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(Adnkronos) - Il governo non ha cambiato la data del referendum sulla separazione delle carriere, che resta confermato il 22-23 marzo. Il Consiglio dei ministri, conclusosi a palazzo Chigi, riferiscono fonti governative, 'precisa' solo il quesito referendario. Una linea approvata dal Quirinale. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha infatti adottato il Dpr deliberato oggi dal Consiglio dei ministri. Intanto i promotori della raccolta di firme hanno accolto con "grande soddisfazione la decisione dell’Ufficio Centrale per il Referendum della Corte di Cassazione che ha ritenuto legittima la nostra richiesta e che ha riformulato il quesito referendario, facendo espresso riferimento alle norme che il testo della legge costituzionale ha modificato”. “Tale decisione - sottolineano - è una conferma sia della utilità e della correttezza della nostra iniziativa, sia della necessità di fornire agli elettori la indicazione degli articoli della Costituzione che il testo approvato e sottoposto a referendum intende modificare, e sui quali è richiesto il loro voto ed una loro consapevole riflessione”, sottolineano i promotori della raccolta delle oltre 500 mila firme, capitanati dall’avvocato Carlo Guglielmi. “Siamo, pertanto, molto soddisfatti del complessivo risultato raggiunto, già preceduto dalla risposta positiva dei 546.463 cittadini che hanno firmato, ed ai quali è rivolto il nostro ringraziamento per l’impegno mostrato in difesa della Costituzione: ciò rappresenta motivo di orgoglio, sia rispetto all’obiettivo di sollecitare la massima partecipazione alla vita civile, sia rispetto alla esigenza di diffondere una corretta informazione sulla reale ricaduta negativa che la riforma sottoposta a referendum potrebbe avere sull’equilibrio dei poteri dello Stato e sulla giustizia. Restiamo in fiduciosa attesa della decisione del Consiglio dei Ministri in merito alla fissazione della nuova data del referendum”, concludono. Di segno opposto la reazione del presidente dell Camere Penali e del Comitato Camere Penali per il Sì, Francesco Petrelli. “La decisione dell’Ufficio centrale della Cassazione di accogliere il nuovo quesito per il referendum sulla riforma della giustizia non può essere archiviata come un atto meramente tecnico. È un fatto grave e preoccupante che nell’elenco dei giudici che hanno assunto questa decisione compaiano magistrati che partecipano attivamente alle manifestazioni per il No o che hanno una storia pubblica chiaramente riconducibile a quelle posizioni”, afferma Petrelli. “L’indipendenza della giurisdizione non è uno slogan: è una garanzia sostanziale - continua intervenendo dal palco dell’evento “La trasversalità del Sì”, organizzato dalle Camere Penali - E quando anche solo il dubbio di una sovrapposizione tra funzione giudiziaria e militanza politica si affaccia, la credibilità delle istituzioni viene messa in discussione. Per il resto - aggiunge Petrelli - noi non abbiamo paura del confronto né dei rinvii. La modifica della data non è un problema. Nei territori delle Camere penali continueremo il nostro lavoro, ogni giorno, per spiegare le ragioni del Sì e per difendere i diritti dei cittadini”. "Qualunque sia la data, noi siamo pronti, perché chi quotidianamente lavora per difendere i diritti dei cittadini è sempre pronto". A segnalare la presenza in Cassazione di attivisti per in No è anche il deputato di Forza Italia Enrico Costa. "Dell'Ufficio elettorale della Cassazione, che ieri ha deciso di cambiare il quesito referendario, fa parte il dottor Alfredo Guardiano. È lo stesso Alfredo Guardiano - scrive Costa si X - che il 18 febbraio modererà, con tanto di locandina già pubblicata, il convegno 'Le ragioni del no: difendere la Costituzione è un impegno di tutte e tutti', che si terrà a Napoli il 18 febbraio alle 17.30? Questo sarebbe il giudice terzo ed imparziale?”, domanda. Stessi toni dal vicepresidente della Camera e responsabile della campagna referendaria per il Sì del movimento azzurro, Giorgio Mulè. "In questo Paese succede, oggi, che nel collegio della Corte di cassazione chiamato a pronunciarsi su un ricorso dei sostenitori del 'no' ci siano giudici dichiaratamente