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(Adnkronos) - Marito e moglie sono stati uccisi a Zaporizhia, in Ucraina, in seguito a un raid aereo russo che ha colpito la loro abitazione. Lo rende noto il governatore di Zaporizhia Ivan Fedorov spiegando che "una casa indipendente è stata distrutta. Sono morti una coppia, un uomo di 49 anni e una donna di 48 anni". Secondo Ukrinform, nell'arco delle ultime 24 ore, si sono verificati 517 attacchi da parte delle forze russe su 32 insediamenti nella regione di Zaporizhzhia. Il bilancio delle vittime riporta due decessi e cinque feriti. Nella città ucraina di Odessa un'auto è esplosa nel distretto di Kyivskyi uccidendo un ventunenne, riferisce Ukrinform, che cita quanto reso noto dalla Polizia. La vittima sarebbe il proprietario del veicolo. Non ci sono al momento altri dettagli. Le forze ucraine hanno inoltre registrato 152 scontri a fuoco con le unità russe, con le operazioni più intense concentrate sull'asse di Pokrovsk. Le informazioni disponibili, spiega lo Stato Maggiore delle Forze Armate ucraine, indicano che il giorno precedente la Russia ha condotto 80 attacchi aerei, impiegando 197 bombe aeree guidate. Inoltre, sono stati utilizzati 6.235 droni kamikaze e sono stati effettuati 3.044 attacchi contro aree abitate e posizioni delle forze ucraine, inclusi 65 impieghi di sistemi di lancio multiplo di razzi. L'aggressore ha condotto attacchi aerei, in particolare, nelle vicinanze degli insediamenti di Zelena Dolyna, Levadne, Orly e Prosiana nella regione di Dnipropetrovsk; Rizdvianka, Barvinivka, Kopani, Vozdvyzhivka, Zaliznychne, Verkhnia Tersa, Huliaipilske, Hirke, Charivne, Lisne, Liubytske, Dolynka e Zelena Dibrova nella regione di Zaporizhzhia; e Vesele nella regione di Kherson.
(Adnkronos) - Il 2026 si apre con una visione del design sempre più trasversale, in cui i confini tra i diversi ambienti della casa si fanno meno rigidi e il Made in Italy si conferma grande protagonista e portatore di innovazione. Ma quali saranno le tendenze dell’anno appena iniziato? Ogni ambiente della casa ha le proprie regole e i propri progetti. Ne parliamo con alcune aziende che, ciascuno a proprio modo, interpreta il mondo dell’arredo in modo originale e dinamico. “La tendenza per il 2026 nel design del bagno - afferma Riccardo Gava, designer e Art Director Ideagroup, top brand dell’arredo per il bagno - è chiara: gli spazi devono essere essenziali ma evoluti, capaci di offrire prestazioni elevate e di integrarsi naturalmente in tutta la casa, con attenzione a durata, sostenibilità e comfort quotidiano. Proprio in questa direzione abbiamo realizzato Wall, un sistema d’arredo pensato per superare i confini tradizionali della stanza da bagno e adattarsi a diversi ambienti domestici, offrendo soluzioni di contenimento versatili e funzionali". "Wall - prosegue Gava - lavora sull’architettura della parete, integrando elementi estetici e pratici in un unico gesto progettuale. È particolarmente efficace negli interventi di ristrutturazione, dove permette di organizzare lo spazio e gestire gli impianti in modo ordinato e discreto. La modularità del sistema e la varietà di finiture disponibili consentono al progettista di intervenire con libertà compositiva, mantenendo equilibrio formale, pulizia dei volumi e coerenza stilistica. Progettare arredi per il bagno significa oggi mettere al centro il benessere delle persone, trovando la giusta sintesi tra funzionalità, qualità materica e attenzione al dettaglio. Con Wall, abbiamo voluto creare un progetto che dialoga con l’architettura della casa e accompagna la quotidianità, senza mai rinunciare a eleganza e innovazione". Questa evoluzione del bagno riflette un cambiamento più ampio nel modo di pensare gli spazi domestici. Viviamo in un mondo sempre più digitale, fatto di tecnologie integrate e spesso invisibili, che modificano il nostro rapporto