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(Adnkronos) - Risolto il giallo dell'incontro tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky a Davos. Il colloquio tra i presidenti di Ucraina e Stati Uniti si svolgerà oggi 22 gennaio, secondo quanto chiarito dallo stesso Trump che inizialmente lo aveva annunciato per ieri. Ma ieri Zelensky si trovava a Kiev, come precisato dalla presidenza ucraina. Se si considera che oggi il presidente russo Vladimir Putin a Mosca riceve gli emissari di Trump - Steve Witkoff e Jared Kushner - non è azzardato affermare che le prossime ore si presentano come uno snodo chiave nel complicato percorso per porre fine alla guerra tra Ucraina e Russia, in corso ormai da 4 anni. Washington e Kiev dialogano da settimane per definire il piano di pace in 20 punti: come dichiarato da Zelensky, c'è una sostanziale intesa sulle garanzie che l'Ucraina chiede nello scenario post-conflitto. Manca, invece, la fumata bianca sulla questione territoriale: il Donbass, obiettivo primario del Cremlino, rimane il nodo principale. Kiev non accetta sacrifici territoriali senza l'approvazione della popolazione attraverso un referendum. Nel corso del suo intervento al World economic forum, il capo della Casa Bianca ha ribadito la convinzione che Putin "voglia fare un accordo". Se Putin e Zelensky non arrivano a un accordo significa che "sono stupidi", ha detto senza mezzi termini Trump, parlando in Svizzera delle prospettive di pace per l'Ucraina e ribadendo di aver pensato che "sarebbe stato più semplice" risolvere il conflitto tra Mosca e Kiev. "Non è con tanto odio che si raggiungono gli accordi - ha sottolineato il presidente americano - Quando Zelensky è disposto a farlo, è Putin che vuole di più". Detto questo, rivolgendosi dal palco di Davos all'inviato speciale Witkoff, responsabile del dossier, il presidente Usa ha affermato: "Siamo ragionevolmente vicini a un accordo". Quello che sta succedendo lì "è un bagno di sangue", ha ribadito, e "se non riescono a raggiungere un accordo, sono stupidi!", ha scandito il capo della Casa Bianca. Trump ha di nuovo messo in chiaro che "sta all'Europa risolvere la guerra in Ucraina, non agli Stati Uniti". "Lavoro sulla guerra in Ucraina da un anno, ho risolto nello stesso periodo otto guerre - ha rivendicato - Putin mi ha chiamato per dirmi che non riusciva a credere che avessi risolto il conflitto tra Armenia e Azerbaigian in un giorno, mentre lui ci stava lavorando da dieci anni". Witkoff sarà a Mosca insieme al genero di Trump, Jared Kushner. "Dovremmo incontrare Putin. La Russia ha richiesto l'incontro - ha fatto sapere Witkoff - Penso che si tratti di un segnale importante da parte della Russia. E credo che tutti, ho la sensazione che tutti vogliano la pace". Putin ha "previsto in agenda" di incontrare oggi a Mosca l'inviato statunitense, ha riferito alla Tass il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov, confermando quanto annunciato da Witkoff a margine del Forum di Davos. L'inviato di Trump è ormai una presenza abituale a Mosca: sarà al Cremlino per la sesta volta, l'incontro con Putin sarà il settimo complessivo. Witkoff, infatti, ha visto il presidente russo anche ad Anchorage, in Alaska, nel summit andato in scena il 15 agosto. In Italia, intanto, è passato, nelle commissioni Esteri e Difesa della Camera, l'emendamento della maggioranza al decreto aiuti a Kiev che modifica testo e titolo del provvedimento eliminando la parola 'militari' e introducendo la definizione 'di difesa civile'. La modifica era stata proposta dai deputati Zoffili (Lega), Ciaburro (FdI), Saccani Jotti (Forza Italia) e Carfagna (Noi moderati). Le opposizioni (compreso M5S) sono intervenute tutte in commissione per spiegare il no alla modifica. "Della questione politica parleremo, ma così si apre una questione giuridica che non possiamo ignorare, chiediamo l'intervento del presidente della Camera: se non mandate aiuti militari a che serve fare un decreto?", ha chiesto Enzo Amendola (Pd). Il voto al dl Ucraina, previsto per ieri, nelle commissioni Esteri e Difesa della Camera è stato rinviato alla prossima settimana.
