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(Adnkronos) - Anas, società del gruppo Fs Italiane, ha pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale l'aggiudicazione efficace di ulteriori due lotti riguardanti la progettazione esecutiva e la realizzazione dei lavori ricadenti nell’itinerario in variante in nuova sede tra Sibari e Corigliano Rossano, per un investimento complessivo di circa 1,2 miliardi di euro. Il Lotto 2, per una estesa di 15 km, è stato aggiudicato al Consorzio Ordinario Eteria per l’importo complessivo netto di 376,3 milioni di euro, il Lotto 1, dello sviluppo di circa 17 km, è stato aggiudicato all’impresa Webuild per l’importo complessivo netto di 531,2 milioni di euro mentre il “Con l’aggiudicazione dei due lotti della SS 106 ‘Jonica’ nel tratto Sibari Corigliano Rossano - ha dichiarato l'amministratore delegato di Anas Claudio Andrea Gemme - Anas conferma il proprio impegno nel potenziamento delle infrastrutture della Calabria, con l’obiettivo di migliorare in maniera significativa i livelli di sicurezza, la qualità della mobilità e l’accessibilità dell’area ionica, favorendo al contempo lo sviluppo economico e sociale della regione”. I due lotti riguardano la realizzazione della nuova variante alla strada statale 106 “Jonica”, nel tratto compreso tra Coserie e Sibari, in provincia di Cosenza. Il nuovo tracciato avrà uno sviluppo complessivo di circa 32 km che sommati ai 38 in costruzione del Terzo Megalotto, tra Roseto Capo Spulico e Sibari, e ai 50 km dei sei lotti di prossimo avvio, tra Catanzaro e Crotone, consentirà di elevare le condizioni di sicurezza della dorsale ionica con ulteriori 120 km di nuova SS 106, a quattro corsie con caratteristiche autostradali. L'aggiudicazione dei due lotti, sommati ai sei lotti di prossimo avvio tra Catanzaro e Crotone dell'importo di 2,6 miliardi di euro ed al Terzo Megalotto in esecuzione, eleva l'importo totale dell'investimento sulla SS106 a oltre 5 miliardi di euro. L'appalto integrato, suddiviso in due lotti, riguarda la progettazione esecutiva e l’esecuzione dei lavori, comprensivo dei servizi di monitoraggio ambientale, geotecnico e strutturale, nonché della bonifica da ordigni bellici. Le verifiche sui requisiti di ordine generale, tecnico-economico e antimafia si sono concluse con esito positivo, consentendo l’efficacia immediata delle aggiudicazioni ai sensi del Codice dei contratti pubblici. I lotti fanno parte degli interventi oggetto di commissariamento governativo affidato con dpcm del 03/02/2025, ai sensi dell’art. 4 del dl 32/2019, al Commissario Straordinario, Responsabile pro tempore della struttura territoriale Calabria di Anas Luigi Mupo.
(Adnkronos) - Governare le grandi transizioni che attraversano l’economia italiana è la condizione per evitare che diventino un freno allo sviluppo: è in questa chiave che Cida, la Confederazione italiana dei dirigenti e delle alte professionalità, guarda al Libro bianco 'Made in Italy 2030' del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che prova a ricondurre la politica industriale dentro una visione di medio-lungo periodo. “Il Libro Bianco individua correttamente le grandi direttrici su cui si giocherà la competitività del Paese nei prossimi anni”, afferma Stefano Cuzzilla, presidente di Cida. “Affrontare in modo integrato le transizioni demografica, geopolitica, digitale ed energetico-ambientale significa riconoscere che crescita, produttività e coesione sociale sono temi inseparabili. Ora la vera sfida è trasformare questa visione in decisioni operative, con una governance stabile, strumenti di valutazione e una capacità esecutiva in grado di garantire continuità alle politiche industriali nel tempo”. Secondo Cida, il richiamo allo 'Stato stratega' può tradursi in un reale cambio di passo solo se accompagnato da metodi chiari di policy making: obiettivi misurabili, coordinamento tra i diversi livelli istituzionali, monitoraggio degli impatti e aggiornamento continuo delle strategie sulla base dei risultati. Senza una solida capacità di esecuzione, anche le migliori impostazioni rischiano di restare sulla carta. In questo quadro, la gestione delle transizioni può diventare un fattore di crescita solo se affrontata in modo sistemico. Demografia, geopolitica, innovazione tecnologica ed energia incidono contemporaneamente su competitività, organizzazione del lavoro e struttura delle filiere, e richiedono