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(Adnkronos) - Anche nell'esercizio finanziario 2024-25, chiuso lo scorso 31 agosto, il gruppo Ferrero ha proseguito il suo percorso di crescita con un aumento del fatturato del 4,6% a 19,3 miliardi di euro. Il Gruppo che, attraverso la sua holding Ferrero International S.A., ha approvato il bilancio consolidato segnala "il successo della visione strategica a lungo termine delineata dal Presidente Esecutivo Giovanni Ferrero e attuata dal CEO Lapo Civiletti" ricordando di avere "mantenuto la propria presenza globale, con 36 stabilimenti produttivi, e un organico globale di 48.697 dipendenti" al 31 agosto 2025. Il Gruppo ha continuato a sviluppare il proprio portafoglio attraverso un'espansione mirata delle categorie e un'innovazione strategica dei marchi. Fra gli sviluppi chiave dell'esercizio, il lancio di Nutella Plant-based per soddisfare la domanda in continua evoluzione dei consumatori, l'espansione di Nutella in nuove categorie con una gamma di prodotti da forno surgelati, tra cui Nutella Crepes e Nutella Donut, l'estensione di tre marchi nordamericani, nel segmento dei gelati (Butterfinger, BabyRuth e 100 Grand) e il lancio di Tic Tac Two, una nuova linea senza zucchero e dal doppio gusto. Ferrero ha condotto inoltre una espansione nel segmento degli snack ad alto contenuto proteico con l'acquisizione di Power Crunch, marchio statunitense leader nel settore delle barrette proteiche. Per sostenere la crescita del proprio portafoglio e l'espansione della propria presenza geografica, il Gruppo ha annunciato l’espansione dello stabilimento di Brantford, in Ontario. Questo ampliamento genererà 500 posti di lavoro e porterà, per la prima volta, la produzione di Nutella Biscuits fuori dall’Europa. Il Gruppo ha inoltre inaugurato un nuovo stabilimento per la produzione di Kinder Bueno a Bloomington, Illinois, creando 200 nuovi posti di lavoro e una superficie produttiva di circa 15.700 metri quadrati. In Europa, il Gruppo ha ulteriormente potenziato le proprie capacità produttive nello stabilimento di Villers-Écalles nel nord della Francia, il più grande sito di produzione di Nutella al mondo, al fine di soddisfare la domanda futura. Nel corso dell'anno 2024/25, si ricorda l'azienda ha annunciato l'acquisizione di WK Kellogg Co, compresa la produzione, la commercializzazione e la distribuzione del portafoglio di cereali per la colazione di WK Kellogg Co negli Stati Uniti, in Canada e nei Caraibi. Nell'ambito dell'acquisizione, Ferrero ha accolto 3.000 nuovi colleghi, portando il numero complessivo dei dipendenti Ferrero a oltre 50.000 in tutto il mondo. Come sottolinea Daniel Martinez Carretero, Chief Financial Officer del Gruppo Ferrero, "la nostra strategia di crescita basata sull'innovazione del portafoglio e sull'espansione in nuove categorie e mercati continua a produrre risultati positivi. L'aumento degli investimenti di capitale effettuati nel 2024/2025 e le nostre recenti acquisizioni riflettono la nostra fiducia nel futuro e la nostra capacità di investire a lungo termine. Stiamo ulteriormente rafforzando la nostra capacità di innovare e soddisfare i mercati locali.”
