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(Adnkronos) - Jannik Sinner in semifinale agli Australian Open 2026. Venerdì 30 gennaio il tennista azzurro sfida Novak Djokovic nell'ultimo atto dello Slam di Melbourne, a cui arriva da bicampione in carica dopo i trionfi del 2024 e 2025. Sinner si è qualificato al penultimo atto del torneo dopo aver battuto l'americano Ben Shelton nei quarti, mentre il serbo ha approfittato del ritiro di Lorenzo Musetti, infortunatosi dopo aver vinto i primi due set. Il match con Djokovic è importante per Sinner anche in chiave ranking, con l'azzurro a rincorrere il primo posto di Carlos Alcaraz, che ha già migliorato il risultato dello scorso anno, quando si era fermato ai quarti di Melbourne, e mette in palio una buona fetta del ricco montepremi degli Australian Open. Sinner si trova al momento al secondo posto del ranking Atp con 2150 punti di distacco da Alcaraz capolista. L'azzurro deve scartare 2000 punti all'inizio del torneo, avendo conquistato il trofeo lo scorso anno, mentre lo spagnolo 'soltanto' 400, quelli dei quarti di finale persi contro Djokovic lo scorso anno. Lo spagnolo è già a quota 800 grazie alla semifinale conquistata battendo il padrone di casa De Minaur, e potrà guadagnare ancora se dovesse battere Alexander Zverev, numero tre del mondo, nel penultimo atto del torneo. Sinner anche ha raggiunto quota 800, ma è ancora 'in negativo' di 1200 punti. Ma come può cambiare la situazione? Nel caso 'peggiore' per Sinner, ovvero con Jannik eliminato in semifinale e con Alcaraz che vince il trofeo, la forbice massima potrebbe arrivare a 3650 punti: lo spagnolo volerebbe a quota 13.650 nella classifica generale, mentre l'azzurro arriverebbe a 10.30. Nel caso che potrebbe essere più favorevole per Sinner invece, con Alcaraz eliminato da Zverev e l'azzurro ad alzare la coppa, il divario sarebbe di 'soli' 950 punti. In caso di finale Sinner-Alcaraz invece: con una vittoria di Jannik il divario sarebbe di 1450 punti, (11.500 contro 12.950), mentre se trionfasse Carlos riuscirebbe ad arrivare a +2850 (13.650 contro 10.800). La semifinale conquistata a Melbourne è già valsa a Sinner una buona fetta del ricco montepremi degli Australian Open, ma l'assegno potrebbe 'ingrandirsi' ancora in caso di finale ed eventuale conquista della coppa. Con la sfida con Djokovic l'azzurro si è assicurato un premio di 1.250.000 dollari australiani, che equivalgono a circa 717mila euro. In caso di finale guadagnerebbe circa 1,2 milioni di euro, mentre la vittoria del torneo gli varrebbe ben 2,4 milioni. Ecco il montepremi completo: Primo turno: 150.000 dollari australiani (circa 86mila euro) Secondo turno: 225.000 dollari australiani (circa 129mila euro) Terzo turno: 327.750 dollari australiani (circa 188mila euro) Ottavi: 480.000 dollari australiani (circa 275mila euro) Quarti: 750.000 dollari australiani (circa 430mila euro) Semifinale: 1.250.000 dollari australiani (circa 717mila euro) Finale: 2.150.000 dollari australiani (circa 1,2 milioni di euro) Vincitore: 4.150.000 dollari australiani (circa 2,4 milioni di euro)
(Adnkronos) - “Il dialogo pubblico-privato e’ uno degli asset più importanti perche’ capitale privato è fondamentale per finanziare la crescita, ma per l'entità degli investimenti che sono necessari da un punto di vista tecnologico e infrastrutturale, la parte pubblica è altrettanto importante”. Cosi’ il presidente di Cassa Depositi e Prestiti, Giovanni Gorno Tempini, che a Torino per una nuova tappa del roadshow con Confindustria per illustrare le iniziative a sostegno dello sviluppo delle imprese del territorio ha aggiunto: “bisogna che i due lati si parlino, lavorino bene, il Pnrr è esattamente un esempio virtuoso in questo senso, così come lo è stato Next Generation Eu e quindi la Cassa è importante proprio in questo contesto”, ha detto ancora il presidente di Cdp.
