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(Adnkronos) - E' stato fermato dalla polizia il presunto aggressore della donna 56enne accoltellata oggi pomeriggio in pieno centro a Palermo. La donna, Maria Luigia Anna Tricarico, è stata colpita dai fendenti alla schiena. Sentita in ospedale ha detto di non conoscere l'aggressore e di non averlo visto perché aggredita di spalle. L'uomo avrebbe problemi psichiatrici. L'aggressione è avvenuta poco dopo le 18.30 in via Libertà, all'altezza di via Mondini. La donna, che perdeva molto sangue, si è poi rifugiata in un negozio, è stata quindi soccorsa e trasportata in ospedale. Le sue condizioni sono gravi ma non sarebbe in pericolo di vita.
(Adnkronos) - "Ogni giorno, migliaia di ingegneri italiani mettono le proprie competenze al servizio della magistratura. Lo fanno come consulenti tecnici d'ufficio, come periti, come esperti chiamati a fornire risposte certe a domande complesse. Quando un giudice deve accertare le cause di un crollo strutturale, valutare la congruità di un appalto, ricostruire la dinamica di un sinistro, analizzare le tracce digitali di un reato informatico, è all'ingegnere che si rivolge. E' sulla solidità del nostro lavoro tecnico che si fonda, in moltissimi casi, il ragionamento giuridico che porta alla sentenza". A dirlo oggi, Angelo Domenico Perrini, presidente del Cni, intervenendo alla 1ª Giornata nazionale dell'ingegneria forense', in corso a Roma. Un momento di confronto essenziale tra i professionisti dell'ingegneria, il mondo della giustizia e le istituzioni, dedicato a esplorare il ruolo strategico della consulenza tecnica nei procedimenti giudiziari. "Il lavoro dell'ingegnere forense - sottolinea - non è semplicemente un servizio tecnico: è un atto di responsabilità civile. Professionisti che ogni giorno mettono le proprie competenze al servizio della giustizia, spesso in condizioni non facili, con compensi che non sempre riflettono la complessità e la responsabilità degli incarichi affidati. Chi accetta un incarico di consulenza per l'autorità giudiziaria sceglie di dedicare il proprio tempo e le proprie competenze a un'attività di natura pubblicistica, il cui fine ultimo è la tutela dei diritti dei cittadini. E' un impegno che si assume nella consapevolezza che le proprie conclusioni potranno incidere su patrimoni, su responsabilità, talvolta su destini personali e familiari. In questo senso, l'ingegneria forense rappresenta forse una delle espressioni più alte del ruolo sociale della nostra professione. Noi ingegneri siamo abituati a pensare in termini di sicurezza, di affidabilità, di rigore. Quando questi principi entrano nel processo, diventano garanzia di giustizia. Garanzia che l'accertamento dei fatti poggi su basi scientifiche solide, che la verità tecnica emerga con chiarezza, che il cittadino possa confidare in un sistema dove competenza e imparzialità camminano insieme". "Fino al 2023 - riferisce Carla Cappiello, vicepresidente vicario del Cni - ogni tribunale d'Italia gestiva i propri registri di consulenti tecnici e periti. La somma di quei registri contava circa 183 mila iscritti. Con l'istituzione del portale Albo ctu un passo avanti importante verso la trasparenza e la tracciabilità degli incarichi che il Cni ha fortemente sostenuto, si è reso necessario un nuovo processo di iscrizione. Il transito non è stato automatico: ogni professionista ha dovuto ripresentare domanda, e molti, per ragioni diverse, non lo hanno fatto. Oggi il portale conta circa 69 mila iscritti. E' vero che una parte di quella differenza è fisiologica, legata a professionisti che di fatto non esercitavano più. Ma anche depurando il dato dalle dispersioni amministrative, il quadro che ne emerge è preoccupante: siamo di fronte a un patrimonio di competenze che si sta assottigliando, e in alcune realtà territoriali la situazione è già critica". "Le ragioni di questo calo - avverte - sono di duplice natura: economica e simbolica. La dimensione economica è la più