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(Adnkronos) - È stata presentata presso la sede del Ministero delle Imprese e del Made in Italy la 13ª edizione del Wmf – We Make Future, Fiera Internazionale Certificata sull’Innovazione: AI, Tech e Digital, in programma dal 24 al 26 giugno 2026 presso BolognaFiere. Con la partecipazione del Ministero delle Imprese e del Made in Italy , del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, di Ice-Agenzia, di Aefi, di BolognaFiere e del Comune di Bologna, è stato illustrato il ruolo strategico del Wmf come piattaforma a supporto dell’internazionalizzazione del sistema produttivo italiano e dell’attrazione di investimenti esteri e sono state illustrate le opportunità per le aziende italiane e le realtà produttive. Con numeri da record nel 2025 – oltre 73.000 presenze da 90 Paesi, più di 700 espositori, 1.000 speaker e ospiti internazionali, 2.800 incontri B2B e il coinvolgimento di 3.000 tra startup e investitori rappresentanti un portafoglio complessivo di 1.500 miliardi di euro, 304 miliardi di AUM, oltre 72,8 miliardi di dollari in operazioni finanziate e più di 17.000 round di investimento gestiti - Wmf 2026 - come è stato sottolineato in conferenza stampa - è piattaforma per l’implementazione dell’intelligenza artificiale e del digitale nei 14 settori industriali annunciati dal Wmf e come fiera strategica per il Made in Italy e l’economia del futuro, grazie alla presenza annunciata di delegazioni da Asia, Stati Uniti, Africa, Europa e Paesi emergenti. Ad aprire i lavori Sofia Capellini di Aefi – Associazione Esposizioni e Fiere Italiane che ha ribadito come "il sistema fieristico rappresenti un asset strategico per il Ministero e per il Paese. Il comparto fieristico italiano genera un volume d’affari pari a circa 60 miliardi di euro l’anno, posizionando l’Italia al secondo posto in Europa e al quarto a livello mondiale. Il 2025 è stato un anno da record e il 2026 si pone l’obiettivo di superare questi risultati, anche attraverso eventi capaci di promuovere il Made in Italy sui mercati internazionali. In questo contesto, We Make Future rappresenta davvero il futuro delle fiere, innovando il concetto stesso di manifestazione fieristica e interpretando in modo nuovo il ruolo delle fiere nell’ecosistema dell’innovazione". Federico Eichberg, Capo di Gabinetto del Mimit, ha sottolineato che "questo è un Ministero che lavora per generare futuro e in questo contesto, le fiere rappresentano luoghi fondamentali di incontro e di traduzione di questi linguaggi: spazi in cui innovazione e tecnologie emergenti incidono concretamente sulla capacità delle imprese di accedere ai mercati. Per questo desidero ringraziare i promotori di We Make Future: eventi come il Wmf incarnano pienamente il senso dell’azione del Mimit. Il futuro si costruisce attraverso la capacità delle imprese di creare partenariati, sviluppare crescita sostenibile e attivare connessioni tra mercati, governi ed ecosistemi. In questo senso, We Make Future rappresenta uno strumento concreto per guardare al futuro e generare opportunità per il sistema Paese.» Particolare attenzione è stata dedicata al tema dell’internazionalizzazione e al ruolo delle istituzioni nel supporto all’export e all’attrazione di investimenti esteri come sottolineato da Lorenzo Galanti, Direttore Generale ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane «Per ICE il lavoro sulle fiere internazionali in Italia rappresenta una delle componenti più rilevanti del nostro impegno, in particolare per favorire l’incontro tra il sistema produttivo italiano e operatori esteri. L’Italia è una grande potenza manifatturiera ed esportatrice, ma è sempre più una tech nation ed è fondamentale rafforzarne il posizionamento anche in questa direzione. In questo quadro, eventi come We Make Future svolgono un ruolo strategico: rappresentano un momento di aggregazione di alto livello per investitori, operatori e media internazionali e contribuiscono in modo concreto al riposizionamento e al rebranding dell’Italia sui mercati globali. Come ICE siamo orgogliosi di partecipare al Wmf per il quinto anno consecutivo, con una presenza crescente: