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(Adnkronos) - Con l’inizio del nuovo anno, il rinnovo dell'Isee rappresenta un’operazione fondamentale per milioni di famiglie italiane. L'Indicatore della situazione economica equivalente è infatti lo strumento principale utilizzato dallo Stato per stabilire l’accesso a bonus, agevolazioni e prestazioni sociali. Il mancato aggiornamento dell’Isee 2026 nei tempi previsti, può comportare la perdita di importanti aiuti economici, anche per chi ne ha beneficiato negli anni precedenti. L'esperta Agnese Giardini di Immobiliare.it spiega perché è necessario rinnovarlo, chi è obbligato a farlo e come procedere in modo corretto. L'Isee ha validità annuale e scade automaticamente il 31 dicembre di ogni anno. Dal 1°gennaio 2026, l'Isee del 2025 non sarà pertanto più valido. In assenza di rinnovo, le amministrazioni non potranno verificare la reale situazione economica del nucleo familiare, sospendendo o negando come conseguenza l'erogazione dei benefici. Rinnovare l'Isee a inizio anno è quindi particolarmente importante per chi percepisce bonus mensili o continuativi, come l’assegno unico o i contributi per le bollette. Senza un Isee valido, le prestazioni potrebbero essere ridotte all’importo minimo oppure addirittura bloccate del tutto fino alla presentazione di una nuova dichiarazione. Devono rinnovare l'Isee tutte le famiglie che intendono richiedere o continuare a ricevere prestazioni legate al reddito e al patrimonio. L’obbligo riguarda non solo chi presenta una nuova domanda, ma anche chi già beneficia di aiuti economici e vuole mantenerli. Il rinnovo è fondamentale per chi ha figli a carico, famiglie numerose, studenti universitari che usufruiscono di agevolazioni sulle tasse, anziani che ricevono prestazioni socio-sanitarie e cittadini che accedono a bonus energia, affitto o trasporti. Poiché la validità dell'Isee non si rinnova automaticamente, anche chi non ha avuto variazioni economiche deve comunque provvedere ad aggiornare la propria situazione. Il rinnovo dell'Isee avviene tramite la presentazione della Dichiarazione sostitutiva unica (Dsu). E' possibile procedere online, accedendo al portale dell'Inps con le proprie credenziali digitali, oppure rivolgendosi a un Caf o a un professionista abilitato. La procedura online, resa più semplice e guidata, richiede tuttavia attenzione nella verifica dei dati. Una volta presentata la Dsu, l'Inps elabora l'Isee solitamente entro pochi giorni. E' importante conservare la ricevuta, controllando che l’indicatore sia stato correttamente rilasciato, soprattutto prima di presentare eventuali domande per bonus o agevolazioni. La Dsu è il documento che contiene tutte le informazioni anagrafiche, reddituali e patrimoniali del nucleo familiare. Negli ultimi anni è stato introdotto l'Isee precompilato, in grado di utilizzare dati già in possesso dell'Agenzia delle Entrate e dell'Inps, come redditi e patrimoni finanziari. Il cittadino è tenuto a confermare o integrare le informazioni mancanti, riducendo il rischio di errori. Modalità particolarmente utile per chi ha una situazione economica semplice e non ha subito rilevanti variazioni, anche se resta fondamentale controllare con attenzione ogni voce prima dell’invio definitivo. L'Isee 2026 si basa sui redditi percepiti nel 2024 e sui patrimoni posseduti al 31 dicembre 2024. Nel calcolo rientrano stipendi, pensioni, redditi da lavoro autonomo, trattamenti assistenziali e rendite finanziarie. Per quanto concerne il patrimonio, vengono considerati conti correnti, depositi, titoli, investimenti, immobili e terreni. Il valore finale tiene in considerazione anche la composizione del nucleo familiare, attraverso una scala di equivalenza che aumenta al crescere dei componenti e in presenza di particolari condizioni, come la disabilità. In alcuni casi, l'Isee potrebbe non fotografare adeguatamente la situazione economica attuale del nucleo familiare. Si può quindi ricorrere all'Isee corrente, da richiedere in