evidente. I compensi dei consulenti tecnici d'ufficio sono ancorati a tabelle del 2002, che a loro volta riflettono parametri concepiti ancora prima. In oltre vent'anni hanno perso più del 40% del loro valore reale. Un professionista qualificato, con anni di formazione e di esperienza, prima o poi si chiede se abbia senso mettere le proprie competenze al servizio della giustizia a condizioni che non riconoscono né la complessità del lavoro né la responsabilità che esso comporta". "Non è una questione corporativa - rimarca - se i colleghi vengono progressivamente allontanati dall'attività di ctu perché economicamente insostenibile, a farne le spese sarà la qualità delle perizie e, in ultima analisi, il cittadino che attende una giustizia fondata su accertamenti tecnici affidabili. Ma c'è una seconda dimensione, meno visibile e forse più insidiosa: il mancato riconoscimento del valore stesso della funzione. Le tabelle tariffarie attuali non contemplano neppure intere aree di attività in cui oggi il ctu è chiamato a operare. L'informatica forense non esisteva quando quelle tabelle furono scritte. L'analisi di dispositivi mobili, la fonica forense, le valutazioni di cybersecurity, la ricostruzione di evidenze digitali: sono alcune delle specializzazioni che richiedono competenze sofisticate e strumentazione avanzata, eppure il sistema le ignora". "In assenza di parametri specifici - continua Carla Cappiello, vicepresidente vicario del Cni - il giudice è costretto a liquidare queste prestazioni con il criterio residuale delle vacazioni. Il messaggio che ne deriva è chiaro, anche se involontario: queste competenze non contano abbastanza da meritare una voce propria. E quando un sistema non riconosce formalmente il valore di ciò che chiede, non può sorprendersi se chi lo possiede smette di offrirlo. Il rischio, concreto e documentato, è che la giustizia italiana perda progressivamente l'accesso a competenze tecniche qualificate proprio nel momento in cui ne ha più bisogno: un'epoca in cui le cause si fanno più complesse, le tecnologie più sofisticate, le responsabilità più intricate". "Sul piano normativo ed economico - ricorda - abbiamo avanzato al Ministero della Giustizia una proposta articolata di riforma che include l'aggiornamento dei compensi, l'introduzione di voci tariffarie per le nuove specializzazioni, l'eliminazione dei tetti massimi ormai anacronistici, tempi certi per la liquidazione. E su questo terreno registriamo un'interlocuzione parlamentare che ci dà fiducia. I tre disegni di legge presentati dal senatore Marco Silvestroni affrontano nodi cruciali: la formazione obbligatoria per i ctu, i tempi certi di liquidazione con il vincolo di solidarietà tra le parti, il superamento del legame tra compenso e prezzo di aggiudicazione nelle esecuzioni immobiliari. Sono interventi concreti, che rispondono a problemi reali, e che abbiamo sostenuto con convinzione nell'audizione in Commissione Giustizia al Senato dello scorso aprile". "Ringrazio anche - afferma - il deputato Marta Schifone: il Parlamento, con la legge sull'equo compenso di cui l'onorevole è stata relatrice, ha sancito un principio che consideriamo fondamentale: il lavoro intellettuale del professionista ha diritto a una remunerazione dignitosa. Quel principio non può valere solo nel rapporto con i committenti privati e la pubblica amministrazione; deve valere anche quando il professionista mette le proprie competenze al servizio della giustizia come ausiliario del giudice, ancorché resti inscalfibile la natura pubblicistica della funzione. E' una questione di coerenza dell'ordinamento, prima ancora che di tutela della categoria". "L'ingegnere forense - commenta - non può essere semplicemente un buon tecnico prestato alla giustizia. Deve possedere una doppia competenza - tecnica e giuridica - che oggi il nostro sistema formativo non garantisce in modo strutturato. Un ctu che non padroneggia le regole del contraddittorio, che non conosce le forme del verbale, che non ha