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(Adnkronos) - Quella che sembrava solo un'operazione nostalgia è diventata un fenomeno che ha conquistato il pubblico di ogni età: i film del passato tornano come dei 'vecchi amici' o per vivere una seconda 'prima volta' con gli spettatori più giovani. Classici, cult, musical, anime e film-concerto stanno tornando a riempire le poltrone, coinvolgendo un pubblico trasversale che va dagli appassionati della prima ora ai più giovani, spesso alla loro prima visione in sala. Un revival nostalgico si è trasformato in pochi anni in un rito collettivo. Il ritorno in sala più vicino? Fra qualche giorno, per San Valentino, tornano nei cinema 'Pretty Woman' il 9, 10, 11 e 14 febbraio e ‘Ghost’ solo il 14 febbraio. Sono tante dunque le proiezioni-evento dedicate a titoli come 'Ritorno al futuro', 'Frankenstein Junior', 'Quei bravi ragazzi', 'Blade Runner', 'Taxi Driver', gli anime giapponesi 'Ken il Guerriero' fino e 'Lupin III - Il castello di Cagliostro’, i film-concerto dei Pink Floyd o dei Led Zeppelin ma anche 'Quando la moglie è in vacanza' e 'Gli uomini preferiscono le bionde' per il centenario dell’icona Marilyn Monroe hanno mostrato che il pubblico non cerca solo il film, ma l’esperienza: la condivisione, la partecipazione, l’atmosfera unica che solo la sala può offrire. In molti casi, le proiezioni sono accompagnate da iniziative speciali. Per il cult 'Top Gun' con Tom Cruise, per esempio, il pubblico è stato invitato a partecipare alla proiezione con un outfit ispirato al film, a partire dagli iconici occhiali da aviatore. O come per 'Mamma ho perso l’aereo', tornato nelle sale lo scorso dicembre, l’invito è stato quello di recarsi al cinema sfoggiando il proprio miglior maglione di Natale. Il rito collettivo batte il divano di casa: "La tv è solitaria, la sala è condivisione". Il cuore del progetto è proprio qui. "Ripetere le battute del film insieme ad altri, ridere insieme, emozionarsi: questo crea un legame che va oltre la semplice proiezione”, dice l'Amministratore delegato di Nexo Digital, Franco Di Sarro, all’Adnkronos. Nexo ha trasformato questo principio in un metodo. "Ogni sala organizza eventi speciali: invitiamo il pubblico a vestirsi a tema, a partecipare attivamente. È un rito che si rinnova. 'Frankenstein Junior', per esempio, lo riportiamo ogni anno: ad Halloween, a Carnevale. Così come riportiamo spesso anche 'Ritorno al Futuro'. E ogni volta arrivano nelle sale circa 60mila persone in un solo giorno”. A rendere possibile questo ritorno è anche il lavoro di restauro e rimasterizzazione che ha riportato in vita pellicole storiche con qualità visiva e sonora rinnovate. Le versioni in 4K permettono di vedere film che hanno fatto la storia come non erano mai stati visti prima. Per molti spettatori più giovani, abituati allo streaming, la sala diventa così un luogo di scoperta. Per altri, un’occasione per rivivere emozioni legate alla propria memoria cinematografica. "Li abbiamo rispolverati grazie alla tecnologia", dice Di Sarro. Il lavoro parte sempre dalla cura del materiale originale. “Abbiamo iniziato con il restauro delle pellicole, passando dall’internegativo al digitale. All'inizio era il 2K, oggi siamo al 4K, con una qualità visiva e sonora completamente rinnovata”. Il risultato? Una nuova vita per titoli che il pubblico credeva di conoscere già. "Molti spettatori li vedono per la prima volta sul grande schermo, altri li riscoprono dopo decenni. E ogni volta è un'esperienza diversa”. Anche i festival hanno contribuito a consolidare questa tendenza, dedicando retrospettive e omaggi che attirano un pubblico sempre più giovane e curioso. Secondo Di Sarro, il ruolo dei festival cinematografici è