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(Adnkronos) - Il tremore viene considerato generalmente l'allarme per eccellenza quando si parla di morbo di Parkinson. La patologia, però, è caratterizzata anche da una serie di sintomi che non coinvolgono le alterazioni del movimento e che, soprattutto, possono manifestarsi con ampio anticipo rispetto al tremore. "Ci sono aspetti del Parkinson che non riguardano il movimento", spiega la professoressa Rachel Dolhun, neurologa presso la Michael J. Fox Foundation for Parkinson's Research, come si legge sul Washington Post. "Per molto tempo abbiamo pensato a questa malattia come un disturbo del movimento, ma ora vediamo che colpisce tutto il corpo in modi diversi", afferma. La patologia è uno dei disturbi neurologici più diffusi al mondo. Si calcola che i casi saranno oltre 25 milioni entro il 2050. Se la componente ereditaria caratterizza il 10-15% dei pazienti, il resto dei casi non è riconducibile ad una causa nota. I sintomi ad oggi possono essere gestiti con farmaci disponibili, ma di fatto non esiste una cura risolutiva. Una diagnosi precoce consente di intervenire con maggiore tempestività e garantire una migliore qualità di vita. In tal senso, diventa fondamentale individuare i segnali che - anche un decennio prima del tremore - possono rappresentare spie della malattia e che rappresentano la fase prodromica della patologia. Il morbo di Parkinson danneggia i neuroni che producono dopamina, sostanza chimica che trasmette segnali tra le cellule e svolge un ruolo essenziale nel controllo del movimento e della coordinazione cerebrale. Quando compaiono i sintomi motori, il 50-70% dei neuroni in questione nella substantia nigra, area cerebrale vitale il movimento volontario, non è più attivo. Gli studi condotti negli ultimi 20 anni hanno acceso i riflettori su 4 potenziali sintomi che possono precedere lo sviluppo della malattia. L'incapacità di percepire gli odori spesso viene considerato un effetto collaterale di un semplice raffreddore. Negli anni scorsi, caratterizzati dalla pandemia di covid, il problema è stato associato al coronavirus. Gli scienziati, però, evidenziano che oltre il 90% delle persone con morbo di Parkinson perde gradualmente l'olfatto nel corso di un lungo periodo di tempo. Il processo può iniziare anche decenni prima della comparsa dei sintomi motori. "Abbiamo stimato che la perdita dell'olfatto si verifichi 20 anni prima della diagnosi della malattia", ha detto Ronald Postuma, professore di neurologia e neurochirurgia alla McGill University di Montreal, in Canada. "Le persone che perdono l'olfatto hanno un rischio circa cinque volte maggiore di sviluppare il Parkinson in futuro. Le persone perdono la capacità di percepire e identificare gli odori e spesso non se ne rendono nemmeno conto perché il processo è graduale". La causa dell'anosmia, in questo quadro, non è del tutto nota: si ipotizza che la malattia abbia origine nella sezione del cervello che controlla l'olfatto, con danni provocati ai neuroni da proteine anomale. Indicazioni possono essere tratte dall'osservazione del sonno. Nella fase REM il corpo entra in una fase di paralisi muscolare, con sogni vividi e elevata attività cerebrale. Alcune persone, però, tendono a 'recitare' i propri sogni con un'attività motoria inconsueta. Secondo la ricerca, il 50-70% delle persone con disturbi comportamentali del sonno REM è destinato a sviluppare la malattia. La stipsi cronica, che può durare diverse settimane, colpisce due terzi delle persone affette da Parkinson. La malattia può coinvolgere i nervi che rivestono il tratto digerente: gli studi, osserva il Washington Post, hanno rilevato la presenza di accumuli di proteine anomale nei neuroni che rivestono l'intestino delle persone affette da Parkinson. Una meta-analisi di nove studi ha rilevato che le persone con stitichezza, avevano il doppio delle probabilità di sviluppare il Parkinson rispetto a quelle con attività intestinale regolare. Una ricerca in particolare ha monitorato 6.790 uomini di età compresa tra 51 e 75 anni per un periodo di 24 anni: chi evacuava meno di una volta al giorno presentava un rischio maggiore di sviluppare il Parkinson. "Anche le persone che soffrono di stitichezza tra i 20 e i 30 anni sembrano avere una maggiore probabilità di contrarre il Parkinson 30 o 40 anni dopo", ha detto Postuma. "La malattia colpisce i nervi che controllano