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(Adnkronos) - La tensione prima della gara, poi giù dalla discesa innevata a tutta velocità, schegge impazzite che sfrecciano su un manto bianco. E davanti agli schermi, milioni e milioni di spettatori a sognare imprese sportive da campioni olimpici. Guardare gli atleti esprimere il loro massimo potenziale è già di per sé un toccasana per la mente, assicurano gli esperti. Ma ancora meglio - avvertono - è far entrare la voglia di sport nella propria vita, trasformarla in una pratica concreta parte della routine quotidiana. Non è solo una questione di muscoli, ma di cervello, sinapsi, neurotrasmettitori. Parola di psichiatri: l'attività fisica fa bene (e pure lo sport visto in tv). Può essere una vera e propria 'terapia' contro ansia e depressione. Ma "non basta consigliarla, serve prescriverla. Come un farmaco, con la stessa sistematicità". A lanciare l'appello alla classe medica, mentre si avvicina a grandi passi l'inaugurazione di Milano-Cortina 2026, è la Società italiana di neuropsicofarmacologia (Sinpf), nel primo giorno del suo XXVII congresso nazionale in corso a Milano fino a venerdì 30 gennaio. Sport in ricetta, per contrastare i disturbi di ansia e la depressione sia tra i giovani che tra i meno giovani. Un monito, spiegano gli specialisti, che si fonda su "una solida base scientifica", arricchita proprio nell'ultimo anno di nuove evidenze sul sottile filo che lega sedentarietà e patologia psichiatrica. "La letteratura scientifica più recente parla chiaro: il movimento fisico agisce sui sistemi dopaminergici e serotoninergici con un'efficacia che non possiamo più ignorare", dichiarano i presidenti Sinpf, Matteo Balestrieri e Claudio Mencacci. "Lo sport non deve più essere un consiglio generico, ma una prescrizione clinica parte integrante del protocollo terapeutico per i pazienti con disturbi dell'umore". "Non deve essere posto solo come un invito - rimarca Mencacci a margine del congresso - come a dire 'fai un po' di movimento'. Va fatta una prescrizione precisa su che tipo di attività svolgere, per quanto tempo, illustrando alla persona i benefici che ne otterrà all'interno di spazi definiti". Va insomma intesa come "una prescrizione di salute fisica e anche relazionale e sociale, laddove ci sono quelle condizioni di isolamento o di solitudine. Non possiamo disgiungere questa condizione - la solitudine che riguarda fette significative di popolazione - dal fatto che danneggia la salute fisica e psichica". Dall'altro lato, il movimento può portare "benefici sia dal punto di vista fisico, che mentale. Sappiamo che l'attività fisica è un buono scudo" contro i disagi in questione. Quante persone potrebbero beneficiare di queste prescrizioni? "La salute mentale - avverte Mencacci - è uno di quei segmenti che ha visto grandi crescite. Calcoliamo che negli ultimi 8-10 anni le patologie siano cresciute di oltre il 30%. Per alcune stiamo parlando di impennate di tipo quasi himalayano. Questo ci dice che ci sono delle fasce di popolazione più sensibili: adolescenti e giovani adulti, ma anche la popolazione anziana è maggiormente esposta. E in terzo, il genere femminile. Queste sono tre aree sulle quali la salute pubblica dovrebbe concentrarsi sempre di più. Riguardano il futuro, le relazioni nella vita adulta, e toccano ovviamente anche il tema di una buona qualità di vita per la popolazione anziana". Per quanto riguarda i giovani, gli specialisti della Sinpf citano fra gli altri uno studio condotto dall'università del Sichuan, in Cina, pubblicato poche settimane fa sul 'Journal of Affective Disorders'. Il lavoro ha dimostrato che anche piccoli incrementi di attività fisica riducono drasticamente il rischio di depressione nei giovani, agendo come un vero e proprio 'scudo biologico' durante lo sviluppo cerebrale. "L'adolescenza è una finestra di vulnerabilità critica per l'insorgenza di disturbi dell'umore - dichiara Balestrieri, già professore di Psichiatria all'università di Udine - In questo contesto, lo studio cinese offre una prospettiva carica di speranza. Questa metanalisi dimostra infatti che i giovani che praticano attività fisica regolare presentano una riduzione del rischio di sviluppare disturbi depressivi maggiori tra il 15% e il 22% rispetto ai coetanei sedentari. L'effetto protettivo è statisticamente rilevante anche con incrementi modesti di attività: solo 20 minuti di attività moderata 3 volte a settimana mostrano un'efficacia protettiva statisticamente significativa". Un'altra recente metanalisi, condotta invece su quasi 70mila adulti, conferma che l'esercizio fisico riduce i sintomi d'ansia con effetti moderati e costanti, equiparabili in molti casi agli interventi di prima linea. I risultati, pubblicati sulla rivista 'Psychiatry Research', mostrano che circa il 40% dei pazienti con ansia elevata sperimenta un miglioramento dei sintomi clinicamente rilevabile dopo un programma di esercizio strutturato. "Questa revisione sistematica - sottolinea Mencacci, direttore emerito del Dipartimento di Neuroscienze dell'ospedale Fatebenefratelli-Sacco di Milano - conferma che l'attività fisica regolare agisce su più fronti: dalla riduzione dello stress reattivo, migliorando la capacità di gestire gli imprevisti, all'igiene del sonno, favorendo un riposo di qualità superiore, fondamentale per l'equilibrio psichico, fino al miglioramento delle funzioni cognitive, promuovendo una maggiore chiarezza mentale e capacità decisionale. In sostanza, l'esercizio riduce i sintomi d'ansia indipendentemente dalla tipologia di sport praticato. Che sia aerobico o di resistenza, il corpo 'scarica' la tensione accumulata a livello neurologico". In definitiva, l'effetto positivo si percepisce da qualunque prospettiva si veda la questione sport. Anche da una poltrona. E infatti la letteratura scientifica, oltre a dimostrare che qualsiasi tipo di attività fisica può far bene alla salute mentale, a prescindere dalla disciplina scelta, suggerisce che ci sono importanti benefici anche semplicemente nel guardare le performance atletiche. "Studi internazionali indicano che anche la fruizione passiva di grandi eventi sportivi come le Olimpiadi contribuisce al benessere collettivo, stimolando i neuroni specchio e riducendo il senso di isolamento sociale", aggiungono Balestrieri e Mencacci, i quali propongono dunque l'integrazione dell'attività fisica nei percorsi di cura psichiatrica, rimarcando il suo potenziale effetto di amplificatore dei trattamenti neuropsicofarmacologici tradizionali, migliorando la plasticità neuronale. Ecco perché, concludono, "non è più sufficiente consigliare ai pazienti di muoversi o praticare uno sport. Dobbiamo iniziare a considerare l'esercizio fisico come un pilastro nella prevenzione e cura della salute mentale, da prescrivere ai pazienti come integrazione alla terapia farmacologica e psico-comportamentale".