scelte coerenti e integrate. “La competitività futura infatti - commenta Cuzzilla - non si giocherà solo sugli investimenti in capitale fisico e nei prodotti ma sulla capacità di governare processi sempre più complessi e di trasformare l’innovazione tecnologica in valore economico e sociale”. Un capitolo centrale riguarda il capitale umano. Il Libro bianco pone giustamente l’accento su formazione continua, rigenerazione delle competenze e valorizzazione dei profili senior. Per Cida, la formazione deve diventare una leva manageriale della politica industriale, capace di coinvolgere anche i vertici delle organizzazioni. Le competenze digitali e ambientali non sono solo competenze tecniche, ma competenze di governo dei processi produttivi e organizzativi. In questa prospettiva, investire in formazione significa rafforzare la produttività e la capacità competitiva del sistema nel suo complesso. Cida guarda inoltre con favore all’impostazione orientata alla selettività e all’uso dei dati, superando logiche di intervento generalizzate. Politiche industriali più mirate, basate su evidenze e indicatori di impatto, possono migliorare l’efficacia della spesa pubblica e favorire investimenti che generino crescita reale. In questo senso, la Confederazione ritiene strategico valutare anche strumenti di defiscalizzazione degli investimenti in formazione, a partire dal capitale umano e manageriale. “Per rendere credibile questa strategia - aggiunge Cuzzilla - serve un salto di qualità sulle competenze. Cida è pronta a offrire alla politica un patto per le competenze, mettendo a disposizione del Paese la managerialità come leva di sviluppo. Un Made in Italy competitivo e duraturo non si costruisce solo valorizzando le eccellenze, ma mettendo a sistema innovazione, filiere e territori. E' qui che il ruolo del manager diventa decisivo: il management può ricucire le distanze tra centro e periferie, tra generazioni e culture, traducendo la visione strategica in capacità industriale diffusa. In questa funzione di connessione e di responsabilità si esprime una vera funzione civica del manager, chiamato a rendere la strategia sviluppo concreto per l’intero Paese”.
(Adnkronos) - “Da una decina d’anni l’olio di palma è stato oggetto di un vero e proprio attacco mediatico che ne ha determinato la demonizzazione sotto diversi aspetti. In Italia, in particolare, si è fatto leva su quello che è stato ritenuto l’elemento più sensibile per il pubblico: la salute. L’olio di palma è stato dipinto come un grasso sostanzialmente nocivo per chi lo consuma. Negli ultimi anni, le evidenze scientifiche si sono ulteriormente consolidate, portando a risultati inconfutabili che smontano completamente quelle che erano argomentazioni pretestuose utilizzate per demonizzare l’olio di palma”. Lo spiega Giorgio Donegani, tecnologo alimentare ed esperto di nutrizione, al seminario organizzato dall’Unione Italiana per l’Olio di palma sostenibile (Uiops) e dell'Associazione italiana dell'industria olearia (Assitol), nell’ambito del Sigep, il Salone internazionale dedicato a gelato, pastry&chocolate, coffee, bakery e pizza, a Rimini. Un incontro organizzato per presentare il Position Paper "Olio di palma sostenibile: nutrizione e sicurezza alimentare", recentemente adottato dal Comitato Tecnico Scientifico Uiops. L’esperto sottolinea come “la sostituzione dell’olio di palma con altri grassi, per motivi nutrizionali o salutistici, non comporta alcun beneficio. Anzi, ricerche molto recenti dimostrano che questo boicottaggio non è servito nemmeno a ridurre l’assunzione di grassi saturi nella popolazione italiana - sottolinea - nonostante la quasi scomparsa dell’olio di palma da molti prodotti, infatti, l’assunzione complessiva di grassi saturi è addirittura aumentata”, afferma. Davanti agli allarmismi, come quello che per Donegani ha interessato l’olio di palma, “il consumatore dovrebbe esercitare il pensiero critico e ricordare che esistono fonti autorevoli e accreditate a cui fare riferimento - suggerisce - il ministero della Salute, l’Istituto Superiore di Sanità, la Società Italiana di Nutrizione Umana, il Crea (il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria) che ha elaborato le Linee guida per una sana alimentazione della popolazione italiana. I documenti seri esistono - conclude - sono basati su evidenze scientifiche e non su suggestioni: basta consultarli e fidarsi di quelli”.