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(Adnkronos) - Nonostante i bombardamenti subiti durante la cosiddetta Guerra dei 12 giorni di giugno, l'Iran ha mantenuto gran parte del suo arsenale di migliaia di missili balistici, che gli dà la capacità di infliggere danni letali agli Stati Uniti e ai loro alleati in Medio Oriente. Secondo il Wall Street Journal, Teheran dispone di circa 2mila missili balistici a medio raggio, in grado di raggiungere Israele, scorte significative di missili a corto raggio, missili antinave, droni e navi lanciasiluri, che rappresentano una minaccia diretta per le basi Usa nell'area e le navi che transitano nello Stretto di Hormuz. "Teheran può anche essere debole, ma la sua robusta forza missilistica la rende ancora letale", ha affermato Behnam Ben Taleblu, direttore del programma Iran presso la Foundation for Defense of Democracies, un think tank con sede a Washington, commentando le parole pronunciate nei giorni scorsi al Congresso dal segretario di Stato, Marco Rubio. In risposta alla crescente minaccia, l'Amministrazione Trump ha schierato nella regione la portaerei Uss Abraham Lincoln e ulteriori aerei da guerra, in modo da dare alla Casa Bianca diverse opzioni per un attacco. Gli Stati Uniti hanno anche rafforzato la presenza di sistemi antimissile Patriot e Thaad. Tuttavia, questi sistemi - in caso di guerra - dovranno proteggere un'area molto più vasta rispetto a quella di Israele, a cui hanno fatto da scudo nel giugno scorso. Secondo il Council on Foreign Relations, gli Usa devono difendere circa due decine di basi terrestri dichiarate, dalla Turchia al Kuwait, e circa 40mila truppe. Secondo analisti militari, l'Iran punterebbe probabilmente le sue armi contro gli obiettivi statunitensi più vicini alle sue coste, sfruttando la sua vasta dotazione di missili a corto raggio, nonché contro i Paesi del Golfo che sono stretti alleati degli Stati Uniti. "L'Iran ha abbastanza missili a corto raggio per attaccare le basi Usa nel Golfo in volumi che potrebbero mettere alla prova la capacità di difesa degli Stati Uniti e dei Paesi alleati", ha confermato Daniel Shapiro, ex vice assistente del segretario alla Difesa per il Medio Oriente. Farzin Nadimi, del Washington Institute for Near East Policy, ha osservato che "una parte significativa di questi missili può raggiungere il proprio obiettivo".
(Adnkronos) - “Tra il 2022 e il primo semestre 2025 Cassa Depositi e Prestiti ha destinato circa 4,6 mld a sostegno di imprese, infrastrutture ed enti pubblici del Piemonte, raggiungendo circa 7.500 imprese e finanziando complessivamente 320 Comuni. Il nostro piano industriale prevede finanziamenti e interventi complessivi per circa un'ottantina di miliardi, ma se ci sono buoni progetti Cassa è sempre disposta a sostenerli”. A sottolinearlo l’ad di Cdp, Dario Scannapieco, in occasione della tappa torinese del roadshow con Confindustria per illustrare le iniziative a sostegno dello sviluppo delle imprese del territorio. “Il Piemonte - ha aggiunto Scannapieco - è una regione solida e innovativa con un tessuto produttivo di eccellenza e l’incontro di oggi ha l’obiettivo di far conoscere al mondo delle imprese i prodotti che Cassa Depositi e Prestiti può offrire perché le imprese devono crescere e internazionalizzarsi. In un mondo che sta attraversando una fase di trasformazione tecnologica in cui le piccole imprese hanno più difficoltà ad innovare abbiamo bisogno di imprese più grandi, di filiere che lavorino meglio insieme". "Alla sfida dimensionale è collegata la sfida per l'innovazione, che poi significa maggiore produttività e maggiore competitività sui mercati”, ha osservato ancora l’ad di Cdp. “In un contesto in cui il credito bancario si è ristretto rispetto al Pil negli ultimi 10 anni in maniera consistente Cassa Depositi e prestiti vuole dare un segnale e cercare fare la sua parte assistendo anche imprese più piccole rispetto a quelle che ha tradizionalmente supportato”. “Le imprese devono crescere e internazionalizzarsi, oggi abbiamo prodotti che supportano l'acquisition finance per quando un'impresa vuole espandersi e comprare magari un'altra impresa all'estero, abbiamo prodotti per l'internazionalizzazione tramite Simest”, ha osservato l’ad di Cdp. Scannapieco ha ricordato che “gli strumenti finanziari che offre Cassa sono molto vari: noi sosteniamo le imprese da quando nascono tramite i fondi di technology transfer nell'ambito del venture capital a quando si sviluppano, fino a quando devono internazionalizzarsi. Insomma, abbiamo strumenti finanziari che si adattano a qualsiasi momento del ciclo di vita dell'azienda e a qualsiasi tipo di progetto, quindi siamo attivi nel project finance, nel Ppp ( Partenariato pubblico privato) ma anche con prestiti a lunga durata con maggiore presa di rischio rispetto a quelli che tradizionalmente hanno le banche”.