(Adnkronos) - Guadagna 3 posti e si posiziona al nono posto in Italia nella classifica QS Europe university rankings: Roma Tor Vergata continua a ottenere risultati positivi, dopo il 12mo posto del 2025 e il 13mo posto nel 2024. Davanti a lei i politecnici del Nord e alcuni degli atenei generalisti con una storia secolare: in confronto Roma Tor Vergata ha la freschezza e l’energia dei suoi 43 anni. Al tempo stesso a livello europeo, l’ateneo romano continua a guadagnare posizioni, nonostante stia aumentando il numero degli atenei censiti: Roma Tor Vergata entra nei primi 150 atenei su 958 università valutate nel ranking. Molto importante il risultato per International students diversity: si piazza al terzo posto nel panorama italiano sia per numero di studenti internazionali, sia per numero di paesi da cui gli studenti internazionali provengono, con un avanzamento di 129 posizioni rispetto all’anno scorso. E miglioramenti nel posizionamento in quasi tutti gli indicatori: pubblicazioni scientifiche (+ 12 posizioni), l’ingresso di studenti Erasmus+ (+6), la reputazione da parte del mondo del lavoro (+8). “Crescere nei ranking - dichiara Nathan Levialdi Ghiron, rettore dell’università di Roma Tor Vergata - non è mai un fatto isolato, né automatico. E' il risultato di scelte coerenti nel tempo: investire sulla qualità della ricerca, aprire l’Ateneo a comunità studentesche sempre più diverse, costruire relazioni solide con il mondo del lavoro. Il posizionamento di Roma Tor Vergata nel QS Europe university rankings 2026 conferma i risultati importanti ottenuti dal nostro ateneo con il QS World 2026 lo scorso anno, dove ci siamo collocati per la prima volta nella top ten delle università italiane, e racconta un’università giovane che consolida una direzione, dimostrando che anche nel contesto europeo la competitività si costruisce sulla capacità di essere inclusivi, affidabili e riconoscibili”.
(Adnkronos) - “Da una decina d’anni l’olio di palma è stato oggetto di un vero e proprio attacco mediatico che ne ha determinato la demonizzazione sotto diversi aspetti. In Italia, in particolare, si è fatto leva su quello che è stato ritenuto l’elemento più sensibile per il pubblico: la salute. L’olio di palma è stato dipinto come un grasso sostanzialmente nocivo per chi lo consuma. Negli ultimi anni, le evidenze scientifiche si sono ulteriormente consolidate, portando a risultati inconfutabili che smontano completamente quelle che erano argomentazioni pretestuose utilizzate per demonizzare l’olio di palma”. Lo spiega Giorgio Donegani, tecnologo alimentare ed esperto di nutrizione, al seminario organizzato dall’Unione Italiana per l’Olio di palma sostenibile (Uiops) e dell'Associazione italiana dell'industria olearia (Assitol), nell’ambito del Sigep, il Salone internazionale dedicato a gelato, pastry&chocolate, coffee, bakery e pizza, a Rimini. Un incontro organizzato per presentare il Position Paper "Olio di palma sostenibile: nutrizione e sicurezza alimentare", recentemente adottato dal Comitato Tecnico Scientifico Uiops. L’esperto sottolinea come “la sostituzione dell’olio di palma con altri grassi, per motivi nutrizionali o salutistici, non comporta alcun beneficio. Anzi, ricerche molto recenti dimostrano che questo boicottaggio non è servito nemmeno a ridurre l’assunzione di grassi saturi nella popolazione italiana - sottolinea - nonostante la quasi scomparsa dell’olio di palma da molti prodotti, infatti, l’assunzione complessiva di grassi saturi è addirittura aumentata”, afferma. Davanti agli allarmismi, come quello che per Donegani ha interessato l’olio di palma, “il consumatore dovrebbe esercitare il pensiero critico e ricordare che esistono fonti autorevoli e accreditate a cui fare riferimento - suggerisce - il ministero della Salute, l’Istituto Superiore di Sanità, la Società Italiana di Nutrizione Umana, il Crea (il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria) che ha elaborato le Linee guida per una sana alimentazione della popolazione italiana. I documenti seri esistono - conclude - sono basati su evidenze scientifiche e non su suggestioni: basta consultarli e fidarsi di quelli”.