con gli ambienti e con gli oggetti. Proprio per questo, cresce il bisogno di equilibrio tra innovazione e dimensione sensibile, tra prestazione e percezione. È su questo terreno che si inserisce la proposta di Nicola De Pellegrini, architetto olistico e fondatore dello studio Anidride Design. “Negli ultimi anni - ricorda - le nostre vite stanno diventando sempre più digitali. Indossiamo dispositivi che raccolgono dati, viviamo in case connesse, guidiamo auto intelligenti, lavoriamo in uffici e frequentiamo spazi pubblici pieni di tecnologia invisibile. È una trasformazione profonda, che porta molti vantaggi, ma che allo stesso tempo cambia il nostro rapporto con lo spazio e con gli oggetti. Proprio per questo, sento crescere un bisogno di equilibrio. Più il digitale entra in modo silenzioso e continuo nella quotidianità, più nasce il desiderio di ambienti e oggetti che restituiscano una sensazione concreta, fisica, quasi rassicurante". "Nel design e nell’arredo - aggiunge De Pellegrini - questo si vede chiaramente. Da un lato, c’è un ritorno a materiali che si sentono al tatto, superfici calde, lavorazioni non perfette, che raccontano una mano, un tempo, una storia. Oggetti che non cercano di essere neutri o anonimi, ma che hanno una presenza. Dall’altro lato, continua a esserci una forte attenzione alla pulizia formale e alla funzionalità. Linee semplici, materiali tecnici, soluzioni precise. Ma anche qui l’obiettivo non è la freddezza: metalli, superfici performanti e dettagli industriali vengono bilanciati con elementi più morbidi e naturali. È un linguaggio contemporaneo, ma più umano". "Questo modo di pensare - osserva - si riflette anche nell’architettura. Gli spazi non sono più progettati solo per una funzione rigida, ma per essere vissuti in modi diversi. Case, uffici e spazi pubblici diventano più flessibili, capaci di adattarsi ai cambiamenti della giornata e delle persone che li abitano. C’è anche una nuova attenzione al rapporto tra interno ed esterno. Non solo grandi aperture, ma passaggi graduali, spazi intermedi, luoghi di transizione che aiutano a rallentare e a percepire meglio luce, aria, silenzio. L’architettura torna a lavorare con elementi semplici, ma fondamentali. Un altro tema molto presente è la scala. Dopo anni di spazi spettacolari e molto stimolanti, cresce il valore di ambienti più raccolti, più misurati. Anche nei luoghi pubblici si sente il bisogno di angoli più intimi, dove potersi fermare, concentrarsi o semplicemente stare. Infine, diventa centrale il tema della durata. Sia negli oggetti che negli edifici, il valore non è più solo nella novità, ma nella possibilità di durare nel tempo, di essere riparati, adattati, trasformati. Non tutto deve essere sostituito: molto può evolvere. In fondo, credo che architettura e design stiano assumendo un ruolo più silenzioso ma più importante. Non quello di stupire, ma di accompagnare. Creare spazi che aiutano a vivere meglio, soprattutto in un mondo sempre più veloce e digitale". Nell’anno in cui la cucina italiana è stata riconosciuta patrimonio Unesco, anche i marchi che ne hanno scritto la storia guardano al futuro con una visione rinnovata. Tra questi c’è Scic-Super Cucine Italiane Componibili, realtà fondata a Parma nel 1948 e oggi punto di riferimento internazionale del design Made in Italy, capace di coniugare cultura progettuale, innovazione industriale e sensibilità artigianale. Un percorso che si riflette nella strategia e nella visione di Lorenzo Marconi Fornari, alla guida del brand in una fase di forte evoluzione del settore. “Il 2026 segna una nuova fase per il design della cucina: non più solo prodotto, ma sistema di valori. Le sfide saranno integrare sostenibilità reale, tecnologia e identità di marca, rispondendo a consumatori sempre più consapevoli ed esigenti. Scic affronta questo scenario puntando su innovazione, qualità progettuale