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(Adnkronos) - Uno studio internazionale a cui hanno partecipato i ricercatori dell'università Sapienza di Roma ha identificato l'enzima coinvolto nella crescita del medulloblastoma, il tumore cerebrale maligno più frequente in età pediatrica. I risultati della ricerca, pubblicati su 'Cancer Cell', pongono le basi per lo sviluppo di nuove terapie più efficaci e meno tossiche. Il medulloblastoma, uno dei tumori cerebrali pediatrici più aggressivi - si spiega in una nota della Sapienza - è una patologia caratterizzata da una marcata eterogeneità biologica, che richiede strategie terapeutiche personalizzate. Come altri tumori associati a un'elevata attività dell'oncogene Myc, il medulloblastoma risulta spesso resistente ai trattamenti attualmente disponibili (chirurgia associata alla radioterapia e alla chemioterapia). Comprendere i meccanismi metabolici che ne sostengono la progressione rappresenta quindi un passaggio cruciale per lo sviluppo di nuove terapie più efficaci e meno tossiche. Lo studio - coordinato da Olivier Ayrault dell'Institut Curie in collaborazione con la Sapienza, l'Istituto Pasteur Italia Fondazione Cenci Bolognetti e altri istituti internazionali come il Baylor College of Medicine di Houston - ha identificato un nuovo meccanismo molecolare coinvolto nella crescita del medulloblastoma. Gli autori hanno preso in esame dati clinici e campioni tumorali provenienti da circa 400 pazienti pediatrici affetti da medulloblastoma, costituendo una delle più ampie coorti disponibili a livello internazionale. Per caratterizzare questo tumore nel modo più completo possibile, i ricercatori hanno analizzato non solo il Dna, ma anche l'Rna messaggero, le proteine e i metaboliti presenti nella cellula. E' stato dimostrato che le cellule tumorali accumulano lipidi sotto forma di gocce lipidiche, utilizzate come riserva energetica a supporto della proliferazione e della sopravvivenza cellulare. I risultati della ricerca mostrano che, nei medulloblastomi caratterizzati da attivazione di Myc, il blocco della sintesi lipidica non è però sufficiente a inibire la crescita tumorale, poiché le cellule neoplastiche sono in grado di compensare attraverso l'importazione di lipidi dall'ambiente extracellulare. Tuttavia, questo meccanismo di adattamento metabolico può essere rallentato inibendo l'enzima Dgat1, coinvolto nella formazione delle gocce lipidiche, con una significativa riduzione della crescita tumorale e un miglioramento della sopravvivenza nei modelli sperimentali. I risultati dello studio individuano quindi una nuova vulnerabilità metabolica nei sottotipi più aggressivi di medulloblastoma, e per gli autori "pongono le basi per lo sviluppo di strategie terapeutiche mirate, con potenziali ricadute sul miglioramento dell'efficacia dei trattamenti e sulla riduzione degli effetti collaterali nei pazienti pediatrici". Il lavoro - conclude la nota - rappresenta un rilevante esempio di collaborazione scientifica internazionale. I co-primi autori dello studio (Flavia Bernardi e Irene Basili) hanno conseguito il dottorato in Medicina molecolare presso il Dipartimento di Medicina molecolare della Sapienza, svolgendo la propria attività di ricerca nel laboratorio affiliato Pasteur di Lucia Di Marcotullio, co-autore dello studio.
