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(Adnkronos) - Un bando fotografico e una mostra per raccontare la forza delle donne che hanno affrontato e superato il cancro. Il 16 febbraio, alle 11, presso la sede del Rettorato dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”, a Caserta, sarà inaugurata la mostra/evento quale momento conclusivo del concorso fotografico 'Il Coraggio delle Donne: la vita al di là del cancro', allo scopo di promuovere una riflessione sulla resilienza femminile attraverso l’arte fotografica. Per i saluti istituzionali saranno presenti, insieme al Rettore, Gianfranco Nicoletti, il ministro della Salute, Orazio Schillaci e il Capo della Polizia, prefetto Vittorio Pisani. Gli interventi saranno tenuti da Maria Rosaria Campitiello, capo del Dipartimento della Prevenzione, della Ricerca e delle Emergenze Sanitarie del ministero della Salute e da Clementina Moschella, direttore Centrale di Sanità della Polizia del Dipartimento della Pubblica Sicurezza del ministero dell'Interno. L’evento sarà moderato dalla giornalista Claudia Conte. Il concorso fotografico, riservato alla comunità accademica della Vanvitelli, si è concluso nell’estate 2025 ed ha visto la partecipazione di circa 70 fotoamatori con un totale di circa 150 immagini presentate che saranno pubblicate sul sito istituzionale dell’Ateneo. Saranno premiate il 16 febbraio le cinque opere fotografiche selezionate dalla giuria, che faranno parte, con altre immagini ritenute particolarmente significative, di una mostra fotografica presso il Rettorato di Caserta della Vanvitelli. Una mostra per dare spazio a volti, gesti e storie di rinascita, per promuovere un messaggio di speranza e allo stesso tempo rafforzare l’impegno nella Terza Missione dell’Ateneo che, aprendosi al territorio, diventa luogo di incontro tra conoscenza, cura e umanità. “Attraverso questa iniziativa, l’Ateneo intende rafforzare il proprio impegno nella Terza Missione, aprendo le proprie competenze e sensibilità al territorio e alla comunità. Con questo concorso, infatti – afferma il Rettore Gianfranco Nicoletti – intendiamo veicolare un messaggio importante: la malattia non spegne la luce delle persone, le donne protagoniste di questi scatti rappresentano, difatti, il coraggio, la dignità e la possibilità concreta di una vita che ricomincia. L’Università, in quanto Presidio di sapere e di cittadinanza attiva, ha il dovere di contribuire alla costruzione di narrazioni che ispirano consapevolezza e vicinanza, anche nella “medicina di genere”, ambito di crescente rilievo scientifico che analizza e approfondisce le differenze con cui le patologie si presentano, evolvono e rispondono alle terapie nei due sessi". "Tali differenze - prosegue - includono, tra l’altro, la variabilità nella tossicità dei farmaci e nella loro efficacia terapeutica. Si tratta di un approccio imprescindibile per una medicina più equa, personalizzata e consapevole delle specificità biologiche e sociali di ciascun individuo. Il bando fotografico era riservato ai componenti della Comunità Accademica “Vanvitelli” che hanno voluto raccontare l’identità e la trasformazione di donne che, pur segnate dalla malattia, hanno scelto di mostrarsi, per testimoniare e vivere pienamente la propria rinascita. Non cercavamo foto perfette, ma immagini che emozionano, capaci di trasmettere empatia, vicinanza, dignità: la fotografia come carezza, come verità, come racconto. L’esposizione che seguirà alla premiazione vuole essere non solo un’espressione artistica, ma anche civile e collettiva: un invito a guardare con occhi nuovi la malattia e chi l’ha attraversata”. In Campania, ogni anno circa 17.000 donne ricevono una diagnosi di tumore. I più frequenti sono quelli al seno, alla tiroide, al colon-retto e all’utero. Ma i progressi della medicina, della prevenzione e delle cure hanno aumentato significativamente le possibilità di sopravvivenza. Molte donne (oltre 180.000 nella sola Campania) vivono oggi dopo una diagnosi oncologica, testimoniando ogni giorno la forza della rinascita. Il progetto della Vanvitelli si inserisce in un percorso più ampio volto a costruire un Ateneo sempre più attento al benessere delle persone, dentro e fuori le proprie aule.
