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(Adnkronos) - Il 2026 del tennis si apre con la United Cup. Ma di cosa si tratta? La United Cup è un torneo internazionale per squadre nazionali miste, che va in scena in Australia. Il format prevede team composti da un massimo di tre uomini e tre donne, che si affrontano su tre match: un singolare maschile, un singolare femminile e un doppio misto, sulla scia di un modello già visto in Coppa Davis e Billie Jean King Cup. Le nazioni partecipanti sono 18, suddivise in sei gironi da tre squadre (divisi tra Perth e Sydney). La formula della United Cup prevede una fase a gironi round-robin. Le prime di ogni gruppo vanno ai quarti di finale insieme alle due migliori seconde classificate (una per città). Come ci si qualifica? Dieci nazioni accedono in base ai cinque migliori uomini e alle cinque migliori donne iscritti, mentre otto squadre grazie alla classifica combinata tra il giocatore e la giocatrice con la classifica migliore. Ecco i gironi e le squadre impegnate: Gruppo A: USA Taylor Fritz, Coco Gauff, Mackenzie McDonald, Varvara Lepchenko, Christian Harrison, Nicole Melichar-Martinez. Capitano: Michael Russell SPAGNA Jaume Munar, Carlos Tabrner, Inigo Cervantes, Jessica Bouzas-Maneiro, Andrea Lazaro Garcia, Yvonne Cavalle-Reimers. Capitano: Miguel Sanchez ARGENTINA Sebastian Baez, Solana Sierra, Marco Trungelliti, Maria Lourdes Carle, Guido Andreozzi, Nicole Fossa Huergo. Capitano: Sebastian Gutierrez GRUPPO B: CANADA Felix Auger-Aliassime, Victoria Mboko, Alexis Galarneau, Kayla Cross, Cleeve Harper, Gabriela Dabrowski. Capitana: Gabriela Dabrowski BELGIO Zizou Bergs, Elise Mertens, Kimmer Coppejans, Greet Minnen, Sander Gillé, Lara Salden. Capitano: Christopher Heyman CINA Zhang Zhizhen, Zhu Lin, Te Rigele, You Xiaodi, Wang Aoran. Capitano: Wu Di GRUPPO C: ITALIA Flavio Cobolli, Jasmine Paolini, Andrea Pellegrino, Nuria Brancaccio, Andrea Vavassori, Sara Errani. Capitano: Stefano Cobolli FRANCIA Arthur Rinderknech, Geoffrey Blancaneaux, Leolia Jeanjean, Edouard Roger-Vasselin, Tiantsoa Rakotomanga Rajaonah. Capitano: Lucas Pouille SVIZZERA Stan Wawrinka, Belinda Bencic, Jakub Paul, Celine Naef, Luca Castelnuovo, Naïma Karamoko. Capitano: Stan Wawrinka GRUPPO D: AUSTRALIA Alex de Minaur, Maya Joint, Jason Kubler, Maddison Inglis, John-Patrick Smith, Storm Hunter. Capitano: Lleyton Hewitt REPUBBLICA CECA Jakub Mensik, Barbora Krejcikova, Dalibor Svrcina, Linda Fruhvirtova, Adam Pavlasek, Miriam Skoch. Capitano: Jiri Novak NORVEGIA Casper Ruud, Malene Helgo, Viktor Durasovic, Astrid Brune Olsen, Ulrikke Eikeri. Capitano: Christian Ruud GRUPPO E: GRAN BRETAGNA Emma Raducanu, Billy Harris, Mimi Xu, Lloyd Glasspool, Olivia Nicholls. Capitano: Tim Henman GRECIA Stefanos Tsitsipas, Maria Sakkari, Stefanos Sakellaridis, Despina Papamichail, Petros Tsitsipas, Sapfo Sakellaridi. Capitano: Petros Tsitsipas GIAPPONE Shintaro Mochizuki, Naomi Osaka, Yasutaka Uchiyama, Nao Hibino. Capitano: Go Soeda GRUPPO F: GERMANIA Alexander Zverev, Eva Lys, Patrick Zahraj, Laura Siegemund, Kevin Krawietz, Mina Hodzic. Capitano: Alexander Zverev POLONIA Hubert Hurkacz, Iga Swiatek, Daniel Michalski, Katarzyna Kawa, Jan Zielinski, Katarzyna Piter. Capitano: Mateusz Terczynski PAESI BASSI Tallon Griekspoor, Suzan Lamens, Guy den Ouden, Eva Vedder, David Pel, Demi Schuurs. Capitano: Tallon Griekspoor L'Italia fa parte quest'anno del Gruppo C a Perth, insieme a Svizzera e Francia. Questi gli azzurri impegnati nel torneo: Flavio Cobolli (n.22 Atp) Jasmine Paolini (n.8 Wta) Andrea Pellegrino (n.140 Atp) Nuria Brancaccio (n.152 Wta) Andrea Vavassori (n.14 doppio) e Sara Errani (n.3 doppio) Ecco quando scenderà in campo l'Italia nella United Cup: Domenica 4 gennaio – Italia vs Svizzera (ore 10 italiane) - Primo match: Jasmine Paolini vs Belinda Bencic - A seguire: Flavio Cobolli vs Stan Wawrinka - A seguire: doppio misto Martedì 6 gennaio – Italia vs Francia (ore 3 italiane) Primo match: Flavio Cobolli vs Arthur Rinderknech A seguire: Jasmine Paolini vs Leolia Jeanjean o Tiantsoa Rakotomanga Rajaonah A seguire: doppio misto Ecco il calendario completo e tutti i match della United Cup 2026: 2 gennaio 3.00 Spagna-Argentina (Gruppo A) - Perth 10.00 Grecia-Giappone (Gruppo E) - Perth 3 gennaio 00.30 Belgio-Cina (Gruppo B) - Sydney 3.00 Francia-Svizzera (Gruppo C) - Perth 7.30 Australia-Norvegia (Gruppo D) - Sydney 10.00 USA-Argentina (Gruppo A) - Perth 4 gennaio 00.30 Germania-Olanda (Gruppo F) - Sydney 3.00 Gran Bretagna-Giappone (Gruppo E) - Perth 7.30 Canada-Cina (Gruppo B) - Sydney 10.00 Italia-Svizzera (Gruppo C) - Perth 5 gennaio 00.30 Rep.Ceca-Norvegia (Gruppo D) - Sydney 3.00 USA-Spagna (Gruppo A) - Perth 7.30 Germania-Polonia (Gruppo F) - Sydney 10.00 Gran Bretagna-Francia (Gruppo E) - Perth 6 gennaio 00.30 Canada-Belgio (Gruppo B) - Sydney 3.00 Italia-Francia (Gruppo C) - Perth 7.30 Australia-Rep.Ceca (Gruppo D) - Sydney 7 gennaio 00.30 Polonia-Olanda (Gruppo F) - Sydney 3.00 vincente Gruppo A vs miglior seconda Perth 10.00 vincente Gruppo C vs vincente Gruppo E 8 gennaio 7.30 QF 3: vincente Gruppo B-miglior seconda Sydney 9 gennaio 7.30 QF 4: vincente Gruppo D vs vincente Gruppo F - Sydney 10 gennaio 00.30 SF1: vincente QF2 vs vincente QF3 - Sydney 7.30 SF2: vincente QF1 vs vincente QF 4 - Sydney 11 gennaio 7.30 Finale - Sydney Dove vedere la United Cup? Tutte le partite del torneo saranno trasmesse in chiaro su SuperTennis, con disponibilità anche sulle piattaforme SuperTennis Plus e SuperTenniX. Match visibili anche in streaming su Tennis Tv.
(Adnkronos) - "Se il 2024 verrà ricordato come l’anno delle 'stragi sul lavoro' - Calenzano, Brandizzo, Esselunga di Firenze, Suviana, Casteldaccia, Toyota di Bologna - il 2025 non accenna a concedere tregua ai nostri operai". Lo dice, in un'intervista all'Adnkronos/Labitalia, il presidente nazionale Anmil Antonio Di Bella. "Lunedì 15 dicembre - spiega - un parlamentare presente alla discussione sul decreto Sicurezza alla Camera dei deputati ha letto i nomi dei morti sul lavoro del 2025: 896 vittime accertate. E' importante mettere l’accento sull’aggettivo 'accertate' perché, come non smetteremo mai di ricordare, si tratta di una strage che quotidianamente nasconde ulteriori morti, alle quali non viene concesso neanche quello scampolo di dignità che risiede nella parola pubblica. Parliamo delle vittime del lavoro irregolare che, nel nostro Paese, spazia dalla normalizzata mancanza di contratto sino ad arrivare a comprendere i cosiddetti 'schiavi del terzo millennio', sottomessi alle sempre più varie forme di caporalato che muoiono ogni giorno nel silenzio e, spesso, finanche nell’occultamento dei loro corpi". "Tengo fortemente a sottolineare - chiarisce - la 'specificità operaia' che contraddistingue le lunghe liste dei nomi che suscitano lo sdegno delle opposizioni nelle aule parlamentari perché, ad esclusione degli incidenti in itinere, chi perde la vita lo fa nei cantieri, nei capannoni e nei magazzini di fabbriche e aziende, nei campi agricoli, nei tratti autostradali del Paese e nelle strade dei centri abitati, volendo con quest’ultima specifica intendere come 'operai' anche le centinaia di migliaia di lavoratori su piattaforma digitale operanti in Italia". "Muoiono, in soldoni, coloro per i quali - ammette - è difficile pronunciare i famosi 'no che salvano la vita': coloro che accettano silenziosamente la mancanza di sicurezza per non rischiare di perdere il rinnovo del contratto o la certezza di un pagamento irregolare a fine mese o prestazione; tutti quei lavoratori costretti per tutta o gran parte della propria carriera al precariato e che hanno normalizzato nelle loro vite la sottomissione a regole grigie e patti di scorrettezza che continuano a non essere debellati dal nostro sistema lavorativo". "Il crollo della Torre dei Conti a Roma - fa notare il presidente nazionale