(Adnkronos) - L’Università Lum piange la scomparsa del professore Dominick Salvatore, venuto a mancare all’età di 86 anni. Professore ordinario di Economia Politica presso la Lum sin dalla sua fondazione, si è caratterizzato da sempre per il suo pensiero scientifico originale, nel panorama internazionale, sui temi di economia internazionale e monetaria. professore emerito di Economia e direttore del Global economic policy center presso la Fordham University di New York e professore onorario presso la Shanghai Finance University, la Nanjing University, la Hunan University e l'Università di Pretoria, Dominick Salvatore ha svolto un ruolo attivo sia sul piano accademico (il suo libro Teoria e problemi di microeconomia è stato tradotto in 18 lingue ed è tra i più venduti al mondo), sia sul piano politico-istituzionale in qualità di consulente delle Nazioni Unite, della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale. "Sin dalle origini - ricorda il rettore della Lum Antonello Garzoni - ha creduto nel progetto ambizioso e unico della Lum, condividendo con il senatore Giuseppe Degennaro i primi momenti di avvio e crescita della nostra Università. Non si è mai tirato indietro e, con grande generosità e umiltà, ci ha sempre spinto ad andare avanti con orgoglio e spirito combattivo, nell’affermazione del nostro modello. E fino all’ultimo ha accompagnato, collegandosi a distanza da New York, generazioni di studenti nella comprensione del funzionamento delle grandi istituzioni economiche e finanziarie nel governo dei mercati monetari internazionali. Per noi tutti è stato un esempio di vitalità accademica e il suo pensiero, grazie anche ai suoi allievi, continuerà ad ispirare le nostre azioni. "La scomparsa del professore Dominick Salvatore - afferma Emanuele Degennaro, presidente del cda della Lum - lascia un vuoto incolmabile nella Lum La sua figura accademica e umana occuperà per sempre un posto centrale nella storia del nostro Ateneo in cui ha creduto sin dalla nascita. Docente stimato dai colleghi nazionali e internazionali per la sua competenza e per la sua capacità di innovare continuamente il suo pensiero scientifico, è stato un maestro per i tanti studenti che lo hanno avuto come riferimento. Con affetto e profonda gratitudine, l’intera famiglia della Lum custodirà i preziosi insegnamenti per la ricerca e per la didattica che ci ha lasciato". "L’Università Lum - sottolinea Antonella Rago, direttrice generale della Lum- perde uno studioso profondamente apprezzato dalla comunità accademica internazionale che ha dato un contributo fondamentale alla nascita e allo sviluppo del nostro ateneo. Il rigore scientifico e la sensibilità intellettuale che hanno contraddistinto il suo operato accademico, rappresentano un'eredità preziosa che continuerà a vivere nelle persone e nei valori della Libera Università Mediterranea".
(Adnkronos) - “I sistemi di trattamento dell'acqua possono risolvere tutti i problemi legati all'eventuale inquinamento. I sistemi di trattamento al punto d'uso, cioè quelli installati al rubinetto, vengono utilizzati principalmente per migliorare le caratteristiche organolettiche dell'acqua. Tuttavia, grazie all'adozione di particolari elementi filtranti, come i carboni attivi, membrane o microfiltri, possono anche rimuovere eventuali sostanze indesiderabili. L'importante, in questi casi, è la manutenzione periodica che deve essere effettuata e affidarsi per l'acquisto e la manutenzione ad aziende qualificate e a personale adeguatamente formato”. Sono le parole di Giorgio Temporelli, esperto in normativa e tecnologie per il trattamento delle acque, al talk organizzato oggi a Milano da Culligan, ‘L’acqua del futuro è smart’. “Va sfatato il mito che l'acqua calcarea, cioè l'acqua dura, faccia venire i calcoli renali, che è il pensiero più diffuso. I calcoli renali sono formati essenzialmente da ossalato di calcio, che è prodotto dal metabolismo della persona, piuttosto che ingerito attraverso cibi e vegetali, mentre il calcare presente nell'acqua è carbonato di calcio e non c'entra nulla. Calcio e magnesio fanno bene alla salute umana - spiega l’esperto Temporelli - Diverso è , invece, l’impatto del calcare sulla tecnologia. Sappiamo, infatti, che gli impianti soffrono per la presenza di calcare. Questa problematica l può essere ridotta con l’adozione di opportune tecnologie, come gli addolcitori”. “I Pfas sono considerati inquinanti eterni e da almeno dieci anni se ne parla in modo approfondito. Sono sostanze molto pericolose poiché estremamente persistenti nell'ambiente, grazie alla loro composizione, il legame fluoro-carbonio, che le rende praticamente indistruttibili. Essi permangono nell'ambiente e sono presenti ovunque, anche nelle fonti di alimentazione come cibi e acqua - illustra - Un dato che desta particolare preoccupazione. La nuova normativa li attenziona infatti con tre parametri. I Pfas si possono rimuovere efficientemente - e questo è stato visto dai gestori di acquedotto - con i carboni attivi o, per quelli con la catena ultra corta, con tecnologie più spinte, come l'osmosi inversa”. “Similmente ai Pfas, anche le microplastiche sono considerate inquinanti eterni e si accumulano nell'ambiente - sottolinea Temporelli - La loro presenza nell'acqua è accertata e ci sono molti studi che attestano che l'ingestione di microparticelle di plastica si aggira nell'ordine delle decine di migliaia all'anno. Per rimuoverle dall’acqua servono sistemi di microfiltrazione o ultrafiltrazione, dato che si tratta di particelle solide con dimensioni micrometriche”, conclude.