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(Adnkronos) - Dal castello di Alden Biesen e dalle temperature proibitive dell'inverno belga all'Addis International Convention Center e al clima primaverile di Addis Abeba. Reduce dal vertice informale dei leader Ue, Giorgia Meloni atterra nella capitale etiope per una missione dal forte peso politico: la seconda edizione del vertice Italia-Africa (la prima sul suolo africano) e la partecipazione, da ospite d'onore, all'Assemblea dei capi di Stato e di governo dell'Unione Africana. Sul tavolo non c'è solo il consolidamento del Piano Mattei, ma anche la sua possibile estensione. A quanto apprende l'Adnkronos da fonti vicine al dossier, è in corso un lavoro per ampliare la platea dei Paesi coinvolti: si ragiona sull'ingresso di altre 4-5 Nazioni africane che andrebbero ad aggiungersi alle attuali 14 già parte della strategia. Il cuore della giornata resta il progetto per l'Africa che porta il nome di Enrico Mattei, la cornice con cui Roma punta a ridefinire il partenariato con il continente. I lavori del summit si aprono nel più importante centro congressi del Paese con l'intervento della premier, che rivendica subito la scelta simbolica della sede: "E' la prima volta nella storia che questo vertice si svolge nel continente africano. Una scelta non casuale, ma una riprova della centralità e della rilevanza che la mia Nazione attribuisce al rapporto con tutti voi", dice rivolgendosi ai leader presenti. Meloni torna quindi sull'impianto politico dell'iniziativa: "Abbiamo assunto un impegno molto ambizioso… costruire un modello completamente diverso di cooperazione, fondato sulla fiducia e sul rispetto reciproco. Una cooperazione da pari a pari, lontana da qualsiasi tentazione predatoria ma anche dall'approccio paternalistico". Nel passaggio più programmatico, la presidente del Consiglio sottolinea l'evoluzione del Piano: "Oggi viene riconosciuto non più come una iniziativa italiana ma come una strategia di respiro internazionale", resa possibile - rimarca - dalle sinergie con Nazioni Unite, Ue, Unione Africana e G7. Rivendicati anche i numeri: "In questi due anni abbiamo avviato e concluso progetti concreti di grande impatto sociale, mobilitando miliardi di euro tra risorse pubbliche e risorse private". Ma l'obiettivo politico, chiarisce, va oltre i singoli dossier: "Non è quello di attuare un semplice pacchetto di progetti, ma è quello di dare forma a un patto tra nazioni libere che scelgono di lavorare insieme perché si fidano l'una dell'altra". Sul tema migratorio la premier marca la linea del governo: "Non ci interessa sfruttare la migrazione per avere manodopera a basso costo, vogliamo, invece, combattere le cause profonde che spingono troppi giovani a dover lasciare il luogo nel quale sono nati e cresciuti", definendo questa impostazione "una scelta di responsabilità condivisa, non di convenienza". Meloni insiste poi sul carattere "in progress" della strategia: "L'obiettivo di questo vertice non è celebrare quello che abbiamo fatto fin qui, ma ragionare insieme su cosa possiamo ancora fare per rendere il Piano Mattei più efficace, più concreto, più aderente alle esigenze dei territori". Nel finale dello speech la premier insiste sull'ambizione dell’iniziativa: "Stiamo contribuendo a rivoluzionare il modo di guardare all'Africa". Poi, nelle dichiarazioni alla stampa, evidenzia come il Piano si stia rivelando "una scommessa" che l'Italia "sta vincendo". Tra i dossier affrontati c'è anche quello del debito africano: "Abbiamo lanciato un'iniziativa di conversione del debito per progetti congiunti di sviluppo e a questo aggiungiamo oggi l'inserimento di clausole di sospensione del debito per quelle nazioni che sono colpite da eventi climatici estremi", annuncia. Guardando alle prossime mosse, la premier assicura che Roma intende accelerare: "Nei prossimi giorni e nelle prossime settimane… lavoreremo insieme per definire le linee operative per strutturare le fasi successive del Piano Mattei, ma chiaramente non intendiamo perdere tempo e non lo faremo". A fare da cornice politica è la forte presenza di quello che Meloni definisce il "Sistema Italia". Al vertice