fondamentale: "In quelle occasioni, le sale sono piene di ragazzi. I classici aiutano a formare una sensibilità e anche a capire i prodotti nuovi”, osserva. Un rito collettivo partecipato che si traduce anche in termini di incassi. ‘Mamma ho perso l’aereo’, per esempio, ha incassato circa 1.200.000 euro. Ritorni che spesso battono i film ‘nuovi’. Si può parlare di cannibalizzazione? ”Il cinema chiama cinema: se un film va bene, che sia nuovo o un classico, fa bene al cinema in generale. Chi torna in sala per un cult spesso scopre altri titoli, si riabitua al buio della sala, alla socialità che solo il cinema può dare”. Per Di Sarro “non c'è cannibalizzazione, i cult rappresentano un volano". Come si scelgono i titoli? Tra fanbase, anniversari e fenomeni social la selezione non segue logiche puramente economiche. "Non guardiamo gli incassi originali. Ci sono film da incassi stellari ma invecchiati male, che non vale la pena riproporre. Altri invece hanno generato fanbase enormi, gruppi su TikTok e comunità attivissime. Questi sono segnali forti". E poi ci sono gli anniversari. "Sono un’occasione naturale: creano già un rito di per sé". Uno sguardo al futuro prossimo: "La stagione 2026 della rassegna 'Nexo Digital Back to Cult' sarà ricca". A San Valentino tocca a 'Pretty Woman'. A distanza di oltre trent’anni dal debutto (1990), la commedia cult diretta da Garry Marshall torna in sala il 9, 10, 11 e 14 febbraio, con Nexo Studios, sulle note dell’intramontabile 'Oh, Pretty Woman' di Roy Orbison. Una sorta di Cenerentola contemporanea, con protagonista Julia Roberts nei panni della prostituta Vivian e Richard Gere in quelli dell’uomo d’affari Edward. Sempre a San Valentino, ma con Lucky Red, torna in versione 4K solo per il 14 febbraio ‘Ghost’ con Patrick Swayze e Demi Moore, che racconta di un amore oltre i confini della mortalità sulle note dell’intramontabile ‘Unchained Melody’. A 25 anni dall'uscita, dal 9 all'11 marzo torna nelle sale con Nexo 'Moulin Rouge!', film diretto da Baz Luhrmann, uscito nel 2001 e interpretato da Nicole Kidman ed Ewan McGregor: molto più di un musical ma un’opera-manifesto che ha ridefinito il genere, fondendo in modo audace immaginario pop, montaggio ipercinetico e rivisitazioni musicali che attraversano epoche e stili. "Poi arriveranno altri titoli. Ce ne sarà uno molto importante alla fine di aprile, un altro a giugno e altri ancora, ma non posso rivelarli", conclude. (di Lucrezia Leombruni)
(Adnkronos) - Da qui sono passati Audrey Hapburn e Ava Gardner, Joan Collins e Liz Taylor. Erano gli anni '60, a Roma, e a frequentare questo ritrovo della Dolce vita, a due passi da Via Veneto, erano anche le stelle di Hollywood, oltre alle dive nostrane come Sophia Loren e Claudia Cardinale. E' in quel periodo che affonda la sua storia la mitica Taverna Flavia, ristorante simbolo della mondanità romana fondato da Mimmo Cavicchia, al numero 11 di via Flavia, nel prestigioso quartiere Ludovisi. Una trattoria autentica che, grazie alla sua semplicità ma anche al suo carisma, attirava i personaggi del mondo dello spettacolo diventando un luogo iconico, insomma 'the place to be' per lo star system di quegli anni gloriosi per la Capitale. E che oggi torna a nuova vita grazie all'iniziativa dell'imprenditore romano Luca Di Clemente, che l'ha ripresa in mano affidandosi alla cucina dello chef Andrea Lattanzi. La Taverna Flavia riapre dopo essere rimasta chiusa per otto anni, seguiti a una parentesi gestionale da parte degli eredi di Cavicchia, dopo la sua scomparsa nel 2016. Forte del successo di altre due attività in zona Porta Pia-Castro Pretorio, Luca Di Clemente ha l'ambizione di riportare ora il locale ai fasti del periodo d'oro, reinterpretato in chiave