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(Adnkronos) - L'Europa si sta preparando all'ipotesi di una guerra con la Russia. Una simulazione strategica condotta a dicembre e i cui risultati sono stati divulgati oggi, dimostra che non è pronta. A scriverne è il Wall Street Journal, che cita diversi leader politici o esperti di sicurezza europei. Un'incursione, o una vera e propria invasione, nei Paesi della Nato e dell'Unione europea viene ora considerata più probabile a causa delle tensioni con gli Stati Uniti di Donald Trump su Groenlandia, Ucraina, commercio e altro. I tempi? Non più anni - "non prima del 2029", si pensava. "La nostra valutazione è che la Russia sarà in grado di spostare grandi quantità di truppe entro un anno", dichiara in un'intervista il ministro della Difesa olandese Ruben Brekelmans, citato dal quotidiano. "Stanno già rafforzando i loro armamenti strategici e espandendo la loro presenza e le loro risorse lungo i confini della Nato". La Russia è passata a un'economia di guerra, concentrando le risorse nazionali su un programma di riarmo e reclutamento militare che va ben oltre le esigenze della campagna in Ucraina, affermano le fonti del Wsj. E c'è un crescente consenso sul fatto che una crisi potrebbe verificarsi prima che l'Europa, che sta incrementando i propri investimenti nella difesa, sia in grado di reagire. Il presidente Vladimir Putin, affermano, vuole far rivivere le glorie dell'Impero russo, rendendo bersagli ovvi i Paesi che un tempo ne facevano parte, come le nazioni baltiche di Lituania, Lettonia ed Estonia. Alla Nato si temono anche i possibili progetti russi su isole svedesi, finlandesi e danesi nel Mar Baltico, parti della Polonia e l'estremo nord norvegese e finlandese, oltre a una campagna di attacchi contro infrastrutture strategiche europee fino al porto olandese di Rotterdam. Lo scorso dicembre il quotidiano tedesco Die Welt, in collaborazione con il Centro tedesco di wargaming dell'Università Helmut-Schmidt delle forze armate tedesche, ha organizzato un'esercitazione dal titolo 'Situazione di emergenza: cosa succederebbe se la Russia ci attaccasse?'. L'esercitazione - che simulava un'incursione russa in Lituania - è stata oggetto di accese discussioni all'interno dell'establishment europeo della sicurezza ancora prima che il quotidiano tedesco ne pubblicasse i risultati oggi. La simulazione ha coinvolto 16 ex alti funzionari tedeschi e della NATO, legislatori e esperti di sicurezza che hanno simulato uno scenario ambientato nell'ottobre 2026. Die Welt sta pubblicando la simulazione in podcast, articoli cartacei e online, nonché con un servizio televisivo, rende noto la Dpa precisando che a emergere sono tra l'altro le ripercussioni dirette che una simile crisi potrebbe avere sulla popolazione: ad esempio, attacchi informatici che potrebbero paralizzare l'online banking e disattivare gli sportelli bancomat, disinformazione mirata che diffonderebbe insicurezza e incertezza. Uno scenario ipotetico, viene sottolineato. Ex personalità politiche tedesche, militari ed esperti di sicurezza hanno assunto i ruoli degli attori principali: la "squadra blu" rappresentava il governo tedesco, mentre la "squadra rossa" rappresentava il governo russo. Secondo il quotidiano tedesco, tra i partecipanti, per la parte tedesca, figurano l'ex segretario generale dell'Unione Cristiano-Democratica (CDU) Peter Tauber, che nella simulazione interpretava il Cancelliere Federale, il deputato Roderich Kiesewetter (CDU) che vestiva i panni del ministro della Difesa, mentre l'ex ispettore generale delle Forze armate tedesche Eberhard Zorn, nel ruolo da lui già svolto. La "squadra rossa" includeva, l'esperto di Russia Alexander Gabuev, come presidente della Federazione russa, e l'ex vicedirettore del Servizio di Intelligence federale tedesco (BND) Arndt Freytag von Loringhoven, che ha interpretato il ministro degli Esteri russo. Nell'esercitazione, la Russia ricorre al pretesto di una crisi umanitaria a