partecipano numerose realtà della società civile - tra cui la Comunità di Sant'Egidio e il network Link 2007 - insieme ai principali gruppi industriali e finanziari coinvolti nelle filiere energetiche, infrastrutturali e della cooperazione economica. In prima linea, tra gli altri, Eni, Enel, Fincantieri, Cassa Depositi e Prestiti e Leonardo. Le parole di Meloni vengono accolte con favore dal padrone di casa, il primo ministro etiope Abiy Ahmed Ali, con cui la presidente del Consiglio ha avuto un lungo incontro bilaterale che ha fatto slittare l'avvio dei lavori del vertice. Abiy definisce il summit "un momento chiave nei rapporti tra Italia e Africa, un momento per passare dal dialogo all'azione e per trasformare idee in risultati concreti per i nostri popoli". Per Addis Abeba, sottolinea il premier etiope, "l'Italia ha articolato una visione lungimirante per fungere da ponte tra Europa e Africa" e "il Piano Mattei si allinea perfettamente con le priorità dell'Etiopia", in particolare su energie rinnovabili, agricoltura e infrastrutture. Da qui la disponibilità a rafforzare il partenariato: "Insieme possiamo costruire un nuovo rapporto tra Italia e Africa basato sulla dignità, non sulla dipendenza… Un futuro che costruiremo insieme". La missione della premier proseguirà con l'intervento alla 39esima Assemblea dell'Unione Africana e con possibili nuovi incontri bilaterali. (dall'inviato Antonio Atte)
(Adnkronos) - Giurarsi amore eterno davanti a un piatto stellato? Perché no. Per festeggiare San Valentino al top, e incantare la 'dolce metà', la scelta migliore è sicuramente quella di concedersi una cena in uno dei migliori ristoranti. Ma quanto si arriva a spendere e cosa aspettarsi dalle cucine più blasonate? Ecco qualche esempio, su e giù per lo Stivale, per farsi un'idea e, soprattutto, per capire se il cuore val bene una cena. Volendo puntare ai massimi livelli, ci sono gli chef tristellati, spesso considerati inarrivabili, anche perché eternamente pieni, soprattutto per le serate speciali come questa. L'Atelier Moessmer di Norbert Niederkofler, a Brunico (Bz), offre un’esperienza pensata per celebrare l’amore in tutte le sue forme: un menu speciale accompagna gli ospiti in un percorso di gusto da vivere con lentezza, tra intimità e calore, dove ogni dettaglio è pensato per rendere questo giorno davvero unico. Nel menù, a 95 euro, Verza al forno ripiena, Risotto con blu di bufala e tartufo nero, e poi doppio secondo con Trota al caviale e zabaione salato e Vitello al pepe nero e barbabietole. Per assaporare la cucina dello chef Massimiliano Alajmo (3 stelle a Le Calandre di Rubano, Padova), si può optare per un altro dei suoi locali, Le Cementine di Roncade (Treviso), per un menù completo di San Valentino a 100 euro. Inutile, invece, lanciarsi nell'intero weekend da sogno proposto (con prezzo anch'esso da sogno) a Villa Crespi, con lo chef Antonino Cannavacciuolo, dove, oltre alla cena tristellata, è previsto anche un massaggio di coppia e un welcome bouquet in camera con Champagne e cioccolatini: è già sold-out. Intramontabile la proposta di Heinz Beck, sempre presente quando si tratta di occasioni speciali da trascorre nella sua Pergola al Rome Cavalieri, A Waldorf Astoria Hotel di Roma. Nel menù: fegato grasso d'anatra con carciofi e gel di amaretto, ricciola con sedano marinato ai profumi di rosa turca, melograno e cioccolato ossidato, astice su estratto di liquirizia, cuore di spinaci e fagioli borlotti, solo per citare i primi tre dei sette piatti in degustazione per 750 euro in due. Passando alle due stelle Michelin, l'offerta si allarga e spuntano idee interessanti al Sud. Nel suo ristorante La Madia di Licata (Ag), lo chef Pino Cuttaia non anticipa nulla, ma promette per la sera del 14 febbraio un menu esclusivo, creato appositamente "in occasione della celebrazione dell’amore" (la spesa per una menu degustazione mediamente va dai 150 ai 190 euro a persona). Il George Restaurant, primo due stelle Michelin 2026 di Napoli, presso il Grand Hotel Parker's, l'albergo più antico della città, ha in serbo un menù di quattro portate, più amuse bouche e dessert, firmato dallo chef Domenico Candela, a 167 euro a