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(Adnkronos) - “A minuti usciremo con quello che la Commissione garanzia ci ha chiesto di fare, e che la legge mi permette di fare, quindi garantire il diritto allo sciopero”, ma “non durante” le Olimpiadi. Così il ministro delle Infrastrutture e vicepremier Matteo Salvini, a margine dell’inaugurazione di una mostra dedicata ai Giochi invernali, allestita alla Stazione Centrale di Milano, ha risposto a chi gli chiedeva di fare il punto sull’incontro di stamane con i sindacati al Mit sugli scioperi nel trasporto aereo. “Stiamo scrivendo il testo”, ha spiegato Salvini, aggiungendo: “Mi sono impegnato con i sindacati ad invitarli ad un tavolo sul rinnovo dei contratti e sul Piano nazionale degli aeroporti che abbiamo ultimato dopo la fine delle Paralimpiadi”. Milano Cortina, ha concluso, è “una manifestazione che 2 miliardi di persone stanno guardando in questi giorni”. E quindi lo sciopero “lo potranno tranquillamente fare a Giochi conclusi”. All’esito del vertice di questa mattina convocato ieri dal Mit e durato due ore, i sindacati di settore sono rimasti unitariamente sulle proprie posizioni: no alla revoca delle mobilitazioni proclamate, a fronte della richiesta di spostarle per evitare sovrapposizioni con il calendario dei Giochi Olimpici di Milano Cortina 2026. Dunque avanti con gli scioperi del trasporto aereo in programma il 16 febbraio e 7 marzo. “Abbiamo confermato lo sciopero, non ci sono ad oggi le motivazioni sufficienti per poterlo rinviare - ha dichiarato Fabrizio Cuscito, coordinatore trasporto aereo Filt Cgil, al termine del vertice - Purtroppo non è stato fatto nessun passo avanti da parte delle aziende, inoltre reputiamo fastidioso il fatto che il ministro Salvini abbia parlato di utilizzare la forza nei confronti dei lavoratori, ci piacerebbe che la stessa forza e gli stessi muscoli fossero mostrati nei confronti delle aziende che illegittimamente non rinnovano i contratti di lavoro scaduti da più di un anno”. “Sciopero confermato, rispetta tutte le regole previste dalla 146. È stato proclamato a metà dicembre, 60 giorni fa, c’era tutto il tempo per aprire una discussione. Il capo gabinetto ha preso atto e riferirà al ministro”, ha detto Gaetano Riccio (Fit Cisl). Anti italiani? “Parole che si commentano da sé - ha risposto in merito alle dichiarazioni di Salvini - siamo più che italiani, anzi: siamo soggetti responsabili che rispettano le leggi e che devono portare ai lavoratori il rinnovo del contratto atteso da più di un anno”. Nell’incontro di questa mattina al Mit “abbiamo sottolineato le ragioni dello sciopero, che confermiamo. Questo sciopero è dichiarato da dicembre ed è una vertenza che da oltre 20 mesi è in atto. Non si può arrivare a metterlo in discussione a ridosso delle olimpiadi”, ha dichiarato Marco Verzari, segretario generale Uiltrasporti, al termine del vertice. “Qualcuno ha detto che siamo irresponsabili - ha aggiunto - noi rispondiamo che irresponsabile è chi non tenta di risolvere anticipatamente i problemi in atto evitando così il disagio alle persone che viaggiano. Gli scioperi li abbiamo proclamati per tempo e oggi ci vengono a dire che siamo irresponsabili e anti italiani, io mi guarderei bene dal fare queste affermazioni di fronte al diritto dei lavoratori ai rinnovi contrattuali e al posto di lavoro”. Al termine del vertice anche Antonio Amoroso (Cub trasporti) ha spiegato che “lo sciopero è confermato. Il capo gabinetto del Mit ha sostanzialmente chiesto una revoca e, a domanda diretta sulla proposta fatta dalla Commissione di garanzia di rendere valide le date di fine febbraio per spostare lo sciopero, ha risposto che ‘sarebbero state valutate dal ministro’. Nessuna garanzia sulla accettazione di una eventuale data alternativa di sciopero. Mi sembra che ci sia una volontà di stringere sul diritto di sciopero, il diritto dei diritti, e di bloccare le rivendicazioni legittime dei lavoratori che continuano a subire problemi di salario, di lavoro, di precarietà”. Stefano De Carlo, segretario esecutivo Anpac Piloti, ha spiegato: “Abbiamo confermato lo sciopero per due motivi: di regole, lo sciopero lo abbiamo proclamato all’interno della regolamentazione e le Olimpiadi sono note da tempo, quindi consideriamo intempestivo questo intervento; e di merito, perché dove era possibile togliere gli scioperi lo abbiamo fatto, ma dove non è possibile perché ci sono temi molto pesanti e i lavoratori hanno delle aspettative, dobbiamo confermare gli scioperi. Adesso vedremo il ministro cosa deciderà, speriamo che non decida di procedere con le azioni lesive del nostro diritto di scioperare”.
