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(Adnkronos) - La neve artificiale è ormai indispensabile sulle piste da sci e anche alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 viene utilizzata. Qualche purista potrebbe storcere il naso, ma con il cambiamento climatico dobbiamo abituarci ad avere un 'aiutino' se si vogliono praticare gli sport invernali. Gli esperti di 'Dottore ma è vero che..?', il sito anti-bufale della Fnomceo (Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri), analizzano i pro e i contro dell'uso della neve artificiale. Sebbene sia l'ambiente a soffrirne, molti sciatori, professionisti e non, sono preoccupati dell'eventuale tossicità della neve quando non è naturale. "Nessun allarme per la salute: gli additivi usati per congelare l'acqua sono monitorati e sicuri. Sarà però necessario trovare alternative più sostenibili di quelle attuali, soprattutto in Italia. Tra i Paesi alpini siamo i più dipendenti dalla neve artificiale: oltre il 90% delle sue piste da sci è innevato con sistemi tecnici", rispondono gli esperti. La produzione richiede quantità importanti di acqua ed elevati consumi energetici. "Alcuni sciatori - prosegue l'analisi - temono che possa causare problemi respiratori. Non è un rischio specifico causato dalla neve prodotta dai cannoni; riguarda invece gli atleti di sport invernali indoor, cioè al chiuso. Sulle piste di pattinaggio o sui campi da hockey ci si potrebbe infatti esporre a gas nocivi (monossido di carbonio, biossido di azoto, particolato). Casi come questi sono però correlati a malfunzionamenti o alla manutenzione inadeguata degli impianti. La neve tecnica, infine, ha caratteristiche fisiche che la rendono diversa da quella naturale. Chiunque abbia sciato su piste alimentate da cannoni avrà notato il fondo più compatto e ghiacciato; perciò è necessaria maggiore attenzione per evitare cadute". "Ha la stessa composizione chimica di quella naturale: entrambe sono fatte di acqua e aria. Durante una nevicata - descrivono gli specialisti - minuscole goccioline d'acqua nelle nuvole si congelano e cadono verso il suolo in forma di fiocchi. La neve artificiale (detta anche tecnica o programmata) replica questo processo mediante macchinari - innevatori o cannoni sparaneve - che nebulizzano e raffreddano l'acqua finché congela. Negli impianti sciistici il processo è controllato e può impiegare specifici additivi. Per favorire la formazione del ghiaccio quando le temperature superano lo zero si ricorre a sostanze che facilitano il congelamento e permettono di ridurre gli sprechi idrici ed energetici". "Questo è uno dei timori più comuni a proposito della neve artificiale; in realtà, sciare su piste arricchite di neve tecnica non è considerato pericoloso per la salute - ribadiscono i medici - Gli additivi disciolti nell'acqua sono di origine organica e non risultano tossici per l'uomo. Si tratta di prodotti a base di Pseudomonas syringae, un batterio. Il nome potrebbe far pensare a infezioni che colpiscono anche l'organismo umano, ma in questo caso si utilizzano proteine presenti sulla superficie di quel microorganismo, trasformate con processi sicuri. Si ottiene così l'elemento che contribuisce a formare gli strati di neve. Questi additivi sono utilizzati da oltre vent'anni. Le formulazioni impiegate nelle fasi iniziali, oggi non più in uso, sono state sostituite da prodotti conformi agli standard di sicurezza, senza evidenze di rischi per la salute degli sciatori". "Gli studi in questo campo non sono molti - rimarcano i dottori anti-fake news - e ogni Paese ha una normativa diversa. Una delle indagini più approfondite sui potenziali rischi per la salute è stata condotta dall'Agenzia francese per la sicurezza sanitaria ambientale e del lavoro (Afsset). Secondo questa ricerca, Pseudomonas syringae non è patogeno per l'uomo perché viene 'inattivato', cioè privato del potere infettivo o allergizzante. La ricerca francese specifica che i rischi sono nulli per gli sciatori adulti e trascurabili per i bambini". Inoltre, "i controlli sulle sostanze aggiunte e sulla composizione microbiologica dell'acqua sono effettuati in modo regolare, almeno nei Paesi europei. Gli unici soggetti vulnerabili ad allergie o infezioni sono gli operatori che preparano gli additivi e puliscono gli impianti. E' tuttavia sufficiente dotarsi di dispositivi di protezione (occhiali, mascherine e guanti) per prevenire contaminazioni. Attenzione, però, anche alla neve naturale".