(Adnkronos) - Torna a Modena per la sua quarta edizione il 'Learning more festival', il primo e più significativo festival in Italia interamente dedicato all’apprendimento e all’evoluzione della formazione nell’era digitale. Per tre giorni, da venerdì 20 a domenica 22 febbraio, la città emiliana diventerà il crocevia di idee, ricerche e buone pratiche. Oltre 120 appuntamenti, tra lezioni, workshop, talk di approfondimento, experience, installazioni e learning show in 5 location distribuite nel centro storico della città. Modena ospiterà docenti, formatori, responsabili delle risorse umane, accademici e ricercatori, educatori, startupper, imprenditori, professionisti del learning, più di 150 esperti provenienti dall’Italia e dall’estero uniti dall’urgenza di riflettere sull’uso consapevole e strategico della tecnologia nei processi formativi e nella vita quotidiana. L’obiettivo ultimo è fornire strumenti critici per accompagnare le persone nell’uso intenzionale e consapevole della tecnologia, valorizzando appieno le risorse e le opportunità del presente. Il festival è promosso da Fem - Future Education Modena, centro internazionale e primo hub innovativo per l’EdTech in Italia, creato da Wonderful Education e Fondazione di Modena. Il ricco programma del Learning More Festival si articola in sei aree tematiche. Neuroscienze e apprendimento. La mente che impara. Qual è il funzionamento della mente nell’apprendimento? Come possiamo adattare gli spazi in cui si apprende per favorire il benessere di chi impara? Ne parleranno, tra gli altri: Barbara Oakley, professoressa ordinaria presso la Oakland University, nel talk Ottimizzare la collaborazione uomo-IA: il valore della conoscenza interna nella trasformazione digitale, Igor Sotgiu, professore associato di Psicologia generale all’Università degli Studi di Bergamo, in Insegnare ad essere felici: opportunità e rischi e la ricercatrice di neuroarchitettura Ana Mombiedro con l’architetta e formatrice Lidia Cangemi nel talk Neuroarchitettura e organizzazione didattica: come l’ambiente influenza apprendimento e benessere. Come e cosa impariamo: linguaggi, ambienti ed esperienze che costruiscono conoscenza. Come apprendiamo in un mondo attraversato da dati, immagini, nuove tecnologie e Intelligenza Artificiale? Quali linguaggi, spazi ed esperienze favoriscono un apprendimento critico e inclusivo? Alberto Cairo, information designer e giornalista spagnolo, Knight Chair in visual journalism alla university of Miami, sarà impegnato nel talk 'How Charts lie: getting smarter about visual information'. Francesco Costa terrà la lezione Consigli per informarsi meglio. La neuroscienziata linguista Maryanne Wolf si occuperà di Reading in the Age of AI: Rethinking the Bi-literate Brain. Ci sarà inoltre il talk 'Neuroarchitettura: ambienti di apprendimento e embodied technologies' di Davide Ruzzon, architetto, direttore di TA Tuning Architecture di Milano, docente dell’università Iuav di Venezia e del Polidesign Politecnico di Milano. Mariano Laudisi, ideatore del modello educativo 'Le Scuole della Felicità', sarà al centro del workshop Il modello 'Le scuole della felicità' (Sanoma) e la nuova figura del docente coach. Pier Cesare Rivoltella, pedagogista e professore dell’Università di Bologna, sarà tra le voci del dibattito 'Educare nell’era dell’AI: framework concettuali per una vera AI Pedagogy'. Infine, Massimiliano Panarari, giornalista e sociologo della comunicazione, terrà il talk '(De)costruire il sapere collettivo con i social media'. Organizzazioni che imparano. Come creare organizzazioni che sappiano prosperare nel cambiamento e navigare nella complessità? Tra i talk di spicco, quello di Lavinia Mehedintu, co-fondatrice di Offbeat e architetta dell’apprendimento, che si soffermerà su L’apprendimento nelle organizzazioni: nuove tendenze e dinamiche del mondo l&d; invece Anamaria Dorgo, esperta di l&d e manager di Adyen, animerà il talk 'Keep learning - Building learning communities in the corporate environment'. Medical Humanities: la centralità dell’umano nella cura e la malattia come processo di formazione. Come cambia la relazione tra professionisti della salute e pazienti in un mondo sempre più complesso e informato? Tra i grandi ospiti: Michael Rich, soprannominato 'The Mediatrician', pediatra e ricercatore, sarà impegnato nel talk 'Digital wellness in famiglia: crescere sani in un mondo digitale'; poi, Beatrice