(Adnkronos) - “Sin dalla firma del Piano d’Azione nel 2023, come Ahk Italien abbiamo ribadito a più riprese la necessità di un coordinamento più stretto sul piano politico tra Italia e Germania, alla luce della profonda integrazione dei nostri due Paesi a livello economico e produttivo. La comunanza di posizioni da parte di Italia e Germania in vista del vertice europeo sulla competitività prende le mosse dal vertice intergovernativo, e dal relativo forum imprenditoriale, di gennaio. Già in quella occasione abbiamo sottolineato che il rafforzamento della partnership italo-tedesca, attraverso una maggiore integrazione politica ed economica tra i nostri due Paesi, è una necessità sempre più urgente, non solo per Roma e Berlino ma per l’Europa nel suo complesso. L’orizzonte di riferimento è appunto europeo, e non semplicemente nazionale o bilaterale. La prospettiva per le imprese italiane e tedesche, così come per l’intera Ue, è quella di un rilancio produttivo". Così, con Adnkronos/Labitalia, Jörg Buck, consigliere delegato della Camera di commercio Italo-Germanica (Ahk Italien), commenta la convergenza tra i due premier Meloni e Merz sui temi europei. "In questo processo, Italia e Germania -continua Buck- sono i principali player: insieme, siamo il nucleo manifatturiero del continente, con circa il 40% della produzione industriale complessiva. E se guardiamo ai dati trimestrali Istat disponibili, l’aumento della produzione industriale tedesca ha determinato una risalita degli scambi commerciali tra Italia e Germania nel terzo trimestre 2025 (pari a 118 miliardi a settembre 2025), in crescita del 2,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente". Buck ricorda che "le imprese dei due Paesi, infatti, sono legate da rapporti di interscambio e co-produzione strutturali e fortemente radicati nelle relative catene del valore. Concludo evidenziando come, quando si parla di rilancio produttivo e industriale, competitività, sostenibilità e sicurezza economica debbano procedere insieme, per garantire una crescita stabile e duratura”, sottolinea. Secondo Buck la strada da percorrere è chiara: "alcuni comparti stanno attraversando trasformazioni profonde. Penso, ad esempio, all’automotive o ai settori ad alta intensità energetica come la siderurgia. Tuttavia, più che soffermarsi su singoli comparti, credo che sia fondamentale sviluppare una visione strategica condivisa: una politica industriale coordinata tra Italia e Germania è cruciale per rilanciare la produttività europea e rafforzare il nostro patrimonio manifatturiero", sottolinea il consigliere delegato di Ahk Italien. "A tal fine, vorrei evidenziare -spiega Buck- tre priorità. La prima riguarda la semplificazione delle procedure e la riduzione degli oneri amministrativi, in modo tale che i processi decisionali diventino più rapidi e le imprese dispongano della flessibilità necessaria per investire e innovare. La seconda riguarda l’eliminazione delle barriere che ancora limitano il pieno funzionamento del mercato unico: oggi, gli ostacoli commerciali interni all’Unione producono effetti paragonabili a dazi “di fatto” pari a circa il 44% sulle merci scambiate, un freno evidente alla competitività che occorre superare rapidamente", sottolinea. E per Buck "la terza priorità è l’impegno congiunto a favore di mercati aperti e nuove partnership strategiche. Italia e Germania, in quanto economie fortemente orientate all’export, devono sostenere con decisione accordi commerciali ambiziosi – dalla possibile attuazione condizionata dell’accordo con il Mercosur a un maggiore coinvolgimento economico con Paesi in rapido sviluppo quali l’India. Queste intese generano valore aggiunto in Europa, rafforzano il nostro tessuto industriale e ne aumentano la competitività globale. E in parallelo, creano le condizioni per sviluppare ulteriormente settori destinati a rivestire un ruolo strategico nei prossimi anni, come la difesa e l’aerospazio, comparti per i quali sarà determinante una cooperazione più stretta nell’ambito della ricerca e dei grandi progetti europei”, conclude.
