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(Adnkronos) - A quanto apprende l'Adnkronos, il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha risposto alla lettera che il governatore dell'Emilia Romagna Michele De Pascale aveva scritto a lui e alla premier Giorgia Meloni sulla sicurezza nella Regione. "Nel quadro delle politiche integrate di sicurezza - si legge in un passaggio della missiva - occorre contrastare con il massimo impegno le forme di illegalità più diffuse nelle nostre città" spesso "alimentate da cittadini stranieri irregolari dediti a comportamenti pericolosi". In quest'ottica, sottolinea Piantedosi, "è essenziale implementare il piano per l’istituzione di Centri permanenti per il rimpatrio (Cpr), specie nelle regioni che ne sono attualmente prive”, informando il governatore ''che i competenti uffici stanno riservando una doverosa attenzione all’Emilia-Romagna" e a breve "le comunicherò la collocazione individuata per una più rapida realizzazione di un centro" a Bologna che "verrebbe destinato prioritariamente proprio alle esigenze di sicurezza locali”.
(Adnkronos) - “Sin dalla firma del Piano d’Azione nel 2023, come Ahk Italien abbiamo ribadito a più riprese la necessità di un coordinamento più stretto sul piano politico tra Italia e Germania, alla luce della profonda integrazione dei nostri due Paesi a livello economico e produttivo. La comunanza di posizioni da parte di Italia e Germania in vista del vertice europeo sulla competitività prende le mosse dal vertice intergovernativo, e dal relativo forum imprenditoriale, di gennaio. Già in quella occasione abbiamo sottolineato che il rafforzamento della partnership italo-tedesca, attraverso una maggiore integrazione politica ed economica tra i nostri due Paesi, è una necessità sempre più urgente, non solo per Roma e Berlino ma per l’Europa nel suo complesso. L’orizzonte di riferimento è appunto europeo, e non semplicemente nazionale o bilaterale. La prospettiva per le imprese italiane e tedesche, così come per l’intera Ue, è quella di un rilancio produttivo". Così, con Adnkronos/Labitalia, Jörg Buck, consigliere delegato della Camera di commercio Italo-Germanica (Ahk Italien), commenta la convergenza tra i due premier Meloni e Merz sui temi europei. "In questo processo, Italia e Germania -continua Buck- sono i principali player: insieme, siamo il nucleo manifatturiero del continente, con circa il 40% della produzione industriale complessiva. E se guardiamo ai dati trimestrali Istat disponibili, l’aumento della produzione industriale tedesca ha determinato una risalita degli scambi commerciali tra Italia e Germania nel terzo trimestre 2025 (pari a 118 miliardi a settembre 2025), in crescita del 2,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente". Buck ricorda che "le imprese dei due Paesi, infatti, sono legate da rapporti di interscambio e co-produzione strutturali e fortemente radicati nelle relative catene del valore. Concludo evidenziando come, quando si parla di rilancio produttivo e industriale, competitività, sostenibilità e sicurezza economica debbano procedere insieme, per garantire una crescita stabile e duratura”, sottolinea. Secondo Buck la strada da percorrere è chiara: "alcuni comparti stanno attraversando trasformazioni profonde. Penso, ad esempio, all’automotive o ai settori ad alta intensità energetica come la siderurgia. Tuttavia, più che soffermarsi su singoli comparti, credo che sia fondamentale sviluppare una visione strategica condivisa: una politica industriale coordinata tra Italia e Germania è cruciale per rilanciare la produttività europea e rafforzare il nostro patrimonio manifatturiero", sottolinea il consigliere delegato di Ahk Italien. "A tal fine, vorrei evidenziare -spiega Buck- tre priorità. La prima riguarda la semplificazione delle procedure e la riduzione degli oneri amministrativi, in modo tale che i processi decisionali diventino più rapidi e le imprese dispongano della flessibilità necessaria per investire e innovare. La seconda riguarda l’eliminazione delle barriere che ancora limitano il pieno funzionamento del mercato unico: oggi, gli ostacoli commerciali interni all’Unione producono effetti paragonabili a dazi “di fatto” pari a circa il 44% sulle merci scambiate, un freno evidente alla competitività che occorre superare rapidamente", sottolinea. E per Buck "la terza priorità è l’impegno congiunto a favore di mercati aperti e nuove partnership strategiche. Italia e Germania, in quanto economie fortemente orientate all’export, devono sostenere con decisione accordi commerciali ambiziosi – dalla possibile attuazione condizionata dell’accordo con il Mercosur a un maggiore coinvolgimento economico con Paesi in rapido sviluppo quali l’India. Queste intese generano valore aggiunto in Europa, rafforzano il nostro tessuto industriale e ne aumentano la competitività globale. E in parallelo, creano le condizioni per sviluppare ulteriormente settori destinati a rivestire un ruolo strategico nei prossimi anni, come la difesa e l’aerospazio, comparti per i quali sarà determinante una cooperazione più stretta nell’ambito della ricerca e dei grandi progetti europei”, conclude.