quest’anno accompagneremo 80 rappresentanti esteri provenienti da 24 Paesi, con una forte diversificazione geografica, per favorire contatti e opportunità anche con ecosistemi meno convenzionali. La presenza istituzionale al Wmf ci consente non solo di supportare le imprese nei percorsi di internazionalizzazione, ma anche di rafforzare le connessioni tra imprese, ricerca e università, valorizzando l’ecosistema dell’innovazione italiana in una dimensione sempre più internazionale.» Il Wmf si distingue come modello evoluto di fiera B2B, una tre giorni di incontri strategici per aziende, brand e istituzioni e che offre l’opportunità di sviluppare partnership, incontrare finanziatori e presentare soluzioni all’avanguardia contribuendo concretamente alla competitività del sistema produttivo e fieristico italiano. Annunciati i primi 150 nomi della prossima edizione e la presenza di realtà dell’Intelligenza Artificiale, del tech e dell’innovazione digitale, tra cui OpenAI, NVIDIA, LG Nova, Anthropic, Google, Credem, Dell Technologies e Intel, insieme a venture capital e fondi di investimento internazionali come Alchemist Accelerator & Waterman Ventures, Sansar Ventures, Zest Investments, Silicon Allee, Centrepolis Accelerator, Sofia Tech Park, Create Business Incubator Completano il quadro scaleup di rilievo internazionale come Klarna e Cubbit di Stefano Onofri, oltre a figure di primo piano del mondo accademico, scientifico e dell’informazione, tra cui Alberto Sangiovanni Vincentelli (Berkeley University), Nestor Maslej (Stanford HAI), Daniele Pucci (Generative Bionics), Aprajita Jain (Google), Alicia Hanf (LG NOVA), Cecilia Sala ed Enrico Mentana. Tra gli annunci relativi all’edizione 2026 spicca la partecipazione di numerose delegazioni internazionali di startup e investitori, provenienti da ecosistemi dell’innovazione consolidati come Stati Uniti - in particolare la Silicon Valley- Canada ed Europa, con un ulteriore rafforzamento degli scambi con paesi dell’area MENA, con Paesi asiatici quali Corea del Sud, Giappone e India, oltre all’accoglienza di delegazioni di realtà innovative provenienti dall’Africa e dal Sud America. Il Wmf è inoltre occasione di valorizzazione delle migliori esperienze dell’innovazione italiana che si sono affermate a livello internazionale, coinvolte come testimonianze capaci di raccontare e rafforzare l’ecosistema nazionale: dalle candidature dalla Call for Startup del Wmf saranno 140 le startup e scaleup selezionate nei 14 settori strategici, tra cui AI, cyber, deep-tech e space economy, ambito quest’ultimo sviluppati in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Europea (ESA). Il programma della tre giorni sarà inoltre arricchito da side event ed eventi di Business Matching realizzati con partner storici del Wmf, tra cui CINECA, con l’obiettivo di potenziare le occasioni per concretizzare round di investimenti e le opportunità di business tra buyer e seller per le aziende espositrici. "Questo è un momento importante perché restituisce il senso di un lavoro costruito nel tempo insieme a tutti gli attori dell’ecosistema dell’innovazione. Dal 2007, lavoriamo per sviluppare una piattaforma ecosistemica al servizio dell’open innovation,che metta in relazione istituzioni, imprese, investitori e territorio.» ha spiegato Cosmano Lombardo, Founder e CEO di Search On Media Group e ideatore del Wmf - We Make Future «We Make Future nasce come un festival con una forte componente formativa, e si è evoluto in una manifestazione fieristica B2B, una piattaforma in cui più settori industriali si intrecciano e in cui gli investitori possono incontrare progetti e competenze su cui costruire valore. Oggi il Wmf è una fiera internazionale certificata sull’innovazione, l'intelligenza artificiale, la tecnologia e il digitale, con una crescente proiezione globale e con l’obiettivo di valorizzare il meglio dell’innovazione Made in Italy, mettendola in dialogo con ecosistemi internazionali, attraendo e portando in Italia capitali di investimento per il rilancio del sistema Paese» e prosegue «La manifestazione si sviluppa su 14 settori industriali che stanno applicando l’innovazione digitale e