(Adnkronos) - L’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli acquisisce al patrimonio dell’ateneo la chiesa di Santa Maria delle Dame Monache di Capua. Il monastero, adiacente alla sede del Dipartimento di Economia dell’ateneo campano, è stato consegnato oggi, 19 gennaio 2026, al rettore, Gianfranco Nicoletti, alla presenza del delegato all’edilizia, Gianfranco De Matteis, del Sindaco di Capua, Adolfo Villani, del vicesindaco ed assessore alla Pubblica Istruzione, Marisa Giacobone e della responsabile del Servizio patrimonio del Comune, Raffaella Esposito. L’acquisizione, realizzata mediante donazione modale da parte del Comune di Capua, è vincolata all’onere di destinare l’immobile alle attività proprie dell’Università, per l’accrescimento culturale dei giovani nonché per importanti iniziative di elevato livello culturale e sociale di interesse della comunità locale. L’obiettivo è la valorizzazione della Chiesa, attualmente in disuso, attraverso la realizzazione di una sala di rappresentanza dell’Ateneo per lo svolgimento di eventi pubblici ma anche di attività specifiche a supporto del Dipartimento di Economia. La Chiesa conventuale, conosciuta come Santa Maria delle Dame Monache, è un gioiello di architettura medievale, ubicata ad est del Corso Gran Priorato di Malta, un tempo, al di fuori della porta urbica definita Sant’Angelo. La sua costruzione, secondo alcuni, si farebbe risalire all’871, mentre altri studiosi la posticipano al 943, quando venne distrutto il convento di Alife in seguito ad un’incursione saracena, facendo trasferire le monache in sede capuana. L’edificio attuale presenta una pianta a croce greca a cinque navate, con bracci a terminazione curva e un portico a tre campate voltate a botte, sorretto da capitelli corinzi. La facciata è scandita da tre serliane e sormontata da un elegante fastigio barocco. Importanti ampliamenti furono realizzati tra il basso medioevo e l’età moderna: il refettorio, il dormitorio, il chiostro, il coro e il campanile (intorno al 1174); la ricostruzione della tribuna e dell’altare maggiore nel 1494; e nel XVI secolo un riassetto generale del monastero benedettino ad opera di Benvenuto Tortelli, che lo trasformò in una sorta di insula delimitata da vie pubbliche.
(Adnkronos) - “I sistemi di trattamento dell'acqua possono risolvere tutti i problemi legati all'eventuale inquinamento. I sistemi di trattamento al punto d'uso, cioè quelli installati al rubinetto, vengono utilizzati principalmente per migliorare le caratteristiche organolettiche dell'acqua. Tuttavia, grazie all'adozione di particolari elementi filtranti, come i carboni attivi, membrane o microfiltri, possono anche rimuovere eventuali sostanze indesiderabili. L'importante, in questi casi, è la manutenzione periodica che deve essere effettuata e affidarsi per l'acquisto e la manutenzione ad aziende qualificate e a personale adeguatamente formato”. Sono le parole di Giorgio Temporelli, esperto in normativa e tecnologie per il trattamento delle acque, al talk organizzato oggi a Milano da Culligan, ‘L’acqua del futuro è smart’. “Va sfatato il mito che l'acqua calcarea, cioè l'acqua dura, faccia venire i calcoli renali, che è il pensiero più diffuso. I calcoli renali sono formati essenzialmente da ossalato di calcio, che è prodotto dal metabolismo della persona, piuttosto che ingerito attraverso cibi e vegetali, mentre il calcare presente nell'acqua è carbonato di calcio e non c'entra nulla. Calcio e magnesio fanno bene alla salute umana - spiega l’esperto Temporelli - Diverso è , invece, l’impatto del calcare sulla tecnologia. Sappiamo, infatti, che gli impianti soffrono per la presenza di calcare. Questa problematica l può essere ridotta con l’adozione di opportune tecnologie, come gli addolcitori”. “I Pfas sono considerati inquinanti eterni e da almeno dieci anni se ne parla in modo approfondito. Sono sostanze molto pericolose poiché estremamente persistenti nell'ambiente, grazie alla loro composizione, il legame fluoro-carbonio, che le rende praticamente indistruttibili. Essi permangono nell'ambiente e sono presenti ovunque, anche nelle fonti di alimentazione come cibi e acqua - illustra - Un dato che desta particolare preoccupazione. La nuova normativa li attenziona infatti con tre parametri. I Pfas si possono rimuovere efficientemente - e questo è stato visto dai gestori di acquedotto - con i carboni attivi o, per quelli con la catena ultra corta, con tecnologie più spinte, come l'osmosi inversa”. “Similmente ai Pfas, anche le microplastiche sono considerate inquinanti eterni e si accumulano nell'ambiente - sottolinea Temporelli - La loro presenza nell'acqua è accertata e ci sono molti studi che attestano che l'ingestione di microparticelle di plastica si aggira nell'ordine delle decine di migliaia all'anno. Per rimuoverle dall’acqua servono sistemi di microfiltrazione o ultrafiltrazione, dato che si tratta di particelle solide con dimensioni micrometriche”, conclude.