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(Adnkronos) - Il quadro complessivo, emerso durante la seduta del 3 febbraio dell’Osservatorio Permanente sugli Utilizzi Idrici dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale presieduto dal segretario generale Vera Corbelli, ha delineato, "pur persistendo alcune condizioni di severità idrica, una tendenza al miglioramento per taluni sistemi delle condizioni di severità idrica per il comparto idropotabile e per il comparto irriguo". In sintesi, spiega una nota, "il quadro complessivo evidenzia una condizione di criticità nella disponibilità delle risorse idriche, differenziata su base territoriale tra i diversi schemi di approvvigionamento". Pertanto, i lavori dell’Osservatorio Permanente sugli Utilizzi Idrici e dei Tavoli Tecnici per i trasferimenti idrici interregionali, coordinati dall’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale, dovranno "continuare nell’incessante opera di monitoraggio delle risorse idriche disponibili, puntando sempre a mitigare gli impatti delle crisi idriche nei diversi bacini e sui diversi comparti di utilizzo della risorsa idrica, da questo momento potendo godere della pienezza dei poteri conferiti dalla vigente legislazione". “L’Osservatorio è una misura del Piano di Gestione delle Acque - ha osservato Vera Corbelli - con il quale da un lato si vanno a valutare le severità idriche, dall’altro si individuano e attuano le azioni a breve, medio e lungo termine per fronteggiarla”. Più in dettaglio, per quanto riguarda il comparto potabile, i territori e schemi idrici che presentano uno stato di 'severità idrica elevata' sono: la Puglia; le province di Crotone e Reggio Calabria e lo schema Basento - Camastra - Agri. Si riscontra una condizione di 'severità media tendente ad alta' per: il Lazio e 11 comuni in Basilicata serviti dallo schema Vulture Melfese e per 33 comuni della provincia di Matera serviti dallo schema Collina Materana, oltre che per il comune di Matera e per 8 comuni serviti dallo schema Fascia Ionica. Infine, si rilevano condizioni di 'severità idrica media', per la Campania, il Molise e la Basilicata, con esclusione dei comuni già citati in severità idrica media tendente ad alta; la Calabria, con esclusione delle province di Crotone e Reggio Calabria, già citate in severità idrica elevata; il sub-ambito marsicano e la provincia di Chieti in Abruzzo. Per quanto riguarda il comparto irriguo, si confermano le condizioni di 'severità idrica elevata' per le regioni Basilicata, Calabria e Puglia, mentre tutto il resto del territorio distrettuale è in condizioni di 'severità idrica media'. Corbelli ha annunciato la produzione del "Rapporto sull’evento di Crisi idrica 2024/2025, che è stato già inviato a tutti i membri dell’Osservatorio, in attesa di una prima valutazione. Il Rapporto sarà poi inviato a tutti gli enti competenti interessati”.
(Adnkronos) - "Con grande entusiasmo ho accettato l'invito ad aprire i lavori di questi due giorni dedicati alla Dirigenza dell'Inps. Questo incontro rappresenta un'opportunità preziosa per riflettere insieme e confrontarsi su cinque valori cardine, che possono fungere da bussola per ogni azione, decisione e interazione all'interno della comunità nazionale, con particolare riferimento alla vostra organizzazione. Questi valori non sono semplici parole, ma rappresentano la nostra identità collettiva. Attraverso di essi, possiamo costruire un linguaggio comune che favorisca una comprensione condivisa di cosa significhi operare con integrità ed equità”. A dirlo Marina Elvira Calderone, la ministra del Lavoro e delle politiche sociali, nel corso della Conferenza nazionale della Dirigenza Inps, dal titolo ‘La forza dei valori’, svoltasi a Roma. “Oggi e domani prenderà vita il progetto "La Forza dei Valori" - prosegue Calderone - un percorso concepito per e con la Dirigenza dell'Inps. Questi giorni di confronto e di visione strategica permetteranno di chiarire ancora meglio l'identità e le strategie dell'Istituto nel contesto attuale, proiettandolo verso un futuro innovativo e sostenibile, sostenuto da un’agenda che alla base ha l’etica e l’innovazione”. "Sono anche lieta di cogliere l'occasione per fare il punto sulle tante attività che stiamo costruendo insieme. Penso all'implementazione di strumenti come Siisl e Appli, quest'ultimo un assistente virtuale progettato per supportare i giovani nel loro percorso di orientamento formazione e inserimento lavorativo, che rappresenta un passo significativo verso l'inclusione e l'empowerment dei giovani, contribuendo a ridurre il numero di Neet nel nostro Paese". Il mondo del lavoro attraversa un momento particolare: "Viviamo in un’epoca in cui coesistono per la prima volta cinque generazioni al lavoro, e proprio la centralità del lavoro emerge come una priorità nella nostra strategia. È necessario delineare una visione chiara capace di rendere concreti obiettivi di inclusione, incrementare la produttività e migliorare le politiche retributive, affrontando al contempo la sfida del calo demografico. È essenziale rafforzare questa dinamica occupazionale, superando le logiche conflittuali e promuovendo un'alleanza intergenerazionale di competenze". Infine il ministro guarda al futuro: "È un onore per noi intraprendere questo percorso e affrontare insieme le sfide future. Il nostro impegno comune sarà fondamentale per garantire un futuro ricco di opportunità e crescita per tutte le generazioni. In un contesto complesso come quello attuale, lavoro e formazione sono diventati pilastri fondamentali per un nuovo modello di cooperazione e gestione dei flussi migratori. Stiamo costruendo un paradigma operativo che attira l'attenzione a livello internazionale, sottolineando l'importanza del nostro Sistema Paese e della sua capacità di adattarsi ai cambiamenti globali".
