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(Adnkronos) - Il gas naturale diventa un obiettivo nella guerra in Iran. E ora tocca al petrolio. Il conflitto iniziato con gli attacchi condotti il 28 febbraio da Stati Uniti e Israele entra in nuova fase, con i primi raid che colpiscono direttamente l'energia di Teheran e la risposta iraniana, con missili contro il Qatar e contro il più grande impianto mondiale di gas naturale liquefatto. Israele, dopo l'ok di Donald Trump, attacca il maxi giacimento iraniano di South Pars, nel sud ovest del paese e condiviso proprio con il Qatar, obiettivo della rappresaglia della repubblica islamica. Il bersaglio in Qatar è il sito di Ras Laffam. Doha incassa il colpo, "si riserva il diritto di rispondere" all'attacco e decreta l'espulsione di due diplomatici iraniani: l'addetto militare e l'addetto alla sicurezza, oltre al personale dei due uffici degli addetti, sono persone non grate e devono lasciare il paese. La giornata rappresenta una svolta rispetto al copione seguito in quasi 20 giorni di guerra e porta il conflitto ad un altro livello. Gli Stati Uniti hanno bombardato l'isola di Kharg, perno del sistema petrolifero iraniano, ma hanno risparmiato depositi e raffinerie in un quadro ad altissima tensione già caratterizzato dalla paralisi dello Stretto di Hormuz e dal blocco del traffico di greggio nel Golfo. Trump non ha escluso imminenti azioni per assumere il controllo di Kharg Island e, di fatto, del petrolio iraniano: gli indizi non mancano, nella regione sono in arrivo altri 2200 Marines con la nave anfibia USS Tripoli. L'emittente israeliana Kan Tv si spinge oltre, preannunciando un'azione degli Stati Uniti per acquisire il controllo di tutto lo Stretto nel giro di 2 settimane. L'ipotesi di vedere 'boots on the ground' diventa più concreta, gli Stati Uniti potrebbero impiegare truppe di terra nell'operazione Epic Fury. L'attacco all'isola rischierebbe di far impennare ulteriormente il prezzo del petrolio, arrivato già ben oltre i 100 dollari al barile. La conquista di Kharg Island, inoltre, non garantirebbe l'automatica apertura dello Stretto di Hormuz. Teheran potrebbe continuare a prendere di mira le petroliere, per non parlare del rischio di attacchi - con droni e missili - a cui sarebbero esposti i Marines. A South Pars, intanto, il gas naturale finisce nel mirino dei caccia delle forze di difesa israeliane (Idf). "E' in vigore la legge del taglione e si apre un nuovo livello di confronto", la posizione espressa da Teheran attraverso le parole del parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf. "E' un'azione che equivale a un suicidio per i nemici", aggiunge. Dalle minacce ai fatti: nel giro di poche ore, l'Iran colpisce Ras Laffan, principale impianto del gas in Qatar: 4 missili intercettati, il quinto va a segno. L'attacco a South Pars spinge il prezzo del Brent fino a 108 dollari al barile. Diversi impianti della Zona speciale per l'energia, che fornisce il 70% del gas usato dall'Iran, risultano danneggiati dai raid. Non si sono registrati feriti o vittime, secondo i report del regime. South Pars, di fondamentale importanza strategica non solo per Iran e Qatar ma per il mercato energetico globale, copre circa 9.700 chilometri quadrati: si estende su circa 3.700 chilometri quadrati e North Dome su circa 6mila. L'area è collegata sulla terraferma alla Pars Special Economic Energy Zone (Pseez) e al centro di liquefazione e trattamento del gas di Asaluyeh, cuore dell'industria del gas della Repubblica islamica. Secondo l'Agenzia Internazionale dell'Energia (Aie), South Pars contiene una riserva stimata di circa 50-51mila miliardi di metri cubi di gas. Il giacimento, scoperto all'inizio degli anni Settanta, produce attualmente intorno ai 700 milioni di metri cubi di gas al giorno. Se la produzione nella parte qatariota iniziò nel 1989, sul lato iraniano è iniziata formalmente nel 2002 con la messa in esercizio della fase 2. In Iran, il progetto è suddiviso in 24 fasi di sviluppo (non tutte completate), ognuna delle quali prevede la costruzione e l'attivazione di piattaforme offshore, pozzi sottomarini, impianti di trattamento a terra e linee di esportazione del gas. Le forze dei Guardiani della Rivoluzione hanno minacciato rappresaglie contro obiettivi dell'industria petrolifera e gasifera nella regione in risposta. I Pasdaran hanno indicato cinque siti che sono diventati "obiettivi legittimi e potrebbero essere soggetti ad attacchi". L'impianto di Ras Laffan è stato già colpito. Nell'elenco figurano anche la raffineria Samref (Arabia Saudita), il giacimento di gas di Al-Hasan (Emirati), il complesso petrolchimico di Jubail (Arabia Saudita), il complesso petrolchimico di Mesaieed (Qatar). Non sorprende, quindi, la reazione dei paesi del Golfo all'attacco israeliano. Il Qatar condanna come "pericoloso e irresponsabile" il raid contro South Pars. In una nota, il portavoce del ministero degli Esteri di Doha, Majed al-Ansari, sottolinea che "colpire le infrastrutture energetiche rappresenta una minaccia per la sicurezza energetica globale, nonché per le popolazioni e l'ambiente della regione". Il Qatar ribadisce "la necessità di evitare di prendere di mira infrastrutture vitali" e ha invitato "tutte le parti alla moderazione, al rispetto del diritto internazionale e a lavorare per una de-escalation che preservi la sicurezza e la stabilità regionale". L'azione "costituisce un'escalation pericolosa" affermano gli Emirati Arabi Uniti in una nota del ministero degli Esteri. "Prendere di mira le infrastrutture energetiche - prosegue il comunicato - costituisce una minaccia diretta alla sicurezza energetica globale", comporta "gravi ripercussioni ambientali ed espone i civili, la sicurezza marittima e infrastrutture civili e industriali cruciali a rischi diretti".