schierati dalla parte del 'no'. A chi ha dato ragione il collegio della Cassazione? Ai sostenitori del 'no'. Si aggiunga che tra questi giudici c’è anche l’ex presidente della commissione Giustizia della Camera dei deputati del Partito democratico - rientrata in magistratura e promossa dopo l’esperienza in Parlamento - coinvolta nella vicenda denunciata da Luca Palamara riguardo ad alcune nomine in importanti uffici giudiziari. Ora, mi chiedo - insiste Mulè - come si può essere tranquilli e sereni davanti a un collegio di Cassazione che comprende presenze così smaccatamente di parte? Non è forse questa la plastica dimostrazione di una giustizia politicizzata?" "Come si può pensare - aggiunge - che questa sia una giustizia giusta, con giudici terzi e imparziali? Ecco, questo avviene in Italia. Ed è per questo che è necessario votare Sì al referendum”. Stessa linea anche per Fratelli d'Italia secondo cui la decisione della Cassazione di cambiare il quesito referendario conferma che la riforma della giustizia è una necessità. Basta - afferma il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami - dare uno sguardo ai giudici della Corte di Cassazione che hanno deciso la riformulazione del quesito. Tra questi Alfredo Guardiano, che modererà un convegno sulle ragioni del No, e Donatella Ferranti ex deputata Pd e presidente della commissione Giustizia fino al 2018. Serve altro per rendersi conto che non si può più attendere per ridare terzietà alla magistratura, rendendola indipendente dalla politica e dalle correnti e attuando l’articolo 111 della Costituzione? Serve votare Sì al referendum”. Ma il Pd non ci sta. "Prima non consentono al Parlamento di poter esercitare la propria funzione, poi - afferma la responsabile giustizia del Pd, Debora Serracchiani - fissano una data del referendum senza rispettare la raccolta firme di oltre 500 mila cittadine e cittadini italiani, poi sono costretti a modificare il quesito del referendum senza spostare la data fissata del referendum con la solita tracotante arroganza di chi comanda e non governa. Ora anche le accuse alla magistratura di aver semplicemente svolto il proprio lavoro applicando la legge e lamentando la non imparzialità della stessa. Ancora una volta - sottolinea Serracchiani - prevale la linea della prepotenza e della mancanza di rispetto per le istituzioni. Un’altra buona ragione per votare no”. Intanto agli attacchi del centrodestra e delle Camere penali risponde in attraverso l'Adnkronos il giudice Alfredo Guardiano: "Si tratta di attacchi che mi hanno molto amareggiato, ma che sono assolutamente privi di fondamento. Io parteciperò a una manifestazione per il 'No', ma solo come moderatore nell'ambito di un convegno che vede altre persone come relatori - sottolinea - Ovviamente io sono per il 'No', ma questo fatto mi accomuna a tantissimi magistrati, avvocati, professori universitari, operatori della giustizia, così come ci sono altri magistrati, professori universitari, avvocati che sono per il Sì e addirittura fanno campagna per il Sì anche componenti del Consiglio superiore della magistratura. Non ci può essere uno stigma". "Per quanto riguarda i rapporti tra questa mia presa di posizione a favore del 'No' e la mia partecipazione, in qualità di componente di un collegio formato da 21 magistrati che hanno adottato l'ordinanza di ieri, non c'è veramente nessun collegamento, nessun potenziale conflitto di interessi", continua. "Il punto fondamentale è che quel provvedimento non ha affrontato e non poteva affrontare minimamente il merito del referendum né il tema dello spostamento della data", sottolinea Guardiano ricordando che la questione era relativa solo al quesito. "La competenza dell'ufficio era limitata a questo tema: i 500mila elettori avevano il diritto di presentare la richiesta? Noi abbiamo detto di sì perché è un diritto costituzionalmente riconosciuto dall'articolo 138 della Costituzione" e abbiamo detto che "per consentire una partecipazione consapevole al voto, che dovrebbe essere interesse di tutti, il quesito andava modificato". "La bontà del nostro operato è stata riconosciuta oggi dal governo, che ha confermato le date e ha modificato il quesito secondo le nostre indicazioni", conclude.