persona. Una serata speciale attende gli innamorati anche al Moma di Roma, una stella Michelin, che per San Valentino propone una serata all’insegna della seduzione giocosa. Lo chef Andrea Pasqualucci ha costruito un menu che si veste di rosso: tra giochi cromatici, note iodate, accenti floreali, carni opulente ammansite da bacche e frutti rossi e materie prime che si trasformano e travestono, il percorso si snoda in una rappresentazione allegorica di un amore che vive di equilibrio tra leggerezza e profondità, dall'Ostrica alla brace, margarita e aneto in apertura fino allo Yogurt di pecora e lamponi che chiude il percorso (costo 200 euro). Per la notte più romantica dell’anno, il Ristorante Serrae Villa Fiesole, 1 stella Michelin, invita gli innamorati a vivere un’esperienza sensoriale unica nella cornice dell'FH55 Hotel Villa Fiesole, sospesa tra alta cucina, panorama mozzafiato e intimità senza tempo. Lo chef Antonello Sardi firma un menù di San Valentino che celebra l’amore attraverso materie prime d’eccellenza, tecnica raffinata e un racconto gastronomico elegante e seducente (279 euro inclusi i vini). A Milano, ci si può regalare una cena da Cracco in Galleria (1 stella Michelin), dove il menu degustazione tradizionale parte dai 350 euro. Ma per San Valentino Carlo Cracco ha pensato di stupire con una serie di edizioni speciali di cioccolatini, fra baci, tavolette, combo, e persino un kit dolce e uno salato, con packaging nei colori dell'amore. E se l'amore si vuole festeggiarlo con dolcezza, in arrivo quattro creazioni firmate dal maestro pasticcere Vincenzo Faiella, di San Marzano sul Sarno (Sa) - semifreddo al rocher, cheesecake ai frutti di bosco, al cappuccino e mousse al tris di cioccolati - disponibili sia in monoporzione sia in formato torta, pensata per trasformare il regalo in un momento di condivisione.
(Adnkronos) - Energia, bioeconomia, economia circolare, risorse idriche, agroecologia, velocizzazione degli iter autorizzativi, lotta all’illegalità, rafforzamento dei controlli. Sono i temi al centro del ‘Libro Bianco’ di Legambiente sulla riconversione green dell’industria italiana: 30 proposte per otto settori chiave con sei pilastri per rilanciare la manifattura italiana e renderla più competitiva e sostenibile. Un obiettivo: “dare gambe” al Clean Industrial Deal Made in Italy, fondato su lotta alla crisi climatica, innovazione e competitività. Per farlo, è necessario accelerare il passo avendo come come pilastri la decarbonizzazione, la circolarità, l’innovazione, la legalità, nuova occupazione green e inclusione. In questo quadro dunque, l’Italia, deve “colmare ritardi e vuoti normativi, superando iter troppo lenti e burocratici, alti costi energetici e il mancato rispetto delle norme ambientali, tutti ostacoli non tecnologici che ad oggi ne frenano il pieno sviluppo”. In particolare, spiega Legambiente, bisogna spingere sull’applicazione e il rispetto delle norme ambientali, come evidenziato anche dalla Commissione Ue nel suo recente riesame dell’attuazione delle politiche ambientali, che “possono far risparmiare all’economia europea ben 180 miliardi di euro annui (circa l’1% del Pil Ue)”. “Il Clean Industrial Deal è un’opportunità che l’Italia non deve assolutamente sprecare per varare una politica industriale all’altezza della sfida climatica e per far ridurre alle imprese i costi dell’energia, evitando, però, la pericolosa scorciatoia della deregulation ambientale”, ha evidenziato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, intervenuto stamattina alla terza edizione del forum ‘L’Italia in cantiere. Un clean industrial deal made in Italy’. “Investire in un’ambiziosa politica industriale significa favorire la competitività delle imprese, facendo occupare dall’Italia, prima degli altri Paesi, l’esponenziale mercato globale delle tecnologie green”, ha affermato, sottolineando che “con questo spirito abbiamo deciso di scrivere il nostro ‘Libro bianco’, pensato come un vero e proprio piano industriale per l’Italia, indirizzando delle proposte a governo e Parlamento e raccontando, con l’esperienza dei tanti campioni nazionali della transizione ecologica, quello che il Paese sta già facendo”.