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(Adnkronos) - "Tornare a Sanremo per me è un modo per scardinare la mia figura artistica. Questa è la terza volta, la prima volta era una ballata cantautorale, stavolta il percorso parte dal sistema teatrale e narrativo nel costruire il brano. C’è un approccio molto cinematografico, e la scrittura armonica e lirica del brano segue questa visione. Poterlo presentare dal vivo mi dà modo di raggiungere questo scopo". Michele Bravi torna per la terza volta sul palco dell'Ariston, con un brano, 'Prima o poi', che "per me è l'apertura di un progetto. Fa da testa d'ariete per ciò che seguirà", spiega. Il percorso verso Sanremo 2026 è nato quando l'artista ha iniziato a far sentire il pezzo ad amici e familiari: "Vedevo che c'era qualcosa diverso rispetto agli altri brani del disco che mi stupiva nella loro reazione", spiega. "Mia madre nella chat di famiglia mi ha detto 'finalmente una bella canzone'. Ed ecco che ho detto 'è questa'". Bravi rivela subito una collaborazione che riguarda il videoclip del pezzo sanremese: "Sono riuscito a convincere a buttarsi nella sua prima regia Ilenia Pastorelli, che ha scritto e diretto una sua interpretazione della canzone moto forte e personale. Sono molto contento del risultato e del fatto che lei si sia fidata". La visione della Pastorelli "era più convincente della mia, più forte, più originale", spiega Bravi. Che dopo il videoclip ha cambiato "il modo di cantarlo, perché c'erano delle cose che non avevo colto e Ilenia mi ha fatto capire". Non è improbabile che l'attrice romana sarà a Sanremo a sostenere l'artista. "Spero di riuscire a portarla", dice. Al festival, l'artista sarà accompagnato dall'arrangiatore di nomi come Celine Dion e David Foster, Alterisio Paoletti. "L'orchestra quest'anno per me non è solo un tappeto musicale ma si creerà un dialogo con la mia voce", dice. Perché la canzone è "armonicamente molto complessa, questa apertura nel minore che non ti aspetti". Salire sul palco per lui è un'esperienza autentica: "Io parlo di goffaggine là sopra. Non riesco ad andare lì e sentirmi fighissimo", ammette con la consueta sincerità. "La vita è 'storta', è tutto un po' più 'rotto' rispetto a come ce lo raccontiamo e lo vediamo nei film", sorride. C'è spazio per alcune riflessioni sul clamore suscitato dalla partecipazione di Ghali alla cerimonia delle Olimpiadi Milano - Cortina. "Ghali viene chiamato lì come artista, a rappresentare il suo sistema valoriale, la sua creatività. E' una voce, là sopra rappresenta il suo pensiero, quindi in che senso si parla 'dissenso'? Diamo per scontato che tutto il resto rappresenti il pensiero opposto? Trovo assurdo che ci autoimponiamo la regola che chi dice come la pensa stia dissentendo, chi dice come la pensa sta solo parlando", scandisce Michele."Io quando canto, in maniera anche incosciente, racconto quello che penso -aggiunge l'artista umbro- E' vero che c'è un sistema politico, sociale, per cui rispetto alle grandi manifestazioni si tende a fare una narrativa che rappresenta la maggioranza politica. Però è anche vero che Ghali c'era", scandisce. E sulla polemica relativa alla partecipazione all'Eurovision, con alcuni artisti che hanno dichiarato di non volervi partecipare qualora vincessero a causa della presenza di Israele, Michele osserva: "E' una polemica che mi riservo di valutare. Ho un'idea molto nitida di quanto sta succedendo in Palestina, da una parte capisco la motivazione di chi non lo farebbe, ma dall'altra mi chiedo: una competizione musicale è giusto che escluda un rappresentante, dando quindi un giudizio morale e politico su di lui? Mi riservo di cambiare idea, ma per adesso sarei contrario a un'esclusione". Dall'amicizia con Fiorella Mannoia ("l'anno scorso non mi scelsero per Sanremo, c'ero rimasto male perchè era un brano dedicato ai miei nonni, e sono scappato da lei in Brasile", racconta), è nata l'idea del duetto con lei nella serata cover, in un omaggio ad Ornella Vanoni con 'Domani è un altro giorno'. "Volevo stare con una persona a me 'vicina', che stimo, non mi importa se non è troppo originale, sarà un bel momento", dice. Sanremo una rinascita? "Sono contrario a queste definizioni, la vita è in divenire, non è tutto così schematico", dice Michele Bravi. Che è già proiettato al futuro: "Un film dopo Sanremo a cui tengo molto e un disco. Ancora non l'ho consegnato, ma ho promesso che potrebbe arrivare prima dell'estate".