Kaliningrad - exclave russa tra Polonia e Lituania con accesso al Mar Baltico - per conquistare la città lituana di Marijampole, snodo stradale strategico dove confluiscono la superstrada verso la Polonia e il corridoio di Suwalki, tra Bielorussia e Kaliningrad che la Lituania, in base a un trattato, deve mantenere aperto al traffico russo. La narrativa russa dell'invasione come missione umanitaria è stata sufficiente perché gli Stati Uniti rifiutassero di invocare l'articolo 5 della NATO che richiede l'assistenza degli alleati. La Germania si è dimostrata indecisa e la Polonia, pur mobilitando le sue forze, non ha inviato truppe oltre il confine con la Lituania, commenta oggi il Wsj. La brigata tedesca già schierata in Lituania non è intervenuta, in parte perché la Russia ha utilizzato dei droni per posizionare mine sulle strade che conducono fuori dalla sua base. "La deterrenza non dipende solo dalle capacità, ma anche da ciò che il nemico crede della nostra volontà, e nel gioco di guerra io e i miei ‘colleghi russi’ sapevamo che la Germania avrebbe esitato. E questo è stato sufficiente per vincere", ha detto Franz-Stefan Gady, analista militare con sede a Vienna che ha interpretato il ruolo di capo di stato maggiore russo. Nella simulazione, in assenza della leadership americana, la Russia riesce in un paio di giorni a distruggere la credibilità della NATO e a stabilire il dominio sui Paesi Baltici, schierando una forza iniziale di sole 15mila unità. "I russi hanno raggiunto la maggior parte dei loro obiettivi senza muovere molte delle loro unità", ha affermato Bartłomiej Kot, analista polacco della sicurezza che ha interpretato il primo ministro polacco nell'esercitazione. "Ciò che questo ha dimostrato è che, una volta che ci troviamo di fronte alla narrativa di escalation russa, abbiamo nel nostro pensiero l'idea che siamo noi quelli che dovrebbero allentare la tensione". Nella realtà, la Lituania e gli altri alleati avrebbero avuto sufficienti avvertimenti dai servizi segreti per evitare questo scenario, ha affermato il contrammiraglio Giedrius Premeneckas, capo di stato maggiore della difesa lituano. "Putin tuttavia è opportunista e, se vede una possibilità la sfrutta, testa le reazioni e, quando avrà maggiori capacità, cercherà di ampliare i risultati", ha affermato Nico Lange, ex alto funzionario della Difesa tedesca e membro senior della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, che ha partecipato all'esercitazione di Die Welt. "Può succedere anche adesso. Se l'obiettivo è dimostrare che l'Articolo 5 della NATO non funziona, per dividere gli europei, ciò che serve è la volontà, non le straordinarie capacità militari. Perché Putin dovrebbe aspettare che gli europei siano pronti?" "Una guerra prolungata sarebbe dannosa per la Russia", sottolinea il tenente colonnello Amund Osflaten, docente di guerra terrestre e dottrina presso l'Università della Difesa norvegese. "Quindi, se hanno intenzione di agire, vorranno farlo presto, in modo da ottenere posizioni vantaggiose che potranno difendere facilmente in seguito". Questo è ciò che accade nell'ipotetico scenario di Die Welt. Alexander Gabuev, direttore del Carnegie Russia Eurasia Center di Berlino, che ha interpretato Putin nell'esercitazione, ha sottolineato che la cortina fumogena dell'intervento "umanitario" è stata fondamentale per consentire la conquista russa. Tali tattiche ibride, soprattutto in un momento in cui molti membri dell'amministrazione Trump abbracciano apertamente la narrativa di Putin, rappresentano una minaccia crescente per il processo decisionale della Nato", affermano i funzionari europei.
