ENTRA NEL NETWORK |
ENTRA NEL NETWORK |
(Adnkronos) - Il dialogo tra Stati Uniti e Iran prosegue tra mille difficoltà, mentre Donald Trump invia messaggi espliciti a Teheran: "Khamenei dovrebbe essere molto preoccupato", dice il presidente americano rivolgendosi alla guida suprema della repubblica islamica. Domani, in Oman, le parti si ritroveranno al tavolo per colloqui che hanno rischia di naufragare definitivamente nelle ultime 24 ore. Le ricostruzioni accendono i riflettori sui nodi principali. Gli Usa avrebbero inizialmente bocciato l'Oman come sede alternativa a Istanbul, prima location scelta. Distanze anche su format e temi: Teheran vuole si discuta solo su nucleare, Washington punterebbe su un approccio allargato ad altri paesi della regione. La rottura è stata scongiurata e il canale diplomatico rimane aperto, grazie a quanto pare all'intervento di "diversi leader del Medio Oriente" che "hanno fatto pressioni sull'amministrazione Trump affinché non portasse avanti la minaccia di abbandonare i colloqui", come ha riferito il portale Axios citando due fonti americane. La Casa Bianca, a stretto giro, ha confermato: si va avanti. "Ci hanno chiesto di mantenere l'incontro ed ascoltare quello che hanno da dire gli iraniani, abbiamo detto agli arabi che faremo questo incontro se insistono, ma siamo molto scettici", ha spiegato una fonte, precisando che almeno nove Paesi della regione hanno contattato la Casa Bianca ai più alti livelli per chiedere agli Usa di non cancellare i colloqui. Un'altra fonte ha aggiunto che l'amministrazione Trump ha quindi deciso di svolgere i colloqui "in segno di rispetto" per gli alleati nella regione e "per continuare a perseguire la via diplomatica". Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, nelle stesse ore ha ufficializzato che i colloqui sul nucleare si svolgeranno regolarmente. "I colloqui nucleari con gli Stati Uniti sono fissati a Muscat per le 10 di venerdì -le parole ministro iraniano -. Sono grato ai nostri fratelli dell'Oman per aver adottato tutte le disposizioni necessarie". L'ipotesi di un attacco degli Stati Uniti rimane sullo sfondo. L'ennesimo 'warning' arriva direttamente da Trump in un'intervista a Nbcnews. L'ayatollah Ali Khamenei "dovrebbe essere molto preoccupato", ha detto il presidente americano. Se Teheran prova a rianimare il proprio programma nucleare, colpito duramente dai raid americani lo scorso anno, Washington passerà all'azione. "Ho sentito che stanno" cercando di far ripartire il programma. "Se ci provano di nuovo, li rimanderemo al punto di partenza e dovranno rifare tutto: se ci provano, glielo faremo capire. Hanno cercato di tornare nei siti" colpiti nel 2025. "Non sono riusciti nemmeno ad avvicinarsi, c'è stata una distruzione totale. Stavano pensando di creare un nuovo sito in una zona diversa del paese, lo abbiamo scoperto. E ho detto 'se lo fate, vi faremo cose terribili'", ha detto Trump. All'inizio dell'anno, il presidente degli Stati Uniti aveva promesso aiuti ai manifestanti scesi in piazza contro il regime. Le proteste sono state represse nel sangue, migliaia di persone hanno perso la vita. Per Trump, gli aiuti sono stati comunque efficaci: "Abbiamo sostenuto le proteste, il paese è nel caos in questo momento a causa nostra. Ora abbiamo pace in Medioriente, se non avessimo cancellato il programma nucleare" in Iran, "non avremmo la pace ora. I paesi arabi temevamo enormemente l'Iran".
(Adnkronos) - Il Consorzio di Tutela fa il suo esordio alla Bit di Milano, dove racconterà la mozzarella di bufala campana non solo nella sua attualità di eccellenza mondiale ma valorizzandone le radici storiche. Grazie alla collaborazione con l’Archivio di Stato di Caserta della direzione generale Archivi del ministero della Cultura, lo stand del Consorzio (Padiglione 11 - H45) farà immergere i visitatori nell’epoca borbonica. Lo spazio, infatti, è stato allestito con la riproduzione di documenti storici e pannelli espositivi provenienti dalla mostra 'La Dama Bianca alla tavola del Re. Mozzarella e allevamento bufalino negli archivi dei Borbone', in corso fino al 28 febbraio all’Archivio di Stato nella Reggia di Caserta e realizzata con il contributo del Consorzio di Tutela Mozzarella di Bufala Campana Dop. Fu proprio nel Settecento che ebbe impulso la commercializzazione della mozzarella di bufala. E attraverso manoscritti e registri contabili emergono tante curiosità, dalla cura per le bufale alle tecniche di trasformazione del latte e perfino un disciplinare ante-litteram. Fulcro dell’allevamento era la Reggia di Carditello, in provincia di Caserta. La ricostruzione storica è abbinata a una gallery che mette in mostra le bellezze artistiche e paesaggistiche dell’area di produzione della mozzarella Dop, che, oltre a gran parte della Campania, si estende fino al basso Lazio e parte della provincia di Foggia. L’obiettivo del Consorzio è incentivare il turismo Dop: “Alla Bit portiamo il legame indissolubile che c’è tra il nostro prodotto e il suo territorio, proponendo percorsi alla scoperta di un’area straordinaria da ogni punto di vista, dall’arte alla natura”, sottolinea il presidente dell’ente, Domenico Raimondo. “L’enogastronomia è sempre più motivo prioritario per mettersi in viaggio e decidere le mete. I tanti turisti che arrivano da noi ci chiedono delle vere e proprie experience, per riportare a casa un ricordo unico. In questo scenario di cambiamento del turismo, la nostra mozzarella di bufala campana può giocare un ruolo da protagonista anche in futuro. La presenza alla Bit è il segnale dell’impegno del Consorzio in questa direzione”, commenta il direttore Pier Maria Saccani. “La collaborazione tra l’Archivio di Stato di Caserta, custode e promotore della memoria storica del territorio, e il Consorzio, ha dimostrato che la ricostruzione storica, quando agganciata alle sue persistenze nel presente, può diventare accattivante anche per il pubblico generalista. Ci auguriamo che questo esperimento rappresenti un felice precedente per la promozione del nostro territorio, che vanta una storia costellata da innumerevoli eccellenze”, auspica la direttrice dell’Archivio di Stato di Caserta, Fortunata Manzi.
