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(Adnkronos) - "In questi anni il governo Meloni ha lavorato con determinazione per restituire all'agricoltura e agli agricoltori il ruolo centrale che meritano. Oggi stiamo mettendo al centro l’innovazione e la sostenibilità, pilastri per garantire la sicurezza alimentare dell’Italia e dell’Europa. Il cibo non è solamente produzione di nutrimento, ma è anche manutenzione del territorio, creazione di ricchezza nel senso più ampio possibile e deve dunque essere al centro dell'agenda politica". Esordisce così Francesco Lollobrigida, ministro dell’agricoltura, nel corso della presentazione del Manifesto per il Biocontrollo, illustrato oggi a Roma da Agrofarma e FederBio nel corso dell’evento istituzionale promosso con il sostegno del senatore Luca De Carlo, presidente della Commissione Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare del Senato, e svoltosi alla Sala Isma del Senato della Repubblica. “È fondamentale accelerare l'accesso ai mercati per i prodotti di nuova generazione, contenendo i ritardi burocratici che rischiano di penalizzare l'Europa rispetto ai nostri competitor internazionali -. aggiunge il ministro - Allo stesso tempo continuiamo a sostenere con forza il principio di reciprocità: ciò che imponiamo ai nostri imprenditori, come le importanti regole su lavoro e ambiente, deve essere imposto anche ai prodotti che entrano in Europa. Essi non possono concorrere con prezzi più bassi derivanti dal mancato rispetto delle norme che imponiamo ai nostri produttori Ue”. “Essere all’avanguardia in settori come quello del biologico è per noi motivo di vanto - continua ancora Lollobrigida - ma, anche in quel caso, i costi di produzione sono più alti. Il prodotto biologico deve quindi essere riconoscibile sul mercato, per garantire un prezzo giusto, che tenga conto dei maggiori costi di produzione. Dobbiamo sostenere le nostre imprese e valorizzare il nostro modello virtuoso con un pragmatismo che sappia coniugare al meglio la sostenibilità ambientale con quella economica, due prerogative che devono viaggiare di pari passo” conclude.
(Adnkronos) - Il dibattito sull’impatto dell’intelligenza artificiale sul lavoro si concentra soprattutto sulla possibile sostituzione dei ruoli impiegatizi, ma c’è anche un altro fenomeno in atto nel mercato del lavoro: l’AI sta generando una forte domanda di profili tecnici per costruire e mantenere le infrastrutture che la sostengono. Un'analisi realizzata da Randstad su oltre 50 milioni di offerte di lavoro a livello globale, tra cui 7,3 milioni in Italia, a partire dalla fine del 2022 ad oggi mostra una forte crescita della richiesta di assunzioni di 'skilled trades', profili tecnici specializzati nel settore manifatturiero necessari per l'implementazione su larga scala delle infrastrutture fisiche dell’intelligenza artificiale, dai data center, ai sistemi energetici, fino agli impianti di produzione automatizzati. Secondo lo studio, da fine 2022 (il periodo che ha segnato l'introduzione su larga scala dell'IA generativa e dei modelli LLM) ai primi mesi 2026, la domanda di tecnici di robotica è aumentata del +107% a livello globale e addirittura del +152% in Italia. Quella di ingegneri hvac (i professionisti che si occupano della progettazione e realizzazione di sistemi di ventilazione, raffreddamento e condizionamento degli impianti) del +67% a livello globale e del +74% italiano. Quella di tecnici per l’automazione industriale del +51% a livello globale e +67% italiano. Nel periodo, però, si registra anche una crescita costante nella domanda di profili tecnici tradizionali, sostenuta dall’espansione delle infrastrutture: le offerte di lavoro per saldatori sono aumentate del +25% a livello globale e addirittura del +106% Italia; quelle di elettricisti del +18% a livello globale e del +65% nel nostro paese; quelle di tecnici dell’edilizia del +30% globale e +53% in Italia. In generale, la domanda di tecnici a livello globale è cresciuta del +27% negli ultimi quattro anni, 11 punti più della media del mercato complessivo e 19 punti percentuali più dei profili impiegatizi, risultando ben 3 volte più veloce. In Italia, misurando la variazione di annunci di lavoro mese su mese nel periodo 2022-2026, l'accelerazione della domanda di ruoli tecnici è stata del 65% più rapida rispetto a quella dei ruoli impiegatizi (+57% rispetto al +34%). Un aumento riconducibile, certamente, in Italia anche agli effetti dei bonus del settore edile e alla spinta del Pnrr sulle infrastrutture, ma che coincide proprio con il periodo della diffusione di massa dei sistemi di Generative AI. “La corsa dell’intelligenza artificiale - afferma Paolo Passoni, head of construction & technical di Randstad Italia -richiede enormi infrastrutture fisiche e, a partire dal 2022, con l’adozione su larga scala dell’AI generativa, è cresciuta rapidamente la domanda di ruoli tecnici professionali necessari per costruire i data center, aggiornare le reti energetiche e mantenere le infrastrutture fisiche . Si tratta di un fenomeno globale, ma l’Italia mostra una crescita significativamente superiore alla media. La richiesta di competenze a questi profili si sta evolvendo verso ruoli altamente specializzati e digital-first, che sono sempre più difficili da reperire, per effetto del talent shortage. Oggi, anche per non rallentare la corsa all’AI, è necessario ripensare i ruoli dei tecnici specializzati come carriere di primo livello, che offrono importanti opportunità occupazionali, ma