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(Adnkronos) - Il casco della Gran Bretagna è fuorilegge, arriva il verdetto 'olimpico' che fissa paletti nelle gare di skeleton alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026. La Divisione ad hoc del Tas "ha respinto il ricorso della British Bobsleigh & Skeleton Association (Bbsa) contro la International Bobsleigh and Skeleton Federation (Ibsf), stabilendo che il casco di sicurezza per la squadra britannica di Skeleton non può essere utilizzato ai Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026". Depositato il 2 febbraio 2026, il ricorso contestava una decisione dell'IBSF del 29 gennaio 2026, secondo cui il 'super casco' della squadra britannica non è conforme al regolamento IBSF per lo Skeleton "a causa della sua forma". La progettazione e la produzione del casco della squadra britannica sono state finanziate dalla BBSA, che ha sostenuto che soddisfa rigorosi standard di sicurezza. Nel pomeriggio del 5 febbraio 2026 si è tenuta un'udienza con la partecipazione di esperti in attrezzature tecniche, nominati da entrambe le parti. La BBSA ha sostenuto che il casco è conforme perché è prodotto senza elementi "fissati" e non presenta "modifiche aerodinamiche". L'IBSF ha sostenuto che, "in base alla sua forma e al suo design complessivo, il casco incorpora spoiler (attacchi), bordi sporgenti o elementi aerodinamici vietati e non è conforme alle norme applicabili". Il Comitato della Divisione Ad hoc del Tas "sottolinea di non avere il compito di stabilire se il casco rappresenti un miglioramento rispetto alle attrezzature esistenti. Il suo ruolo era quello di valutare se il BBSA fosse conforme alle attuali norme IBSF per l'OWG 2026. Dopo aver ascoltato i pareri degli esperti e valutato le prove, il Comitato ha osservato che il casco si discosta dalla forma standard e riflette un design innovativo, sviluppato specificamente per migliorare le prestazioni aerodinamiche, laddove la parte posteriore sporge notevolmente. Il Comitato ha stabilito che il BBSA non ha dimostrato in modo sufficiente la conformità del casco alle attuali norme IBSF. Di conseguenza, la domanda è stata respinta".
(Adnkronos) - "L’approvazione, ieri, da parte del Consiglio dei ministri dello schema del decreto legislativo che recepisce la Direttiva Ue 2023/970 sulla trasparenza retributiva è un passaggio rilevante per il mercato del lavoro italiano che rafforza l’apposito articolo appena introdotto nel rinnovo del Contratto dirigenti terziario”. E' quanto dice Monica Nolo, vicepresidente Manageritalia e capo della delegazione sindacale della Federazione dei manager del terziario. “Una volta approvata la legge, che impone obblighi rigorosi alle imprese per contrastare il gender pay gap e garantisce ai lavoratori il diritto di conoscere i livelli retributivi medi per mansioni di pari valore, il nostro Contratto – continua Nolo – offrirà strumenti determinanti per facilitare e accompagnare questo irrinunciabile cambio culturale” Manageritalia, che rappresenta oltre 47.000 manager del terziario, accoglie così con favore il provvedimento, sottolineando di essere stata con le sue Controparti (Confcommercio, Confetra e Federalberghi) precursore di questa trasformazione. Il recente rinnovo del Ccnl dirigenti terziario (2026-2028), siglato il 5 novembre scorso, ha infatti già anticipato i pilastri della norma europea attraverso un articolo specifico dedicato alla parità di genere e alla trasparenza. In coerenza con il nuovo quadro legislativo, il Ccnl terziario ha istituito l’osservatorio sulla parità di genere, un organismo bilaterale volto a monitorare costantemente le dinamiche salariali e le opportunità di carriera nel settore, fornendo dati certi per abbattere le discriminazioni. Inoltre, il Contratto ha potenziato le tutele per il bilanciamento vita-lavoro e gli strumenti di certificazione della parità di genere. "L’approvazione dello schema del decreto sulla trasparenza salariale è un atto di civiltà, determinante anche per la competitività delle nostre imprese, che allinea l’Italia alle migliori pratiche europee", spiega Nolo, vicepresidente Manageritalia. "Supportato anche da quanto previsto dal Contratto, il management del terziario è pronto a guidare questo cambiamento. L'Osservatorio che abbiamo avviato sarà lo strumento operativo per trasformare la norma in cultura aziendale, garantendo che il merito sia l'unico metro di giudizio, senza distinzioni di genere", conclude.
(Adnkronos) - Su 40.388 rifiuti raccolti e monitorati dal 2021 al 2024, in 10 spiagge e 10 parchi urbani della Penisola, l’80% è costituito da plastica tradizionale, nella forma di imballaggi e oggetti usa e getta. E' il risultato del nuovo studio di Legambiente 'Beach e Park Litter', frutto del primo monitoraggio su spiagge e parchi a scala nazionale che ha previsto un focus specifico sulla presenza di materiali in bioplastica dispersi nell’ambiente. Tra i rifiuti usa e getta più trovati ci sono soprattutto tappi, buste, bottiglie e bicchieri in plastica, ma non solo. Oltre alla plastica, sono stati trovati metalli (6,8%), carta e cartone (5,9%), vetro e ceramica (3,6%), gomma (1,3%), vestiti e tessuti (1,1%), legno (0,5%), rifiuti da cibo (0,3%), rifiuti in materiali misti (0,2%) e, infine, quelli in bioplastiche compostabili e biodegradabili (0,2%), un materiale - spiega Legambiente - ancora non contemplato nei protocolli di monitoraggio ufficiali e che non fa parte della lista che viene utilizzata a livello europeo. “Con questo studio - commenta Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente - vogliamo riportare l’attenzione sul tema dei rifiuti dispersi nell’ambiente a partire da quelli in plastica tradizionale ma non solo. Si tratta perlopiù di rifiuti monouso che sono tra le cause primarie di littering. Come emerge dal nostro studio, l’inquinamento da littering continua a restare un’emergenza costante in Italia e una minaccia per biodiversità, ambiente ed ecosistemi, nonostante il recepimento della direttiva europea Sup. È importante che l’Italia si impegni per la riduzione dei rifiuti in plastica applicando la direttiva Sup ma anche colmando allo stesso tempo il vulnus normativo creato dalla mancata definizione del concetto stesso di 'riutilizzabile' nella direttiva Sup e nel decreto legislativo 196/2021 di recepimento". Sul fronte bioplastiche, "la cui esenzione dalla direttiva quattro anni fu criticata e non compresa anche a livello europeo, vogliamo ricordare che rappresentano una valida soluzione che ha permesso al paese di ottimizzare la gestione dei rifiuti organici in maniera differenziata e non sono diventate un problema, come confermano i numeri dell’indagine. Conoscere la tipologia e i quantitativi delle bioplastiche, permette di affinare sistemi di raccolta e politiche di prevenzione anche su questi materiali con la sfida appena cominciata con la nascita del consorzio dedicato”.