(Adnkronos) - L'economia circolare offre "vantaggi significativi" per le imprese italiane ed è "fattore di competitività e resilienza per l’intero sistema economico nazionale ed europeo". Mariangela Cozzolino, responsabile Competence Center Economia Circolare e Clean Tech di Cdp, fa il punto con l'Adnkronos su evoluzione, opportunità e sfide di un modello economico di produzione e consumo basato su riutilizzo, riparazione e riciclo. "L’Italia si distingue in Europa tra i Paesi più virtuosi nella transizione verso un'economia circolare - osserva - Le esperienze più mature nel settore si concentrano sul riciclo ma, negli ultimi anni, si registra da parte delle imprese un aumento del livello di adozione di pratiche circolari che spaziano dal design sostenibile ai servizi che permettono di allungare la vita del prodotto, segnalando un approccio sempre più integrato lungo l’intera filiera produttiva. La trasformazione dei modelli di business in ottica 'circolare' comporta per le imprese italiane vantaggi significativi sul fronte economico, quali ad esempio: valorizzazione degli scarti, riduzione dei costi di produzione, rafforzamento del marchio, minore probabilità di default e una maggiore generazione di cassa da destinare all’investimento". Non solo: "L’economia circolare rappresenta, inoltre, un fattore di competitività e resilienza per l’intero sistema economico nazionale ed europeo, perché rafforza l’autonomia strategica nello scenario geopolitico globale, stimola l’innovazione e l’avanzamento delle tecnologie". Guardando al futuro, però, non mancano le sfide da affrontare. "Servono investimenti forti su larga scala, puntando al potenziamento delle filiere, ma diventa fondamentale anche rafforzare il mercato delle cosiddette 'materie prime seconde', che derivano da scarti - osserva Cozzolino - Accanto a ciò è senz’altro necessario favorire accordi di lungo periodo per un approvvigionamento stabile delle materie prime e potenziare la sensibilizzazione dei consumatori. La finanza rappresenta una leva strategica per orientare gli investimenti grazie a prodotti finanziari dedicati e al ruolo chiave degli Istituti Nazionali di Promozione, come Cassa Depositi e Prestiti per l’Italia". In questo quadro, sottolinea, "l’economia circolare ricopre una notevole rilevanza nel Piano Strategico di Cdp. Le principali priorità di intervento riguardano sia la massimizzazione del recupero di materia e di energia a favore della chiusura del ciclo di rifiuti sia il potenziamento delle filiere innovative del riciclo e del riuso. In queste aree, Cdp interviene principalmente concedendo finanziamenti a favore di imprese, infrastrutture e Pubbliche Amministrazioni e offrendo, a queste ultime, servizi di Advisory nelle fasi di programmazione, progettazione e implementazione degli investimenti". La spinta nella direzione della circolarità può arrivare anche dall'Europa grazie alle norme approvate e in via di definizione. "La normativa europea costituisce una leva strategica che può consentire all’Italia di accelerare ulteriormente la transizione verso un modello industriale circolare e competitivo. Un esempio è rappresentato dall’adozione, avvenuta nel dicembre 2024, del Regolamento Ue che punta a rafforzare la circolarità nel settore della gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio", ricorda. "Sono poi sicuramente destinati ad avere particolare rilievo il Clean Industrial Deal, che si pone l’obiettivo di raddoppiare il tasso di circolarità dell’economia europea al 2030, e il Circular Economy Act, atteso per questo anno. Con quest’ultimo si punterà a creare un comune framework legislativo, promuovere un mercato unico dei rifiuti e delle materie prime secondarie a livello Ue e definire un quadro univoco ed aggiornato per la raccolta e il riciclo dei rifiuti derivanti da apparecchiature elettriche ed elettroniche. In aggiunta a ciò, sarebbe utile raggiungere una maggiore armonizzazione dei regimi di responsabilità estesa del produttore e dei criteri sull’End of Waste, con una semplificazione delle procedure", conclude.