Anmil Antonio Di Bella - durante i suoi lavori di restauro, che ha causato la morte dell’operaio 66enne Octav Stroici, rappresenta uno tra i più drammatici simboli di quest’anno che si appresta alla conclusione. Un incidente sul lavoro caratterizzato da una sovraesposizione mediatica in ragione della cornice dell’avvenimento, a due passi dal Colosseo. Per la nostra Associazione la morte di Stroici, così come la morte a Torino dell’operaio 69enne Yosif Gamal, precipitato dal cestello di una gru mentre affiggeva cartelloni pubblicitari, rappresentano la sempre più drammatica e diffusa presenza di lavoratori anziani nel mondo operaio". "Un nostro approfondimento disponibile sul sito www.anmil.it - ricorda - evidenziava a settembre come l’incremento dell’occupazione non derivi, in realtà, dall’immissione nel mercato di nuova forza lavoro, ma dipenda principalmente dal permanere in occupazione dei lavoratori più anziani, in ragione delle riforme pensionistiche che hanno innalzato l’età di pensionamento e nel tentativo di integrare importi di pensioni che non riescono a garantire, anche dopo decenni di lavoro, vite dignitose. Gli infortuni occorsi ad operai over 50 rappresentano una percentuale altissima che verrà resa disponibile con l’analisi degli Open data Inail di fine anno, ma che già oggi testimonia un sistema che complessivamente non gratifica in alcun modo il pilastro sul quale si regge la nostra Carta costituzionale". "Arrivando ad analizzare - sintetizza - questo drammatico andamento del fenomeno infortunistico riguardante i lavoratori in Italia nell’ottica delle rivendicazioni da mettere in atto, l’Anmil chiede da tempo l’istituzione di una procura nazionale del lavoro che sia in grado, come quelle antimafia e terrorismo, di portare avanti indagini preliminari tecniche e specializzate al fine di produrre processi celeri che possano rendere giustizia a queste morti ingiustificabili nonché fare scuola per una reale rivoluzione del sistema. Chiediamo un’omogeneizzazione dei controlli e un reale potenziamento dell’organico dedicato alla vigilanza dell’attuazione delle misure dedicate alla sicurezza nei luoghi di lavoro e non un continuo proliferare di norme delle quali il nostro ordinamento è ben provvisto". "Chiediamo un investimento reale - continua - nella formazione al diritto del lavoro e alla sicurezza, che inizi sin dai cicli di istruzione obbligatoria per intensificarsi, con cadenza regolare e normata all’interno delle realtà lavorative, tenendo conto della specificità di ogni settore. Chiediamo che le retribuzioni siano adeguate agli standard del salario minimo proposto dalla direttiva dell’Unione Europea, date le evidenti carenze nei risultati della contrattazione collettiva nazionale, nella certezza per la quale costruire una reale tutela della salute e sicurezza dei nostri lavoratori significhi, in prima istanza, metterli nelle condizioni di non sottostare a condizioni rischiose e imposizioni di irregolarità di qualsivoglia natura soggiogati dal timore di perdere il sostentamento per loro e le loro famiglie". "A confermare la portata strutturale di questa emergenza - insiste il presidente Anmil - non sono soltanto i dati sui decessi, ma anche quelli sugli infortuni e sulle malattie professionali: nei primi dieci mesi dell’anno sono stati denunciati quasi 500.000 infortuni sul lavoro e oltre 80.000 malattie professionali, numeri che restituiscono l’immagine di un sistema che espone quotidianamente centinaia di migliaia di lavoratori a rischi inaccettabili". "Chiediamo - afferma - una reale tutela delle vittime del lavoro e dei loro superstiti, categoria che rappresentiamo sia nella nostra composizione associativa che nel nostro impegno primario di azione, che riporti lo Stato nella sua veste di garante dei diritti inalienabili dei cittadini. Vogliamo, come ci troviamo purtroppo ad auspicare ogni anno, che il 2026 non consegni l’ennesimo racconto fatto di occasioni perse, slogan di commiato, inasprimenti burocratici e palliativi di facciata, ma che si lavori finalmente alla realizzazione concreta di istanze che da decenni tornano ciclicamente sugli stessi tavoli istituzionali - come l’istituzione della Procura nazionale del lavoro - oggi riproposte a nuovi interlocutori, ai quali ribadiamo la nostra piena disponibilità a collaborare per farsi, finalmente, promotori di un cambiamento reale".