contemporanea. "Credo che riaprire oggi la Taverna Flavia - afferma Di Clemente ad Adnkronos/Labitalia - significhi assumersi una responsabilità precisa nei confronti della sua storia, che poi vuol dire raccoglierne l’eredità di fascino e magia che ne ha fatto la fama per decenni, per riportarla nel presente con rispetto e devozione. L’allure della Dolce Vita, che da sempre si lega a questo locale e ai suoi ambienti, per noi oggi è infatti qualcosa non di nostalgico ma d’ispirazionale. La magia e il fascino di un tempo che si attualizzano diventano linguaggio storicizzato, da narrare all’ospite di oggi e, perché no, anche a quello di domani". Taverna Flavia vuol dire, infatti, per tutti storia mondana della Capitale. Il locale di Mimmo Cavicchia era luogo di ritrovo per le stelle del mondo dello spettacolo. E, come in ogni locale di un tempo frequentato da personaggi famosi che si rispetti, anche nella Taverna Flavia le pareti erano veri e proprio wall of fame con fotografie incorniciate scattate con Mimmo e i suoi noti ospiti o con stampe autografate e appese in bella mostra, alcune con dediche anche molto personali, a ribadire il rapporto speciale che ognuno aveva con il padrone di casa Cavicchia. A Liz Taylor era dedicata una sala intera del locale, per una devozione che Mimmo riservava alla diva che più di tutte aveva rapito il suo cuore. Personaggi del cinema più vicini ai nostri tempi che hanno frequentato la Taverna Flavia sono, poi, attori come Hugh Grant, Andy Garcia, Sharon Stone, Al Pacino, Sylvester Stallone, ma anche registi del calibro di Alfred Hitchcock, Pedro Almodovar e Quentin Tarantino. Tanti anche i nomi dal mondo della musica, immortali, del calibro di Frank Sinatra, Liza Minelli e Maria Callas. Dopo i lavori di ristrutturazione e l’organizzazione di una brigata giovane, con uno chef brillante alla guida della cucina, nella persona di Andrea Lattanzi, le porte della Taverna Flavia si sono finalmente riaperte a ottobre. Per il nuovo arredo si è optato per uno stile minimal e sobrio pur mantenendo la memoria dello spirito di un tempo, per esempio nelle immagini delle icone che lo hanno visitato sparse nelle sale del locale. “L’obiettivo - spiega Luca Di Clemente - era di rendere esteticamente più internazionale un ambiente che parla la lingua della romanità e della tradizione soprattutto nel piatto. Non volevo che si entrasse più nella taverna tipica all’italiana, se non per le arcate di mattoni al vivo che dividono le sale, ma in un luogo dallo stile contemporaneo, con i velluti rosa e grigi delle sedie, la carta da parati e i mobili di legno”. Roma resta la vera protagonista culinaria di questa nuova fase della Taverna Flavia, una città che ha cresciuto e nutrito, da un lato, imprenditorialmente Luca e, dell’altro, gastronomicamente Andrea. Ed è in cucina, però, che si assiste alla vera rivoluzione che fa del gusto e dei sapori di una volta una questione di identità e di rassicurante memoria, senza regole prestabilite ma tutte da reinventare. La mano dello chef Andrea Lattanzi, contattato da Luca già per una precedente esperienza di consulenza per uno dei suoi locali, porta in tavola quella sintesi di passato e presente, di storia e di visione, qualcosa che in cucina vuol dire spesso grandi piatti della tradizione, resi nuovi da licenze inedite e tecniche moderne che ne alleggeriscono l’esecuzione mantenendone intatto tutto il gusto. Riscoprire e innovare sono i pilastri di questa cucina moderna che guarda alla tradizione e che parte dalla tradizione senza rigidità. "La cucina che proponiamo al Taverna Flavia anche è riconoscibile e in un certo senso si può definire tradizionale. Anche in questo caso l’operazione è stata poi quella di attualizzare