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(Adnkronos) - Non ci sono solo le ragazze. Che arrivavano da Russia, Ucraina e altri Paesi dell'Europa dell'Est. Ma anche relazioni dirette di Jeffrey Epstein con esponenti della nomenklatura russa, se non proprio con Vladimir Putin che l'investirore pedofilo sperava di incontrare in modo approfondito e privato. Dai quei quasi tre milioni di nuovi documenti pubblicati dal dipartimento della Giustizia Usa in seguito ad anni di indagini nella rete di Epstein, emergono tracce di contatti intensi con il mondo russo, come viene fuori da inchieste di Meduza e di Cnn. In più di mille di questi nuovi file, compare il nome di Putin. Esiste una foto di Epstein a Sarov (ex città segreta Arzamas-16) in posa davanti alla dacia di Andrei Sakharov del 28 aprile 1998. Fra il 22 e il 24 novembre del 2002, insieme a Ghislaine Maxwell, era volato in Russia con il suo aereo privato: prima a Mosca, da Copenaghen, poi a San Pietroburgo, per poi ripartire per l'Irlanda. Nel 2018, aveva fatto richiesta per un visto russo. E nel marzo del 2019, pochi mesi prima dell'arresto, aveva chiesto di poter trasferire il visto a un nuovo passaporto. Epstein era "grande amico" del funzionario dell'Fsb, Sergey Belyakov, a capo dell'organizzazione della Fondazione del Forum di San Pietroburgo, e in seguito, nel 2016, anche nel Fondo russo per gli investimenti diretti, il Fondo guidato all''americano' Kirill Dmitriev. E aveva rapporti anche con Oleg Deripaska, il tycoon russo coinvolto nel Russiagate per i suoi rapporti con l'ex responsabile della campagna elettorale di Trump Paul Manafort, che aveva messo in contatto, un mese dopo l'introduzione di sanzioni Usa contro di lui, nel 2018, con l'investitore Jide Zeitlin, un contatto di cui poi Epstein informa l'allora stratega di Donald Trump, Steve Bannon. Le ragazze arrivavano dalla provincia russa, dalle regioni di Samara, Saratov, Nizhny Novgorov, Omsk, Chelabynsk. E' una di loro che ha fatto uno stop a Londra, durante un volo dagli Stati Uniti alla Russia nel 2010, per incontrare l'allora Principe Andrea. Nelle mail sgrammaticate e senza maiuscole che Epstein inviava a principi e giullari di tutto il mondo ci sono anche, nel faldone del 2018, riferimenti all'agenzia di modelle di Krasnodar, "Shtorm" e a una delle sue modelle, identificata come "Raya". La fondatrice di Shtorm, Dana Borisenko, ha negato di avere avuto relazioni con Epstein o che la sua agenzia abbia mai inviato nessuno a lavorare negli Stati Uniti. Ma l'interesse del patron del bordello altolocato per le ragazze dell'Europa dell'Est viene confermato dalla sua corrispondenza con il co proprietario dei New York Giants, Steve Tisch, con cui nel 2013 ha discusso di ragazze ucraine e russe di età non precisata che il tycoon americano aveva incontrato grazie a Epstein. In una mail a Tisch, con subject "Re: Ukrainian Girl", Epstein scriveva: "ha un poco di paura della differenza di età ma vacci piano e aspetta, cerco di convincerla a non tornare in Ucraina, farla piangere ha funzionato". Epstein discute quindi spesso, nelle sue mail, della possibilità di incontrare il Presidente russo, un suo chiodo fisso, desiderio rimasto, a quanto sembra, non realizzato. Sostiene perfino di aver risposto negativamente a un invito di Putin a un incontro a margine del Forum economico di San Pietroburgo nel 2013 perché "non c'era tempo e privacy a sufficienza". Esiste un rapporto dell'Fbi del 2017 in cui viene citata una fonte secondo cui Epstein sarebbe stato usato per gestire i fondi neri di Putin all'estero. Le fonti citate dal Daily Mail arrivano a sostenere che Epstein sarebbe stato un asset dell'intelligence di Mosca nel quadro di una operazione di 'honey trap', in cui il Kgb era specializzato, su scala mai vista. Una tesi corroborata dal Premier polacco Donald Tusk che nei