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(Adnkronos) - L'amministrazione Trump ha rimosso la bandiera arcobaleno del Pride dal Stonewall National Monument di New York, il primo monumento per i diritti Lgbt degli Stati Uniti. Per togliere il simbolo del Pride da quello è che è considerato il luogo di nascita del movimento per i diritti della comunità Lgbt negli Usa, l'amministrazione Trump si è appellata ad una direttiva, firmata a gennaio dalla direttrice interna del servizio dei National Park Jessica Parks, che impone che vengano issate nei monumenti solo bandiere americane, militari o delle nazioni tribali. Immediata la reazione del sindaco di New York, Zoharn Mamdani che si è detto "oltraggiato" dalla rimozione della bandiera. "New York è il luogo di nascita del moderno movimento per i diritti Lgbtq+ e nessun atto di cancellazione potrà mai cambiare o silenziare questa storia", ha scritto Mamdani su X. Di oltraggio parla anche il leader dei senatori dem, Chuck Schumer, eletto a New York: "Se c'è una cosa che so di questo nuovo tentativo di riscrivere la storia, di provocare divisioni e discriminazioni, è questo, la bandiera tornerà, i newyorkesi faranno in modo che torni". Anche il presidente del borough di Manhattan, Brad Hoylman-Sigal, ha promesso che sta lavorando per far sventolare di nuovo, già domani forse, la bandiera del Pride: "Potremo essere bloccati, ci potranno essere agenti federali ad impedircelo, ma certamente lo faremo nello spirito di Stonewall". La rimozione della bandiere non è il primo attacco dell'amministrazione Trump allo storico bar gay di New York, oggetto nel 1969 di un raid della polizia che provocò la reazione, la resistenza e le proteste che durarono giorni da parte della comunità Lgbtq ponendo così le basi per il movimento dei diritti Lgbt, che Barack Obama nel 2016 designò come monumento nazionale, sottolineando che "i nostri parchi nazionali devono riflettere a pieno la storia del nostro Paese, la ricchezza e la diversità e l'unicità dello spirito americano che ci ha sempre definito, cioè l'essere più forti se uniti". Nel febbraio dello scorso anno, il servizio dei parchi tolse ogni riferimento a persone transgender e queer dalla pagina web del Stonewall monument, che comprende anche il parco intorno al vecchio Stonewall Inn nel Greenwich Village.
(Adnkronos) - "Ministro, presidente, noi sottoscritti, rappresentanze studentesche di università Mercatorum, università telematica Pegaso e università San Raffaele Roma, con una lettera pubblica e aperta alla sottoscrizione di tutta la comunità studentessa (e quindi di qualsiasi ateneo, telematico e tradizionale), desideriamo portare alla vostra attenzione una questione che sta generando incertezza reale e preoccupazione diffusa tra tutti gli studenti delle università telematiche: il futuro delle modalità di svolgimento degli esami, e in particolare la possibilità di svolgerli online". E' quanto si legge in una lettera aperta al Mur e al ministro Bernini. "Scriviamo -continua la nota- con rispetto delle Istituzioni e con spirito costruttivo. Non per rivendicare eccezioni o scorciatoie, ma per chiedere finalmente una scelta politica e di sistema coraggiosa, organica e definitiva sul tema didattica in remoto ed esami online, che preservi la qualità e allo stesso tempo garantisca a tutti certezza e trasparenza. con un dibattito pubblico, aperto e costruttivo che coinvolga tutte le componenti dell'università (e in primis noi studenti), e che non finisca per restringere l'accesso effettivo allo studio universitario di una parte significativa (e sempre più maggioritaria) di studenti e studentesse per prese di posizioni perlopiù ideologiche e strumentali", spiegano. "Siamo pienamente consapevoli (e anche gli atenei del gruppo Multiversity sono sempre stati chiari su questo) che le Linee generali di indirizzo relative all’offerta formativa a distanza (D.M. n. 1835 del 6 dicembre 2024) prevedano, come regola, lo svolgimento in presenza delle verifiche di profitto e dell'esame finale, ammettendo deroghe puntuali e contemplando la possibilità che tali fattispecie possano essere integrate in base all'evoluzione delle tecnologie disponibili", continuano gli studenti. "Comprendiamo anche la ratio: garantire integrità delle prove, uniformità e credibilità, con controlli adeguati. È una finalità che condividiamo. Lo diciamo con chiarezza: la qualità dell'assessment non è negoziabile. Proprio per questo, riteniamo essenziale evitare che la discussione si riduca a un'alternativa impropria tra "rigore" e "flessibilità". Il vero obiettivo dovrebbe essere un altro: stessi standard, più accesso. In coerenza con l’idea (più volte espressa pubblicamente anche dal Ministero) che la qualità debba essere assicurata 'a prescindere dalle modalità di erogazione' e che il sistema debba avere regole comuni", si legge nella lettera.
(Adnkronos) - "Estrarre l’ultima goccia di olio dalle emulsioni oleose è la nostra missione quotidiana. La Bottari si occupa prevalentemente dalla nascita della raccolta e trasporto e lo smaltimento degli oli usati.” Così Davide Bottari, amministratore delegato di Bottari S.r.l, ha descritto a Roma l’attività della sua azienda, intervenendo alla presentazione della terza edizione del progetto di Legambiente “L’Italia in cantiere. Un Clean Industrial Deal Made in Italy”. L’incontro ha messo in luce le best practice italiane nella transizione ecologica e il ruolo delle imprese nazionali nell’implementazione di un’industria più sostenibile, innovativa e competitiva. “Ogni anno l’azienda raccoglie circa 60.000 tonnellate di emulsioni oleose, miscugli complessi di acqua e olio a bassa concentrazione, dai quali riesce a estrarre circa 7.000 tonnellate di olio, destinato alla rigenerazione industriale. Questo processo consente di evitare lo smaltimento per termodistruzione o altre soluzioni ad alto impatto ambientale.” “Il nostro contributo al Clean Industrial Deal Made in Italy non è solo tecnologico, ma anche culturale”, spiega Bottari. “Partecipiamo ai cantieri della transizione ecologica perché rappresentiamo un esempio concreto di come l’industria possa operare in maniera sostenibile, senza compromettere la competitività. Tutto il nostro processo è rigorosamente Made in Italy, dal macchinario alle procedure operative. L’azienda fa parte del Gruppo Italium, interamente italiano, che coordina diverse attività di raccolta e rigenerazione di materiali industriali complessi.”