chiara la portata processuale dei propri atti, rischia di produrre un lavoro tecnicamente impeccabile ma proceduralmente inutilizzabile. Accade e quando accade il danno ricade sulle parti che attendono giustizia". "C'è poi un aspetto - chiarisce Carla Cappiello, vicepresidente vicario del Cni - che molti colleghi sottovalutano. Il ctu, nel momento in cui accetta l'incarico, si assume responsabilità civili e penali di notevole portata, con conseguenze reali che richiedono una consapevolezza professionale che solo una formazione mirata può garantire. Per questo il Cni sta lavorando a una proposta che consideriamo strategica: rendere la formazione specifica per l'ingegneria forense obbligatoria e certificata". "Non un generico aggiornamento professionale - fa notare - ma percorsi strutturati che costruiscano quella doppia competenza oggi lasciata all'iniziativa individuale. Uno dei disegni di legge del Senatore Silvestroni prevede proprio la formazione iniziale obbligatoria e l'aggiornamento periodico triennale per i ctu: è la conferma che questa esigenza è avvertita anche dal legislatore". "L’ingegneria forense - ricorda il senatore Marco Silvestroni - è una disciplina spesso lontana dai riflettori ma senza di essa la giustizia non può funzionare. I ctu (consulenti tecnici d'ufficio) non sono una componente accessoria ma strutturale. Tuttavia, a fronte di grandi responsabilità che sono chiamati ad assumere, sovente godono di scarse tutele, come ad esempio per la questione delle tariffe". "In questo senso - spiega - ho ritenuto di dover presentare tre ddl che accolgono alcuni principi fondamentali quali il rispetto dei tempi di liquidazione dei compensi e la questione del rapporto tra compenso del professionista e valore della controversia. Ad esempio, in merito alle esecuzioni immobiliari il compenso deve andare in accordo col valore di stima e non con quello della vendita". "Poi - sottolinea - c’è il tema determinante delle competenze professionali che non possono non comprendere anche la conoscenza delle regole processuali. In questo senso è necessario un percorso di formazione per l’accesso all’Albo dei ctu e un sistema di aggiornamento periodico. In sintesi, vorrei dire che rafforzare l’ingegneria forense significa rafforzare la giustizia italiana”. L'ultima sessione è stata dedicata all’annosa questione delle tariffe. Tra le altre cose, la discussione ha approfondito le esigenze manifestate sul tema dai professionisti, anche sulla base dell’ascolto degli ordini territoriali e della valutazione delle situazioni vigenti in altri paesi europei, il tutto sfociato poi nell’interlocuzione istituzionale. Attualmente il ddl 1068 introduce misure di equità sostanziale, come tempi certi per la liquidazione (entro tre mesi dalla richiesta) e il vincolo di solidarietà tra le parti per il pagamento, uno strumento decisivo per tutelare il professionista dai ritardi e dal rischio di insolvenza. Inoltre, il ddl 1065 mira a superare l’attuale penalizzazione per gli stimatori nelle esecuzioni immobiliari, sganciando il compenso dal prezzo di aggiudicazione per ancorarlo nuovamente al valore di stima, restituendo così dignità e certezza al lavoro svolto. Ne hanno discusso Giorgio Granello (componente della Commissione ministeriale per la revisione degli onorari dei Ctu), Antonello Fabbro (già presidente del Tribunale di Treviso), Filippo Cascone (presidente Fondazione ordine degli ingegneri di Roma) e Giovanni Mimmo (già direttore degli Affari Interni, Ministero della Giustizia).