caso di perdita del posto di lavoro, significativa riduzione del reddito o cessazione di trattamenti assistenziali. L'Isee corrente di validità limitata, aggiorna i dati reddituali agli ultimi 12 mesi (o 2 mesi in casi specifici). Può essere vantaggioso per chi ha subito un peggioramento economico recente e rischia di superare le soglie previste per l’accesso ai bonus. Negli ultimi anni il calcolo dell'Isee è stato oggetto di revisioni mirate per renderlo più equo. Anche per il 2026 viene confermata maggiore attenzione alla composizione familiare e alla tutela dei nuclei più fragili. Alcune modifiche riguardano il peso del patrimonio immobiliare e le franchigie applicate ai conti correnti, oltre a una migliore valorizzazione delle famiglie con più figli. Aggiustamenti che possono incidere positivamente sull’importo finale dell’indicatore, ampliando la platea di chi rientra nelle soglie per ottenere agevolazioni. Il sistema Isee prevede specifiche detrazioni per l’abitazione principale, riducendo il valore del patrimonio immobiliare ai fini del calcolo. Un vantaggio importante per i proprietari di casa, soprattutto se l’immobile è l’unico posseduto. Le famiglie numerose beneficiano invece di una scala di equivalenza più favorevole, che abbassa l'Isee a parità di reddito. La presenza di tre o più figli, così come di figli minorenni, può garantire una importante differenza nell’accesso a bonus e prestazioni. Le regole Isee aggiornate si applicano alla maggior parte delle prestazioni sociali agevolate, tra cui: assegno unico e universale per i figli a carico; bonus luce e gas; agevolazioni per mense scolastiche e trasporti; riduzioni sulle tasse universitarie; contributi e bonus affitto. In molti casi, l'importo del beneficio varia in base al valore dell'Isee: più basso è l’indicatore, maggiore è l’aiuto economico riconosciuto. Senza un Isee 2026 valido, si rischia la sospensione automatica dei bonus. L'assegno unico potrebbe essere ridotto all’importo minimo, mentre per bonus energia e altre agevolazioni esiste la possibilità perdere completamente il diritto al beneficio. L'assenza di un Isee aggiornato può inoltre impedire l’accesso a nuove misure di sostegno introdotte nel corso dell'anno. Rinnovare tempestivamente l'Isee non è quindi solo un mero adempimento burocratico, ma una scelta fondamentale per tutelare il bilancio familiare senza dover rinunciare ad aiuti economici essenziali.
(Adnkronos) - Roma torna al centro del panorama internazionale del luxury travel con la seconda edizione di 'Rise - Rome Insights Style Experience', in programma dal 12 al 14 febbraio. L’evento è stato presentato oggi a Palazzo Ripetta alla presenza di Alessandro Onorato, assessore ai Grandi Eventi, Sport e Turismo di Roma Capitale, e dei principali player e stakeholder del sistema turistico della città. Rise è un evento della Fondazione per l’Attrazione Roma & Partners, organizzato da Convention Bureau Roma e Lazio e promosso dall’assessorato ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale, con l’obiettivo di rafforzare il posizionamento di Roma come destinazione di riferimento nel luxury travel internazionale. In questa prospettiva, il progetto nasce per intercettare una domanda internazionale sempre più evoluta, attenta alla qualità dell’offerta e al valore identitario delle destinazioni. "Rise è stata una scommessa vinta, con numeri impressionanti fin dall'edizione zero dell'anno scorso. Con noi, per la prima volta, il tessuto imprenditoriale della città ha capito che, facendo sistema e investendo sulla città i benefici sono di tutti. Per troppi anni a Roma il turismo è stato gestito in modo casuale. Noi invece abbiamo adottato un approccio scientifico con una costante attività di comunicazione e marketing. Organizzare Rise rientra in questa strategia, per rafforzare il posizionamento di Roma come meta per il turismo di lusso. Non è un caso che veniamo da un triennio da record. Nel 2025 con 52,9 milioni di presenze abbiamo battuto il record