giorni scorsi ha dato il via a una inchiesta nelle possibili relazioni di Epstein con l'intelligence russa, ipotesi liquidata subito dal Cremlino. Epstein era riuscito ad avvinghiare nella sua rete il Rappresentante permanente di Mosca all'Onu fra il 2006 e il 2017, Vitaly Churkin, morto in missione proprio nel 2017. Il diplomatico frequentava regolarmente Epstein che aveva trovato lavoro al figlio Maksim presso una società per la gestione dei patrimoni newyorkese. "A Max le cose vanno meglio. Aveva solo bisogno di capire come funziona il mondo degli affari in America", scrive l'investitore. "U r a great teacher!", la risposta non diplomatica del diplomatico russo. In una mail del 24 giugno 2018, Epstein scriveva all'esponente politico norvegese Thorbjørn Jagland, allora segretario generale del Consiglio d'Europa, della sua intenzione di incontrare Sergei Lavrov. "Potete suggerire a Putin che Lavrov può avere informazioni rivolgendosi a me. Vitaly Churkin lo faceva ma è morto ?!". Jagland, ora al centro di una inchiesta della procura norvegese, dice che avrebbe incontrato l'assistente di Lavrov il lunedì succesivo e che avrebbe passato il messaggio. Epstein risponde: "Churkin era un grande. capiva trump dopo aver parlato con me. non è complesso". Fra i russi amici di Epstein spicca il nome di Maria Drokova, ex portavoce dell'organizzazione giovanile "Nashi" - lo strumento del Cremlino per il consolidamento del consenso dei primi anni del duemila - che compare in una mail che Epstein aveva ricevuto nella primavera del 2017 da un mittente classificato che parla di una "donna incredibilmente di successo per la sua giovane età che sarebbe felice di incontrarti per dimostrarti la sua intenzione di conquistare il mondo". Quella stessa estate, Drokova ha scritto direttamente a Epstein, proponendogli idee per promuovere il suo brand personale, fra cui produrre un film su di lui, creare un "Premio Epstein" sul modello del Nobel, lanciare una fondazione per contrastare gli "abusi sulle donne". Due anni dopo, Epstein ha scritto a Drokova per chiederle di inviargli sue foto nuda. Drokova, nota per essere stata baciata sulla guancia da Putin ai tempi di Nashi - chiedeva a Epstein notizie di possibili sanzioni su compagnie con progetti di ricerca e sviluppo in Russia che avrebbero potuto colpire "buoni amici". Lui le aveva promesso un incontro con Thiel. Grazie a Epsteim nel 2018 apre il fondo Day One Venture e per questo lo ringrazia. Nel gennaio del 2012, Boris Nikolic, banchiere ed ex consigliere di Bill Gates, nominato esecutore del testamento di Epstein, gli aveva scritto delle attività politiche dell'allora deputato della Duma russa Ilya Ponomarev, descritto nella mail come il principale organizzatore delle proteste della Piazza Bolotnaya, l'ultima delle quali violentemente repressa dalle forze di sicurezza russe alla vigilia delle elezioni Presidenziali di quell'anno. Una persona che "avrebbe potuto sostituire Putin", "se non sarà ucciso prima". Entrambe affermazioni molto lontane dalla realtà. Il politico e uomo d'affari ceceno Umar Dzhabrailov, nel Consiglio della Federazione fra il 2004 e il 2009 aveva incontrato Ghislaine Maxwell a Mosca nel 2011. Dzhabrailov si è difeso dicendo di aver conosciuto Epstein ma di non essere vicino all'americano. Anche se una sua foto a torso nudo di fronte a un prato curato è spuntata dai file desecretati dal dipartimento della Giustizia Usa. Già emersi sono i contatti fra Epstein e l'ex Premier israeliano Ehud Barak. Una mail del 9 maggio 2013 di Epstein a Barak lo informa che Jagland "avrebbe visto Putin a Sochi" il 20 maggio e che Jagland gli aveva chiesto se sarebbe stato disponibile a incontrare il presidente russo "per spiegare come la russia può strutturare i contratti in modo da incoraggiare investimenti occidentali". "non lo ho mai incontrato, volevo