(Adnkronos) - "Inps è tutto il welfare in Italia. La sua trasformazione sta andando avanti e per questo sono molto felice. Tutti i nostri dipendenti ci stanno credendo fortemente. Vogliamo restituire al Governo, allo Stato, un istituto che sia sempre più trasparente, efficace, dinamico e fruibile, cioè sempre più al servizio dei nostri cittadini”. Lo ha detto il presidente dell'Inps, Gabriele Fava, durante la Conferenza nazionale della Dirigenza Inps intitolata "La forza dei valori" che è iniziata oggi a Roma. Punti chiave, spiega Fava sono: “Responsabilità, senso del dovere, senso del sacrificio e soprattutto il benessere dei cittadini. Il loro interesse che corrisponde al nostro lavoro”. Due giorni ricchi di incontri e approfondimenti: “Queste due giornate sono importantissime perché i protagonisti sono le nostre risorse umane, tutti i nostri dipendenti, dal primo all’ultimo. Vogliamo passare con loro questi due giorni per andare incontro al futuro del nostro Istituto e quindi al nuovo modello di servizio che stiamo portando avanti” conclude Fava.
(Adnkronos) - “L’economia circolare non è solo gestire i rifiuti per farli far diventare una risorsa, cosa pure importante. È un modo di pensare e di operare, una cultura che riguarda l’intero ciclo di vita dei prodotti. È qualche cosa di rivoluzionario”. A dirlo è Livio De Santoli, prorettore per la Sostenibilità all’Università Sapienza di Roma, che all’Adnkronos sottolinea la necessità di fare un cambio di mentalità, da parte sia delle persone che dei decisori. Per De Santoli, occorre infatti passare da un approccio consumistico e lineare (rifiuti come scarti) a una visione circolare (rifiuti come risorse) che integri ambiente, società ed economia, superando il greenwashing e assumendosi la responsabilità personale e collettiva per la crisi climatica. E occorre farlo applicando questo nuova “tipologia di vita”, a “tutto”. Intanto, lungo lo Stivale si stanno avendo “dei buoni risultati nel campo della gestione dei rifiuti — vedo che ormai le percentuali nelle città stiano veramente arrivando a dei valori elevati”, evidenzia il prorettore. L’economia circolare è in effetti un settore dove “l’Italia è sempre stata all’avanguardia” e dove “avrà sicuramente un grande ruolo”, sottolinea il prorettore. Per dare qualche cifra, secondo i dati Conai l’Italia nel 2024 ha riciclato il 76,7% di imballaggi immessi sul mercato, pari a 10,7 milioni di tonnellate. Nel dettaglio, sono state riciclate oltre 435.500 tonnellate di acciaio, 62.400 tonnellate di alluminio, 4.605 milioni di tonnellate di carta e cartone, 2.314 milioni di tonnellate di legno, 1.131 milioni di tonnellate di plastica convenzionale e 47.500 tonnellate di bioplastica compostabile – per un totale di 1.179 milioni di tonnellate – e quasi 2.103 milioni di tonnellate di vetro. Da segnalare il risultato del settore della plastica, che ha superato nel 2024 l’obiettivo del 50% di riciclo fissato dall’Unione Europea per il 2025. Sommando i dati relativi al recupero energetico a quelli relativi al riciclo, la quantità totale di imballaggi a fine vita recuperati supera i 12 milioni di tonnellate : l’86,4% degli imballaggi immessi sul mercato. Questi risultati non arrivano per caso. “L’Italia ha già una tradizione industriale e artigianale che favorisce l’efficienza, e questo può diventare un vantaggio competitivo”, osserva De Santoli. Il Paese è stato “pioniere anche sul fronte dell’efficienza energetica”: già dagli anni Settanta esistevano politiche avanzate, e oggi, sottolinea il prorettore, registriamo “una delle intensità energetiche più basse d’Europa, dimostrando che è possibile crescere consumando meno energia”. E a proposito di Europa: nell’ultimo anno, in nome della competitività, Bruxelles ha avviato un’opera di semplificazione che, partendo da una necessità su cui tutti concordano – recuperare terreno rispetto ai competitor, in primis Stati Uniti e Cina – rischia secondo alcuni di distruggere lo sforzo verso un mondo più verde, oltre al ruolo di leader globale della transizione energetica ed ecologica che l’Unione si è costruita negli ultimi anni. De Santoli è tra chi la pensa così: “Mi auguro che si trovi un equilibrio, perché non si può cancellare un lavoro di cinque anni”. “Siamo vicini al traguardo 2030 e dobbiamo continuare fino al 2050. Alcuni Paesi sono sulla buona strada, l’Italia un po’ meno, ma non ha alternative: seguire la transizione energetica e digitale è l’unico modo per garantire sviluppo industriale, riduzione dei costi e nuova occupazione”.