storico del 2024, l'occupazione cresce del 5,5% all'anno da un triennio, gli investimenti in città sono tantissimi con 27 alberghi 5 stelle e 79 4 stelle aperti dal 2021 e l'indotto economico del turismo, stimato dal Sole 24 ore nel 2024, è pari a 13,3 miliardi di euro", ha dichiarato l’assessore Alessandro Onorato. In un contesto cittadino in forte accelerazione sul fronte dell’offerta di lusso, con investimenti internazionali nel segmento luxury e ultra-luxury per oltre un miliardo di euro e l’ingresso di grandi gruppi alberghieri globali, Rise integra il lavoro di istituzioni e imprese, visione strategica ed esecutiva, offrendo uno spazio strutturato di networking esperienziale per favorire relazioni commerciali, partnership strategiche e condivisione di best practice. Rise è la piattaforma B2B internazionale che mette in relazione operatori qualificati, giornalisti e content creator con le eccellenze di Roma e del Lazio. L’evento combina momenti distintivi - Ice Breaker Registration (Hotel de La Ville, a Rocco Forte Hotel), Grand Opening Reception (Sala della Protomoteca in Campidoglio e Terrazza Caffarelli), Insight Meetings (The St. Regis Rome e Rome Cavalieri Waldorf Astoria), Style Experiences e l’evento serale conclusivo, Italian Passion - The Closing Night (L’Opificio Italiacamp) - con nuove prospettive che ampliano e diversificano l’esperienza della destinazione, restituendo una lettura autentica e contemporanea di Roma e del Lazio. I post tour su località alle porte di Roma, tra cui Bracciano e Cerveteri, oltre a Firenze, Napoli e il territorio irpino, estendono il racconto dell’Italia come sistema di destinazioni d’eccellenza, connesse e complementari, capaci di dialogare con i mercati chiave attraverso un linguaggio distintivo e contemporaneo. Dopo una prima edizione di successo nel 2025, che ha visto la partecipazione di circa 60 top buyer, decine di giornalisti e content creator provenienti da tutto il mondo, nonché oltre 50 operatori e stakeholder della destinazione in qualità di exhibitor, partner e sponsor, Rise 2026 amplia la propria dimensione internazionale: l’Europa conferma il ruolo di mercato principale, il Nord America mantiene una posizione centrale, mentre Middle East, Latam e Far East rafforzano la propria presenza, in linea con le attuali dinamiche globali. Questa distribuzione conferma RISE come piattaforma capace di intercettare mercati ad alto potenziale e di interpretare con precisione l’evoluzione del turismo di lusso. A supporto della seconda edizione di Rise, Enit e Zètema partecipano in qualità di Partner Istituzionali, Trenitalia in qualità di Official Green Carrier, UniCredit in qualità di Main Sponsor, Aeroporti di Roma e Ita Airways in qualità di Supporting Partner, e Aim GroupInternational come Destination Partner. "Come Dmo di Roma Capitale, abbiamo la responsabilità di trasformare l’attrattività della città in valore per il territorio. La prima edizione di Rise ha confermato che la sinergia pubblico-privato è la strada giusta da percorrere insieme: non solo un evento, ma uno strumento di racconto, di business e di posizionamento internazionale. Con la seconda edizione, siamo pronti a dare il via a un appuntamento ancora più ambizioso, che porterà Roma al centro dell’attenzione globale. Ringrazio l’assessore Alessandro Onorato per la visione che ha reso possibile questo progetto e il presidente Onorio Rebecchini per l’impegno, che con il Convention Bureau Roma e Lazio, ha tradotto la strategia in un modello operativo efficace", ha commentato Gianluca Lo Presti, direttore generale della Fondazione per l’Attrazione Roma & Partners. "La forza di Rise è la sua coralità. La prima edizione ha mostrato quanto la fiducia e l’impegno degli operatori possano intrecciarsi con promozione, relazioni e autentiche esperienze di destinazione. Con la seconda edizione, proseguiamo questo percorso con la stessa cura, arricchito da nuove idee e concept innovativi, andando oltre il format del workshop B2B tradizionale