e modernizzare questo bagaglio di sapori e ricette per portarle nel presente guardando al futuro, trasformando piatti che sono icone della nostra cucina italiana e romana", sottolinea Di Clemente. La cucina dello chef Andrea Lattanzi si definisce tradizionale ma è ricca di sorprese, ha cioè un approccio moderno e contemporaneo a tutto quel bagaglio di conoscenze e ricette che nella cucina provengono dal passato, che sono cioè tradizione. Nel suo menu i piatti sono tutti ispirati alla memoria dei sapori di casa, quelli legati alla cucina della mamma, elaborando un percorso concreto e coerente A portare qualcosa in più in questo caso sono la tecnica francese, appresa nelle esperienze d’Oltralpe, e il burro, anche questo riportato dalle cucine francesi gentilmente dosato in piatti e fondi. Per il menu di lancio Andrea ha pensato di interpretare il principio della tradizione romana, italiana e casalinga attraverso delle divertenti novità, approcciando in modo contemporaneo le ricette del passato, come avviene per esempio per la Salvia fritta, antipasto tipico e semplice che però qui viene arricchito con un ripieno (inserito tra due foglie di salvia) di gorgonzola con al di sopra un piccolo chutney di uva e anice che dà freschezza e acidità. O anche come la 'Pizza e mortazza' che Andrea propone in crocchetta con ripieno di mortadella e panatura di pizza bianca, parmigiano e un pezzetto di cipolla rossa caramellata sopra. O ancora nell’Ovetto in 'purgatorio', un piatto che raramente si trova nel menu di un ristorante e che però è parte del patrimonio gastronomico di tutti. Il piatto è composto, diversamente dalla ricetta tradizionale, con uovo strapazzato cotto al pomodoro con pecorino e mentuccia accompagnato da pane al cioccolato: “Ho pensato di proporre il pane al cioccolato perché come da tradizione anche nel sugo di coda alla vaccinara si mette un pezzetto di cioccolato - commenta Andrea - e mi piace l’idea di fare anche questa citazione a un altro classico della cucina romana ma anche di abbinare pomodoro e cioccolato”. Tra gli altri piatti dimenticati, legati alla cucina verace, di casa, c’è sicuramente lo Spaghettone al padellino, una rivisitazione della frittata di pasta classica qui declinata alla Norcina. “La frittata di pasta era un piatto che a mia mamma non veniva mai bene e mi sono detto perché non riportala sulla tavola un pochino più golosa”, ricorda. La pasta viene cotta il giorno prima, come vuole la tradizione e viene risottata in un brodo di carne. Si termina con un passaggio in uovo e sopra viene disposto il condimento alla Norcina con funghi, salsiccia e un po’ di panna; punta di acidità immancabile anche in questo piatto sono i funghi in carpione che aiutano a sgrassare il morso. Un primo che invece prende dal passato ma anche dal trend internazionale che lo sta interessando ultimamente, soprattutto a livello social, è la pastina al formaggino che nella Taverna Flavia ha la sua interpretazione come Risone al 'formaggino mio', fatta con estrazione di bufala, burro e parmigiano con sorpresa wow al ragù di cortile. Anche i primi della tradizione romana hanno ovviamente un loro posto nel menu, come per esempio l’Amatriciana, che Andrea fa preparando la salsa amatriciana, con ben quattro ore di cottura sul fuoco, come memoria vuole. Tra i secondi c’è invece 'Il nostro galletto', ossia un galletto al mattone solo apparentemente tradizionale perché viene cotto prima sottovuoto a 56° e poi portato in padella e nappato in stile francese, con burro e poi laccato con jus de volaille e finto miele di pere, una preparazione simile al miele ma con pere, glucosio, alloro, salvia, bacche di ginepro, chiodi di garofano e tanto rosmarino. Il piatto viene poi servito