(Adnkronos) - Mentre vanno esaurendosi i fondi del Pnrr, risalgono project e concessioni. Questo in estrema sintesi, il quadro delineato dal consueto rapporto annuale del Centro Studi del Cni dedicato al mercato dei servizi di architettura e ingegneria. Sul piano generale, anche nel 2025 continua la flessione inaugurata nel 2024. Nell’anno appena concluso le stazioni appaltanti hanno pubblicato bandi di gara per un ammontare complessivo di circa 1 miliardo e 230 milioni di euro, valore in linea con quanto registrato negli anni pre-pandemia. Siamo tornati, dunque, ai valori ante Covid, anche perché, nel periodo in esame, la percentuale degli importi a base d’asta delle gare finanziate con fondi Pnrr si è ridotta ad appena il 2,2%. I servizi di ingegneria tipici (escludendo dunque gli accordi quadro, i bandi con esecuzione dei lavori, i concorsi di idee e progettazione e i bandi per servizi Ict), rappresentano oltre la metà di questo mercato (50,7%), mentre il 30,4% è relativo agli accordi quadro e il 18,8% ai bandi per gli appalti integrati. I dati fanno registrare un progressivo calo degli importi a base d’asta, passati dai 701 milioni di euro nel 2024 ai 624 milioni di euro nel 2025. Oltre il 70% di questi bandi di gara presenta un importo a base d’asta inferiore a 140.000 euro che, in base alla normativa vigente, potrebbero essere affidati senza procedura. Per i bandi con importo a base d’asta superiore a 215.000 euro la percentuale scende al 21% (nel 2024 era del 44,1%), mentre il 5,9% dei bandi pubblicati presenta un importo compreso tra 140.000 e 215.000 euro. A discapito di uno scenario generale che attesta il definitivo rientro dal boom degli anni scorsi, si rileva un sensibile aumento, rispetto al 2024, degli importi destinati ai servizi di ingegneria e architettura negli appalti integrati, nei project financig e nelle concessioni, tanto da spingere il volume degli stanziamenti posti complessivamente a base d’asta per i servizi di ingegneria a varcare quota 25 miliardi di euro, assai più del doppio di quanto rilevato nel 2024. Tra le gare in cui è prevista l’esecuzione dei lavori, nel 2025 sono stati rilevati 532 bandi di appalto integrato per un valore complessivo (includendo l’esecuzione delle opere) pari a 6,1 miliardi di euro. Altre 157 opere sono state messe a gara mediante l’istituto del project financing per un importo complessivo pari a 4,8 miliardi di euro, mentre per 52 gare di concessione sono stati stanziati 9,1 miliardi di euro. Valori complessivi di gran lunga superiori a quelli rilevati gli anni precedenti. “Il Piano nazionale di ripresa e resilienza e i bonus edilizi - afferma Angelo Domenico Perrini, presidente del Cni - negli scorsi anni hanno rappresentato per il nostro Paese un’importante opportunità di sviluppo e investimenti che ha portato ad una significativa crescita economica dell’intero comparto. Purtroppo, come stiamo sottolineando da tempo e come era facile prevedere, questo trend non poteva rivelarsi duraturo, essendo i suddetti interventi limitati nel tempo. Va detto, però, che alle flessioni registrate si aggiungono i dati in controtendenza relativi a concessioni e project financing che attestano come per ingegneri e progettisti non manchino le opportunità professionali. Detto questo, non va mai abbassata la soglia dell’attenzione rispetto al tema dell’equo compenso. Il monitoraggio effettuato dall’Osservatorio bandi della nostra Fondazione Cni attesta, ancora una volta, che un numero significativo delle irregolarità registrate riguarda proprio la violazione dell’equo compenso. In questo senso, il Consiglio nazionale continuerà a difendere l’effettiva applicazione di questo strumento normativo, in particolare in occasione delle proprie interlocuzioni istituzionali”. A conferma di quanto affermato da Perrini, l’attività dell’Osservatorio bandi della Fondazione Cni rivela che dei 3.480 bandi pubblicati nel 2025, in 1.028 casi si è reso necessario un approfondimento più dettagliato dei documenti di gara, a seguito del quale, per 221 gare è stata inviata alla stazione appaltante una lettera di segnalazione dell’anomalia riscontrata. In effetti, le anomalie hanno riguardato principalmente aspetti correlati all’equo compenso e al calcolo dell’importo a base d’asta. “La flessione globale del mercato dei servizi di architettura e ingegneria - osserva Giuseppe