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(Adnkronos) - Luigi Mangione non rischierà la pena di morte per l’omicidio del Ceo di UnitedHealthcare, Brian Thompson, risalente al dicembre 2024. La Cnn riporta che lo ha stabilito un giudice federale, respingendo la richiesta dei procuratori, che avevano insistito per perseguire la massima pena prevista dall’ordinamento statunitense. La giudice distrettuale Margaret Garnett ritiene che il reato commesso da Mangione non sia un 'crime of violence', requisito fondamentale per invocare la pena di morte. La giudice ha inoltre deciso di ammettere al processo le prove sequestrate nello zaino di Mangione al momento dell’arresto. Tra gli oggetti recuperati figurano una pistola, un caricatore pieno e un taccuino rosso, elementi che secondo gli inquirenti collegherebbero l’imputato all’assassinio. La difesa aveva chiesto l’esclusione del materiale, sostenendo che la perquisizione fosse illegittima perché effettuata senza mandato e in assenza di un pericolo immediato. Il tribunale ha però respinto l’istanza, consentendo l’utilizzo delle prove nel procedimento.
(Adnkronos) - Un comparto che non conosce crisi nonostante la flessione dei consumi di massa: la carne bovina in Italia oggi fa segnare un mercato complessivo stimato in 12,8 miliardi di euro alla produzione. A trainare la crescita è il segmento 'Premium', dove razze selezionate e frollature estreme hanno trasformato la carne in un bene di lusso capace di sfiorare i 180 euro al chilo. Un trend, quello del 'dry aging' prolungato, che ha ricevuto anche il via libera dell’Efsa: secondo l'Autorità europea, il consumo di carne frollata oltre i 45 giorni è sicuro quanto quello della carne fresca, purché avvenga in condizioni di ventilazione e umidità millimetriche. Tuttavia, proprio mentre le steakhouse di Milano e della Toscana rincorrono frollature record che superano i 120 giorni, un''operazione verità", come la definiscono gli ideatori, scuote il settore. Nicola Ornelli, esperto e titolare della steakhouse d'avanguardia 'Ornelli Black Angus' a Roma, ha deciso di "sottoporre il dogma del tempo infinito a un processo senza appello. Attraverso un doppio 'blind test' - una sfida al buio che ha messo a confronto prima i palati tecnici e poi quelli dei consumatori - il castello di carte del dry aging infinito è crollato. I risultati sono stati un'esecuzione: bendati di fronte al piatto, nessuno ha scelto l'estremismo temporale. Ornelli ha così messo a nudo la grande bugia del settore: quella frollatura 'eroica' spesso non è indice di superiorità, ma una strategia di marketing che maschera la perdita di identità della carne". L'operazione verità è partita da una suggestione di Gianfranco Lo Cascio, il professionista che ha fatto del dato scientifico la sua crociata contro i miti della cucina. "Lo stimiamo perché ha sempre scardinato principi ritenuti intoccabili, come le cotture frettolose, dimostrando che la carne va trattata con una sensibilità diversa", spiega Ornelli. "L’ultima sua sfida riguardava proprio il dry aging: Lo Cascio sostiene che i processi enzimatici abbiano un limite biologico. Oltre quello, la carne non migliora, ma si trasforma in qualcos’altro", sottolinea Ornelli. Per verificare questa tesi, Ornelli non si è accontentato di un’opinione ma ha trasformato in un 'laboratorio' la sua steakhouse romana 'Ornelli Black Angus'. Il primo round ha coinvolto l’élite del settore: insieme a Ornelli e Lo Cascio, si sono seduti al tavolo Stefano Di Donna (Passatempo BBQ) e Michele Ruschioni (Braciami Ancora). Davanti a loro, tre T-bone identiche con 30, 60 e 90 giorni di frollatura. Il risultato dei tecnici è stato unanime: la bistecca 'matura' a 90 giorni ha perso il confronto con quella di 60, quest'ultima definita perfetta per equilibrio e umidità. Nel secondo test Ornelli ha sottoposto 120 bistecche al palato di 40 appassionati, chiamati a un compito chirurgico: valutare l'esperienza sensoriale attraverso una griglia di sette criteri tecnici. È qui, tra analisi dell'aroma e misurazione della persistenza, che "la frollatura estrema è stata smascherata. I dati emersi dalle schede di valutazione, infatti, sono impietosi verso il tempo record: la bistecca a 60 giorni ha trionfato con 500 punti, mentre quella a 90 giorni è scivolata all'ultimo posto con soli 413,5 punti, risultando la meno tenera e la meno succulenta del lotto". "I risultati parlano chiaro e confermano quanto Gianfranco Lo Cascio professava sui social", sottolinea Ornelli. "La frollatura non è un processo che impreziosisce la carne all'infinito. Esiste un picco oltre il quale inizia una parabola discendente. Passato quel limite, la carne continua a mutare solo per disidratazione: perde profumo, consistenza e quell'umidità interna che la rende una bistecca. In pratica, si avvicina a un salume". E secondo Michele Ruschioni, fondatore di 'Braciamiancora', network che si occupa di raccontare e comunicare il mondo della carne "L'argomento è complesso e molto articolato. Proprio per questo "Braciamiancora' è stata l'unica realtà editoriale che ha pubblicato in Italia un manuale tecnico sulla frollatura. Sono 170 pagine nel quale noi affrontiamo l'argomento sotto tanti punti di vista. Detto questo l'equazione più lunga la frollatura più la carne diventa migliore, non è vera. Meglio può essere vera come può essere esattamente l'opposto. Dipende da molti fattori. Dipende dal tipo di carne che si frolla, dipende da che pezzo di carne frolli, dalla razza dell'animale. Ci sono tutta una serie di varianti", spiega ad Adnkronos/Labitalia. "Se mi chiedi: la carne che frolla più a lungo è più buona, io ti dico dipende. Se mi chiedi la frollatura migliora la carne, io ti dico dipende. E La frollatura la rende più tenera? Dico di sì, ma fino a un certo numero di giorni. Tante ricerche dimostrano che dai 60 ai 90 giorni si ottiene l'optimum per quanto riguarda la tenerezza della carne. Se mi chiedi, migliora il gusto, dipende. Migliora la texture, dipende. Perché le variabili sono tante", sottolinea. E sul boom dei prezzi per una bella bistecca frollata? "Se parliamo di prezzi che aumentano dico che sono, per la maggior parte dei casi, giustificati. Giustificati perché se io frollo un lombo che pesa all'incirca 100 kg, al termine del processo di frullatura, questo lombo può arrivare a pesare verosimilmente 80 kg. Quindi chi ha comprato a monte un lombo di 100 kg, dopo sei mesi, tre mesi, quattro mesi, se lo ritrova con una riduzione di peso. È assolutamente fisiologico, perché l'acqua se ne va e evidentemente il peso si riduce", sottolinea. Senza dimenticare che "queste carni vengono frollate in celle speciali. La cella consuma corrente. E poi c'è tutto il know-how dell'operatore, e quando è bravo, lui investe tutta la sua sapienza e la sua conoscenza, per fare avere un'esperienza gastronomicamente più appagante", sottolinea Ruschioni spiegando che "dal punto di vista concettuale, è lo stesso approccio che hai con il parmigiano reggiano quando matura per 40 mesi, con l'aceto balsamico che ha 24 anni. Il tempo ha un costo", conclude.