(Adnkronos) - "Il welfare aziendale è stato per anni considerato come un insieme di servizi pensati per migliorare il clima in ufficio. Un’integrazione piacevole, ma non essenziale. Lo scenario economico attuale impone tuttavia un cambio di prospettiva radicale: in un contesto segnato dal costo della vita sempre più elevato, che continua a pesare sulle famiglie, e da rinnovi contrattuali che faticano a coprire l’aumento del costo della vita, il 2026 si conferma l’anno della svolta. Il welfare cessa di essere un semplice 'benefit' per diventare il pilastro portante di una nuova strategia salariale". A dirlo all'Adnkronos/Labitalia Andrea Guffanti, general manager di Coverflex in Italia. "I dati del Report sulla retribuzione 2025 di Coverflex - spiega - parlano chiaro: mentre gli stipendi base restano sostanzialmente stabili, le necessità dei collaboratori continuano a crescere. In questo scenario di stagnazione retributiva, le aziende non possono più limitarsi a guardare solo alla busta paga tradizionale". "L’evoluzione del rapporto tra azienda e lavoratore - avverte - passa per un modello di compensazione estesa. Non si tratta più di dare 'qualcosa in più', ma di gestire in modo intelligente il valore economico che l'azienda trasferisce ai propri dipendenti. Attraverso il welfare, l’impresa interviene direttamente sulla capacità di spesa quotidiana delle persone, coprendo costi che altrimenti graverebbero interamente sul netto in busta: dalla sanità alla scuola, dai trasporti al tempo libero". "Questa trasformazione - avverte - porta il welfare ad essere una vera e propria politica salariale. Le aziende che scelgono questa strada ottengono un doppio vantaggio: aumentano il valore reale percepito dai dipendenti e ottimizzano i costi legati alla tassazione del lavoro". “Il welfare aziendale ha smesso di essere una voce nel capitolo 'extra' per diventare il cuore pulsante della strategia di retention e remunerazione. Non stiamo più parlando di semplici agevolazioni, ma di uno strumento dinamico che restituisce potere d'acquisto reale in un momento in cui la busta paga tradizionale sembra aver raggiunto il suo limite fisico", aggiunge Andrea Guffanti. "Il passaggio dal vecchio concetto di premio a quello di salario integrativo - sottolinea - è ormai completato. Per le imprese, investire nel welfare oggi non è solo un modo per attrarre talenti, ma una necessità per garantire la sostenibilità economica dei propri collaboratori. In sintesi, il welfare è diventato la seconda gamba della remunerazione: uno strumento concreto, misurabile e indispensabile per proteggere il potere d'acquisto e costruire un legame solido e duraturo tra impresa e lavoratore".
(Adnkronos) - Nel corso del 2025, grazie al progetto Buon Fine, l’iniziativa sociale, nata nel 2005, che trasforma le eccedenze di prodotti alimentari in risorse per le comunità locali con l’obiettivo di prevenire lo spreco alimentare e di valorizzare le eccedenze di prodotti ancora perfettamente idonei al consumo, ma non più commercializzabili, Coop Lombardia ha recuperato oltre 858 tonnellate di cibo, contribuendo alla distribuzione di 1.716.180 pasti, per un valore complessivo di 6.579.460 euro. (VIDEO) In occasione della 13esima Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, giovedì 5 febbraio, Bruno Ceccarelli, Responsabile delle Politiche Sociali e Comunicazione di Coop Lombardia, ha raccontato il tema dello spreco attraverso l’esperienza concreta della cooperazione di consumo: “Il progetto centrale di Coop Lombardia è ‘Buon Fine’, che dal 2005 ad oggi ha fornito milioni di pasti ogni anno - spiega - nell'ultimo anno, infatti, abbiamo raccolto oltre 850 tonnellate di prodotti alimentari, che hanno permesso di distribuire oltre 1,7 milioni di pasti”. Con il progetto ‘Buon Fine’, quindi, Coop si impegna nel recupero di “quei prodotti vicini alla scadenza, ma ancora utilizzabili, oppure di confezioni che possono essere state danneggiate, senza che sia stata intaccata, però, la qualità del prodotto e possono, quindi, essere donate ad associazioni che le trasformano in pasti, cibo e valore per chi si trova in difficoltà”. Tra gli obiettivi della Cooperativa c’è quello di contribuire alla crescita socio-economica delle realtà in cui è presente, favorendo la coesione sociale e la creazione di un benessere diffuso per l’intera comunità: “Coop è impegnata contro lo spreco alimentare lungo tutta la filiera attraverso la formazione dei propri dipendenti, ma anche pensando a iniziative come ‘Mangiami Subito’, che consiste nella vendita di prodotti ancora vendibili, ma che sarebbe utile vendere prima della scadenza - continua Ceccarelli - nonché cercando di prestare attenzione anche ai piccoli dettagli”. Con ‘Buon Fine’, Coop recupera quotidianamente prodotti ancora perfettamente commestibili, ma non più vendibili nei punti vendita - in quanto prossimi alla scadenza o con piccole imperfezioni - e li dona ad associazioni no profit, cooperative sociali, parrocchie ed enti caritatevoli presenti sul territorio, valorizzando il suo modello di solidarietà a km zero, riducendo al minimo le movimentazioni logistiche, limitando l’impatto ambientale legato al trasporto delle merci e favorendo una gestione efficiente e responsabile delle risorse. Queste organizzazioni utilizzano gli alimenti ricevuti per preparare pasti a favore di persone e famiglie in difficoltà, creando, così, una filiera virtuosa di solidarietà locale senza intermediazioni, che potrebbero generare nuovi sprechi: “Collaboriamo, infatti, con associazioni di grande spessore e dimensione come la Caritas, la Croce Rossa o Emergency, ma vi è anche una fitta rete di associazioni sul territorio, che raccolgono i prodotti recandosi direttamente al supermercato più vicino, riuscendo, pertanto, a portare solidarietà a chilometro zero in tutti i territori dove Coop Lombardia è presente”, conclude.