(Adnkronos) - Cresce nelle pmi italiane la consapevolezza del ruolo decisivo delle competenze manageriali nella gestione dei passaggi critici del proprio percorso di crescita: ricambio generazionale, nuovi assetti societari, trasformazione digitale, sempre più spesso trovano nella formazione dei dirigenti la leva capace di trasformare i processi di cambiamento in nuove leve di competitività. Lo conferma la graduatoria dei piani formativi finanziati con l'Avviso 2/2025 di Fondirigenti, pubblicata ieri, che fotografa bisogni, priorità e livelli di maturità delle imprese chiamate a governare, al loro interno, cambiamenti rapidi e complessi. Sono 152 i piani finanziati, che coinvolgeranno 239 dirigenti per un totale di 13.753 ore di formazione, con una media di 57,6 ore per dirigente e una richiesta media di finanziamento di poco più di 12mila euro per piano. Il dato più significativo è che il 75% dei piani formativi presentati ha superato la soglia di ammissibilità, con oltre la metà dei progetti idonei (53%) nella fascia più alta di valutazione, tra 85 e 100 punti. Una positiva evoluzione, che conferma il trend già evidenziato con i precedenti Avvisi, segno dell’elevata qualità delle proposte e di una progettualità più matura e consapevole da parte delle imprese. Vista la qualità complessiva dei progetti e dell'ampiezza della risposta, il cda di Fondirigenti ha deliberato di andare oltre lo stanziamento iniziale di 1,5 milioni di euro, euro per finanziare tutti i 152 piani idonei, per un investimento complessivo di oltre 1,8 milioni di euro che premia la crescita della progettualità nelle pmi. "La graduatoria - sottolinea Massimo Sabatini, direttore generale di Fondirigenti - restituisce l'immagine di pmi sempre più consapevoli del fatto che, per attraversare fasi complesse come un passaggio generazionale o un'operazione societaria, servono competenze adeguate di governo, metodo e visione, dove la formazione può fare la differenza Colpisce, in particolare, la crescita della qualità progettuale degli interventi, nelle fasce di merito più alte, segno che le imprese stanno investendo in percorsi sempre più concreti e immediatamente utili, per prendere decisioni migliori e più tempestive". A livello territoriale, Veneto ed Emilia-Romagna hanno registrato il maggior numero di piani approvati, seguite dalla Lombardia; nel Mezzogiorno spicca la Campania. Diverse regioni con poche candidature hanno tuttavia raggiunto il 100% di approvazione, indice di una capacità progettuale solida e diffusa. I piani valutati evidenziano una adeguata correlazione tra i processi di 'metamorfosi' aziendale e i percorsi di rafforzamento delle competenze tecnico-manageriali, funzionali a ridefinirne l’identità, la struttura organizzativa e la visione strategica. I casi più virtuosi testimoniano un pensiero strategico di cambiamento, volto a garantire continuità e crescita nel lungo periodo, che comporta una profonda trasformazione culturale e organizzativa. Rispetto ai contenuti, i progetti nell'area del passaggio generazionale mostrano una forte attenzione alle competenze in materia di governance, alla mappatura e valorizzazione delle competenze, al mentoring e trasferimento del know-how, alla definizione di KPI e sistemi di performance management per rendere la transizione più solida. Dal canto loro, l'area delle operazioni societarie evidenzia un approccio orientato al rafforzamento strutturale delle competenze manageriali, con focus ricorrenti su finanza strategica, valutazione d'impresa, compliance e gestione del rischio, spesso con un'attenzione che si estende alla conoscenza delle filiere e dei mercati internazionali. L'area della trasformazione digitale funzionale alla crescita delle pmi si conferma infine di particolare interesse, soprattutto sui temi dell’Intelligenza Artificiale, integrazione dei sistemi, cybersecurity, analytics e governance dei dati. "Con l'Avviso 2/2025 - spiega Marco Bodini, presidente di Fondirigenti - abbiamo voluto mettere a fuoco i momenti chiave in cui le Pmi si giocano continuità e competitività, ovvero il ricambio generazionale, gli assetti societari e la trasformazione digitale come leva di efficienza e di governo La risposta così ampia e di elevata qualità pervenuta dalle imprese conferma, da un lato, lo straordinario ruolo abilitante della formazione continua nelle grandi trasformazioni aziendali, dall'altro chiama sempre più in causa Fondirigenti come partner delle imprese, soprattutto di quelle di minori dimensioni, per aiutarle a trasformare cambiamento e complessità in momenti di opportunità di crescita". "Il Fondo sottolinea - ha sempre avuto come tratto distintivo quello della qualità dell'azione formativa: l'innalzamento dell'asticella e la qualità dei piani ricevuti mostrano che il sistema produttivo e manageriale è pronto ad impegnarsi in questa direzione". La graduatoria completa è disponibile sul sito di Fondirigenti: https://www.fondirigenti.it.