(Adnkronos) - Semplificare e razionalizzare le normative, in modo da recuperare competitività e innovazione, pur rispettando gli obiettivi di sostenibilità. Questo lo scopo di una serie di pacchetti – non solo in materia ambientale – presentati nell’ultimo anno dalla Commissione europea per venire incontro alla richiesta, avanzata da più parti, di alleggerire gli oneri delle imprese. L’organo esecutivo del blocco, che solo qualche anno fa centrava un ambizioso traguardo con il Green Deal, nel 2025 ha presentato dieci pacchetti, alcuni specifici: l’Omnibus I, dedicato a sostenibilità e regole ESG, e Omnibus VIII – Ambiente, che interviene direttamente su emissioni industriali, rifiuti, economia circolare e autorizzazioni. La Dichiarazione di Budapest del novembre 2024 d’altronde lo ha detto chiaramente: serve una “rivoluzione di semplificazione“, perché “non è più possibile mantenere lo status quo”. “Per rafforzare la nostra competitività, occorre sfruttare in modo globale e coerente tutti gli strumenti e le politiche, a livello sia dell’Ue che degli Stati membri”. L’organo guidato da Ursula von der Leyen sta dunque cercando di raggiungere i traguardi ambientali fissati “in modo più efficiente, meno costoso e più intelligente”, e soprattutto senza affossare le imprese. La Commissione prevede che le imprese risparmieranno circa 1 miliardo di euro all’anno, portando i risparmi derivanti dagli Omnibus e da altre iniziative di semplificazione già presentate a quasi 11 miliardi di euro all’anno. L’obiettivo complessivo di 37,5 miliardi di euro di risparmi annuali sui costi amministrativi entro il 2029 sarebbe così più vicino. Vediamo allora di che cosa si tratta e a che punto siamo. Va subito precisato però che non esiste ancora un testo definitivo unico e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’Ue, perché molte delle modifiche proposte sono in corso di esame da parte dell’Europarlamento e del Consiglio. Il Pacchetto Omnibus I, presentato dalla Commissione il 26 febbraio 2025, mira a semplificare radicalmente le norme ESG, riducendo gli oneri burocratici con lo scopo di rendere la sostenibilità “più accessibile e più facile da attuare”. Ecco i suoi punti chiave: - semplificazione obblighi CSRD (rendicontazione sulla sostenibilità) e CSDDD (due diligence di sostenibilità): proposta una riduzione di circa l’80% del numero di imprese obbligate; - semplificazione del meccanismo CBAM (che prevede un adeguamento del carbonio alle frontiere); - ‘Stop the Clock’: introduzione di uno slittamento di due anni, al 26 luglio 2027, per l’entrata in vigore degli obblighi di rendicontazione per diverse categorie di imprese; - PMI: introduzione di standard di rendicontazione più semplici e volontari per le piccole e medie imprese; - revisione soglie: innalzamento delle soglie dimensionali (dipendenti, fatturato, attivo di bilancio) per le imprese soggette alla rendicontazione di sostenibilità; - allineamento normativo: coordinare le scadenze degli standard europei (ESRS) per facilitare l’adeguamento delle aziende. Il pacchetto Omnibus VIII – Ambiente, presentato il 10 dicembre 2025, riguarda più ampiamente la normativa ambientale europea. Comprende sei proposte legislative che intervengono su emissioni industriali, economia circolare, valutazioni ambientali, dati geospaziali e gestione delle sostanze pericolose. Per quanto riguarda la direttiva sulle emissioni industriali (IED), che ha l’obiettivo di prevenire e monitorare l’inquinamento provocato dai grandi stabilimenti, l’idea è di semplificare gli obblighi di reportistica, non più per singolo sito ma per azienda, con l’eliminazione di alcuni requisiti di certificazione e una semplificazione del database della direttiva. Ad esempio, si vuole eliminare l’obbligo di includere i piani di trasformazione e concedere più tempo agli operatori per la predisposizione dei Sistemi di Gestione Ambientale (SGA). Gli agricoltori e gli operatori del settore dell’acquacoltura saranno esentati da alcuni obblighi di rendicontazione; inoltre, l’ambito delle attività agricole sarà semplificato e le duplicazioni per le aziende agricole biologiche saranno ridotte. Altro asse centrale del pacchetto è la responsabilità estesa del produttore (EPR), che impone ai