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(Adnkronos) - Meglio non provocare Adama Traoré. L'attaccante spagnolo del West Ham è da ieri il protagonista assoluto di video e meme su X dopo la prova di forza - letterale - nel finale del derby perso 3-2 contro il Chelsea. Traoré, 31 anni, è appena arrivato agli Hammers nel mercato invernale e ha trovato subito il modo di lasciare il segno nella sentitissima sfida con i blues. Avanti 2-0 a Stamford Bridge, il West Ham è stato rimontato e sconfitto in extremis. Il Chelsea ha trovato il gol del 3-2 nel recupero e gli ultimi minuti del match sono diventati una corrida. Traoré, in un duello nei pressi della bandierina, ha 'accompagnato' Cucurella sul fondo afferrando e scaraventando l'esterno dei blues oltre la linea di fondo. Quindi, il gigantesco attaccante si è voltato minacciosamente verso il guardalinee. E qui, con un errore imperdonabile, è entrato in scena Joao Pedro. L'attaccante del Chelsea ha avuto la brillante idea di spingere Traoré alle spalle. Lo spagnolo si è girato e ha iniziato a 'caricare': lo sguardo di Joao Pedro, terrorizzato, rimbalza da un post all'altro. In campo, nel giro di pochi secondi, è successo di tutto: accenno di maxirissa, mani al collo assortite, caos totale. Joao Pedro, almeno, si è salvato.
(Adnkronos) - La firma del protocollo segna “l’inizio di una collaborazione virtuosa finalizzata a tutelare i contribuenti, anche quelli fragili, contro il lavoro nero e il caporalato. Tutelare la legalità e difendere il lavoro regolare vuol dire tutelare la dignità del nostro Paese”. Lo ha detto il presidente dell’Inps, Gabriele Fava, in occasione dell’incontro organizzato nella sede della Procura della Repubblica, presso il Tribunale di Milano, per formalizzare il protocollo che segna l’inizio di un percorso di collaborazione finalizzato alla ricerca e alla repressione delle violazioni in ambito contributivo, previdenziale e assistenziale, al potenziamento delle azioni di prevenzione e allo sviluppo di sinergie informative e investigative su notizie di reato anche con il coinvolgimento di altre Istituzioni. “Un lavoro di squadra - dice il presidente Fava - che darà frutti in tempi accettabili, ragionevoli e rispettosi dei cittadini. Questo protocollo va letto come un ulteriore mattone a favore della legalità. Con questa firma, alla quale concretamente daremo attuazione - conclude Fava - cercheremo di lavorare sempre di più e sempre meglio a favore di tutti i cittadini, della legalità e della correttezza dei rapporti di lavoro”.
(Adnkronos) - “L’economia circolare non è solo gestire i rifiuti per farli far diventare una risorsa, cosa pure importante. È un modo di pensare e di operare, una cultura che riguarda l’intero ciclo di vita dei prodotti. È qualche cosa di rivoluzionario”. A dirlo è Livio De Santoli, prorettore per la Sostenibilità all’Università Sapienza di Roma, che all’Adnkronos sottolinea la necessità di fare un cambio di mentalità, da parte sia delle persone che dei decisori. Per De Santoli, occorre infatti passare da un approccio consumistico e lineare (rifiuti come scarti) a una visione circolare (rifiuti come risorse) che integri ambiente, società ed economia, superando il greenwashing e assumendosi la responsabilità personale e collettiva per la crisi climatica. E occorre farlo applicando questo nuova “tipologia di vita”, a “tutto”. Intanto, lungo lo Stivale si stanno avendo “dei buoni risultati nel campo della gestione dei rifiuti — vedo che ormai le percentuali nelle città stiano veramente arrivando a dei valori elevati”, evidenzia il prorettore. L’economia circolare è in effetti un settore dove “l’Italia è sempre stata all’avanguardia” e dove “avrà sicuramente un grande ruolo”, sottolinea il prorettore. Per dare qualche cifra, secondo i dati Conai l’Italia nel 2024 ha riciclato il 76,7% di imballaggi immessi sul mercato, pari a 10,7 milioni di tonnellate. Nel dettaglio, sono state riciclate oltre 435.500 tonnellate di acciaio, 62.400 tonnellate di alluminio, 4.605 milioni di tonnellate di carta e cartone, 2.314 milioni di tonnellate di legno, 1.131 milioni di tonnellate di plastica convenzionale e 47.500 tonnellate di bioplastica compostabile – per un totale di 1.179 milioni di tonnellate – e quasi 2.103 milioni di tonnellate di vetro. Da segnalare il risultato del settore della plastica, che ha superato nel 2024 l’obiettivo del 50% di riciclo fissato dall’Unione Europea per il 2025. Sommando i dati relativi al recupero energetico a quelli relativi al riciclo, la quantità totale di imballaggi a fine vita recuperati supera i 12 milioni di tonnellate : l’86,4% degli imballaggi immessi sul mercato. Questi risultati non arrivano per caso. “L’Italia ha già una tradizione industriale e artigianale che favorisce l’efficienza, e questo può diventare un vantaggio competitivo”, osserva De Santoli. Il Paese è stato “pioniere anche sul fronte dell’efficienza energetica”: già dagli anni Settanta esistevano politiche avanzate, e oggi, sottolinea il prorettore, registriamo “una delle intensità energetiche più basse d’Europa, dimostrando che è possibile crescere consumando meno energia”. E a proposito di Europa: nell’ultimo anno, in nome della competitività, Bruxelles ha avviato un’opera di semplificazione che, partendo da una necessità su cui tutti concordano – recuperare terreno rispetto ai competitor, in primis Stati Uniti e Cina – rischia secondo alcuni di distruggere lo sforzo verso un mondo più verde, oltre al ruolo di leader globale della transizione energetica ed ecologica che l’Unione si è costruita negli ultimi anni. De Santoli è tra chi la pensa così: “Mi auguro che si trovi un equilibrio, perché non si può cancellare un lavoro di cinque anni”. “Siamo vicini al traguardo 2030 e dobbiamo continuare fino al 2050. Alcuni Paesi sono sulla buona strada, l’Italia un po’ meno, ma non ha alternative: seguire la transizione energetica e digitale è l’unico modo per garantire sviluppo industriale, riduzione dei costi e nuova occupazione”.