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(Adnkronos) - Per il ministro dell'Economia Eric Lombard, la Francia "non è sotto la minaccia di alcun intervento, né da parte del FMI, né della Bce" ma "non posso dire che il rischio non esiste". Per Andrew Sentance, già membro del board della Bank of England, con la manovra che prepara il governo Starmer, il Regno Unito "è sulla strada per una crisi come quella del 1976" quando il primo ministro laburista James Callaghan fu costretto a chiedere al Fondo Monetario Internazionale un prestito da quasi 4 miliardi di sterline per mantenere in piedi i conti pubblici. Sono davvero 'inediti' i protagonisti del dibattito sull'Fmi che si è acceso nei giorni scorsi: niente Pigs, niente Paesi spreconi del Sud Europa e neppure democrazie latinoamericane o paesi emergenti africani. Questa volta a suscitare spettri di salvataggi internazionali sono la quarta e la quinta economia del G7, Francia e Regno Unito, alle prese con esecutivi diversi ma stessi problemi di antica data. Parigi va - verosimilmente - verso una nuova crisi di governo e nuove elezioni nel momento in cui andrebbe definita e varata la Finanziaria 2026 mentre a Londra la Cancelliera dello Scacchiere Rachel Reeves è accusata di preparare un bilancio 'tax-and-spend' in un momento in cui il debito pubblico (ma soprattutto la spesa per gestirlo) è a livelli preoccupanti. Le cifre parlano chiaro: la Francia ha registrato nel 2024 un deficit pubblico del 5,8% con un debito salito a fine marzo a 3.345 miliardi di euro (ovvero il 114% del Pil). Quanto al Regno Unito per l'esercizio 2024-25 il deficit dovrebbe attestarsi al 5,1% con un debito salito a 2.537 miliardi di sterline (2.950 miliardi di euro), il 96% del Pil. Per l'Italia, per capirci, le cifre sono deficit al 3,4% e debito a 3.070 miliardi (134% del Pil). Di tutte le cifre è soprattutto quella del disavanzo che suscita i maggiori timori, perché impone a Londra e Parigi di ricorrere sempre più ai mercati per finanziare il deficit. E i mercati non sembrano tranquilli: se la Grecia registra uno spread di 71 punti sul titolo decennale rispetto al Bund tedesco (pagando quindi interessi al 3,43%), la Francia è a 79 punti mentre il Regno Unito addirittura a quota 200. Il risultato sono risorse pubbliche sottratte a welfare e interventi per la crescita e destinati invece a pagare il servizio del debito. L'Italia è a 89 punti di spread ma il ministro francese ha riconosciuto che "secondo i mercati fra due settimane pagheremo per il nostro debito più dell'Italia, che fino a poco tempo fa era considerata la peggiore nell'Unione Europea". Ma se Parigi prova a minimizzare, a Londra il dibattito sul ricorso al Fondo Monetario è più di un esercizio accademico fra economisti: per Nigel Farage, il leader populista di Reform UK in testa ai sondaggi "la situazione economica è tornata agli anni Settanta" mentre la leader conservatrice Kemi Badenoch al Telegraph ha detto: "Ci siamo già trovati in questa situazione. Dopo il salvataggio del FMI e l'inverno del malcontento degli anni '70 e dopo la crisi finanziaria del 2008" entrambi dopo periodi di governo laburista e "toccherà a noi di nuovo" salvare l'economia britannica. Un portavoce del Tesoro ha replicato definendo "infondate" le affermazioni secondo cui Londra sarebbe sull'orlo di una crisi del debito simile a quella degli anni '70 ma un economista noto, Jagjit Chadha, già direttore del National Institute for Economic and Social Research, non ha esistato a parlare di una economia a rischio "collasso". D'altronde, con lo spread che vola, quest'anno la spesa per interessi nel Regno Unito dovrebbe toccare i 128 miliardi di euro contro gli 85 miliardi pagati dal nostro Tesoro. L'ombra del Fondo monetario insomma incombe sull'autunno di Londra e Parigi. Anche se dal Wall Street Journal si getta acqua sul fuoco e non per eccesso di ottimismo. In una analisi, il giornale americano ricorda che "Gran Bretagna e Francia, la sesta e la settima economia mondiale, sono troppo grandi perché il FMI o chiunque altro possa salvarle". Il Fondo infatti ha "una capacità di prestito totale di circa 1.000 miliardi di dollari, più che sufficiente per offrire una modesta stabilizzazione a paesi come lo Sri Lanka o il Pakistan. La Grecia, il più grande progetto di salvataggio finora in Europa, ha ricevuto circa 32 miliardi di euro per un totale di 326 miliardi di euro in cinque anni". Ma con un debito complessivo di Londra e Parigi vicino a 8 mila miliardi di dollari, è evidente che non si tratta di "un problema economico per il quale l'aiuto finanziario dell'Fmi sarebbe la soluzione". Fossero banche, si direbbe che Londra e Parigi sono 'too big to fail'. Ma sono grandi economie occidentali. E i loro problemi rischiano di essere i problemi di tutti.