con una salsa fatta con il fondo di pollo, l’aceto balsamico e il vino rosso e una patata croccante, a parte, intera. Un secondo vegetariano da provare è l’'Involtino del contadino', un involtino di verza con ripieno di patate al burro nocciola e erbe cipollina, accompagnato da salsa parmigiano e vaniglia e poi da mirtilli fermentati. Lato dolci una carta con quattro proposte che nobilitano i classici della pasticceria italiana: Torta di mele con accompagnamento di zabaione, Zuppa inglese, Marisù, ossia maritozzo fatto in casa con inserto al caffè, crema al mascarpone e cacao e Panna cotta alla lavanda con caramello di susine e origano. “Ci tenevo - continua Andrea Lattanzi - a proporre una panna cotta perché è il dolce che da piccolo prendevo sempre. Ovviamente, volevo fare qualcosa di diverso da quello che viene sempre proposto quando si ordina una panna cotta, un dolce che rischia facilmente di essere semplice al limite del banale ma che a me piaceva tanto”. Roma è anche nel nome di Taverna Flavia, Flavia infatti viene dal latino flavius o 'biondo', 'dorato' ma legato anche alla casa dei Flavi. Così, anche le scelte della carta dei vini seguono questo indirizzo: tante etichette del Lazio e tante referenze che fanno riscoprire i tesori enologici della regione.
(Adnkronos) - Su 40.388 rifiuti raccolti e monitorati dal 2021 al 2024, in 10 spiagge e 10 parchi urbani della Penisola, l’80% è costituito da plastica tradizionale, nella forma di imballaggi e oggetti usa e getta. E' il risultato del nuovo studio di Legambiente 'Beach e Park Litter', frutto del primo monitoraggio su spiagge e parchi a scala nazionale che ha previsto un focus specifico sulla presenza di materiali in bioplastica dispersi nell’ambiente. Tra i rifiuti usa e getta più trovati ci sono soprattutto tappi, buste, bottiglie e bicchieri in plastica, ma non solo. Oltre alla plastica, sono stati trovati metalli (6,8%), carta e cartone (5,9%), vetro e ceramica (3,6%), gomma (1,3%), vestiti e tessuti (1,1%), legno (0,5%), rifiuti da cibo (0,3%), rifiuti in materiali misti (0,2%) e, infine, quelli in bioplastiche compostabili e biodegradabili (0,2%), un materiale - spiega Legambiente - ancora non contemplato nei protocolli di monitoraggio ufficiali e che non fa parte della lista che viene utilizzata a livello europeo. “Con questo studio - commenta Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente - vogliamo riportare l’attenzione sul tema dei rifiuti dispersi nell’ambiente a partire da quelli in plastica tradizionale ma non solo. Si tratta perlopiù di rifiuti monouso che sono tra le cause primarie di littering. Come emerge dal nostro studio, l’inquinamento da littering continua a restare un’emergenza costante in Italia e una minaccia per biodiversità, ambiente ed ecosistemi, nonostante il recepimento della direttiva europea Sup. È importante che l’Italia si impegni per la riduzione dei rifiuti in plastica applicando la direttiva Sup ma anche colmando allo stesso tempo il vulnus normativo creato dalla mancata definizione del concetto stesso di 'riutilizzabile' nella direttiva Sup e nel decreto legislativo 196/2021 di recepimento". Sul fronte bioplastiche, "la cui esenzione dalla direttiva quattro anni fu criticata e non compresa anche a livello europeo, vogliamo ricordare che rappresentano una valida soluzione che ha permesso al paese di ottimizzare la gestione dei rifiuti organici in maniera differenziata e non sono diventate un problema, come confermano i numeri dell’indagine. Conoscere la tipologia e i quantitativi delle bioplastiche, permette di affinare sistemi di raccolta e politiche di prevenzione anche su questi materiali con la sfida appena cominciata con la nascita del consorzio dedicato”.