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(Adnkronos) - "Il lupus eritematoso sistemico è una malattia autoimmune, cioè una condizione in cui il sistema immunitario, invece di difendere l'organismo, attacca strutture del corpo stesso. A differenza di altre malattie autoimmuni che colpiscono un singolo organo, il lupus è una patologia sistemica e, come tale, può interessare pelle, reni, mucose, occhi, cellule del sangue e molti altri organi. Può presentarsi in forme lievi, con manifestazioni cutanee o alterazioni di laboratorio, ma anche in forme molto gravi che, se non trattate adeguatamente, possono mettere a rischio la vita del paziente". Per questo, rivolgersi "a strutture dove sono presenti diversi specialisti permette di scegliere il trattamento personalizzato, ridurre le complicanze e consentire al paziente di mantenere una vita il più possibile normale, sul piano personale, relazionale e lavorativo". Lo ha detto Lorenzo Dagna, direttore dell'Unità di Immunologia, Reumatologia, Allergologia e Malattie rare all'Irccs ospedale San Raffaele e professore associato di Medicina interna all'università Vita-Salute San Raffaele, commentando all'Adnkronos Salute i risultati del progetto di ascolto 'Italian Systemic Lupus Erythematosus (Sle) Patients: Overview of Their Quality of Life and Unmet Needs', che descrive per la prima volta in modo strutturato l'impatto della patologia nel nostro Paese. Il lupus eritematoso sistemico è una malattia altamente invalidante sul paziente. "I dati dimostrano che provoca un disagio non solo dal punto di vista fisico, ma anche psicologico, lavorativo e sociale, con un impatto socio-economico significativo - spiega Dagna - Se una persona giovane, tipicamente una donna nel pieno della sua attività produttiva, sviluppa il lupus, non solo vive male la propria vita personale e familiare, ma vede ridursi la propria capacità lavorativa e la propria indipendenza". Impostare una gestione integrata delle cure significa controllare meglio la patologia e prevenire le complicanze. "Una grossa quantità di pazienti", oltre il 60% degli intervistati, "continua a utilizzare il cortisone nonostante le linee guida ne raccomandino un uso molto limitato", sottolinea l'esperto. Questo farmaco "ha sicuramente un ruolo nelle fasi acute, ma l'uso cronico provoca più danni che benefici - avverte Dagna - Oggi abbiamo a disposizione farmaci molto avanzati che permettono di migliorare la cura dei pazienti e altri sono in sperimentazione. L'impiego di queste strategie può incidere non solo sull'attività della malattia, ma anche su tutti gli aspetti della qualità della vita del paziente, offrendo prospettive molto più positive rispetto a qualche anno fa". Il lupus "è una malattia che colpisce molti organi e sistemi contemporaneamente - rimarca l'esperto - e richiede una gestione multidisciplinare con il coinvolgimento, se necessario, di nefrologi, neurologi, dermatologi e altri specialisti, in centri con una grande esperienza clinica. Solo così è possibile garantire il miglior trattamento disponibile e l'accesso alle terapie più innovative. Tenere il paziente lontano da queste possibilità e affidarlo a terapie non aggiornate, come l'uso cronico del cortisone, rischia di favorire danni irreversibili. E' molto più difficile recuperare un organo già compromesso che prevenire il danno intervenendo precocemente".
(Adnkronos) - Iziwork, sulla scia della nuova leadership, iniziata con la nomina di Domenico Di Gravina a managing director group Italy e del preannunciato progetto di crescita, inaugurerà un nuovo hub a Treviso nel mese di marzo. L’apertura a Treviso consentirà all’azienda di essere più presente su tutto il territorio e vicina ai clienti presenti nella provincia, così da poter instaurare nuove relazioni e consolidare quelle già esistenti. Le ricerche in corso riguardano soprattutto i settori della logistica, tessile, materie plastiche e alimentari. A seguire i profili più ricercati divisi per settori. Logistica: magazzinieri con uso di muletto, responsabili di magazzino, addetti al carico e scarico merci. Tessile: operai controllo qualità, responsabile di prodotto; back office commerciale. Materie plastiche: ingegneri; progettisti; operatori addetti alle macchine a stampaggio; manutentori meccanici ed elettrici. Alimentare: responsabile qualità, food and beverage manager; operai specializzati; addetti al confezionamento alimentare. Per la nuova apertura Iziwork ricerca anche personale interno: 1 branch manager che seguirà relazioni con il territorio, 2 recruiter che si occuperanno delle selezioni delle ricerche. Per le candidature visitare il sito www.iziwork.com.
(Adnkronos) - L’olio minerale usato è un rifiuto pericoloso che se smaltito in modo scorretto può essere altamente inquinante: versato nel terreno avvelena la falda acquifera, disperso in acqua forma una pellicola impermeabile che impedisce lo scambio di ossigeno con danni alla vita acquatica, se bruciato in modo improprio rilascia inquinanti. In Italia viene, però, raccolto al 100%, riportato a nuova vita e trasformato, principalmente, in nuove basi lubrificanti grazie ad un modello di economia circolare che funziona e che rappresenta un’eccellenza globale osservata anche all’estero per la sua efficacia. A raccontare la filiera del riciclo degli oli esausti è all’Adnkronos Riccardo Piunti, presidente del Conou, Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati. “Il ciclo degli oli minerali usati in Italia è il più virtuoso che ci sia nel mondo: è un'eccellenza sia a livello europeo sia rispetto ad altri Paesi occidentali come gli Stati Uniti. In Italia raccogliamo la totalità degli oli minerali usati (190mila tonnellate all’anno) e li rigeneriamo per il 98%. I dati complessivi di altri Paesi non sono altrettanto brillanti: in Europa la raccolta copre l'80% del raccoglibile, il che significa che c'è un 20% che non si sa bene che fine faccia, e di questo 80% ne viene rigenerato solo il 60%. Negli Stati Uniti, l'olio raccolto arriva a circa l'80%, di questo solo il 50% viene rigenerato”, rimarca Piunti. Un risultato ottenuto grazie ad una filiera che funziona. Qualche dato dall’ultimo report di Sostenibilità: il Consorzio, nel 2024 ha recuperato 188mila tonnellate di oli usati con circa 6907 conferimenti (operazioni) con autobotte, risultato delle attività di raccolta dei 58 Concessionari che hanno ritirato il rifiuto presso circa 103mila produttori e siti in tutto il Paese. Queste 188mila tonnellate sono state poi cedute in maggior parte alle tre raffinerie di rigenerazione; solo una parte (2.400) è stata destinata a termovalorizzazione mentre un quantitativo minimo di circa 200 tonnellate è stato avviato a termodistruzione a un inceneritore autorizzato. Un ciclo che funziona, con vantaggi di natura sia economica che ambientale. “Noi recuperiamo da un rifiuto pericoloso circa 120 milioni di euro l'anno di prodotti nobili, cioè di basi lubrificanti riutilizzabili, di bitumi e di gasoli - sottolinea Piunti - Dal punto di vista ambientale risparmiamo emissioni per oltre il 40% della CO2 (90mila tonnellate di CO2 equivalente evitate) e il 90% di tutti gli altri inquinanti, mediamente, che altrimenti produrremo lavorando con la materia prima vergine”. Sul fronte economico-sociale, nel 2024 il sistema Conou ha, poi, generato un impatto diretto di oltre 73,4 milioni di euro, occupando oltre 1.850 persone.