che tu sapessi", precisa Epstein. Pochi giorni dopo, il 14 maggio, Jagland scrive a Epstein che avrebbe passato il messaggio a Putin. "Ho un amico che può aiutarti a prendere tutte le misure necessarie e che è interessato a incontrarti". "è in una posizione unica per fare qualcosa di grandioso, come sputnik per la corsa agli armamenti. Puoi dirgli che siamo vicini e che io do consigli a gates. E' confidenziale. Sarei felice di incontrarlo ma per un minimo di due o tre ore, non di meno". Il 21 maggio del 2013 Epstein scrive di nuovo a Barak per informarlo di aver respinto la proposta del Presidente russo di un incontro a margine del Forum di San Pietroburgo. Nel luglio del 2014, una mail a Epstein dell'allora direttore del Media Lab dell'Mit Joi Ito, che si è di recente scusato per aver accettato un finanziamento di Epstein per il Media Lab e per aver avuto rapporti con lui, cita un prossimo incontro con Putin del finanziere che avrebbe voluto presente anche il fondatore di Linkedin. "Non sono riuscito a convincere Reid (Hoffman, ndr) a cambiare la sua agenda per incontrare Putin con te". Nel giugno del 2018 di nuovo Jagland scrive a Epstein chiedendogli ospitalità a Parigi, di ritorno da Mosca dove avrebbe dovuto incontrare il Presidente russo, Lavrov e l'allora Premier Dmitry Medevedev. "Mi dispiace solo non essere con te a incontrare i russi", la risposta. Il contatto di Epstein per aprire queste porte doveva essere Belyakov, diplomato dall'accademia dell'Fsb di Mosca nel 1999, a capo dell'organizzazione della Fondazione del Forum di San Pietroburgo, e in seguito, nel 2016, anche nel Fondo russo per gli investimenti diretti, definito come "un grande amico" in una mail di Epstein al Tycoon di Palantir Peter Thiel a cui si diceva disponibile di presentarlo. Barak nel 2015 aveva ringraziato Epstein per aver reso possibile suoi incontri con Lavrov e la governatrice della banca centrale russa Elvira Nabiullina a margine del Forum di San Pietroburgo. "Farò il possibile per aiutarti", scrive Epstein a Belyakov che lo informa del suo impegno a cercare investimenti in Russia. Nel 2015, Epstein scrive a Belyakov per informarlo che una "ragazza" di Mosca sta cercando di ricattare un gruppo di potenti imprenditori di New York, "uno sviluppo negativo per tutte le persone coinvolte". E lo informa in seguito della data del suo arrivo a New York e dell'albergo in cui avrebbe soggiornato chiedendogli "suggerimenti". "Ti scrivo per capire le possibilità di un incontro fra Jeffrey e Oleg a Mosca martedì o mercoledì prossimi? O possibilmente, Oleg viene a Parigi la prossima settimana?", il testo di una mail, mittente e indirizzo secretati con probabile riferimento a Deripaska. Non poteva mancare nel Pantheon dell'americano lo scrittore Vladimir Nabokov. Epstein aveva acquistato una prima edizione di 'Lolita' e, poco più di un mese prima di essere arrestato aveva ordinato "The Annotated Lolita". Epstein, che aveva chiamato il suo aereo privato Lolita Express, era membro della Vladimir Nabokov Society, veniva aggiornato sulle conferenze accademiche sullo scrittore aristocratico di San Pietroburgo emigrato prima a Berlino e poi negli Stati Uniti, e aveva incontrato un paio di volte nel 2012 il critico letterario neozelandese Brian Boyd che di Nabokov era grande esperto, a cui aveva proposto di finanziare un saggio di Lolita. Negli Epstein file, foto di ragazze nude con citazioni di Lolita scritte sul corpo.