(Adnkronos) - Il Consorzio di Tutela fa il suo esordio alla Bit di Milano, dove racconterà la mozzarella di bufala campana non solo nella sua attualità di eccellenza mondiale ma valorizzandone le radici storiche. Grazie alla collaborazione con l’Archivio di Stato di Caserta della direzione generale Archivi del ministero della Cultura, lo stand del Consorzio (Padiglione 11 - H45) farà immergere i visitatori nell’epoca borbonica. Lo spazio, infatti, è stato allestito con la riproduzione di documenti storici e pannelli espositivi provenienti dalla mostra 'La Dama Bianca alla tavola del Re. Mozzarella e allevamento bufalino negli archivi dei Borbone', in corso fino al 28 febbraio all’Archivio di Stato nella Reggia di Caserta e realizzata con il contributo del Consorzio di Tutela Mozzarella di Bufala Campana Dop. Fu proprio nel Settecento che ebbe impulso la commercializzazione della mozzarella di bufala. E attraverso manoscritti e registri contabili emergono tante curiosità, dalla cura per le bufale alle tecniche di trasformazione del latte e perfino un disciplinare ante-litteram. Fulcro dell’allevamento era la Reggia di Carditello, in provincia di Caserta. La ricostruzione storica è abbinata a una gallery che mette in mostra le bellezze artistiche e paesaggistiche dell’area di produzione della mozzarella Dop, che, oltre a gran parte della Campania, si estende fino al basso Lazio e parte della provincia di Foggia. L’obiettivo del Consorzio è incentivare il turismo Dop: “Alla Bit portiamo il legame indissolubile che c’è tra il nostro prodotto e il suo territorio, proponendo percorsi alla scoperta di un’area straordinaria da ogni punto di vista, dall’arte alla natura”, sottolinea il presidente dell’ente, Domenico Raimondo. “L’enogastronomia è sempre più motivo prioritario per mettersi in viaggio e decidere le mete. I tanti turisti che arrivano da noi ci chiedono delle vere e proprie experience, per riportare a casa un ricordo unico. In questo scenario di cambiamento del turismo, la nostra mozzarella di bufala campana può giocare un ruolo da protagonista anche in futuro. La presenza alla Bit è il segnale dell’impegno del Consorzio in questa direzione”, commenta il direttore Pier Maria Saccani. “La collaborazione tra l’Archivio di Stato di Caserta, custode e promotore della memoria storica del territorio, e il Consorzio, ha dimostrato che la ricostruzione storica, quando agganciata alle sue persistenze nel presente, può diventare accattivante anche per il pubblico generalista. Ci auguriamo che questo esperimento rappresenti un felice precedente per la promozione del nostro territorio, che vanta una storia costellata da innumerevoli eccellenze”, auspica la direttrice dell’Archivio di Stato di Caserta, Fortunata Manzi.