(Adnkronos) - Riciclare per raggiungere l’autonomia nell’approvvigionamento di terre rare e materiali critici. Livio De Santoli, prorettore dell’Università La Sapienza di Roma spiega all’Adnkronos la chiave (oltre all’urgenza) per ridurre la dipendenza da filiere esterne che sono decisive per le tecnologie della transizione ma che si trovano nelle mani di Paesi terzi rispetto all’Italia e all’Europa. Su tutti, la Cina: Pechino detiene infatti un quasi monopolio nell’esportazione di queste materie prime, e può limitarne l’accesso secondo convenienza. Ma con il ritorno della politica di potenza a livello globale e l’indebolimento al multilateralismo, la priorità per l’Unione europea e per l’Italia è diventata cercare l’autonomia nelle filiere più strategiche, anche attraverso l’economia circolare. “Con il gas e il petrolio eravamo totalmente dipendenti, perché noi non li avevamo”, spiega De Santoli, ma ora “non è detto che dobbiamo continuare a comprare i materiali critici”. Anzi, “l’indipendenza passa dall’affrancamento” dall’obbligo di comprare altrove, e il “riutilizzo in qualche modo all’infinito” dei materiali che sono già nella propria disponibilità gioca un ruolo fondamentale verso l’autonomia. In questo modo, infatti, è possibile immaginare di “creare una filiera europea delle terre rare e dei materiali critici“, sottolinea ancora il prorettore. E “l’Italia, grazie alla sua esperienza nel riciclo, può diventare un hub del riuso di componenti strategici. È un’occasione unica per un’industria autonoma e competitiva”. “Su alcuni settori sicuramente più alcuni che altri possiamo diventare delle oasi autonome in cui far sviluppare componenti e servizi che possono addirittura essere esportati in Europa: è quello il nuovo corso ed è quella l’indicazione che dobbiamo dare per il futuro”, spiega. Resta un altro grande nodo strutturale: il costo dell’energia, che continua a rappresentare un freno per la competitività delle imprese europee ed italiane. Anche in questo caso, per De Santoli si deve puntare a una “vera filiera europea dell’energia”, nella quale il Bel Paese può giocare un ruolo di primo piano. “Enel, Eni e persino la cinese Byd stanno valutando l’Italia come base produttiva per le gigafactory per le batterie”, ricorda l’esperto. Certo, l’Italia attualmente, sottolinea De Santoli, ha “i costi più alti d’Europa, che a loro volta sono i più alti del mondo”. E allora come fare? “L’unica via, anche con l’attuale mercato dell’energia, è sviluppare massicciamente le rinnovabili. Cosa che, anche senza riforme di mercato, riduce l’impatto del gas sul prezzo finale”. Il problema, continua, “non è il costo del solare o dell’eolico, ma la lentezza con cui li integriamo nel sistema. Se raggiungiamo il 60% di penetrazione elettrica al 2030, i benefici saranno immediati per famiglie e imprese”. Per il prorettore, i due “grandi fronti” su cui dobbiamo agire sono l’eolico offshore e l’idrogeno. “Siamo ancora indietro, ma dobbiamo arrivare a 2,1 GW entro il 2030. Le nostre coste profonde richiedono piattaforme galleggianti, una tecnologia che possiamo sviluppare in Italia. Anche la Danimarca sta investendo qui: perché non farlo noi per primi”? Infine, parlare di energia oggi porta per forza di cose al tema dei data center, che assorbono circa il 3% dei consumi globali e raddoppieranno entro dieci anni. Un problema anche perché, spiega l’esperto, “concentrano energia laddove le rinnovabili, invece, sono distribuite”. Di conseguenza, conclude De Santoli, “dobbiamo ripensare il modello: la rete va resa più flessibile, con accumuli diffusi e logiche di prossimità energetica. L’intelligenza artificiale può aiutarci a ottimizzare il sistema, ma serve pianificazione: i data center dovranno essere costruiti dove esiste un mix energetico sostenibile, o dotati di fonti rinnovabili proprie”.