(Adnkronos) - Qualità, lotta all’evasione e sensibilizzazione sui temi dell’economia circolare. Queste le prossime sfide su cui si concentra il Conou, Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati. L’economia circolare dell’olio usato in Italia funziona ma il Conou, che la gestisce, continua a guardare al futuro. “La battaglia della qualità è fondamentale: controllo dell'olio in ingresso, attraverso la verifica del rispetto di tutti parametri previsti (oggetto di interesse di altri Paesi perché è un sistema che copre tutti gli aspetti dei possibili inquinanti), e qualità in uscita. Le nostre basi rigenerate devono continuare ad essere allo stesso livello delle basi vergini, assolutamente intercambiabili. Se non c'è dietro uno standard tecnico dettagliato, la rigenerazione non significa niente”, spiega all’Adnkronos il presidente del Conou Riccardo Piunti. Guardando alla normativa europea, “oggi c’è un tema molto specifico che riguarda i regolamenti di controllo degli inquinanti persistenti. Nella filiera degli oli minerali abbiamo un inquinante, il Pcb, che, se rinvenuto al di sopra di una certa soglia, manda l'olio che lo contiene a distruzione. Ne troviamo molto poco dal momento che non si produce più da 40 anni e che si trova ormai solo nei piccoli trasformatori. Oggi, però, l'Europa sta cercando di inserire nel regolamento un limite molto più basso di quello attuale e noi ci stiamo battendo perché questo sia compatibile con il funzionamento della nostra filiera, magari attraverso una riduzione progressiva di tale soglia”. “L'altra sfida è il controllo dell'evasione del contributo ambientale, attraverso il quale vengono finanziate le nostre attività di raccolta e di rigenerazione: è fondamentale, quindi, che non ci sia evasione contributiva”, avverte Piunti. C’è poi il tema della comunicazione. “Noi vogliamo - sottolinea - che il modello consortile del Conou e, in generale, il modello consortile italiano per i rifiuti, sia conosciuto perché ci sono degli elementi che possono aiutare la realizzazione dell'economia circolare in tutti i Paesi, sia quelli più avanzati, come quelli europei, dove magari questo modello non è applicato allo stesso modo o non c'è, sia i Paesi più arretrati che devono mettere insieme un sistema per la raccolta dei rifiuti e in particolare dell'olio minerale usato”. C’è poi un aspetto sul quale si concentra l’attenzione del Consorzio. “Il sistema della raccolta nasce negli anni ‘50 con aziende di natura familiare: all'inizio erano veramente imprese piccole, c'era un signore con un motocarro e due fusti dietro che andava a raccogliere l'olio dai meccanici. Adesso le nostre 58 imprese sono aziende con depositi, autobotti, autisti, strumentazioni, ecc…. Però il sistema di impresa familiare, come accade da noi e come è accaduto anche in tanti altri settori dell'imprenditoria italiana, arrivata la terza generazione, comincia ad avere qualche problema. Quindi noi ci stiamo preoccupando di capire quale sarà il futuro di queste imprese familiari, come evolveranno. C'è una mutazione in corso e noi vorremmo accompagnarla: la crisi dell'impresa familiare della terza generazione è un tema che non si può trascurare”, conclude Piunti.