sherry. Cambiano anche gli astucci, con il 'wave pattern' che li caratterizza immaginato da Carson come citazione del fiume Spey, che attraverso in tutta la regione e ha sostenuto per secoli la produzione di whisky. Infine la retroetichetta, rifugio sicuro per la curiosità dei whisky lovers più esigenti: qui nuovi simboli identificano il tipo di botte, evidenziando l’influenza aromatica delle botti di quercia americana ed europea, mentre un codice QR univoco conduce a ulteriori approfondimenti per un coinvolgimento totale. Il connubio fra Sherry e quercia resta il nucleo di ogni espressione di Macallan, plasmando il gusto del whisky in modo esemplare. Inoltre gli anni di invecchiamento, sempre indicati in etichetta, intervengono come un ulteriore elemento di complessità, moltiplicando le nuances organolettiche delle due collezioni. Double Cask collection: i whisky della serie nascono da una perfetta combinazione di botti in quercia europea e americana, stagionate con vino Sherry nelle bodegas di Jerez de la Frontera. La Double Cask collection è un tributo alle eccezionali botti di The Macallan e alla loro straordinaria storia: un viaggio lungo 200 anni e migliaia di chilometri, dalle foreste di due continenti alle vigne dell’Andalusia. I whisky sono tre: 12, 15 e 18 anni e sono caratterizzati da un profilo morbido e cremoso con note di frutta gialla matura e toffee provenienti dal rovere americano, arricchite da spezie delicate e frutta secca donate dalla quercia europea. Sherry Oak collection: i due whisky delle Sherry Oak collection, un 12 e un 18 anni, sono invecchiati esclusivamente in botti di quercia europea che hanno contenuto in precedenza sherry. Con naturali sfumature color mogano, questi whisky rappresentano l’apice dello ‘stile Macallan’, impreziositi da intrecci di frutta secca e frutta rossa, e sorretti da un’intensa speziatura legnosa. Una collezione che esprime in pieno la profondità e la raffinatezza dell’Heritage di The Macallan.
(Adnkronos) - Si chiude un anno di crescita per il Davines Group, che consolida la propria presenza globale e rafforza un modello basato sull’equilibrio tra risultati economici e sostenibilità. Il gruppo si avvia verso i 306 milioni di euro di fatturato a cambi costanti nel 2025, confermando un trend positivo sostenuto dall’internazionalizzazione e dal mercato professionale. Alla base di questo percorso, una visione precisa. “L’incrocio tra sostenibilità e performance è la ragione del gruppo Davines di esistere”, spiega il presidente Davide Bollati. Un approccio che va oltre il prodotto e si inserisce in un contesto più ampio: “La cosmetica italiana riesce a entrare nel profondo degli stili di vita delle persone, rappresentando una modalità unica del sistema Italia”. (VIDEO) All’interno di questo ecosistema si colloca Comfort Zone, divisione skin-care del Gruppo, che celebra 30 anni di attività puntando su innovazione scientifica e longevità della pelle. Un anniversario che segna un’evoluzione del brand, oggi sempre più orientato verso soluzioni rigenerative e tecnologie avanzate. Il filo conduttore è il collagene, al centro di nuove formulazioni e dispositivi per viso e corpo. Tra le innovazioni, il sistema Thermo Sculpt per la ridefinizione tridimensionale, che utilizza infrarossi e massaggio vibrazionale, e Longevilift, dispositivo multi-tech che integra diverse tecnologie per trattamenti personalizzati. “Oggi il tema della longevità la fa da padrone: è importante invecchiare bene, lavorando non solo sul viso ma anche sul corpo”, sottolinea Davide Manzoni general manager Italia e Spagna Comfort Zone. “Per farlo, oltre ai prodotti dedicati al collagene, è necessario utilizzare anche nuove tecnologie come gli infrarossi, che ripristinano il microcircolo e migliorano la qualità della pelle”. Accanto alle tecnologie, anche nuove soluzioni skincare, come la Body Strategist Collagen Cream con collagene biotecnologico e peptidi, e il Longevity Collagen+ Serum, pensato per stimolare la produzione di collagene e contrastare l’invecchiamento cutaneo. Ma a fare la differenza è un insieme di fattori. “Non è solo il prodotto che distingue, ma la ricerca, le materie prime, il nostro Davines Group Village di Parma e soprattutto le persone”, aggiunge Manzoni. “Siamo una realtà che, dopo 30 anni, ha ancora molte delle persone con cui è partita”. Un modello che unisce innovazione, identità e visione internazionale, e che conferma il ruolo di Davines e Comfort Zone tra i protagonisti di un settore in continua evoluzione.