(Adnkronos) - “I sistemi di trattamento dell'acqua possono risolvere tutti i problemi legati all'eventuale inquinamento. I sistemi di trattamento al punto d'uso, cioè quelli installati al rubinetto, vengono utilizzati principalmente per migliorare le caratteristiche organolettiche dell'acqua. Tuttavia, grazie all'adozione di particolari elementi filtranti, come i carboni attivi, membrane o microfiltri, possono anche rimuovere eventuali sostanze indesiderabili. L'importante, in questi casi, è la manutenzione periodica che deve essere effettuata e affidarsi per l'acquisto e la manutenzione ad aziende qualificate e a personale adeguatamente formato”. Sono le parole di Giorgio Temporelli, esperto in normativa e tecnologie per il trattamento delle acque, al talk organizzato oggi a Milano da Culligan, ‘L’acqua del futuro è smart’. “Va sfatato il mito che l'acqua calcarea, cioè l'acqua dura, faccia venire i calcoli renali, che è il pensiero più diffuso. I calcoli renali sono formati essenzialmente da ossalato di calcio, che è prodotto dal metabolismo della persona, piuttosto che ingerito attraverso cibi e vegetali, mentre il calcare presente nell'acqua è carbonato di calcio e non c'entra nulla. Calcio e magnesio fanno bene alla salute umana - spiega l’esperto Temporelli - Diverso è , invece, l’impatto del calcare sulla tecnologia. Sappiamo, infatti, che gli impianti soffrono per la presenza di calcare. Questa problematica l può essere ridotta con l’adozione di opportune tecnologie, come gli addolcitori”. “I Pfas sono considerati inquinanti eterni e da almeno dieci anni se ne parla in modo approfondito. Sono sostanze molto pericolose poiché estremamente persistenti nell'ambiente, grazie alla loro composizione, il legame fluoro-carbonio, che le rende praticamente indistruttibili. Essi permangono nell'ambiente e sono presenti ovunque, anche nelle fonti di alimentazione come cibi e acqua - illustra - Un dato che desta particolare preoccupazione. La nuova normativa li attenziona infatti con tre parametri. I Pfas si possono rimuovere efficientemente - e questo è stato visto dai gestori di acquedotto - con i carboni attivi o, per quelli con la catena ultra corta, con tecnologie più spinte, come l'osmosi inversa”. “Similmente ai Pfas, anche le microplastiche sono considerate inquinanti eterni e si accumulano nell'ambiente - sottolinea Temporelli - La loro presenza nell'acqua è accertata e ci sono molti studi che attestano che l'ingestione di microparticelle di plastica si aggira nell'ordine delle decine di migliaia all'anno. Per rimuoverle dall’acqua servono sistemi di microfiltrazione o ultrafiltrazione, dato che si tratta di particelle solide con dimensioni micrometriche”, conclude.