(Adnkronos) - Mentre l’estate italiana oscilla tra lidi semi-deserti e montagne sovraffollate alla caccia del selfie, la startup Unexpected Italy rilancia il turismo responsabile con il 'Manifesto dell’ospitalità etica', documento già firmato da quasi 500 tra ristoratori, albergatori, artigiani e produttori di tutta Italia. "Finché si continua a percepire il turista come un pollo da spennare - afferma Elisabetta Faggiana, ceo e co-founder di Unexpected Italy - non si può pretendere un’offerta equilibrata, autentica e con un buon rapporto qualità/prezzo. E il turista, oggi più informato e consapevole, che sia italiano o straniero, se ne accorge e non ritorna". Le conseguenze? Da un lato turisti insoddisfatti, dall’altro una lenta erosione dell’identità locale: botteghe che chiudono, artigiani che spariscono, trattorie storiche che cedono il passo a fast food e ristoranti 'fotocopia'. Il guadagno facile, per affittacamere, stabilimenti balneari, ristoranti turistici, è una tentazione che si paga a caro prezzo. Per questo nasce la start up travel tech fondata dalla vicentina Elisabetta Faggiana e dal barlettano Savio Losito, recentemente premiata anche alle Nazioni Unite per il suo approccio etico e innovativo al turismo. Oggi l’app, descritta dal The Guardian come 'una bussola per viaggiatori consapevoli', chiede a tutti i propri aderenti di firmare il 'Manifesto per un turismo etico' per diffondere la propria visione. Firmato ormai da quasi 500 host che ogni giorno scelgono l’etica alla scorciatoia, la qualità al compromesso, la responsabilità alle mode passeggere. Scelgono di restare fedeli alle proprie radici, di guardare il proprio territorio con l’occhio di chi lo ama, non di chi ci specula, fieri di essere 'ribelli con le radici'. Il Manifesto è il patto che unisce ristoratori, albergatori, artigiani e produttori della rete Unexpected Italy, custodi della vera autenticità italiana. "Sottoscrivere il Manifesto - spiega Elisabetta Faggiana - è il primo passo per abbracciare un impegno condiviso e una prospettiva autentica. Alle parole devono seguire azioni concrete e responsabili, supportate da un rigoroso processo di screening, raccomandazioni locali e verifiche in loco, per assicurare che ogni realtà abbia e mantenga un approccio etico e di valore, perché chi accoglie con professionalità ed etica c’è e va valorizzato". Un impegno concreto, fatto di scelte quotidiane, per un turismo responsabile, giusto, consapevole. Tra le realtà più recenti entrate in Unexpected Italy Il Casale al Colle sui Colli Euganei, Trattoria dell’Acciughetta a Genova, Palazzo Grillo a Genova, Fratelli Levaggi a Camogli, Ca’ Apollonio Hermitage a Romano D’Ezzelino (VI), l’Hotel Hassler a Roma, solo per citarne alcuni. La sfida di Unexpected Italy nasce da qui: una mappatura meticolosa dell’Italia, provincia per provincia, metro quadro per metro quadro (ad oggi sono 13 le province mappate e a breve molte altre) con una selezione accurata di realtà che lavorano con passione, competenza e rispetto, garantendo un'offerta proporzionata al prezzo e all’esperienza. È così che nasce una mappa selettiva ma inclusiva: fatta di ristoratori autentici, artigiani resistenti, osti che ancora raccontano storie e produttori che non hanno mai ceduto alla logica del guadagno facile. Una mappa dinamica di