per affermarsi come un ecosistema dinamico capace di generare relazioni, opportunità concrete e valore per il territorio. Desidero ringraziare l’assessore Alessandro Onorato per il sostegno e l’impegno nella valorizzazione della destinazione e il direttore Gianluca Lo Presti per il contributo strategico alla crescita di Rise", ha dichiarato Onorio Rebecchini, presidente del Convention Bureau Roma e Lazio. Rise 2026 segna un nuovo capitolo per Roma, rilanciando l’ambizione della città di consolidarsi come capitale mondiale del turismo di lusso: una città capace di rinnovarsi senza sosta, dove l’heritage millenario incontra la contemporaneità e si traduce in esperienze di alto profilo.
(Adnkronos) - Il riciclo in Europa ha assunto una dimensione industriale piena: impianti operativi, investimenti stabili, flussi di materiali in crescita. Dai rifiuti, attraverso selezione e trattamento, escono materiali che possono rientrare nei cicli produttivi come input, se rispettano requisiti tecnici e normativi tali da consentire l’uscita dallo status di rifiuto. Sono le materie prime seconde. La filiera continua a funzionare e gli obiettivi restano formalmente alla portata, ma il passaggio decisivo non avviene negli impianti, avviene sul mercato. Le materie prime seconde aumentano, mentre la domanda industriale che dovrebbe assorbirle resta discontinua e sensibile alle oscillazioni di prezzo e di contesto. È uno squilibrio economico e competitivo che, quando si manifesta, risale la filiera, comprime i margini del riciclo, mette sotto stress la selezione e finisce per riflettersi anche sulle raccolte. La plastica è oggi il punto più esposto, ma il segnale riguarda l’intero sistema europeo. Le differenze tra materiali sono il fattore che determina se la materia prima seconda riesce a comportarsi come un vero prodotto industriale oppure resta un flusso esposto a continue instabilità. Le analisi dell’Agenzia Europea dell’Ambiente descrivono un mercato europeo che procede a velocità diverse. Alluminio, carta e vetro rappresentano le filiere più solide, grazie a standard consolidati, qualità prevedibile e una domanda industriale che non dipende solo dalla convenienza del momento. In questi casi il confronto con le materie prime vergini resta sostenibile anche nelle fasi meno favorevoli del ciclo economico. Il quadro cambia quando si guarda ad altri materiali. Plastica, legno e rifiuti organici continuano a muoversi in mercati più fragili, di dimensioni ridotte rispetto a quelli delle materie prime vergini e fortemente esposti a variabili esterne. La volatilità dei prezzi, le incertezze legate alla qualifica di cessazione della qualifica di rifiuto (il cosiddetto ‘End of Waste’, ovvero il passaggio che consente a un materiale recuperato di essere commercializzato come prodotto) e la mancanza di standard tecnici pienamente armonizzati rendono questi flussi meno appetibili per l’industria. I numeri aiutano a inquadrare il problema: gli indicatori di Eurostat collocano il tasso medio di utilizzo di materie prime seconde nell’Unione Europea intorno al 22%. Poco più di un quinto dei materiali reimmessi nell’economia proviene quindi da fonti secondarie, mentre la maggior parte continua ad arrivare da estrazione o importazioni. Anche nei Paesi con sistemi di raccolta e riciclo avanzati, la dipendenza dalle risorse primarie resta elevata. L’Italia, spesso indicata come riferimento per le performance di riciclo, continua a coprire dall’estero una quota rilevante del proprio fabbisogno complessivo di materie prime, prossima alla metà del totale. La Commissione europea richiama da tempo questo nodo nei documenti su economia circolare e sicurezza degli approvvigionamenti. La circolarità, in questa prospettiva, non è solo una questione ambientale, ma una leva industriale e strategica. Se il mercato delle materie prime seconde non diventa competitivo e prevedibile, la dipendenza dalle vergini resta strutturale e la circolarità rischia di fermarsi a monte della catena