(Adnkronos) - Gli italiani stanno migliorando sul fronte dello spreco alimentare (-10,3% rispetto ad un anno fa), arrivando a 554 grammi di cibo gettato a testa ogni settimana, ‘solo’ 79,14 grammi al giorno. Ma la somma delle perdite e degli sprechi alimentari vale oltre 13 miliardi e mezzo (dati elaborati dall’Università di Bologna - Distal / Waste Watcher sulle fonti di riferimento), 7 miliardi e 363 milioni solo nelle case degli italiani. Sono i dati contenuti nel 'Caso Italia 2026', il nuovo Rapporto dell’Osservatorio Waste Watcher International diffuso in vista della 13esima Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, 5 febbraio 2026, indetta dalla campagna pubblica di sensibilizzazione Spreco Zero. Waste Watcher ha monitorato il comportamento degli italiani nel mese di gennaio 2026, attraverso l’indagine condotta con metodo Cawi, promossa da Spreco Zero con l’Università di Bologna - Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroalimentari e Last Minute Market su monitoraggio Ipsos - Doxa (campione di 2000 casi rappresentativi della popolazione generale). Più nel dettaglio, stando al report, l’Italia, in linea con la rilevazione dello scorso settembre relativa all’estate 2025, segna un miglioramento deciso rispetto ai dati di un anno fa: sprechiamo infatti 554 grammi di cibo pro capite ogni settimana, ovvero 63,9 grammi in meno rispetto al dato del febbraio 2025 (617,9 g). La performance più brillante è firmata dai Boomers che fissano lo spreco settimanale pro capite medio a 352 grammi, superando, in anticipo di quattro anni, l’esame dell’Agenda 2030, quando a tutti gli italiani sarà chiesto di gettare mediamente non più di 369,7 grammi a testa ogni settimana per centrare l’obiettivo 12.3 sullo spreco alimentare. Più indietro restano le famiglie della Generazione Z, posizionate a quota 799 grammi di spreco settimanale medio pro capite, le famiglie Millennials, con 750 grammi settimanali pro capite, e quelle della Generazione X, con 478 grammi settimanali pro capite. Emerge in chiave quasi plebiscitaria la cura per la preparazione dei pasti, un tratto distintivo mediterraneo e italiano: una abitudine di vita cui si dedica ogni giorno l’88% degli italiani. Solo il 4% degli italiani dichiara di non cucinare perché non ama farlo. E per la prima volta risulta praticamente unanime la consapevolezza intorno al tema 'spreco': il 94% degli italiani certifica la sua attenzione alla questione e, di questa moltitudine di cittadini, il 63% getta qualcosa meno di 1 volta a settimana, solo il 14% spreca quasi quotidianamente. Già da questi dati si delinea un divario generazionale piuttosto marcato: il 29% della Generazione Z spreca almeno una volta a settimana, contro appena il 6% dei Boomers. Spiega il direttore scientifico dell’Osservatorio Waste Watcher International Andrea Segrè, fondatore della Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare: "I dati del Rapporto Waste Watcher 2026 ci dicono con chiarezza che la sfida dello spreco alimentare non si vince contrapponendo le generazioni, ma mettendole in relazione. I Boomers oggi sono la locomotiva della prevenzione: hanno interiorizzato nel tempo competenze di cura, di gestione del cibo e di riuso che li portano già vicino agli obiettivi dell’Agenda Onu 2030. La Generazione Z, invece, è più fragile sul piano organizzativo ma possiede un capitale decisivo: la padronanza degli strumenti digitali e la disponibilità al cambiamento. È qui che nasce l’intelligenza intergenerazionale: quando l’esperienza incontra la tecnologia, quando il sapere pratico dei più anziani viene tradotto in nuovi linguaggi dai più giovani. Solo favorendo questo scambio - nelle famiglie, nelle scuole, nelle comunità e anche nei luoghi del cibo fuori casa - possiamo davvero dimezzare lo spreco alimentare entro i prossimi quattro anni, come chiede la Campagna Spreco Zero. Lo spreco non è solo una questione di consapevolezza, ma di competenze condivise: e il futuro passa dalla capacità di farle circolare tra le generazioni". Tornando ai dati, si spreca meno al Nord (516 grammi settimanali, -7%), di più al Sud (591,2 grammi settimanali, +7%) e poco di più al Centro (570,8 grammi settimanali, +3%); più virtuose le famiglie con figli (-10%) e i Comuni fino a 30mila abitanti (-8%). In cima ai cibi più sprecati svettano la frutta fresca (22,2 g a settimana), la verdura fresca (20,6 g) e il pane fresco (19,6 g), seguono l’insalata (18,8 g) e cipolle/aglio/tuberi (17,2 g).