Maria Margiotta, consigliere segretario del Cni, con delega al Centro Studi – si riverbera sul posizionamento dei liberi professionisti. La quota di gare da loro aggiudicate nel 2025, sebbene in lieve miglioramento, resta bassa: 36,4% con una quota degli importi aggiudicati del 7,2%. Il dominus del mercato continua ad essere rappresentato dalle società che si aggiudicano il 54,4% delle gare e il 72,5% degli importi. Se i professionisti se la cavano ancora bene nelle gare con importi inferiori a 140mila euro (49% di aggiudicazioni col 45,2% degli importi), già nella fascia compresa tra 140mila e 215mila euro subiscono un drastico ridimensionamento (appena il 2,7% delle gare e l’11,6% degli importi). Per non parlare della fascia oltre i 215mila euro dove a fronte del 3,1% di gare aggiudicate, i professionisti portano a casa solo l’1,4% degli importi. I dati migliorano sensibilmente se si considerano le associazioni tra società e liberi professionisti. A dimostrazione del fatto che, passato il tempo delle ‘vacche grasse’, una delle strategie su cui puntare è quella di dare vita il più possibile a forme di aggregazione professionale”. “Il monitoraggio del Centro studi Cni - dice Marco Ghionna, presidente del Centro studi CNni - mostra con chiarezza che, esaurita la spinta straordinaria del Pnrr, il mercato dei servizi di ingegneria sta cambiando struttura. Diminuiscono i bandi tipici e crescono appalti integrati, project financing e concessioni: un passaggio che richiede più programmazione, competenze tecniche solide e una governance pubblica più consapevole. La marginalizzazione dei liberi professionisti e le numerose anomalie riscontrate nei bandi confermano che il tema dell’equo compenso e della qualità della progettazione resta centrale”. Un’ultima osservazione sui ribassi di aggiudicazione. Dal primo gennaio 2025, con l’entrata in vigore del Correttivo del Codice degli appalti sono state modificate le disposizioni relative ai ribassi di gara, al fine di garantire il principio dell’equo compenso e, allo stesso tempo, di focalizzare maggiormente l’attenzione sulla componente qualitativa delle offerte. Ebbene, l’analisi dei dati evidenzia che nel 2025 il ribasso medio nelle gare con importo inferiore ai 140mila euro è risultato pari al 14,3%, ampiamente inferiore al limite massimo consentito, mentre per le gare sopra soglia il ribasso medio è risultato pari al 32,8%.
(Adnkronos) - "Estrarre l’ultima goccia di olio dalle emulsioni oleose è la nostra missione quotidiana. La Bottari si occupa prevalentemente dalla nascita della raccolta e trasporto e lo smaltimento degli oli usati.” Così Davide Bottari, amministratore delegato di Bottari S.r.l, ha descritto a Roma l’attività della sua azienda, intervenendo alla presentazione della terza edizione del progetto di Legambiente “L’Italia in cantiere. Un Clean Industrial Deal Made in Italy”. L’incontro ha messo in luce le best practice italiane nella transizione ecologica e il ruolo delle imprese nazionali nell’implementazione di un’industria più sostenibile, innovativa e competitiva. “Ogni anno l’azienda raccoglie circa 60.000 tonnellate di emulsioni oleose, miscugli complessi di acqua e olio a bassa concentrazione, dai quali riesce a estrarre circa 7.000 tonnellate di olio, destinato alla rigenerazione industriale. Questo processo consente di evitare lo smaltimento per termodistruzione o altre soluzioni ad alto impatto ambientale.” “Il nostro contributo al Clean Industrial Deal Made in Italy non è solo tecnologico, ma anche culturale”, spiega Bottari. “Partecipiamo ai cantieri della transizione ecologica perché rappresentiamo un esempio concreto di come l’industria possa operare in maniera sostenibile, senza compromettere la competitività. Tutto il nostro processo è rigorosamente Made in Italy, dal macchinario alle procedure operative. L’azienda fa parte del Gruppo Italium, interamente italiano, che coordina diverse attività di raccolta e rigenerazione di materiali industriali complessi.”