l’intelligenza artificiale nei modi più avanzati, con un forte focus sulle dinamiche di incontro tra buyer e seller e sul ruolo dell’innovazione nei processi di sviluppo. Il Wmf è una piattaforma che non si esaurisce nei tre giorni di evento: opera durante tutto l’anno attraverso un roadshow internazionale che connette Italia al resto del mondo. In questa logica si inserisce la seconda edizione di AI For Future, che ci porterà nuovamente a San Francisco nel cuore della Silicon Valley e l’esportazione del modello Wmf all’estero, come la prima edizione internazionale Saudi Makes Future, presentata in anteprima al CES. Siamo in un momento storico in cui è necessario tracciare una traiettoria di sviluppo del sistema Paese nell’ambito dell’innovazione e delle tecnologie. We Make Future nasce con questa funzione: essere una piattaforma stabile di connessione, crescita e posizionamento internazionale.» Sergio Strozzi, Capo Ufficio promozione delle filiere industriali innovative e start-up del Maeci, ha ricordato come "il Ministero degli Affari Esteri è al fianco degli enti fieristici, in sinergia con il MIMIT, perché il profilo internazionale dell’Italia è un fattore decisivo per lo sviluppo commerciale e per l’attrazione di investimenti. Stiamo lavorando a un riposizionamento del Paese: non solo forte nei settori tradizionali, ma sempre più riconosciuto come una vera tech nation. In questo percorso, eventi come We Make Future svolgono un ruolo strategico. Le fiere tecnologiche rappresentano la principale vetrina attraverso cui presentare all’estero le eccellenze del nostro ecosistema innovativo e contribuire a cambiare la narrativa internazionale sull’Italia, favorendo anche l’attrazione di investimenti esteri in ambito tecnologico. Complimenti quindi per We Make Future: iniziative come il Wmf rafforzano in modo concreto la proiezione internazionale del sistema Paese.» La presenza al Wmf di investitori provenienti da tutto il mondo consente alle imprese italiane – in particolare PMI e startup – di accedere a nuove opportunità di business, sviluppare partnership industriali e accelerare i processi di innovazione e internazionalizzazione, in un contesto fieristico orientato al confronto B2B e alla costruzione di relazioni di lungo periodo. Il Wmf si inserisce inoltre in una visione di sviluppo territoriale che vede Bologna e BolognaFiere come luogo di incontro tra filiere industriali, istituzioni e comunità internazionali dell’innovazione, anche grazie alla presenza di istituzioni come il Tecnopolo, sede di Cineca e del Supercomputer Leonardo. Per Donato Loria, Direttore Venue - BolognaFiere "We Make Future, non è solo una fiera, ma un motore di connessioni, idee e opportunità che guarda con coraggio al futuro. Nei nostri padiglioni, dal 24 al 26 giugno, prenderà vita una vera e propria città dell’innovazione: pPer BolognaFiere, ospitare il Wmf significa valorizzare la nostra vocazione internazionale e il nostro impegno a essere piattaforma attiva per lo sviluppo economico e tecnologico del Paese.» «We Make Future è una manifestazione centrale per il presente e il futuro della nostra città e il nostro Paese. Una fiera, un punto d’incontro, uno dei massimi eventi dedicati all’intelligenza artificiale, a chi lavora e investe in questo settore.», ha commentato Matteo Lepore, Sindaco di Bologna «Bologna è la città del supercalcolo, il settimo hub europeo, in questo ambito abbiamo più di due miliardi che sono investiti nel quartiere del Tecnopolo, grazie all’Unione Europea e al Governo e la Regione Emilia-Romagna. Bologna sta cambiando, si sta trasformando, e vuole porsi la sfida dell’intelligenza artificiale in termini democratici, in termini di investimento per l’innovazione, di cambiamento per le filiere economiche del nostro territorio. Auguro un grande futuro a Wmf, per l’Italia, per l’Emilia-Romagna e per Bologna» In questa prospettiva di esportazione del meglio del Made in Italy e di scambio ecosistemico si colloca anche l’estensione internazionale del progetto Wmf, che trova espressione in iniziative come Saudi Makes Future, l’edizione saudita della manifestazione che si terrà a Riyadh dal 14 al 16 dicembre 2026. Sviluppato in continuità con la visione e l’architettura tematica del Wmf e inserito nel quadro della Saudi Vision 2030, l’evento rappresenta una piattaforma di incontro e cooperazione internazionale rivolta ad aziende, startup, investitori e stakeholder interessati alle opportunità di crescita nell’area MENA e a livello globale.