(Adnkronos) - Meno plastica, più buone pratiche e attenzione all’ambiente per ridurre ulteriormente l’inquinamento da plastica, stimolare la partecipazione, la raccolta differenziata e il riciclo, intensificando le attività di educazione e sensibilizzazione sui comportamenti virtuosi. Ruota intorno a questi cardini l’accordo siglato tra Università Campus Bio-Medico di Roma (Ucbm) e Plastic Free Onlus, uno dei maggiori soggetti del volontariato nazionale e internazionale attivo nella lotta all’inquinamento da plastica. Alla firma hanno partecipato l’ad e dg di Ucbm Andrea Rossi e Margherita Maiani, segretaria generale di Plastic Free Onlus, e il referente regionale Plastic Free Onlus del Lazio, Lorenzo Paris. Grazie a questo accordo, coordinato dal direttore Operations Antonio Bottini, Ucbm entra nella 'Rete delle Università per l'Ambiente Plastic Free', network nazionale dedicato allo scambio di buone pratiche per la riduzione dell'uso della plastica, promuoverà nuove iniziative e potrà aderire a quelle promosse da Plastic Free Onlus accrescendo così in tutta la comunità universitaria la consapevolezza su questi temi. La collaborazione tra l’Università Campus Bio-Medico di Roma e Plastic Free Onlus si inserisce in un percorso avviato da diversi anni dall’Ateneo sul fronte della sostenibilità ambientale. In questo contesto, Ucbm ha istituito il Dipartimento di Scienze e Bio-Tecnologie, valorizzando linee di ricerca collegate alle grandi sfide globali delineate dagli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sdgs) delle Nazioni Unite. A conferma di questo impegno, nell’ambito della campagna 'That’s Life', l’Università ha donato a tutti gli studenti borracce riutilizzabili, promuovendo uno stile di vita attento alla sostenibilità ambientale a partire dalle piccole scelte quotidiane. Parallelamente, sono stati installati all’interno dell’Ateneo distributori di acqua microfiltrata, con l’obiettivo di ridurre l’utilizzo della plastica monouso. Più di recente Ucbm ha adottato al suo interno il Sistema di Gestione Ambientale con Certificazione ISO 14001 ed è inoltre membro della 'Rete delle Università per lo Sviluppo Sostenibile”' (Rus), promossa dalla Crui. "Grazie a questo accordo con Plastic Free Onlus avviamo un’azione concreta per ridurre l’uso della plastica monouso nei nostri spazi - ha sottolineato l’ad e dg di Ucbm Andrea Rossi - Il nostro campus vive a contatto con un’area naturale protetta come la Riserva di Decima Malafede, qui la sostenibilità non è un tema astratto, è responsabilità quotidiana. Coerentemente con l’approccio One Health, vogliamo tradurre il legame tra ambiente e salute in scelte reali, capaci di incidere sul modo in cui viviamo l’Università ogni giorno. Questo percorso ha anche un valore educativo, perché il cambiamento passa da comportamenti semplici, ripetuti e condivisi. È un impegno che chiediamo a tutta la comunità accademica, con un obiettivo chiaro: ridurre l’impatto e aumentare la consapevolezza". “Con l’ingresso dell’Università Campus Bio-Medico di Roma nella nostra Rete delle Università per l’Ambiente - ha ricordato Margherita Maiani, segretario generale di Plastic Free Onlus - si consolida un’alleanza preziosa tra impegno ambientale e formazione scientifica centrata sulla persona. L’inquinamento da plastica non è più solo un’emergenza ecologica: è una minaccia concreta per la salute pubblica, che richiede competenze trasversali, ricerca rigorosa e una visione integrata dell’essere umano e dell’ambiente che lo circonda. Le micro e nanoplastiche sono ormai state rinvenute nei polmoni, nel sangue, nella placenta e in altri tessuti del corpo umano, con possibili effetti sul sistema endocrino, sul neurosviluppo e sul metabolismo. Per questo è così importante poter contare su un Ateneo come il Campus Bio-Medico, che unisce scienza, cura e responsabilità sociale: insieme possiamo costruire un cambiamento culturale profondo, che metta al centro la salute delle persone e del pianeta”.