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(Adnkronos) - Il tumore del colon retto colpisce sempre più giovani. La malattia è sotto i riflettori dopo la morte di James Van der Beek, deceduto ieri a 48 anni. L'attore, indimenticato protagonista della serie 'Dawson's Creek', era malato da tempo e nel 2024 aveva reso nota la diagnosi di cancro al colon, individuato nel 2023. Van der Beek si è ammalato ad un'età 'verde'. Un caso sempre più comune. "Sono in aumento i casi di cancro al colon sotto i 50 anni. E' una tendenza riscontrata negli anni passati negli Usa e da circa 5 anni anche in Europa", dice all'Adnkronos Salute Chiara Cremolini, professore ordinario di Oncologia medica all'università di Pisa e membro del direttivo nazionale Aiom (Associazione italiana di oncologia medica). "Oggi 1 diagnosi su 8 di cancro al colon riguarda giovani under 50. E si stima che nel 2030, nel mondo, il cancro al colon sarà la prima causa di morte per tumore nella fascia d'età 30-50 anni. Le cause? Non le sappiamo. Sicuramente in alcuni giovani si tratta di forme genetiche, c'è familiarità. Ma nell'80% dei casi la causa non è genetica", spiega. Tra le ipotesi sull'aumento di questo tumore nei giovani "ci sono i cibi ultraprocessati, che si associano a un maggior sviluppo di polipi al colon, la 'porta' di accesso al cancro del colon se non vengono intercettati in tempo - avverte Cremolini - Poi l'esposizione agli antibiotici in età infantile, fumo e alcol. E sappiamo benissimo che tra i giovani non c'è una riduzione del consumo di tabacco e alcol, anzi. Su questa fascia di età c'è ancora molto da lavorare in termini di prevenzione secondaria, ovvero promuovere gli stili di vita: no alcol, no fumo, no cibi ultraprocessati, no sedentarietà; sì alla dieta mediterranea e all'attività fisica regolare". La scomparsa di Van der Beek riaccende l'attenzione su una malattia ancora percepita, soprattutto tra i più giovani, come improbabile. "Sapevo che non stava bene, ero sua fan da bambina - ricorda l'oncologa - e lo avevo visto a una reunion di tutto il cast della serie Tv tanto amata dalla mia generazione, Dawson's Creek. Avevo capito che la situazione era grave, nonostante le cure". Cremolini sottolinea l'importanza di "cogliere i sintomi precocemente: mal di pancia, alternanza tra diarrea e stitichezza, stanchezza prolungata e intensa, dimagrimento, sangue nelle feci. Sono sintomi uguali per tutti, ma i giovani tendono a sottovalutarli perché non pensano che a 38 anni possano sviluppare un cancro al colon. Il risultato? Arrivano più tardi alla diagnosi". Secondo i dati Aiom contenuti nel rapporto 'I numeri del cancro 2025', nel 2024 in Italia sono state stimate circa 48.706 nuove diagnosi di tumore del colon retto (27.473 uomini e 21.233 donne). Nel 2022 i decessi stimati sono stati 24.200 (13.000 uomini e 11.200 donne). La sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è del 65% negli uomini e del 66% nelle donne. Le persone viventi in Italia dopo una diagnosi di tumore del colon retto sono circa 442.600 (227.600 uomini e 215.000 donne). Nei pazienti più giovani, però, la malattia sembra avere caratteristiche più aggressive. "E' particolarmente aggressiva - precisa Cremolini - e, nonostante le cure, i risultati dei trattamenti sono meno brillanti e i giovani muoiono prima. I motivi non li conosciamo, ma può esserci un legame con fattori molecolari e biologici: molto dipende da com'è fatto il tumore". L'attore americano, per sostenere i costi delle terapie, nel 2024 aveva messo all'asta alcuni oggetti legati alla sua carriera. "Sapevo anche questo", prosegue l'esperta: "I farmaci oncologici sono molto costosi. Oltre alla chemioterapia ci sono i farmaci anti-vomito, il personale che somministra la terapia, la struttura e così via. Parliamo di centinaia di migliaia di euro. In Italia, se non ci fosse il nostro Servizio sanitario nazionale - osserva Cremolini - soltanto i ricchi potrebbero accedere a queste terapie, mentre la stragrande maggioranza delle persone non potrebbe curarsi. Da noi il paziente non paga". Un richiamo, conclude la specialista, all'importanza della "prevenzione, dell'attenzione ai sintomi e del valore del Ssn nel garantire l'accesso alle cure".