Mautino, divulgatrice scientifica e saggista, discuterà in 'Vertigine: le competenze per navigare l’incertezza durante la malattia'. EdTech: strumenti per l'innovazione. Verso quali frontiere tecnologiche si stanno dirigendo l’apprendimento, la formazione e il lavoro? Oltre ai numerosi panel, Modena ospiterà il terzo incontro pubblico della rete europea di EdTech Testbeds e Getn (global edtech testbed network) per confrontarsi su criteri, framework e pratiche di validazione. Inoltre, Marcello Majonchi, product lead di Arduino, e Nicola Mattina, director of product di Translated, metteranno a confronto le loro esperienze nel panel 'Il futuro del product design: nuovi paradigmi di lavoro con l’intelligenza artificiale'. Family Lab. Molti appuntamenti affronteranno il tema della fiducia o controllo nel rapporto tra genitori e figli, per capire come instaurare un dialogo con i propri figli e utilizzare le tecnologie in modo consapevole ed equilibrato. Tra i vari interventi, quello con lo psichiatra e psicoanalista francese Serge Tisseron, che terrà la lectio 'Famiglie, tecnologie e IA: educare e governare gli schermi nell’era digitale'. Experience e learning show. Negli spazi del Festival sarà presente BlurM3Not, un’installazione interattiva di Data Gamification per scoprire i fenomeni oscuri della rete, ideata in collaborazione con Sheldon.studio e il Cnr. In programma anche due learning show: il primo, sabato 21 al Teatro Storchi, con Richard Galliano e l’Orchestra dei Mandolini di Modena e Brescia; il secondo, domenica 22, un evento sperimentale di sound design AI-based in collaborazione con il Conservatorio di Modena presso il Cinema Arena.
(Adnkronos) - L’olio minerale usato è un rifiuto pericoloso che se smaltito in modo scorretto può essere altamente inquinante: versato nel terreno avvelena la falda acquifera, disperso in acqua forma una pellicola impermeabile che impedisce lo scambio di ossigeno con danni alla vita acquatica, se bruciato in modo improprio rilascia inquinanti. In Italia viene, però, raccolto al 100%, riportato a nuova vita e trasformato, principalmente, in nuove basi lubrificanti grazie ad un modello di economia circolare che funziona e che rappresenta un’eccellenza globale osservata anche all’estero per la sua efficacia. A raccontare la filiera del riciclo degli oli esausti è all’Adnkronos Riccardo Piunti, presidente del Conou, Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati. “Il ciclo degli oli minerali usati in Italia è il più virtuoso che ci sia nel mondo: è un'eccellenza sia a livello europeo sia rispetto ad altri Paesi occidentali come gli Stati Uniti. In Italia raccogliamo la totalità degli oli minerali usati (190mila tonnellate all’anno) e li rigeneriamo per il 98%. I dati complessivi di altri Paesi non sono altrettanto brillanti: in Europa la raccolta copre l'80% del raccoglibile, il che significa che c'è un 20% che non si sa bene che fine faccia, e di questo 80% ne viene rigenerato solo il 60%. Negli Stati Uniti, l'olio raccolto arriva a circa l'80%, di questo solo il 50% viene rigenerato”, rimarca Piunti. Un risultato ottenuto grazie ad una filiera che funziona. Qualche dato dall’ultimo report di Sostenibilità: il Consorzio, nel 2024 ha recuperato 188mila tonnellate di oli usati con circa 6907 conferimenti (operazioni) con autobotte, risultato delle attività di raccolta dei 58 Concessionari che hanno ritirato il rifiuto presso circa 103mila produttori e siti in tutto il Paese. Queste 188mila tonnellate sono state poi cedute in maggior parte alle tre raffinerie di rigenerazione; solo una parte (2.400) è stata destinata a termovalorizzazione mentre un quantitativo minimo di circa 200 tonnellate è stato avviato a termodistruzione a un inceneritore autorizzato. Un ciclo che funziona, con vantaggi di natura sia economica che ambientale. “Noi recuperiamo da un rifiuto pericoloso circa 120 milioni di euro l'anno di prodotti nobili, cioè di basi lubrificanti riutilizzabili, di bitumi e di gasoli - sottolinea Piunti - Dal punto di vista ambientale risparmiamo emissioni per oltre il 40% della CO2 (90mila tonnellate di CO2 equivalente evitate) e il 90% di tutti gli altri inquinanti, mediamente, che altrimenti produrremo lavorando con la materia prima vergine”. Sul fronte economico-sociale, nel 2024 il sistema Conou ha, poi, generato un impatto diretto di oltre 73,4 milioni di euro, occupando oltre 1.850 persone.