un’Italia che resiste: la sfida è ricostruire un turismo vicino, umano, trasparente, proporzionato al costo e all’esperienza. Dice Savio Losito, co-founder di Unexpected Italy: "Il problema non è tanto pagare molto, ma pagare molto per avere poco. Il prezzo deve sempre essere commisurato all’offerta, così un ristorantino esclusivo, con pochi coperti, un team preparato e materie prime eccellenti ha giustamente un prezzo più elevato rispetto ad una trattoria semplice, autentica, con cucina locale e prezzi più accessibili. Entrambe sono valide, se c’è trasparenza e valore reale". Secondo Unexpected Italy, la risposta alla crisi dell’offerta turistica sta proprio nella rigida selezione di luoghi che aderiscono a determinati canoni e parametri di etica e qualità. "Lo sappiamo - osserva Elisabetta Faggiana - che suona impopolare. Ma oggi l’eccesso di accesso ha appiattito tutto. Le destinazioni si omologano, l’esperienza si svuota, la qualità si perde. Bisogna tornare a distinguere.La chiave diventa quindi selezionare chi lavora con etica, passione e qualità e connetterli a viaggiatori che sono alla ricerca di autenticità vera, non del posto instagrammabile o turistico". "Noi vogliamo consigliare bene chi vuole davvero capire e per fare questo abbiamo sviluppato una tecnologia che unisce ad una piattaforma di screening, un sistema di raccomandazioni locali. Ci affidiamo a esperti e abitanti del posto accuratamente scelti, custodi di un sapere locale inestimabile, capaci di consigliare i luoghi con competenza e autenticità e di garantirne la costanza", conclude.
(Adnkronos) - Luglio 2025 è stato il terzo luglio più caldo a livello globale, con una temperatura media di 16,68 °C, 0,45 °C in più rispetto alla media di luglio del periodo 1991-2020. Inoltre, è stato più freddo di 0,27 °C rispetto al record di luglio 2023 e di 0,23 °C nel confronto con luglio 2024, il secondo più caldo. Lo rende noto il Copernicus Climate Change Service (C3S), implementato dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine per conto della Commissione europea con finanziamenti dell'Ue. Guardando, poi, alla media stimata del periodo 1850-1900, luglio 2025 è stato di 1,25 °C più caldo, diventando quindi il quarto mese degli ultimi 25 con una temperatura globale inferiore a 1,5 °C rispetto al livello preindustriale. Il periodo di 12 mesi da agosto 2024 a luglio 2025 è stato di 0,65 °C superiore alla media del periodo 1991-2020 e di 1,53 °C superiore al livello preindustriale. Secondo Carlo Buontempo, direttore del C3S, "due anni dopo il luglio più caldo mai registrato, la recente serie di record di temperatura globale è terminata, almeno per ora. Ma questo non significa che il cambiamento climatico si sia arrestato. Abbiamo continuato ad assistere agli effetti del riscaldamento globale in eventi quali il caldo estremo e le inondazioni catastrofiche di luglio. Se non stabilizziamo rapidamente le concentrazioni di gas serra nell'atmosfera, dovremo aspettarci non solo nuovi record di temperatura, ma anche un aggravamento di questi impatti, e dobbiamo prepararci a questo". La temperatura media sul territorio europeo a luglio 2025 è stata di 21,12 °C, 1,30 °C in più rispetto alla media di luglio del periodo 1991-2020, rendendo il mese scorso il quarto luglio più caldo mai registrato nel Continente.