richiedono importanti investimenti in formazione continua”. Il vero limite alla crescita delle assunzioni è rappresentato dalla scarsa disponibilità di talenti, perché di fronte all'accelerazione della domanda, non si assiste ad un’adeguata crescita dell’offerta. A livello globale, il tempo medio di assunzione di un tecnico 'skilled trades' ha raggiunto 56 giorni, superando il tempo dei ruoli impiegatizi (54 giorni). In Italia si impiegano in media 41,2 giorni per assumere un profilo tecnico rispetto ai 36,8 giorni per un colletto bianco. A questo, si aggiungono i problemi di trend demografici critici del settore a livello globale: nel manifatturiero, per ogni 100 giovani che entrano ne escono 102, con un calo annuo dell'1,72% della forza lavoro. E circa un lavoratore su quattro si sta avvicinando all'età pensionabile. L’analisi di Randstad sulle competenze richieste negli annunci di lavoro mostra anche un altro aspetto: il boom dell'intelligenza artificiale sta ridefinendo il significato stesso del lavoro nelle professioni tecniche. Questi ruoli, dagli elettricisti fino ai tecnici di robotica, sono sempre più altamente specializzati e orientati al digitale. Una convergenza che fa sì che i tecnici specializzati si stiano di fatto avvicinando al lavoro intellettuale tradizionale e che comporta una forte necessità di formazione e aggiornamento continui, oltre che una rivalutazione globale dei relativi percorsi di carriera. Gli skilled trades oggetto dell’indagine sono profili che richiedono conoscenze specializzate, abilità pratiche e spesso formazione formale o apprendistato per svolgere compiti con precisione e competenza, tipicamente nell’industria leggera o pesante, edilizia e manutenzione. Profili specializzati essenziali per la costruzione, la manutenzione e lo sviluppo di infrastrutture, attività industriali e servizi quotidiani. A livello globale Randstad ha analizzato in totale 50 milioni di offerte di lavoro nel periodo 2022-2026. Il campione per il mercato italiano è composto da 7.395.232 offerte di lavoro uniche, suddiviso principalmente nelle seguenti categorie principali: operai (3.696.865 offerte di lavoro), impiegati (3.551.293 offerte di lavoro). all'interno dei settori industriali e delle professioni specializzate, le offerte di lavoro uniche analizzate sono: edilizia (206.929 offerte di lavoro), elettricisti (44.789), saldatori (19.000), tecnici hvac (3.333), tecnici di automazione industriale (1.492 offerte di lavoro), tecnici di robotica (777).
(Adnkronos) - La Federazione Italiana per l’uso Razionale dell’Energia (Fire) ha redatto un documento di proposte per l’uso dell’energia evidenziando come "il tema è drammaticamente al centro del dibattito, per la seconda volta in un lustro, e mostra nuovamente il peso delle mancate scelte (di una parte delle imprese, degli enti e dei cittadini) e di una governance poco attenta all’efficienza energetica e altalenante sulle fonti rinnovabili". Secondo Fire, "le soluzioni emergenziali adottate negli ultimi anni risultano poco efficaci e caratterizzate da un uso inefficiente delle risorse economiche"; poiché "le scelte vengono assunte con urgenza, la disponibilità dell’offerta di fronte alla domanda improvvisa mostra limiti di disponibilità e porta a costi più alti e, in una fase di crisi, ci si confronta con una contrazione delle risorse economiche e questo rende più difficile investire sull’uso dell’energia". Il documento individua tre obiettivi centrali: ridurre i consumi nel breve periodo con interventi immediatamente attuabili; rafforzare strutturalmente il sistema energetico migliorando l’efficienza negli usi finali; aumentare la resilienza e la competitività del Paese nel medio periodo. L’efficienza energetica viene indicata come "la leva più costo-efficace", in quanto consente di "ridurre la domanda e, conseguentemente, la necessità di investimenti in capacità di generazione, infrastrutture e approvvigionamenti". Alcune proposte di Fire contenute nel documento riguardano il rafforzamento della governance e la stabilità normativa: estendere l’obbligo di nomina dell’energy manager nel settore industriale a partire da 1.000 tep (dagli attuali 10.000 tep), allineandolo al settore civile e includendo i settori dell’agricoltura e della pesca; accelerare il recepimento delle direttive Eed ed Epbd, in ritardo rispetto alle scadenze europee (il rinvio si traduce in incertezza per le imprese e in costi crescenti di adeguamento; la direttiva Eed introduce, tra l’altro, l’obbligo dei sistemi di gestione dell’energia per le imprese oltre una certa soglia, uno strumento che, a regime, produce benefici strutturali in termini di competitività). E ancora: garantire continuità e prevedibilità agli schemi incentivanti esistenti, assicurando interventi tempestivi dei ministeri competenti in caso di problematiche e blocchi applicativi, come già accaduto con Transizione 5.0 e il Conto Termico; rilanciare il Fondo Nazionale per l’Efficienza Energetica (Fnee), istituito nel 2017 e mai pienamente operativo, con una revisione che ne semplifichi l’accesso e valorizzi la componente di garanzia rotativa. Altre proposte riguardano: strumenti finanziari per la mobilitazione degli investimenti; misure di riduzione immediata dei consumi; evoluzione del sistema energetico e dei mercati; ottimizzazione delle risorse energetiche e controllo dei data center. "Senza politiche stabili e coordinate - avverte Fire - le crisi energetiche continueranno a ripetersi, con costi crescenti per il Paese".