(Adnkronos) - “Il problema principale non è la tardività delle iscrizioni a ruolo. Anzi, l’agenda della riscossione, allo stato attuale, consente iscrizioni anche piuttosto tempestive. Sul tema della rottamazione, l’impatto è relativo: parliamo infatti di cartelle già affidate per la riscossione entro il 31 dicembre 2023, quindi di una situazione già definita e cristallizzata al momento dell’entrata in vigore della norma. Se vogliamo rendere il fisco più efficiente, dobbiamo dirlo chiaramente: rapido, in larga parte, lo è già. Il vero nodo è invece l’equità. E su questo serve un intervento organico: un riordino complessivo tra imposte dirette e indirette, perché oggi ci muoviamo in una vera e propria giungla normativa che rende difficile persino determinare con precisione il carico fiscale effettivo di ciascun contribuente". Così, con Adnkronos/Labitalia, Francesco Cataldi, presidente Unione nazionale giovani dottori commercialisti ed esperti contabili, sul tema della rottamazione delle cartelle e dell'equità fiscale. "Quanto alla sostenibilità, la nostra proposta -continua Cataldi- è chiara: bisogna intervenire già nella fase della riscossione, riducendo la rigidità delle scadenze. Occorre favorire soluzioni più flessibili, consentendo accordi personalizzati tra contribuente e agente della riscossione, soprattutto nei casi in cui il debito sia stato dichiarato ma non sia temporaneamente sostenibile. Andare oltre gli schemi standard di rateazione è fondamentale: prevedendo, ad esempio, anche la possibilità di sospendere i pagamenti in presenza di situazioni eccezionali e documentate. Solo così possiamo parlare davvero di un fisco non solo efficiente, ma anche equo e sostenibile", conclude. Il rapporto tra commercialisti e amministrazione finanziaria sarà al centro del Congresso nazionale dell’Unione, la cui 63esima edizione è in programma a Napoli il 26 e 27 marzo. Alla Mostra d’Oltremare arriveranno circa mille professionisti da tutte le regioni d’Italia, con i vertici ordinistici, dell’Agenzia delle Entrate e delle istituzioni nazionali.
(Adnkronos) - “Per noi l'idrogeno è uno strumento mirato per la transizione energetica. Non si tratta di una soluzione universale ma pensata soprattutto per il trasporto pesante”. A dirlo è Stefan Stabler, director strategic marketing & communication di Alperia Group, alla quarta edizione di Key - The Energy Transition Expo, in programma fino al 6 marzo alla Fiera di Rimini. L’evento, firmato Italian Exhibition Group, rappresenta uno dei principali appuntamenti in Italia e in Europa dedicati a tecnologie e soluzioni per la transizione energetica. (VIDEO) Per Alperia, che si posiziona come abilitatore di sistema, l’idrogeno non è un’alternativa all’elettrificazione, ma un complemento utile in applicazioni selezionate: l’approccio è graduale e pragmatico, basato su progetti pilota, integrazione territoriale e realismo industriale: “Il costo dell'idrogeno è ancora molto alto. Per questo stiamo cercando di selezionare progetti che abbiano anche una forte valenza territoriale. A Bolzano Sud stiamo costruendo un impianto di produzione idroelettrico verde, insieme al trasporto locale SaSa. Stiamo inoltre collaborando alla Hydrogen Valley, che vuole creare una filiera completa di produzione e distribuzione dell'idrogeno verde. Abbiamo infine sostenuto anche la creazione di una cattedra all’università di Bolzano proprio sull'idrogeno”. “Crediamo che la transizione energetica - conclude - passi proprio tramite la valorizzazione della produzione e della distribuzione dell'idrogeno”.