(Adnkronos) - Omney, la startup che combina l’educazione e la consulenza finanziaria indipendente, ha raccolto 510.000 euro in un round pre-seed Safe. Guidata da Alessandro Pedone, consulente finanziario indipendente con oltre vent'anni di esperienza nel settore e Riccardo Zanetti, youtuber con 500mila iscritti e divulgatore finanziario, Omney conta una community di oltre 35mila persone. Oltre al round appena chiuso, la startup ha lanciato il suo primo corso che, in soli 7 giorni, ha generato 450mila euro di fatturato, mentre la guida gratuita sugli investimenti realizzata dall'azienda è stata scaricata da più di 30.000 utenti. Pensato come un vero e proprio ecosistema capace di guidare l’utente in un rapporto consapevole con il denaro, Omney lavora su tre livelli: l’educazione finanziaria, la piattaforma tecnologica e la consulenza finanziaria one to one. L’educazione finanziaria dà la possibilità all’utente di avere una formazione pratica e accessibile attraverso corsi certificati e realizzati da consulenti finanziari autonomi iscritti all'albo Ocf (l’organismo di vigilanza e tenuta dell'albo unico dei Consulenti finanziari). La piattaforma tecnologica, che sarà lanciata ad aprile 2026, sarà uno strumento utile a tracciare la totalità del proprio patrimonio - dagli investimenti alle criptovalute, dagli immobili ai conti correnti, dalle assicurazioni alla previdenza complementare - identificando così costi nascosti e ottimizzandone l'allocazione. Con la consulenza finanziaria one to one, infine, attraverso una rete selezionata di consulenti finanziari indipendenti iscritti all'albo Ocf, sarà possibile avere sessioni individuali per analisi puntuali fino a pacchetti di 6-12 mesi con onboarding di 2-3 ore e follow-up trimestrali. Omney è pensato per un ampio target: chi parte da zero, certo, ma anche chi ha già investimenti e nessun piano o, ancora, chi ha un patrimonio importante ma disperso. Con la chiusura del round, la startup potenzierà le priorità strategiche dell'azienda. Il 70% del ricavato sarà investito nello sviluppo della piattaforma tecnologica anche attraverso l’inclusione di 2 nuove persone nel team per velocizzare lo sviluppo e ampliare e migliorare il nostro database di dati finanziari. Il 20% sarà dedicato alla comunicazione e al marketing non solo potenziando l’attività organica nei social media con contenuti gratuiti e divulgativi per avvicinare ed educare le persone al mondo della finanza e degli investimenti, ma anche attraverso un evento fisico che ha l’ambizione di diventare la più grande manifestazione di educazione finanziaria in Italia. Infine, il 10% sarà dedicato agli aspetti legali e di compliance: dopo l'ottenimento dell'iscrizione all'albo Ocf, stiamo continuando l'interazione con i regolatori per rendere le procedure organizzative e offrire consulenze finanziarie indipendente più facili e sicure. Omney rappresenta un’innovazione nel campo della consulenza e dell’educazione finanziaria in un Paese come l'Italia che, secondo i dati Ocse, è tra gli ultimi in Europa per alfabetizzazione finanziaria. “Il denaro deve - spiega Riccardo Zanetti - essere visto come uno strumento per comprare libertà d’azione e tempo. Un patrimonio ben gestito permette a una famiglia di avere il controllo sulla propria vita, di fare scelte in libertà anziché per bisogno. Per anni ho fatto divulgazione su YouTube, ma mancava un ecosistema completo che accompagnasse le persone dalla formazione alla gestione concreta del proprio patrimonio, senza conflitti di interesse e costi irrazionali". Un modello di business non tradizionale. Guardando agli operatori del settore, i numeri delineano uno scenario in cui dei circa 53.000 consulenti finanziari iscritti all'albo Ocf (di cui circa 36.000 attivi), solo 741 sono consulenti finanziari indipendenti che operano in modalità fee-only, senza