(Adnkronos) - Gli italiani stanno migliorando sul fronte dello spreco alimentare (-10,3% rispetto ad un anno fa), arrivando a 554 grammi di cibo gettato a testa ogni settimana, ‘solo’ 79,14 grammi al giorno. Ma la somma delle perdite e degli sprechi alimentari vale oltre 13 miliardi e mezzo (dati elaborati dall’Università di Bologna - Distal / Waste Watcher sulle fonti di riferimento), 7 miliardi e 363 milioni solo nelle case degli italiani. Sono i dati contenuti nel 'Caso Italia 2026', il nuovo Rapporto dell’Osservatorio Waste Watcher International diffuso in vista della 13esima Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, 5 febbraio 2026, indetta dalla campagna pubblica di sensibilizzazione Spreco Zero. Waste Watcher ha monitorato il comportamento degli italiani nel mese di gennaio 2026, attraverso l’indagine condotta con metodo Cawi, promossa da Spreco Zero con l’Università di Bologna - Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroalimentari e Last Minute Market su monitoraggio Ipsos - Doxa (campione di 2000 casi rappresentativi della popolazione generale). Più nel dettaglio, stando al report, l’Italia, in linea con la rilevazione dello scorso settembre relativa all’estate 2025, segna un miglioramento deciso rispetto ai dati di un anno fa: sprechiamo infatti 554 grammi di cibo pro capite ogni settimana, ovvero 63,9 grammi in meno rispetto al dato del febbraio 2025 (617,9 g). La performance più brillante è firmata dai Boomers che fissano lo spreco settimanale pro capite medio a 352 grammi, superando, in anticipo di quattro anni, l’esame dell’Agenda 2030, quando a tutti gli italiani sarà chiesto di gettare mediamente non più di 369,7 grammi a testa ogni settimana per centrare l’obiettivo 12.3 sullo spreco alimentare. Più indietro restano le famiglie della Generazione Z, posizionate a quota 799 grammi di spreco settimanale medio pro capite, le famiglie Millennials, con 750 grammi settimanali pro capite, e quelle della Generazione X, con 478 grammi settimanali pro capite. Emerge in chiave quasi plebiscitaria la cura per la preparazione dei pasti, un tratto distintivo mediterraneo e italiano: una abitudine di vita cui si dedica ogni giorno l’88% degli italiani. Solo il 4% degli italiani dichiara di non cucinare perché non ama farlo. E per la prima volta risulta praticamente unanime la consapevolezza intorno al tema 'spreco': il 94% degli italiani certifica la sua attenzione alla questione e, di questa moltitudine di cittadini, il 63% getta qualcosa meno di 1 volta a settimana, solo il 14% spreca quasi quotidianamente. Già da questi dati si delinea un divario generazionale piuttosto marcato: il 29% della Generazione Z spreca almeno una volta a settimana, contro appena il 6% dei Boomers. Spiega il direttore scientifico dell’Osservatorio Waste Watcher International Andrea Segrè, fondatore della Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare: "I dati del Rapporto Waste Watcher 2026 ci dicono con chiarezza che la sfida dello spreco alimentare non si vince contrapponendo le generazioni, ma mettendole in relazione. I Boomers oggi sono la locomotiva della prevenzione: hanno interiorizzato nel tempo competenze di cura, di gestione del cibo e di riuso che li portano già vicino agli obiettivi dell’Agenda Onu 2030. La Generazione Z, invece, è più fragile sul piano organizzativo ma possiede un capitale decisivo: la padronanza degli strumenti digitali e la disponibilità al cambiamento. È qui che nasce l’intelligenza intergenerazionale: quando l’esperienza incontra la tecnologia, quando il sapere pratico dei più anziani viene tradotto in nuovi linguaggi dai più giovani. Solo favorendo questo scambio - nelle famiglie, nelle scuole, nelle comunità e anche nei luoghi del cibo fuori casa - possiamo davvero dimezzare lo spreco alimentare entro i prossimi quattro anni, come chiede la Campagna Spreco Zero. Lo spreco non è solo una questione di consapevolezza, ma di competenze condivise: e il futuro passa dalla capacità di farle circolare tra le generazioni". Tornando ai dati, si spreca meno al Nord (516 grammi settimanali, -7%), di più al Sud (591,2 grammi settimanali, +7%) e poco di più al Centro (570,8 grammi settimanali, +3%); più virtuose le famiglie con figli (-10%) e i Comuni fino a 30mila abitanti (-8%). In cima ai cibi più sprecati svettano la frutta fresca (22,2 g a settimana), la verdura fresca (20,6 g) e il pane fresco (19,6 g), seguono l’insalata (18,8 g) e cipolle/aglio/tuberi (17,2 g).