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(Adnkronos) - Ha ascoltato in silenzio Matteo Piantedosi e Carlo Nordio snocciolare le singole misure senza intervenire. Raccontano che durante il Consiglio dei ministri, durato circa due ore e conclusosi con l'ok definitivo al nuovo 'pacchetto sicurezza', Giorgia Meloni abbia lasciato la parola ai suoi due ministri competenti che hanno voluto spiegare nel dettaglio i due provvedimenti (decreto e ddl) che hanno incassato il via libera del governo dopo aver recepito i rilievi del Colle. La presidente del Consiglio ha preferito far sentire la sua voce solo sui social: quelle approvate "non sono misure spot, ma un ulteriore tassello della strategia che questo governo porta avanti fin dal suo insediamento", ha assicurato Meloni su 'X' per poi rivendicare: ''Continuiamo così ad aggiungere tasselli a un disegno preciso: uno Stato che non gira la testa dall'altra parte, che difende chi ci difende e che restituisce sicurezza e libertà ai cittadini". "Con i provvedimenti approvati", ha rimarcato Meloni, ''rafforziamo gli strumenti per prevenire e combattere la criminalità diffusa. Rafforziamo la possibilità di allontanare soggetti pericolosi dalle aree più a rischio delle città. Introduciamo pene più severe per i borseggiatori, con il furto per destrezza che diventa procedibile d'ufficio e la cancellazione del paradosso di finire indagato per sequestro di persona se fermi un ladro che ti ha appena derubato in attesa delle Forze dell'ordine". ''Il governo ha approvato, dopo una proficua discussione" con il Quirinale, "due provvedimenti dei tre che si ripromette di approvare al termine di questo percorso", ha detto Piantedosi durante la conferenza stampa al termine del cdm, precisando che il fermo preventivo ''non è una misura liberticida''. Nordio ha rievocato le Br promettendo che l'obiettivo è ''evitare che certi tristi momenti si ripetano". "Il messaggio che noi abbiamo voluto inviare -ha sottolineato Nordio- è quello che la tutela penale, per quanto si dica che non è sufficiente a eliminare il crimine, deve comunque essere un segnale di attenzione dello Stato a mano a mano che si manifestano delle forme di criminalità''. Il centrodestra, dunque, ha elogiato i provvedimenti approvati. "L'approvazione del nuovo pacchetto sicurezza è un'ottima notizia: dalle parole ai fatti", è stato il commento a caldo della Lega. Anche Tajani, come la Meloni, ha parlato via social: ''Si tratta di misure urgenti per garantire maggiore sicurezza dei cittadini e permettere alle forze dell'ordine di svolgere al meglio il proprio dovere e con maggiori tutele". Misure, ha spiegato il leader di Fi e ministro degli Esteri, "a contrasto della criminalità diffusa, a cominciare dalle baby gang, disincentivando tra i giovani l'uso di coltelli e armi da taglio. Sempre nel rispetto della Costituzione, per la sicurezza dei cittadini e a difesa delle libertà personali". Salvini rivendica le misure del pacchetto sicurezza come il fermo preventivo fino a 12 ore che "è un tema anti black bloc": "Se arriva un soggetto pericoloso posso perquisirlo sul posto se posso ipotizzare che abbia mazze e bastoni, lo fermo, lo porto in questura autonomamente", dice il vicepremier leghista. Bene anche lo scudo penale che evita l'iscrizione automatica nel registro degli indagati, come pure il divieto di porto di coltelli e il reato per chi non si ferma all'alt di polizia e carabinieri. Invece, rimarca ancora Salvini, "non c'è la cauzione, che continua a starmi a cuore, la Lega -annuncia- la porterà in Parlamento". Per Maurizio Lupi, presidente di Noi Moderati, il ''decreto sicurezza approvato dal Consiglio dei ministri è un atto di responsabilità nei confronti dei cittadini, una risposta efficace ed equilibrata alla legittima richiesta di sicurezza dei cittadini di fronte all'aumento degli episodi di violenza, organizzata o no. Sosterremo convintamente questo pacchetto che aumenta la sicurezza senza intaccare i diritti costituzionali e daremo il nostro supporto costruttivo, con proposte per rafforzare gli interventi in materia di educazione, prevenzione e riqualificazione sociale e urbana, sulla scorta del modello Caivano".