provvigioni sui prodotti (dati Relazione Annuale Oc 2024). La stragrande maggioranza lavora per banche, sim o reti con mandato, guadagnando commissioni sui prodotti collocati. “Omney invece - dice Alessandro Pedone - opera senza vendere o collocare prodotti finanziari: questo elimina alla radice il conflitto d'interesse del modello tradizionale, dove chi consiglia guadagna commissioni su ciò che vende. Il nostro modello di business è diverso: la piattaforma è remunerata esclusivamente dai clienti attraverso abbonamenti alla piattaforma e parcelle di consulenza (modello fee-only). Mai da banche, SGR o case di investimento. Non vendiamo prodotti, non abbiamo accordi commerciali con nessun intermediario. I nostri consulenti sono remunerati solo dai clienti, esattamente come un avvocato o un commercialista. Invertiamo la logica tradizionale: il cliente ci paga direttamente per la consulenza, quindi il nostro unico interesse è tutelare i suoi interessi”.
(Adnkronos) - Qualità, lotta all’evasione e sensibilizzazione sui temi dell’economia circolare. Queste le prossime sfide su cui si concentra il Conou, Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati. L’economia circolare dell’olio usato in Italia funziona ma il Conou, che la gestisce, continua a guardare al futuro. “La battaglia della qualità è fondamentale: controllo dell'olio in ingresso, attraverso la verifica del rispetto di tutti parametri previsti (oggetto di interesse di altri Paesi perché è un sistema che copre tutti gli aspetti dei possibili inquinanti), e qualità in uscita. Le nostre basi rigenerate devono continuare ad essere allo stesso livello delle basi vergini, assolutamente intercambiabili. Se non c'è dietro uno standard tecnico dettagliato, la rigenerazione non significa niente”, spiega all’Adnkronos il presidente del Conou Riccardo Piunti. Guardando alla normativa europea, “oggi c’è un tema molto specifico che riguarda i regolamenti di controllo degli inquinanti persistenti. Nella filiera degli oli minerali abbiamo un inquinante, il Pcb, che, se rinvenuto al di sopra di una certa soglia, manda l'olio che lo contiene a distruzione. Ne troviamo molto poco dal momento che non si produce più da 40 anni e che si trova ormai solo nei piccoli trasformatori. Oggi, però, l'Europa sta cercando di inserire nel regolamento un limite molto più basso di quello attuale e noi ci stiamo battendo perché questo sia compatibile con il funzionamento della nostra filiera, magari attraverso una riduzione progressiva di tale soglia”. “L'altra sfida è il controllo dell'evasione del contributo ambientale, attraverso il quale vengono finanziate le nostre attività di raccolta e di rigenerazione: è fondamentale, quindi, che non ci sia evasione contributiva”, avverte Piunti. C’è poi il tema della comunicazione. “Noi vogliamo - sottolinea - che il modello consortile del Conou e, in generale, il modello consortile italiano per i rifiuti, sia conosciuto perché ci sono degli elementi che possono aiutare la realizzazione dell'economia circolare in tutti i Paesi, sia quelli più avanzati, come quelli europei, dove magari questo modello non è applicato allo stesso modo o non c'è, sia i Paesi più arretrati che devono mettere insieme un sistema per la raccolta dei rifiuti e in particolare dell'olio minerale usato”. C’è poi un aspetto sul quale si concentra l’attenzione del Consorzio. “Il sistema della raccolta nasce negli anni ‘50 con aziende di natura familiare: all'inizio erano veramente imprese piccole, c'era un signore con un motocarro e due fusti dietro che andava a raccogliere l'olio dai meccanici. Adesso le nostre 58 imprese sono aziende con depositi, autobotti, autisti, strumentazioni, ecc…. Però il sistema di impresa familiare, come accade da noi e come è accaduto anche in tanti altri settori dell'imprenditoria italiana, arrivata la terza generazione, comincia ad avere qualche problema. Quindi noi ci stiamo preoccupando di capire quale sarà il futuro di queste imprese familiari, come evolveranno. C'è una mutazione in corso e noi vorremmo accompagnarla: la crisi dell'impresa familiare della terza generazione è un tema che non si può trascurare”, conclude Piunti.