l'intestino o la stitichezza è un fattore di rischio anche per il Parkinson?". Il quarto segnale d'allarme è rappresentato dall'ipotensione posturale, nota anche come ortostatica. Si tratta del calo della pressione sanguigna che si verifica quando una persona passa dalla posizione seduta o sdraiata a quella eretta. Si possono manifestare vertigini, stordimento e persino svenimento. Tale condizione può essere associata alla disidratazione, al basso livello di zuccheri nel sangue o agli effetti del caldio. "Quando è di origine neurologica – in altre parole, non dovuta a disidratazione, farmaci o problemi cardiaci – nella metà dei soggetti coinvolti è associata allo sviluppo del Parkinson o di una condizione correlata", ha detto Postuma. "Quindi è un fattore di rischio molto elevato. La maggior parte delle persone, tuttavia, non ha una causa neurologica". Le prove, evidenzia il Washington Post, non sono così solide come per altri marcatori. In generale, i 4 'segnali' da soli non bastano per anticipare una diagnosi di Parkinson oltre ogni ragionevole dubbio. Potrebbero essere legati singolarmente a una causa o condizione medica diversa. La presenza di più marcatori contemporanei, però, rendono opportuno consultare il medico. "Se si iniziano a combinare alcuni di questi sintomi, il rischio di sviluppare il morbo di Parkinson in futuro aumenta notevolmente", ha affermato Kelly Mills, direttrice del Parkinson's Disease and Movement Disorders Center presso la Johns Hopkins Medicine. "Se una persona soffre di stitichezza, perdita dell'olfatto e 'sogni irreali'", la situazione non va trascurata anche se "non bisogna necessariamente trarre conclusioni affrettate senza prima aver effettuato una valutazione".
(Adnkronos) - "IT-EX nasce nel 2024 per sostenere le grandi fiere internazionali italiane. Organizziamo 47 manifestazioni, abbiamo 26mila espositori, di cui 11mila esteri. Sono 2,8 mln i visitatori registratori, di cui 750mila internazionali. Di fatto il 5% delle imprese italiane fa l'80% dell'export del nostro Paese. Tutto ciò è rappresentato da It-Ex che ha la vocazione e la strategia essenziale di relazionarsi con le istituzioni. Il sistema fieristico è il vero motore, la vera locomotiva che consente alle nostre aziende di entrare nei mercati internazionali in una fase che sappiamo essere molto complessa, come da almeno 5 anni a questa parte". Così, in un'intervista ad Adnkronos/Labitalia, Raffaello Napoleone, presidente di IT-EX, l'associazione che rappresenta le fiere italiane a valenza internazionale. Secondo i dati dell'associazione l’81% degli espositori IT-EX ritiene che la fiera sia importante per la crescita della propria azienda. Ogni anno le vendite generate dai buyer conosciuti dagli espositori durante le fiere di IT-EX è pari a 40 miliardi di euro. E Napoleone rivendica che IT-EX "ha la vocazione e la strategia essenziale di relazionarsi con le istituzioni. In particolare faccio riferimento al Maeci, da cui dipende anche l'Istituto del commercio con l'estero (Ice) e al Mimit, che, anche per loro progetti specifici, e cioè il piano d'Azione del vice premier Tajani e il piano sul made in Italy del ministro Urso, sono veramente molto vicini al sistema fieristico italiano". Per il presidente di IT-EX "le fiere in assoluto, e questo da sempre, sono il veicolo più facilmente raggiungibile dall'impresa e dalla manifattura italiana per entrare nei mercati internazionali. Fiere che devono avere una 'doppia anima': un'anima nazionale, il che vuol dire organizzata in Italia nei vari poli fieristici che noi rappresentiamo e che rappresenta anche l'altra associazione importante del settore che è Aefi. E sono la base da cui poi si può partire secondo quelle che sono le situazioni congiunturali verso altri mercati, con l'altra anima, quella internazionale". In particolare, secondo Napoleone, "in un periodo storico con una geopolitica abbastanza complessa e in un'economia in fase di cambiamento le fiere sono il momento di aggregazione più importante sui mercati, ad esempio su quelli emergenti. Penso al Giappone e al Sud-est Asiatico. Si parla molto di Middle East, sappiamo che è molto importante Dubai e quindi gli Emirati. In questa fase anche l'Arabia Saudita si sta muovendo molto bene e fra 5 anni ci sarà l'Expo", sottolinea.