produttori di farsi carico anche del fine vita degli articoli che immettono sul mercato. In particolare, il pacchetto prevede la sospensione temporanea – fino al 1° gennaio 2035 – dell’obbligo di nominare un rappresentante autorizzato in ciascuno Stato membro per i produttori europei che vendono prodotti in altri Paesi. I contratti già in essere potranno essere mantenuti, mentre i produttori che non intendono nominare un rappresentante beneficeranno di una riduzione dei costi amministrativi. La Commissione chiarisce però che la riforma strutturale dell’EPR sarà affrontata con un altro atto: il Circular Economy Act, previsto per il 2026. L’Omnibus Ambiente interviene anche sulle autorizzazioni e sulle Valutazioni di Impatto Ambientale (VIA). L’obiettivo è ridurre le duplicazioni burocratiche e accelerare le decisioni, con particolare attenzione a progetti considerati strategici, come reti elettriche, data center ed economia circolare. La Commissione propone: - scadenze più chiare per il rilascio dei permessi; - maggiore ricorso a strumenti digitali; - una presunzione di interesse pubblico per alcune tipologie di progetti. Non è ancora chiaro quali siano, ma la Commissione ha precisato che debbano contribuire “alla resilienza dell’Ue, alla decarbonizzazione o all’efficienza delle risorse”. Per gli imballaggi, la Commissione fa riferimento all’introduzione di linee guida (non di norme nuove) per semplificare l’implementazione del nuovo Regolamento, per facilitare la conformità da parte degli Stati membri. Sul fronte dei dati, Bruxelles punta a superare strumenti ritenuti costosi e poco efficaci. È il caso del database SCIP (Substances of Concern In articles as such or in complex objects (Products)) – al quale attualmente le imprese devono notificare la presenza di sostanze “estremamente preoccupanti” negli articoli che immettono sul mercato – che potrebbe essere abrogato e sostituito da soluzioni digitali più integrate, come il Passaporto digitale dei prodotti. Analogamente, la Commissione considera troppo onerosa la Direttiva INSPIRE del 2007, che impone agli Stati membri di produrre una serie di dati geografici (su acqua, suolo, biodiversità, ecc.) in formato armonizzato, interoperabile e consultabile online, e propone di sostituirla con un portale unico open data, più snello e standardizzato. La Commissione ha poi annunciato che anche la Direttiva quadro sulle acque sarà rivista e modificata nel 2026, e che sono possibili interventi mirati sulla Nature Restoration Law. In entrambi i casi, però, il contenuto specifico è ancora oggetto di confronto politico. I pacchetti dunque sono stati presentati. Ma a che punto si trovano del loro percorso verso l’adozione? Omnibus I ha già visto voti e posizioni negoziali del Parlamento europeo e sta seguendo un iter più avanzato rispetto al pacchetto ambiente. Tuttavia, anche qui la procedura non è ancora conclusa. Il 9 dicembre 2025 intanto è stato trovato l’accordo di Consiglio e Parlamento. Omnibus VIII invece si trova nella fase iniziale dell’iter: è ora all’esame del Parlamento europeo e del Consiglio. Il 19 gennaio 2026 la commissione parlamentare competente (comitato ENVI) ha avuto uno scambio di vedute con la commissaria europea per l’Ambiente Jessika Roswall — ma non è stata ancora adottata una posizione finale formale. C’è tuttavia un punto da ricordare: come per gli altri pacchetti Omnibus, la Commissione non ha effettuato una valutazione d’impatto nemmeno su quelli green, ritenendola non necessaria. Ma la Ombudswoman Teresa Anjinho ha recentemente contestato la mancanza di analisi e giustificazioni adeguate delle prime misure Omnibus, specificando che “in futuro, sarà necessario trovare un migliore equilibrio tra un’amministrazione agile e il rispetto di standard procedurali minimi per l’elaborazione delle leggi. Alcuni principi di buona normazione non possono essere sacrificati neppure in nome dell’urgenza”. E mentre associazioni e ong criticano la semplificazione perché, afferma il Wwf, “rischiano di demolire decenni di protezione della natura, con effetti immediati su aria, acqua, ecosistemi e salute pubblica”, per Roswall “non c’è contraddizione tra elevati standard ambientali e competitività: sono due facce della stessa medaglia”