(Adnkronos) - "Nel 2025 registriamo una crescita di volumi del 9% e transazioni a +7,7%: un risultato sostenuto dall’ingresso di nuovi clienti (+27%) e da un tasso di fidelizzazione del 98%, che conferma la solidità del nostro modello e il valore riconosciuto dal mercato. Il nostro portafoglio clienti è sempre più diversificato, le aziende continuano a viaggiare, ma con un controllo più stringente della spesa. Utilities, trasporti e logistica e pubblica amministrazione guidano il mix, a dimostrazione della nostra capacità di gestire esigenze settoriali complesse e fortemente regolamentate. Guardando al 2026, la priorità è l’espansione internazionale, siamo l’unica travel management company italiana con un progetto così ampio". Così, con Adnkronos/Labitalia, Giorgio Garcea, Chief commercial and operations officer di Cisalpina Tours International (Cti), sull'andamento dell'azienda in un mercato, quello del business travel, che come emerso dall'Osservatorio business travel 2026 (mercato Italia), attraversa una fase di rallentamento in Italia nel 2025, a causa di dazi, tensioni geopolitiche, differenziazione di strategie aziendali e politiche commerciali protezionistiche da parte dei governi. Fenomeni che hanno spinto le aziende a privilegiare trasferte locali o in Paesi con minori criticità. In questo contesto, secondo gli analisti emerge un picco di viaggi verso gli Stati Uniti nel primo semestre 2025, probabilmente legato alla chiusura di contratti prima dell’introduzione di nuove tariffe doganali. Ma le strategie di Cisalpina per il futuro sono chiare: "affiancheremo lo sviluppo di servizi premium e vip concierge, visto che la domanda evolve verso soluzioni sempre più tailor made: trasferte mirate per top management e funzioni tecniche e una maggiore razionalizzazione degli spostamenti del middle management". In un mercato complesso, Cti registra quindi risultati in controtendenza. Dal travel value (volume d’affari lordo) di 300 milioni di euro del 2015, la società ha raggiunto 640 milioni nel 2025 e opera già in 9 Paesi. La composizione delle aziende clienti evidenzia una maggiore attenzione alla spesa pur mantenendo frequenza di trasferte: al vertice utilities (29%), trasporti e logistica (25%), servizi (16%), a conferma della capacità di Cti di gestire esigenze verticali e complesse. Secondo Garcea "le aziende oggi viaggiano in maniera più consapevole: i top manager e i responsabili tecnici si spostano con maggiore frequenza, ma il middle management pianifica le trasferte con attenzione, ottimizzando i costi". Altro tema in evidenza, l’Osservatorio evidenzia criticità sul Duty of Care, con il 45% delle aziende che ne ha conoscenza parziale o nulla e solo il 45% delle aziende consapevoli che dispone di una travel policy conforme agli obblighi di legge. Garcea sottolinea: "Proteggere i dipendenti in viaggio non è solo un dovere morale o legale, ma un investimento nella continuità operativa e nella reputazione aziendale. Il nostro approccio proattivo intende preparare le imprese al rischio, offrendo soluzioni orientate alla mitigazione, andando oltre la gestione dell’emergenza. Dal periodo post-Covid, le trasferte verso destinazioni con fattori di rischio sono aumentate del 36%: consapevolezza e prevenzione diventano prioritarie per tutti", conclude.
(Adnkronos) - “Un mercato unico europeo delle materie prime seconde, obiettivo centrale del Circular Economy Act europeo, è utile per eliminare gli ostacoli all’impiego di materiali riciclati in Europa e per promuovere un maggiore uso di materiali riciclati di qualità. Così si rafforzerebbe anche la filiera del riciclo italiana, frenando la concorrenza sleale, a basso costo e di minore qualità, di Paesi extraeuropei”. Così Edo Ronchi, presidente del Cen-Circular Economy Network, all'Adnkronos, in vista della definizione del Circular Economy Act, l’attesa normativa europea che punta ad accelerare la transizione verso un'economia sempre più circolare. "E' molto importante - osserva - il rafforzamento dello sbocco di mercato dei materiali provenienti dal riciclo: non basta riciclare i rifiuti, occorre che i materiali che si ricavano col riciclo siano venduti a prezzi remunerativi per le attività industriali di riciclo. Da un paio di