(Adnkronos) - “Siamo leader in economia circolare ma per raggiungere i target Ue occorre migliorare la governance con regole omogenee a livello territoriale, continuando a puntare sull’innovazione”. Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), in una intervista all’Adnkronos, fotografa progressi e limiti della filiera dell’economia circolare in Italia. “I dati mostrano che la filiera italiana è una delle leader a livello internazionale: tra i 17 indicatori compositi dell'Agenda 2030, che l'ASviS calcola ogni anno, quello relativo all'obiettivo 12, dell'economia circolare, presenta la crescita maggiore e anche un incremento generalizzato nelle diverse regioni italiane. Tutto ciò, però, non è sufficiente a raggiungere i target europei né ad utilizzare al meglio le tecnologie che consentirebbero un ulteriore salto della nostra manifattura all'insegna della circolarità della materia e della sostenibilità”, premette Giovannini. “Nel corso del 2025 abbiamo fatto uno studio - spiega - sul ruolo del deposito cauzionale sui contenitori di plastica, in alluminio e in vetro, uno strumento che sta avendo effetti estremamente significativi nei paesi europei che l'hanno già introdotto o lo stanno introducendo. E siamo molto contenti che proprio a seguito della nostra iniziativa ora ci sia una proposta di legge in Parlamento per la sua introduzione”. Non solo. C’è anche un tema, centrale, relativo alla governance. “Purtroppo, abbiamo regolamentazioni regionali abbastanza diversificate su ciò che è rifiuto e cosa è materia prima seconda, e quindi riutilizzabile. Anche dal punto di vista della governance del sistema possiamo e dobbiamo fare dei salti importanti perché il resto del mondo non sta fermo: pensiamo all’introduzione, appunto, del deposito cauzionale ma anche a quello che sta accadendo al mercato internazionale delle plastiche vergini provenienti da altre parti del mondo in maniera non sostenibile, i cui prezzi sono crollati. Una considerazione riguarda, poi, l'efficienza delle pubbliche amministrazioni per assicurare la filiera del riciclo, a partire dalla raccolta differenziata, e il sostegno dei cittadini a questo tipo di operazione, per i quali la situazione è a pelle di leopardo”. In questo quadro un mercato europeo unico delle materie prime seconde potrebbe agevolare i progressi nell'ambito del riciclo “perché le economie di scala contano anche in questo settore ed è proprio la diversità nelle definizioni che frena l'applicazione nel nostro paese. Ricordiamo, poi, che il negoziato internazionale per il trattato sulla plastica è stato bloccato dall'opposizione di alcuni Paesi (tra cui la Russia, l'India e l'Arabia Saudita), il che non favorisce Paesi come l'Italia che hanno fatto passi importanti verso il riciclo". In vista del Circular Economy Act un ruolo chiave, secondo Giovannini, è affidato all’innovazione tecnologica (“è una gara, il resto del mondo non sta fermo”) e all’ecodesign affinché si punti al riuso della materia (“ancor più necessario nel momento in cui si crea una filiera anche europea”). Ma, insiste, “bisogna armonizzare definizioni e approcci. Fare delle riforme o delle nuove normative a livello europeo e poi destinare alle singole Regioni l'attuazione, magari ognuno con standard diversi, non ci farebbe fare grandi passi avanti. Quindi le politiche nazionali devono assicurare la standardizzazione, gli investimenti in questa direzione e dunque anche l'omogenizzazione delle regole”. Su tutto pesa, però, il costo dell’energia. “Su questo l'Italia non sta facendo quello che dovrebbe benché le tecnologie rinnovabili stiano procedendo a grande velocità, grazie a innovazioni nello stoccaggio, quindi nella continuità dei sistemi, e verso l'uso dell'intelligenza artificiale nelle reti di gestione - conclude - E invece si continua a frenare il passaggio alle rinnovabili, magari affidandosi al gas liquefatto che viene dagli Stati Uniti e che è costosissimo”.