(Adnkronos) - "Ministro, presidente, noi sottoscritti, rappresentanze studentesche di università Mercatorum, università telematica Pegaso e università San Raffaele Roma, con una lettera pubblica e aperta alla sottoscrizione di tutta la comunità studentessa (e quindi di qualsiasi ateneo, telematico e tradizionale), desideriamo portare alla vostra attenzione una questione che sta generando incertezza reale e preoccupazione diffusa tra tutti gli studenti delle università telematiche: il futuro delle modalità di svolgimento degli esami, e in particolare la possibilità di svolgerli online". E' quanto si legge in una lettera aperta al Mur e al ministro Bernini. "Scriviamo -continua la nota- con rispetto delle Istituzioni e con spirito costruttivo. Non per rivendicare eccezioni o scorciatoie, ma per chiedere finalmente una scelta politica e di sistema coraggiosa, organica e definitiva sul tema didattica in remoto ed esami online, che preservi la qualità e allo stesso tempo garantisca a tutti certezza e trasparenza. con un dibattito pubblico, aperto e costruttivo che coinvolga tutte le componenti dell'università (e in primis noi studenti), e che non finisca per restringere l'accesso effettivo allo studio universitario di una parte significativa (e sempre più maggioritaria) di studenti e studentesse per prese di posizioni perlopiù ideologiche e strumentali", spiegano. "Siamo pienamente consapevoli (e anche gli atenei del gruppo Multiversity sono sempre stati chiari su questo) che le Linee generali di indirizzo relative all’offerta formativa a distanza (D.M. n. 1835 del 6 dicembre 2024) prevedano, come regola, lo svolgimento in presenza delle verifiche di profitto e dell'esame finale, ammettendo deroghe puntuali e contemplando la possibilità che tali fattispecie possano essere integrate in base all'evoluzione delle tecnologie disponibili", continuano gli studenti. "Comprendiamo anche la ratio: garantire integrità delle prove, uniformità e credibilità, con controlli adeguati. È una finalità che condividiamo. Lo diciamo con chiarezza: la qualità dell'assessment non è negoziabile. Proprio per questo, riteniamo essenziale evitare che la discussione si riduca a un'alternativa impropria tra "rigore" e "flessibilità". Il vero obiettivo dovrebbe essere un altro: stessi standard, più accesso. In coerenza con l’idea (più volte espressa pubblicamente anche dal Ministero) che la qualità debba essere assicurata 'a prescindere dalle modalità di erogazione' e che il sistema debba avere regole comuni", si legge nella lettera.
(Adnkronos) - "L’Italia è tra i paesi leader in alcune filiere, può guidare la nuova industrializzazione europea e rivendicare le proprie eccellenze". Lo dice Stefano Ciafani, presidente nazionale Legambiente, durante la presentazione dei risultati della terza edizione del progetto 'L’Italia in cantiere. Un Clean Industrial Deal Made in Italy' a Roma. “Abbiamo un problema su alcune filiere industriali storicamente deindustrializzate, come chimica e siderurgia, la cui crisi parte dagli anni ’90 e non è colpa del Green Deal europeo”, ha aggiunto Ciafani, sottolineando l’urgenza di azioni concrete. “Vogliamo fare in modo che il Clean Industrial Deal europeo possa vedere l’Italia protagonista, contribuendo alla nuova reindustrializzazione del Vecchio Continente”. Legambiente ha così presentato il Libro bianco con 30 proposte, frutto di un percorso di confronto con le imprese più innovative iniziato nel luglio 2025, “per orientare le politiche industriali verso sostenibilità, innovazione e occupazione green. Speriamo che le politiche industriali possano partire anche dalle nostre 30 proposte”.