(Adnkronos) - Culligan, leader globale nelle soluzioni per il trattamento dell’acqua, presenta Culligan Purity e Smart Modernity, due nuove soluzioni pensate per trasformare l’esperienza dell’acqua in ufficio e a casa. Il lancio avviene in occasione di un evento dedicato presso Areapergolesi, occasione in cui vengono presentati in anteprima nazionale i risultati di una nuova ricerca Ipsos Doxa realizzata per Culligan, che evidenzia la crescente attenzione degli italiani verso la qualità dell’acqua da bere e il suo impatto sulla sostenibilità. Lo si legge in una nota. Tra le principali tendenze emergenti a livello globale, il crescente interesse verso il benessere fisico e mentale si riflette in una maggiore cura delle scelte di consumo. Aumenta l’interesse verso scelte più personalizzate e i consumatori si orientano sempre di più verso soluzioni per l’acqua che offrano controllo, tranquillità e praticità, in modo sostenibile anche per il pianeta. Per costruire fiducia oggi è fondamentale educare e rendere più comprensibile la complessità dell’acqua, informando le persone in modo chiaro e trasparente sulle diverse opzioni disponibili. “Da 90 anni trasformiamo l’acqua per migliorare la vita delle persone e proteggere il pianeta”, sottolinea Giulio Giampieri, Presidente di Culligan Italia. “Come leader globale nel trattamento dell’acqua, il nostro obiettivo è rispondere alle esigenze in continua evoluzione degli italiani, aiutandoli a sentirsi sicuri, informati e supportati nelle scelte quotidiane, attraverso soluzioni affidabili, sostenibili e facili da usare come Culligan Purity e Smart Modernity.” Culligan rafforza il proprio ruolo di abilitatore del cambiamento, con soluzioni che integrano tecnologia IoT, personalizzazione del servizio e sostenibilità in un ecosistema di “acqua connessa”. La ricerca Ipsos Doxa offre una fotografia delle preferenze e delle abitudini di idratazione degli italiani: il 67% degli italiani preferisce acqua naturale; preferenza sale al 71% tra la Gen Z e al 70% tra i Millennials. La maggior parte degli italiani beve tra 1 e 2 litri d’acqua al giorno. Tra i più giovani aumentano i consumi d’acqua: l’8% della Gen Z supera i 2,5 litri quotidiani, in linea con le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. In ambito domestico, il consumo di acqua resta prevalentemente legato alle bottiglie, con un’apertura verso alternative percepite come più sostenibili, soprattutto tra le generazioni più giovani: il 79% degli italiani dichiara di utilizzare acqua in bottiglia, in larga parte di plastica (75%); 46% beve acqua del rubinetto, soprattutto tra Millennials e Gen Z, più attenti all’impatto ambientale e alla praticità. La percezione della qualità dell’acqua del rubinetto genera pareri discordanti e varia in base all’età, con la Gen Z che mostra un atteggiamento più positivo, mentre Gen X e Boomers risultano più critici: Un italiano su due valuta la qualità dell’acqua del rubinetto eccellente o buona, mentre il 23% la giudica scarsa o pessima. La crescente attenzione si traduce anche in comportamenti più attivi nella gestione dell’acqua in casa: il 25% degli italiani filtra l’acqua in casa, quota che supera il 30% tra le generazioni più giovani. Nel complesso, emerge un clima di diffidenza diffusa nei confronti dell’acqua consumata in casa, sia in bottiglia sia dal rubinetto. Il 76% degli italiani dichiara di avere preoccupazioni sulla qualità e sulla sicurezza dell’acqua che beve. Tra i principali timori figurano il calcare (24%), l’impatto ambientale delle bottiglie di plastica e la presenza di microplastiche (entrambi al 18%). Un italiano su sette cita anche contaminanti chimici, virus e batteri. Fuori casa, il consumo di acqua è ancora prevalentemente legato alle bottiglie acquistate, seppur con segnali di cambiamento verso soluzioni più sostenibili: il 65% degli italiani beve acqua da bottiglie acquistate, prevalentemente in plastica, quando si trova fuori casa. Il 37% utilizza borracce e bottiglie riutilizzabili, una scelta più diffusa tra la Gen Z, che dichiara di rifornirsi più spesso da fonti pubbliche o sistemi di refill. Con Culligan Purity, l’idratazione fuori casa si ridefinisce. Negli uffici, negli hotel, nelle palestre e nei luoghi di aggregazione, l’acqua diventa parte integrante dell’esperienza delle persone. “Le acque del rubinetto, per quanto erogate dal gestore nella conformità della normativa vigente, possono contenere tracce di contaminanti invisibili come Pfas, microplastiche, arsenico e piombo”, spiega Giorgio