e una forte cultura del design italiano”, dice Lorenzo Marconi Fornari, Ceo di Scic. Anche il settore tessile, che spesso è trait d’union tra bagno e cucina, guarda al 2026 in prospettiva. Secondo il Gruppo Gabel, storia tutta italiana di family company iniziata nel 1957 e che continua ancora oggi in tutto il mondo, “le tendenze 2026 per il settore biancheria della casa sono molto chiare". Come sottolinea Francesca Moltrasio, direttore Marketing e Comunicazione del Gruppo, “i consumatori richiedono sempre di più non solo uno stile esclusivo ma anche prodotti performanti e una chiara trasparenza nelle filiere produttive". "Il nostro impegno nel Made in Italy, unito alla continua innovazione di prodotto e sostenibilità della filiera, risponde - continua - a tutte le richieste che premiano comfort, sostenibilità e design contemporaneo. Non a caso abbiamo da tempo deciso di mantenere l'intera produzione in Italia, assicurando una qualità distintiva e unica: nello stabilimento di Rovellasca in provincia di Como, dove si trovano la stamperia e la tintoria, e a Buglio in Monte in cui si svolge la tessitura”. In un contesto globale sempre più complesso, il design italiano è chiamato a misurarsi non solo con le evoluzioni del vivere contemporaneo, ma anche con dinamiche economiche e geopolitiche in rapido cambiamento. Tra dazi, nuovi equilibri commerciali e ridefinizione delle filiere, il 2026 si apre come un anno di sfide strategiche per i brand che operano sui mercati internazionali. È su questo scenario che si inserisce la visione di Linea Light Group, realtà italiana che ha fatto dell’innovazione e della presenza globale uno dei suoi punti di forza. “Il 2026 porta nuove sfide: dai dazi statunitensi ai cambiamenti negli equilibri commerciali con Cina e Sud America. Nel nostro settore, saper leggere queste dinamiche è fondamentale per trasformarle in opportunità. In un contesto di globalizzazione così complesso, essere davvero vicini ai clienti è ciò che fa la differenza. Per questo, oltre allo stabilimento italiano, abbiamo sviluppato produzioni dedicate in Usa e Cina e una rete di filiali e uffici nelle aree strategiche del mondo, così da supportare i progettisti in modo rapido ed efficace", fa notare Gianni Bolzan, Ceo di Linea Light Group. "Vediamo poi una forte spinta verso un’offerta completa ma specializzata. Il mercato richiede soluzioni verticali e competenze distinte. Con I‑LèD, Linealight Collection e Stilnovo copriamo esigenze diverse, ognuna con un’identità precisa. Per Stilnovo, in particolare, la sfida è rafforzare la presenza nel mondo dei progettisti e nei progetti high‑end, portando il suo patrimonio nel futuro”, conclude.
(Adnkronos) - L’etichettatura ambientale sugli imballaggi dei prodotti di largo consumo continua a rafforzarsi sugli scaffali italiani, ma procede a velocità diverse a seconda del tipo di informazione. A dirlo è l’ottava edizione dell’Osservatorio IdentiPack, promosso da Conai e GS1 Italy, che per la prima volta affianca alla fotografia annuale una lettura storica dell’evoluzione semestrale e amplia il perimetro di analisi includendo, oltre a ipermercati e supermercati, anche il canale del libero servizio (supermercati con superficie inferiore ai 400 mq, circa 9.615 punti vendita) offrendo così una visione più completa e rappresentativa del mercato nazionale. Un’analisi resa come sempre possibile dai dati del servizio Immagino di GS1 Italy Servizi, basata su un paniere che varia a ogni edizione in funzione delle referenze digitalizzate, e che restituisce trend e direzioni di sviluppo, più che confronti puntuali tra singoli periodi. Nel periodo che va da luglio 2024 a giugno 2025, il 55,2% delle referenze grocery in vendita in ipermercati, supermercati e libero servizio riporta in etichetta la codifica identificativa del materiale di composizione del packaging, come previsto dalla Decisione 129/97/CE. Si