(Adnkronos) - Un confronto a tutto campo su Ia, didattica e futuro. Mercoledì 4 febbraio, a partire dalle 9.30, la sede principale dell’Università eCampus, a Novedrate (Como), ospiterà 'eCampus, didattica aumentata e Ia: il ruolo delle università nelle politiche di innovazione', una giornata di lavoro dedicata alle intelligenze artificiali, al plurale, per approfondire il ruolo delle università nelle politiche di innovazione: la formazione di nuove competenze, la trasformazione delle professioni, la cybersecurity e i nuovi linguaggi. Un dibattito aperto in cui l’ateneo metterà a disposizione della collettività i risultati della ricerca e della terza missione nei suoi vent’anni di esperienza. L’università non può limitarsi a 'comprare' l’intelligenza dall’esterno, ma deve concorrere a formarla, personalizzarla e addestrarla, trasmettendo agli studenti competenze critiche, etiche e tecnologiche. Una posizione che dialoga idealmente con il dibattito aperto a Stanford all’indomani della diffusione dei sistemi generativi e che eCampus sviluppa oggi in una prospettiva autonoma, fondata su un approccio artigiano al sapere, capace di rendere i singoli profili professionali protagonisti consapevoli dei processi di innovazione. Il programma della giornata seguirà un percorso coerente con questa impostazione. Al mattino il confronto si concentrerà sul rapporto tra innovazione e formazione dei professionisti del futuro e sulle professioni in trasformazione. Il Piano strategico di Ateneo costituirà il filo conduttore delle diverse sessioni, emergendo nei temi della didattica, delle competenze, dell’impatto sociale e delle politiche di innovazione. Nel pomeriggio l’attenzione si sposterà sul rapporto tra tecnologia e salute, sui temi dell’accessibilità e dell’inclusione e, infine, sul ruolo della ricerca e dei dottorandi nei processi di innovazione, prima della chiusura affidata a un momento informale di networking. A dare voce al dibattito sarà un parterre ampio e multidisciplinare, grazie ai contributi di Amarildo Arzuffi di Fondimpresa, Antonella Guidazzoli di Cineca, Pier Guido Lezzi di MaticMind Milano, del giornalista Carlo Massarini, del saggista Michele Mezza e dell’atleta olimpico Matteo Melluzzo. Per l’Università eCampus interverranno Marco Arnesano, Luisella Bocchio Chiavetto, Riccardo Botteri, Placido Bramanti, Manuela Cantoia, Elisabetta Cattoni, Luca Cioccolanti, Gloria Cosoli, Venusia Covelli, Leonardo Fiorentini, Oleksandr Kuznetsov, Enrico Landoni, Lorenza Lei, Giovanni Liberati Buccianti, Alfonso Lovito, Barbara Marchetti, Marco Margarita, Elisa Pedroli, Francesco Pigozzo, Cristian Randieri, Paolo Raviolo, Marco Rondonotti, Maria Lucrezia Sanfilippo, Enzo Siviero, Manuela Vagnini e Fabrizio Vecchio. L’evento, aperto a tutti, aiuterà a comprendere come la didattica aumentata e le intelligenze artificiali stiano ridisegnando il ruolo dell’università nelle politiche di innovazione.
(Adnkronos) - L'economia circolare offre "vantaggi significativi" per le imprese italiane ed è "fattore di competitività e resilienza per l’intero sistema economico nazionale ed europeo". Mariangela Cozzolino, responsabile Competence Center Economia Circolare e Clean Tech di Cdp, fa il punto con l'Adnkronos su evoluzione, opportunità e sfide di un modello economico di produzione e consumo basato su riutilizzo, riparazione e riciclo. "L’Italia si distingue in Europa tra i Paesi più virtuosi nella transizione verso un'economia circolare - osserva - Le esperienze più mature nel settore si concentrano sul riciclo ma, negli ultimi anni, si registra da parte delle imprese un aumento del livello di adozione di pratiche circolari che spaziano dal design sostenibile ai servizi che permettono di allungare la vita del prodotto, segnalando un approccio sempre più integrato lungo l’intera filiera produttiva. La trasformazione dei modelli di business in ottica 'circolare' comporta per le imprese italiane vantaggi significativi sul fronte economico, quali ad esempio: valorizzazione degli scarti, riduzione dei costi di produzione, rafforzamento del marchio, minore probabilità di default e una maggiore generazione di cassa da destinare all’investimento". Non solo: "L’economia circolare rappresenta, inoltre, un fattore di competitività e resilienza per l’intero sistema economico nazionale ed europeo, perché rafforza l’autonomia strategica nello scenario geopolitico globale, stimola l’innovazione e l’avanzamento delle tecnologie". Guardando al futuro, però, non mancano le sfide da affrontare. "Servono investimenti forti su larga scala, puntando al potenziamento delle filiere, ma diventa fondamentale anche rafforzare il mercato delle cosiddette 'materie prime seconde', che derivano da scarti - osserva Cozzolino - Accanto a ciò è senz’altro necessario favorire accordi di lungo periodo per un approvvigionamento stabile delle materie prime e potenziare la sensibilizzazione dei consumatori. La finanza rappresenta una leva strategica per orientare gli investimenti grazie a prodotti finanziari dedicati e al ruolo chiave degli Istituti Nazionali di Promozione, come Cassa Depositi e Prestiti per l’Italia". In questo quadro, sottolinea, "l’economia circolare ricopre una notevole rilevanza nel Piano Strategico di Cdp. Le principali priorità di intervento riguardano sia la massimizzazione del recupero di materia e di energia a favore della chiusura del ciclo di rifiuti sia il potenziamento delle filiere innovative del riciclo e del riuso. In queste aree, Cdp interviene principalmente concedendo finanziamenti a favore di imprese, infrastrutture e Pubbliche Amministrazioni e offrendo, a queste ultime, servizi di Advisory nelle fasi di programmazione, progettazione e implementazione degli investimenti". La spinta nella direzione della circolarità può arrivare anche dall'Europa grazie alle norme approvate e in via di definizione. "La normativa europea costituisce una leva strategica che può consentire all’Italia di accelerare ulteriormente la transizione verso un modello industriale circolare e competitivo. Un esempio è rappresentato dall’adozione, avvenuta nel dicembre 2024, del Regolamento Ue che punta a rafforzare la circolarità nel settore della gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio", ricorda. "Sono poi sicuramente destinati ad avere particolare rilievo il Clean Industrial Deal, che si pone l’obiettivo di raddoppiare il tasso di circolarità dell’economia europea al 2030, e il Circular Economy Act, atteso per questo anno. Con quest’ultimo si punterà a creare un comune framework legislativo, promuovere un mercato unico dei rifiuti e delle materie prime secondarie a livello Ue e definire un quadro univoco ed aggiornato per la raccolta e il riciclo dei rifiuti derivanti da apparecchiature elettriche ed elettroniche. In aggiunta a ciò, sarebbe utile raggiungere una maggiore armonizzazione dei regimi di responsabilità estesa del produttore e dei criteri sull’End of Waste, con una semplificazione delle procedure", conclude.