(Adnkronos) - Sentimenti di ansia, sfiducia e rabbia nei confronti del futuro. Così l’emergenza climatica impatta sulla salute mentale e sul benessere psicologico, in particolare dei giovani italiani. È quanto emerge dall'indagine sull’ecoansia, condotta su un ampio campione di giovani italiani tra i 18 e i 35 anni, realizzata dall’Istituto Europeo di Psicotraumatologia e Stress Management (Iep) per conto di Greenpeace Italia e ReCommon, con la collaborazione di Unione degli universitari (Udu) e Rete degli studenti (RdS), e pubblicata sul Journal of Health and Environmental Research. I dati sono stati raccolti tra giugno e novembre 2024 con un questionario diffuso dalle associazioni studentesche in scuole e università italiane e online, compilato da 3.607 persone. Dalle risposte emerge che il 41% dei giovani intervistati associa il tema del cambiamento climatico a sentimenti di ansia per il futuro, il 19% a una sensazione di rabbia e frustrazione, il 16% ad impotenza e rassegnazione. Solo l’1% ha risposto affermando di sentirsi responsabile o di avere dei doveri nei confronti del Pianeta. Infine, per il 44% l’ansia generata dal cambiamento climatico ha un effetto negativo sul benessere psicologico nella vita di tutti i giorni. "Il cambiamento climatico non è solo un problema ambientale ma è diventato a tutti gli effetti una crisi emotiva e valoriale che interessa profondamente i giovani italiani, incidendo sul modo in cui immaginano il futuro, sulle decisioni quotidiane e persino sulle relazioni sociali - spiega Rita Erica Fioravanzo, presidente dello Iep - Per tutelare i giovani, dobbiamo riconoscere la gravità del loro disagio e affrontarlo insieme alle cause strutturali del cambiamento climatico". L'analisi evidenzia forti collegamenti tra l’ecoansia e un maggiore disagio psicologico generale, evidente non solo tra i giovani che sono stati colpiti direttamente da eventi climatici estremi, come alluvioni e ondate di calore, ma anche tra coloro che possiedono semplicemente una consapevolezza della minaccia climatica. Particolarmente colpiti risultano i giovani che vivono al Sud e nelle Isole, i quali presentano in media sia più preoccupazione per gli effetti della crisi climatica, sia in alcuni casi sintomi psicologici più intensi, come ad esempio insoddisfazione, ruminazione e ansia. Dall’analisi emerge che l'impatto del cambiamento climatico sul disagio psicologico è prevalentemente indiretto ed è mediato da tre fattori psicologici: l'ecoansia, il pessimismo nei confronti del futuro e, soprattutto, la mancanza di scopo nella vita. L’analisi delle risposte conferma la presenza diffusa di forte sfiducia, rabbia e frustrazione, sentimenti che sembrano prevalere nettamente sulla percezione della propria capacità individuale di poter contrastare le conseguenze dei cambiamenti climatici. "L’emergenza climatica incide drasticamente sulla nostra vita, con impatti ambientali già molto visibili. Questa indagine mostra che è anche una questione di salute mentale, che non possiamo continuare a ignorare - dichiara Simona Abbate della campagna Clima di Greenpeace Italia - Chiediamo al governo di riaccendere la speranza nel futuro agendo contro le cause della crisi climatica e facendo pagare ai suoi principali responsabili, le aziende del gas e del petrolio, i danni che stanno causando con le loro emissioni, oltre a garantire un supporto concreto alla salute delle persone, inclusa quella mentale, minacciata dagli effetti diretti e indiretti dei cambiamenti climatici".