(Adnkronos) - Gli italiani stanno migliorando sul fronte dello spreco alimentare (-10,3% rispetto ad un anno fa), arrivando a 554 grammi di cibo gettato a testa ogni settimana, ‘solo’ 79,14 grammi al giorno. Ma la somma delle perdite e degli sprechi alimentari vale oltre 13 miliardi e mezzo (dati elaborati dall’Università di Bologna - Distal / Waste Watcher sulle fonti di riferimento), 7 miliardi e 363 milioni solo nelle case degli italiani. Sono i dati contenuti nel 'Caso Italia 2026', il nuovo Rapporto dell’Osservatorio Waste Watcher International diffuso in vista della 13esima Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, 5 febbraio 2026, indetta dalla campagna pubblica di sensibilizzazione Spreco Zero. Waste Watcher ha monitorato il comportamento degli italiani nel mese di gennaio 2026, attraverso l’indagine condotta con metodo Cawi, promossa da Spreco Zero con l’Università di Bologna - Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroalimentari e Last Minute Market su monitoraggio Ipsos - Doxa (campione di 2000 casi rappresentativi della popolazione generale). Più nel dettaglio, stando al report, l’Italia, in linea con la rilevazione dello scorso settembre relativa all’estate 2025, segna un miglioramento deciso rispetto ai dati di un anno fa: sprechiamo infatti 554 grammi di cibo pro capite ogni settimana, ovvero 63,9 grammi in meno rispetto al dato del febbraio 2025 (617,9 g). La performance più brillante è firmata dai Boomers che fissano lo spreco settimanale pro capite medio a 352 grammi, superando, in anticipo di quattro anni, l’esame dell’Agenda 2030, quando a tutti gli italiani sarà chiesto di gettare mediamente non più di 369,7 grammi a testa ogni settimana per centrare l’obiettivo 12.3 sullo spreco alimentare. Più indietro restano le famiglie della Generazione Z, posizionate a quota 799 grammi di spreco settimanale medio pro capite, le famiglie Millennials, con 750 grammi settimanali pro capite, e quelle della Generazione X, con 478 grammi settimanali pro capite. Emerge in chiave quasi plebiscitaria la cura per la preparazione dei pasti, un tratto distintivo mediterraneo e italiano: una abitudine di vita cui si dedica ogni giorno l’88% degli italiani. Solo il 4% degli italiani dichiara di non cucinare perché non ama farlo. E per la prima volta risulta praticamente unanime la consapevolezza intorno al tema 'spreco': il 94% degli italiani certifica la sua attenzione alla questione e, di questa moltitudine di cittadini, il 63% getta qualcosa meno di 1 volta a settimana, solo il 14% spreca quasi quotidianamente. Già da questi dati si delinea un divario generazionale piuttosto marcato: il 29% della Generazione Z spreca almeno una volta a settimana, contro appena il 6% dei Boomers. Spiega il direttore scientifico dell’Osservatorio Waste Watcher International Andrea Segrè, fondatore della Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare: "I dati del Rapporto Waste Watcher 2026 ci dicono con chiarezza che la sfida dello spreco alimentare non si vince contrapponendo le generazioni, ma mettendole in relazione. I Boomers oggi sono la locomotiva della prevenzione: hanno interiorizzato nel tempo competenze di cura, di gestione del cibo e di riuso che li portano già vicino agli obiettivi dell’Agenda Onu 2030. La Generazione Z, invece, è più fragile sul piano organizzativo ma possiede un capitale decisivo: la padronanza degli strumenti digitali e la disponibilità al cambiamento. È qui che nasce l’intelligenza intergenerazionale: quando l’esperienza incontra la tecnologia, quando il sapere pratico dei più anziani viene tradotto in nuovi linguaggi dai più giovani. Solo favorendo questo scambio - nelle famiglie, nelle scuole, nelle comunità e anche nei luoghi del cibo fuori casa - possiamo davvero dimezzare lo spreco alimentare entro i prossimi quattro anni, come chiede la Campagna Spreco Zero. Lo spreco non è solo una questione di consapevolezza, ma di competenze condivise: e il futuro passa dalla capacità di farle circolare tra le generazioni". Tornando ai dati, si spreca meno al Nord (516 grammi settimanali, -7%), di più al Sud (591,2 grammi settimanali, +7%) e poco di più al Centro (570,8 grammi settimanali, +3%); più virtuose le famiglie con figli (-10%) e i Comuni fino a 30mila abitanti (-8%). In cima ai cibi più sprecati svettano la frutta fresca (22,2 g a settimana), la verdura fresca (20,6 g) e il pane fresco (19,6 g), seguono l’insalata (18,8 g) e cipolle/aglio/tuberi (17,2 g).