anni, per fare un esempio, le plastiche riciclate incontrano grosse difficoltà sia di sbocco di mercato sia di prezzi, inadeguati, al punto da causare una forte crisi delle industrie del riciclo dei rifiuti in plastica", osserva Ronchi. Non solo. "Il secondo nodo della nuova iniziativa europea per l’economia circolare, il Circular economy Act, riguarda più precisamente la raccolta e il riciclo dei Raee (i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche) per i quali è prevista una revisione ampia della direttiva europea vigente, visto che in Europa e in Italia siamo solo a meno della metà del target europeo del 65% di questi rifiuti raccolti, rispetto alle apparecchiature elettriche ed elettroniche vendute - spiega - Mentre abbiamo difficoltà e sosteniamo alti costi per l’approvvigionamento di diversi materiali critici, stiamo sfruttando molto poco in Europa le 'miniere' costituite dai rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche che contengono importanti quantità di tali materie prime critiche e strategiche". Da qui le proposte del Cen che ha partecipato alla consultazione pubblica, chiusa nel novembre scorso, sul Circular Economy Act presentando un proprio position paper. “Per rafforzare la circolarità della nostra economia è bene alzare i target del riciclo dei rifiuti, ma non basta, l’Unione Europea deve occuparsi in modo più incisivo dello sbocco di mercato, della domanda e dei prezzi, delle materie prime seconde che si ricavano dal riciclo”, spiega Ronchi. “La misura vigente da anni, e rinnovata anche per il 2024 e per il 2025, di un utilizzo parziale del credito d’imposta per le imprese che utilizzano alcuni materiali riciclati e plastica compostabile, come ha osservato anche la Corte dei Conti, richiede una dotazione finanziaria ben più cospicua - aggiunge - Serve, in particolare per le plastiche riciclate, un intervento ben più consistente per ridurre i costi dell’energia e per valorizzare, con un sistema di crediti di carbonio e/o di certificati bianchi, i risparmi di energia e di emissioni di gas serra ottenuti grazie al riciclo, coprendo i costi di questi incentivi, che per avere un impatto dovrebbero impegnare almeno 200 milioni all’anno, con una quota dei proventi della plastic tax e/o utilizzando parte dei proventi generati dal sistema europeo di tassazione delle emissioni di carbonio (Emission Trading System)”. “Altre proposte, sempre nella direzione di rafforzare il mercato dei materiali generati col riciclo - continua Ronchi - dovrebbero incrementare l’utilizzo dei materiali riciclati negli appalti pubblici attraverso il Green Public Procurement: per esempio, facilitando, promuovendo e sostenendo l’impiego della plastica riciclata e della gomme degli pneumatici riciclati negli asfalti e il maggiore utilizzo nell’edilizia degli inerti provenienti dal riciclo dei materiali da costruzione e demolizione. Sarebbe importante anche assicurare quote obbligatorie di impiego di materiali riciclati nei prodotti: alcune norme in questa direzione sono già vigenti. Vanno applicate, estese e accompagnate da incentivi e sanzioni”. “Per i Raee dobbiamo raddoppiare le raccolte e, specie per i dispositivi elettronici, dobbiamo sviluppare una rete di moderni impianti di riciclo. Per arrivare a questi risultati è necessario rafforzare il coinvolgimento e la responsabilità estesa dei produttori di tali apparecchiature. I sistemi di raccolta vigenti dei Raee evidentemente non sono sufficienti: servono sistemi con punti di raccolta e di ritiro ben più diffusi e sistemi di restituzione incentivata. Le maggiori risorse per un tale cambiamento di sistema di raccolta si potrebbero ottenere ponendole a carico dei produttori, in alternativa, anche parziale, della tassa sui Raee non raccolti di 2 euro al kg che dovrebbe entrare in vigore a livello europeo dal 2028", conclude Ronchi.