Temporelli, esperto di tecnologie per il trattamento delle acque e divulgatore scientifico. “Per questo, soprattutto nei luoghi ad alta frequentazione, diventa essenziale affidarsi a realtà in grado di offrire non solo sistemi certificati per la rimozione dei contaminanti, ma anche una gestione continua delle soluzioni installate lungo tutto il loro ciclo di vita, attraverso controlli, manutenzione e competenze tecniche specialistiche”. Culligan Purity integra il meglio dell’expertise di Culligan in un unico sistema: dalla tecnologia Firewall® UVC, in grado di rimuovere fino al 99,9999% di batteri e virus in meno di un secondo, a un sistema di filtrazione diretta multistadio che contrasta PFAS, microplastiche e inquinanti emergenti. Si introduce anche la tecnologia C-Sense, il sistema proprietario di Culligan che monitora la qualità dell’acqua in tempo reale. Grazie a questa funzionalità avanzata, l’erogazione viene automaticamente bloccata in caso di non conformità. Sensori, controlli e connettività IoT lavorano in background per garantire affidabilità e continuità di servizio. Design, funzionalità e interfaccia utente sono stati sviluppati e validati attraverso un’ampia ricerca di mercato globale, con l’obiettivo di creare una soluzione capace di adattarsi a esigenze e abitudini diverse, mantenendo i più elevati standard di qualità, igiene e servizio. A livello globale, la personalizzazione si afferma come una tendenza chiave: le persone non cercano più solo acqua sicura e di qualità, ma anche temperature e livelli di frizzantezza su misura, oltre a soluzioni di erogazione che combinino controllo, praticità e soddisfazione sensoriale. Il design contemporaneo e il touchscreen intuitivo di Culligan Purity consentono un'idratazione personalizzabile: acqua fredda, calda, frizzante o a temperatura ambiente. Inoltre, il sistema monitora dati concreti come i litri erogati e le bottiglie di plastica monouso evitate, informazioni utili anche per il reporting Esg delle aziende. Emerge dalla ricerca Ipsos Doxa che quasi un quarto degli italiani si dichiari preoccupato o infastidito dalla presenza di calcare nell’acqua da bere. In realtà, il calcare non rappresenta un rischio per la salute, ma è invece uno dei problemi domestici più diffusi. Spesso percepito come un semplice disagio estetico, è invece responsabile di inefficienze negli impianti, maggiori consumi energetici e impatti sul benessere quotidiano, in particolare su pelle e capelli. Secondo una ricerca di Nomisma per Culligan, l’acqua risulta calcarea in 883 comuni italiani, con livelli di durezza che influiscono sulla qualità dell’acqua distribuita nelle reti domestiche e sull’usura di rubinetti, tubazioni ed elettrodomestici. Smart Modernity è progettato per affrontare il problema alla radice. Si tratta del primo addolcitore “smart” di Culligan, progettato per ridurre il calcare in modo intelligente e sostenibile, ottimizzando i consumi di acqua, sale ed energia. I benefici sono concreti e misurabili: riduzione fino al 30–50% dei costi per detergenti e saponi, una maggiore durata degli elettrodomestici e un miglioramento percepito di pelle e capelli. Grazie all’app Culligan Connect EU, è possibile controllare il sistema da remoto, tenere sotto controllo il livello di sale, escludere l’uso dell'addolcitore quando non serve (ad esempio per l'irrigazione del giardino) e ricevere notifiche personalizzate sul consumo d’acqua giornaliero. La tecnologia è progettata per essere “invisibile,” ma efficace: riducendo la formazione di calcare negli scambiatori e nelle resistenze, Smart Modernity contribuisce a migliorare l’efficienza energetica degli impianti e a prolungare la vita utile degli elettrodomestici, evitando sprechi e costi imprevisti. Allo stesso tempo, l’ottimizzazione dei cicli di rigenerazione e dell’utilizzo di sale permette di ridurre il consumo di acqua e le risorse impiegate, con un impatto positivo anche sulle emissioni e sulla sostenibilità domestica. “La crescente consapevolezza dell’impatto del cambiamento climatico non è più un rumore di sottofondo: le persone cercano soluzioni concrete per trasformare i valori ambientali in comportamenti quotidiani”, spiega Ivana Stanojevic, Research Director di Ipsos Doxa “In un contesto segnato dalla disinformazione, trasparenza ed educazione sono fondamentali per permettere ai consumatori di fare scelte consapevoli e in linea con i propri valori”.