tratta di 82.306 prodotti, in crescita di +3,1 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Guardando ai volumi di vendita, oltre 21,5 miliardi di confezioni acquistate dagli italiani riportano questa informazione, pari al 78,6% delle unità vendute, con un incremento di +1,8 punti percentuali su base annua. Il comparto del freddo si conferma il più virtuoso (67,2% delle referenze), seguito da carni (61,3%), fresco (61,2%) e drogheria alimentare (60,4%). Restano invece sotto la media bevande (38,8%), petcare (41,7%) e cura persona (47,5%), seppur con segnali di recupero in alcune categorie. Ancora più diffusa è la presenza in etichetta delle indicazioni sulla tipologia di imballaggio e sul corretto conferimento in raccolta differenziata. Queste informazioni sono presenti sul 62,1% dei prodotti a scaffale (92.474 referenze) e su oltre 22,8 miliardi di confezioni vendute, pari all’83,6% del totale grocery. Rispetto all’anno precedente, l’incidenza cresce di +2,2 punti percentuali per numero di prodotti e di +1,2 punti per confezioni vendute. I reparti più avanzati sono freddo (83,9% delle referenze), fresco (75,6%) e carni (73,8%), mentre cura persona, petcare e bevande restano ancora distanti dalla media. Più contenuta, ma in lieve crescita, la presenza di marchi e dichiarazioni ambientali volontarie, riportate dall’8,9% delle referenze e dall’11,5% delle confezioni vendute (oltre 3,1 miliardi di unità). In questo ambito spiccano cura persona, cura casa, drogheria alimentare e freddo, mentre ittico e petcare restano fanalini di coda. Ancora marginale la comunicazione sulla certificazione di compostabilità del packaging, anche per il numero di pack che rientrano in questa tipologia di soluzioni: lo 0,2% dei prodotti a scaffale venduti riporta questa informazione, senza variazioni rispetto all’anno precedente. I casi si concentrano soprattutto nei reparti freddo, cura casa e ortofrutta. Nonostante le opportunità offerte dagli strumenti digitali come i QR code standard GS1, solo il 3,6% dei prodotti invita i consumatori a consultare online le informazioni ambientali, quota che scende al 3,2% se si guardano le confezioni vendute (883 milioni di unità), in lieve calo rispetto all’anno precedente. Il cura casa resta il comparto più avanzato su questo fronte (28,1% delle referenze), mentre in molti reparti l’uso del digitale è ancora sporadico o assente. "La comunicazione ambientale sugli imballaggi sta diventando sempre più concreta e utile per i consumatori - commenta Simona Fontana, direttore generale Conai - I dati di IdentiPack, rafforzati dalla crescente rappresentatività del campione analizzato, confermano che le imprese stanno investendo nella trasparenza, con l’indicazione dei materiali e delle modalità di raccolta differenziata ormai diffuse. La Direttiva 825 e le future norme europee sui green claim rafforzano poi l’importanza di fornire informazioni affidabili e scientificamente dimostrabili. Ecco perché la corretta comunicazione ambientale non sarà più solo una buona pratica ma un obbligo. È un passo decisivo verso una circular economy in cui sostenibilità e responsabilità diventano leve di valore a lungo termine. E il consumatore, quindi ognuno di noi, ha un ruolo proattivo nelle scelte di acquisto e nella gestione domestica degli imballaggi post-consumo". "L’analisi condotta da IdentiPack, sulla base degli oltre 148mila prodotti digitalizzati dal servizio Immagino di GS1 Italy Servizi, conferma come gli imballaggi siano sempre di più un veicolo prezioso di tracciabilità, trasparenza e fiducia tra imprese e consumatori, anche per quanto riguarda i temi ambientali - sottolinea Bruno Aceto, Ceo di GS1 Italy - Come diffuso e consultato mezzo di comunicazione, le etichette consentono di promuovere la cultura della sostenibilità, avvicinando un pubblico ampio e trasversale ai diversi target e canali distributivi".