del valore. Nel settore della plastica lo scarto tra capacità di riciclo e capacità di assorbimento industriale è diventato evidente. La filiera europea ha investito, ha aumentato la produzione di polimeri riciclati, ha migliorato selezione e trattamento. Il mercato della trasformazione, però, non sta integrando le materie prime seconde in modo coerente con questi volumi. Ne deriva una crisi che si manifesta in sequenza: produzione in calo, impianti che riducono i turni o sospendono le attività, margini sempre più compressi. Il problema non è la disponibilità di rifiuti da riciclare, ma l’assenza di sbocchi stabili per i materiali già riciclati. Quando il riciclato non entra nei cicli produttivi, la pressione risale rapidamente a monte, mettendo in difficoltà l’equilibrio economico dell’intera filiera e aprendo tensioni che possono riflettersi anche sulle raccolte differenziate. Il contesto globale amplifica queste difficoltà. I rapporti di PlasticsEurope segnalano da anni una forte sovracapacità mondiale di polimeri, in particolare per le plastiche commodity utilizzate negli imballaggi. La pressione sui prezzi delle materie prime vergini rende il confronto sempre più complesso per chi produce riciclato in Europa, dove i costi energetici, ambientali e di conformità normativa sono più elevati. A questo si aggiungono le importazioni di materiali riciclati extra Ue e, soprattutto, di prodotti finiti e semilavorati realizzati con plastiche vergini o riciclate, proposti a condizioni economiche più vantaggiose rispetto agli equivalenti europei. In questo scenario, le materie prime seconde prodotte dal riciclo degli imballaggi in plastica faticano a competere sia con le vergini sia con il riciclato proveniente da Paesi terzi. La contrazione della domanda a valle si traduce in un accumulo di stock e in una crescente difficoltà a monetizzare gli investimenti effettuati lungo la filiera. Alla base delle criticità del mercato delle materie prime seconde c’è una domanda industriale che resta intermittente. In molti settori, l’utilizzo di materiali riciclati non è ancora pienamente integrato nei capitolati tecnici e continua a dipendere da condizioni di prezzo favorevoli. Quando queste vengono meno, la domanda si ritrae rapidamente. Il fenomeno è evidente anche nei materiali considerati più consolidati. Nel caso del PET riciclato, pur in presenza di obblighi di contenuto minimo in alcune applicazioni, i valori di cessione del rifiuto selezionato hanno registrato contrazioni significative, avvicinandosi ai livelli più bassi degli ultimi cinque anni. Un segnale che mette sotto pressione non solo la produzione di R-PET, ma l’intera catena che lo alimenta. Le difficoltà sono ancora più marcate per le poliolefine miste riciclate. La domanda interna, già strutturalmente debole, risente del rallentamento dei settori utilizzatori, in particolare dell’automotive. Anche laddove la cessione a riciclo viene sostenuta da contributi economici, trovare sbocchi resta complesso. In questi casi, il dibattito si sposta verso utilizzi alternativi al riciclo meccanico tradizionale. Studi dell’European Commission Joint Research Centre analizzano da tempo possibili applicazioni industriali per le frazioni più problematiche, dall’impiego come agenti riducenti in siderurgia all’utilizzo come materia di ingresso per processi di riciclo chimico (in cui il materiale viene scomposto e riutilizzato come base per nuove produzioni), fino al ruolo di additivi in conglomerati bituminosi o in specifiche formulazioni polimeriche. Opzioni tecnicamente praticabili, ma che richiedono investimenti, regole chiare e una domanda industriale disposta a impegnarsi nel medio periodo. In assenza di meccanismi in grado di garantire un assorbimento stabile delle materie prime seconde, il mercato resta esposto a oscillazioni ricorrenti. Quando queste si sommano a fasi di forte pressione competitiva internazionale, gli effetti si concentrano nei segmenti più fragili della filiera europea del riciclo.